27 GIUGNO 2005

dal Giornale di Vicenza

Festambiente raddoppia
MONTECCHIO. Dolcetta, la scommessa Fiamm

La grande kermesse di quattro giorni al parco Retrone ha registrato 20 mila presenze che sono il doppio della passata edizione. Ma anche tutto il resto è da grandi numeri: 58 stand, 15 bancarelle e 7 dibattiti
Festambiente raddoppia
E nella “Città dei bambini” si lavora e le ferie sono pagate

di Natascha Baratto

Ventimila visitatori. Cinquantotto associazioni presenti con lo stand. Quindici bancarelle che vendono prodotti d’artigianato e alimenti biologici. La somma dei numeri di Festambiente, organizzata da Legambiente e Rete Lilliput insieme a numerose altre associazioni, dà l’idea del successo: ha infatti raddoppiato le presenze dello scorso anno. I molteplici convegni quotidiani sono stati presi d’assalto, come i concerti e i vari spettacoli. E la cucina ha dovuto, per due giorni di seguito, andare a prendere rifornimenti per “sfamare” gli ultimi arrivati. La Coca Cola, bandita nelle vendite, è stata sostituita dal Guaranito e dal Tenerito, due bevande equo - solidali che, seppur poco conosciute, sono state bevute fino all’ultimo goccio. E finché i genitori gozzovigliavano tra un acquisto e una mangiata, i bimbi si divertivano all’interno della piccola città, organizzata da Arciragazzi. La Boycottega. Uno stand strano, del Movimento Gocce di Giustizia, in cui gli scaffali erano pieni di prodotti che si trovano nei supermercati ma anche nei negozi di commercio solidale. Entrando si notava che sotto ogni alimento e bevanda c’era un cartellino in cui veniva riportata la provenienza del prodotto, l’azienda produttrice e il metodo di lavoro adottato. I volontari invitavano a compilare un test, una spesa immaginaria, dopo la quale gli esperti davano una valutazione, in base ai prodotti “comprati”: il punteggio andava da 0 a 50, i giudizi passavano dall’integralista - maniaco, al conformista - manipolabile. E chi decideva di migliorare poteva comprare e leggere la miniguida al consumo critico e al boicottaggio. Lo stand aveva lo scopo infatti di rendere i consumatori consapevoli. La “Città dei bambini”. Arciragazzi, una delle tante associazioni organizzatrici, aveva allestito all’interno della festa uno spazio in cui i bambini potevano sostare mentre i genitori girovagavano all’interno della manifestazione. Il gioco di quest’anno era una piccola città, in cui dopo essersi identificati all’anagrafe, si passava tramite l’ufficio di collocamento per trovare un’occupazione. La falegnameria, lo studio di architettura, il bar dei colori, la sartoria erano i vari stand allestiti. Per ogni mezz’ora di lavoro si riceveva la paga: un festambientino, cioè un tesserino con il quale si poteva pagare lo yogurt o la bevanda preferita. E c’erano anche le ferie pagate: trenta minuti all’interno del parco giochi. La cucina. Ogni serata ha visto l’assalto allo stand gastronomico: l’etnico è stato il piatto che ha riscosso maggiore successo, ma il pubblico non ha disdegnato nemmeno la cucina tradizionale. Sia venerdì che sabato sera i cuochi hanno dovuto rifornire le scorte: quasi a metà serata infatti era tutto esaurito. Gli alimenti e le bevande erano tutti prodotti biologici od equo - solidali. I convegni e i laboratori. Dal contratto mondiale dell’acqua, alla droga, alla cooperazione, i vari temi trattati hanno visto, anche nelle ore più calde delle giornate, un numeroso pubblico interessato. Nei quattro giorni della manifestazione sono stati sette i dibattiti in programma, quattro invece i laboratori: la Boycottega, il commercio equo e solidale, l’animalista, e quello gestito dal gruppo Linux, sui software liberi. La lotteria. Ieri sera sono stati estratti i 17 numeri vincitori: gli oggetti di giocoleria sono stati i premi vinti dai numeri 5733 - 0238 - 0609, il libro per bambini è stato aggiudicato al 4054, quello di viaggi allo 0869, l’abbonamento alla rivista “Nuova ecologia” allo 0330, le tazze Mug e i prodotti africani al 4265, i giocattoli al 6184, la spaghettata biologica allo 0066, la cena per due persone al 3530, la forma di formaggio semistagionato al 3567, il cesto di prodotti equosolidali al 5908, i prodotti alimentari al 6035, il buono spesa Coop di 70 euro al 5254, il week-end per due persone in agriturismo al 4775, la mountain bike al 7247. Il primo premio, un buono viaggi di 500 euro, è andato infine al primo estratto, il numero 4356.

A tutto... Gas nell’acquisto solidale Intanto irrompe la tradizione azteca

(n. b.) Il rispetto per l’ambiente e per i lavoratori. La solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Così sono i Gas, i gruppi d’acquisto solidale, un gruppo di persone che decide di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune solitamente di produzione biologica o eco-compatibile. Il convegno regionale dei Gas è andato in scena ieri all’interno del grande contenitore di Festambiente: i vari gruppi, che hanno sede a Thiene, Caltrano, Bassano, Cornedo, Schio, Rosà e in città, si sono ritrovati insieme ad alcuni produttori per discutere e far conoscere la loro realtà. I vari interlocutori hanno spiegato l’importanza di scegliere prodotti locali, per ridurre l’inquinamento e lo spreco energetico dovuti al trasporto della merce e conoscere la provenienza, e biologici, perché non utilizzano pesticidi, diserbanti, concimi chimici e si possono così mangiare cibi naturali, saporiti. La giornata di ieri ha avuto come tema itinerante appunto il commercio equo solidale, con il laboratorio mattutino organizzato dall’Unicomondo, con il dibattito “Pace.In movimento” ed il seminario “Acqua in bottiglia e acqua potabile, cosa mettiamo a tavola. Il valore delle nostre scelte quotidiane”, in cui il relatore era Paolo Bernardi, promotore del progetto “rubinetti solidali”, collaboratore dell’Ecoistituto del Piemonte e responsabile dell’Aq system. Dopo il laboratorio animalista, il dibattito “Nuove strategie della Cooperazione Internazionale” ha riscosso grande successo: con un filmato e vari grafici, Giancarlo Malavolti, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Ong, e Aldo Prestipino, di Asoc (Associazione solidarietà e cooperazione), hanno spiegato quanto importante sia la trasformazione dell’approccio ai Paesi poveri da pietistico a scambio equo e reciproco, il sostegno di un’economia civile, solidale e sostenibile, lo sviluppo di comportamenti etico - sociali e la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità. Finito il convegno, parecchie persone si sono raggruppate in mezzo al parco, dove due danzatori e un musicista, Tlahkuilo Arreola, Ollinatl Contreras, e Marino Sgarabottolo, hanno portato la tradizione azteca, lanciando un messaggio: «Noi non rappresentiamo un Paese, né uno Stato. Noi rappresentiamo una voce, un gruppo, una tradizione di danzatori. Non vogliamo essere una cultura e nemmeno politici. Vogliamo solamente essere la voce di quel gruppo di persone che vive sulle montagne del Messico e che soffre la fame, mentre nel Vaticano si coprono d'oro».


Intervista al presidente della storica azienda di Montecchio dopo l’accordo con i sindacati
Dolcetta, la scommessa Fiamm
«La prima responsabilità è per l’impresa Fallire sarebbe veramente drammatico»

di Eugenio Marzotto

«Lo stabilimento di Almisano avrà un futuro se si rimette in moto tutto il sistema Paese. La nostra è stata una scommessa». E ancora: «Non esiste responsabilità sociale dell’imprenditore, se prima un imprenditore non pensa allo sviluppo della sua impresa. Per una multinazionale come la nostra i lavoratori vicentini vanno salvaguardati quanto quelli americani, cinesi o cecoslovacchi». Giulio Dolcetta, presidente Fiamm, parla a ruota libera dopo il faticoso accordo trovato con il sindacato che prevede la riduzione del personale di 130 unità in due anni a partire dal marzo 2006 e la produzione di batterie e trombe auto nello stabilimento unico di Almisano. Adesso la bozza dell’accordo firmata giovedì notte passerà al vaglio dei dipendenti che nell’assemblea di martedì avranno l’ultima parola.
- Presidente come giudica l’ipotesi d’accordo approvato da Fiamm e sindacati?
«Positivo. Come sempre in questi casi è stato il frutto di una disponibilità delle parti per arrivare ad una soluzione accettabile. È stata una trattativa difficile perché le logiche economiche mondiali sono ineluttabili, la competizione internazionale obbliga a delle scelte. Alla fine abbiamo cercato di trovare il minor impatto sociale, che comunque rimane con i 130 esuberi, ma era il prezzo minore da pagare pur di mantenere la produzione nel Vicentino».
- A cosa ha dovuto rinunciare la Fiamm?
«Ad una delocalizzazione importante. Abbiamo invece puntato sui clienti europei, mentre il resto del mondo verrà fornito da altri siti Fiamm. Poi abbiamo rinunciato allo stabilimento di Montecchio, del resto passare da due a un solo sito produttivo significa abbattere i costi enormemente. Per noi si tratta di una scommessa che vinceremo se tutto il sistema paese cambia registro. Oggi l’Italia non è competitiva a livello mondiale e non è solo agendo sulla leva del costo del lavoro o del salario che usciremo dalla crisi. Bisogna guardare al costo per unità di prodotto e investire sulle infrastrutture».
- Qual è stato il momento in cui avete capito che si poteva trattare e tornare indietro dall'ipotesi di delocalizzare tutto e licenziare 420 persone?
«La trattativa è iniziata perché abbiamo avuto l’impressione che si potevano toccare questioni che prima era impossibile affrontare. Dal punto di vista numerico la soluzione iniziale era la più vantaggiosa per l’azienda, ma strada facendo abbiamo ritrovato una consapevolezza del sindacato che ha capito che la situazione era grave ed ha accettato di confrontarsi su questioni che solo due anni fa non avrebbe affrontato. In due anni è cambiato il clima generale, la crisi mondiale, il deficit italiano e credo che anche il sindacato abbia capito che le condizioni fossero diverse. È cambiato il mondo ed è cambiato anche il sindacato».
- Quanto è stata importante la mobilitazione della gente, culminata con l’intervento del vescovo Nosiglia?
«Quando il vescovo è intervenuto avevamo già deciso di trattare. Ho rispetto per l’opinione pubblica, ma il mio dovere è quello di guidare l'azienda e se non si salva l'impresa non ce n’è per nessuno. I contatti con il sindacato, attraverso la Provincia, non sono mai mancati».
- E la responsabilità sociale richiamata dalla Chiesa?
«Non serviva che ce lo dicesse il vescovo, avevamo tutti presente l’impatto sociale di una vertenza come questa. Lo ripeto, la prima responsabilità è verso l’impresa, se fallisce l’imprenditore le conseguenze generali sono drammatiche. Un capo d’impresa come la Fiamm che ha stabilimenti in varie parti del mondo, ha una responsabilità non solo sul territorio vicentino, ma anche su quello americano o cinese. Lì lavorano altri dipendenti che hanno le stesse priorità di quelli vicentini. Viviamo in un mondo globale».
- Ora quali sono le prospettive dello stabilimento unico?
«Ad Almisano dobbiamo dimostrare tutti insieme di avere una gestione intelligente, per fare di quella fabbrica un modello di competitività. Ma l’Italia deve reagire. O diventiamo un paese di immobiliaristi o si trova un modello alternativo che produca ricchezza, puntando su industria o servizi avanzati».
- Cosa si sente di dire a quelle 130 persone che lasceranno la sua azienda?
«Che faremo l'impossibile, con l’aiuto delle parti sociali, per aiutarli sia sotto il profilo economico che nella ricollocazione in altre aziende».

Le tappe
Dai 420 posti a rischio ai 130 esuberi

-Il 26 maggio alle 18 la Fiamm annuncia al sindacato di voler trasferire tutte le produzioni di Montecchio e Almisano in Cekia e Cina, licenziando 420 operai. Il giorno dopo inizia il picchetto davanti ai cancelli dell’Fca di Montecchio. I lavoratori non fanno passare camion per settimane.
-Si mettono in moto tutte le istituzioni, dal Comune alla Provincia che da subito interpella anche il Governo, coinvolgendolo nella crisi Fiamm. Nei primi giorni di giugno si susseguono prese di posizioni e interventi pubblici.
-Il 4 giugno il vescovo incontra i lavoratori davanti allo stabilimento di via Gualda a Montecchio. Nosiglia richiama l’azienda alle responsabilità sociali dell’impresa e al diritto al lavoro.
-Tre giorni dopo la notizia che l’azienda vuole riaprire le trattative. È la Provincia ad annunciarlo, dopo una serie di incontri con le parti per riavvicinare Fiamm e sindacato.
-Venerdì 24 alle 3 di notte, arriva la firma dell’accordo. Unico stabilimento ad Almisano e 130 esuberi che inizieranno dal marzo 2006.