25 SETTEMBRE 2004

dal Giornale di Vicenza

Un patto rimette in piedi il bilancio.
A fine anno 4mila senza lavoro.
L'estrema destra unita per l'identità nazionale.
ARZIGNANO."Vogliamo oncologia.L'Ulss apre al dialogo.

Nuova giornata intensa a palazzo Trissino, mentre per le minoranze la questione non è risolta
Un patto rimette in piedi il bilancio
La giunta approva 3 delibere Ora si va al voto in Consiglio

L’Ulivo vara la mozione che chiede di sfiduciare l’assessore Carla Ancora

di Antonio Trentin

Caso Aim-Comune, versante politico. Dopo il giovedì delle certezze sul "buco" di bilancio riscontrato dai Revisori dei conti comunali e della mezza farsa sulla loro relazione secretata in municipio, il day after ha portato due sèguiti: una breve prosecuzione delle manfrine riguardanti questa stessa relazione - l’opposizione ci ha messo un’altra mezza mattinata prima di ottenerla, senza poi scoprirvi dentro niente che già non fosse noto - e una mossa che prova a mettere in difficoltà l’Amministrazione Hüllweck attaccando duramente l’assessore forzista Carla Ancora, della quale viene chiesta la sostituzione. È stato un nervoso, ma politicamente gongolante, gruppo di lavoro di marca ulivista - capeggiato da Ubaldo Alifuoco e Luigi Poletto dei Ds e da Marino Quaresimin della Margherita - a scrivere il testo di una mozione che prima o poi arriverà in sala Bernarda e che intanto pesa come giudizio politico. Obiettivo da colpire, l’Ancora e i suoi silenzi negatori durante l’estate. Vocabolario usato: eloquente, anche se la parola «menzogne» si può leggere solo in filigrana (o ascoltare nel commento del diessino Giovanni Rolando). L’opposizione chiede al sindaco di rimuovere la sua principale collaboratrice in giunta «rilevato che la titolare dell’assessorato al bilancio ha reiteratamente negato l’esistenza di un disavanzo nel conto consuntivo del Comune relativamente all’esercizio finanziario 2003 - si legge nel documento - ricorrendo ad argomentazioni distorsive e a comportamenti tendenti a non riconoscere e a minimizzare la gravità della situazione, in ciò assumendosi una gravissima responsabilità nei confronti della città e esponendo l’Amministrazione a un grave pregiudizio di sostanza e di immagine» . Alla stesura della loro mozione per la revoca delle deleghe all’Ancora - un fatto che diventerebbe traumatico - i consiglieri del centrosinistra sono arrivati dopo aver avuto finalmente in mano la copia della relazione dei "controllori" dei conti comunali. Quella che l’altra sera il presidente del consiglio comunale, Sante Sarracco, aveva negato di avere; che ieri mattina il diessino Gianni Cristofari, avvocato e ex-difensore civico, ha per un’ora tentato di farsi dare; che Sarracco, alla fine, ha confermato di aver ricevuto (ma non cercato per fornirla ai consiglieri...) con la posta pomeridiana del giovedì; che il presidente stesso ha tirato fuori dalla busta giusto quando i rappresentanti ulivisti gli stavano andando ad offrire, ironicamente, l’esemplare in loro possesso. Gliel’aveva fornito - dopo tutta una serie di dai-e-dai nell’ufficio suo e in quelli dell’assessorato al bilancio - il segretario generale del Comune, Domenico Giuliani. Dentro stavano scritte le cose note: tra i conti del Comune e le indicazioni delle Aim per il 2003 "ballavano" 2.612.032 euro (così il dettaglio della discrepanza scoperta tre mesi fa e a lungo data per inesistente o ininfluente dall’assessore forzista) e per il 2004 ci sono altri euro (circa 1 milione e 400 mila) che il Comune ha segnato in entrata e le Aim non hanno segnato in uscita. La materia, cioè, sulla quale stanno intervenendo d’urgenza in questi giorni la giunta a palazzo Trissino e il nuovo consiglio d’amministrazione di Aim SpA in contrà San Biagio.
«La permanenza dell’assessore Ancora nella gestione del bilancio comunale è ormai incompatibile con i principi di buona amministrazione, di efficacia e efficienza dell’azione amministrativa, di trasparenza nell’esercizio dei pubblici poteri» : questa la sentenza del processo che l’opposizione ha già chiuso, passando la patata bollente nelle mani del sindaco. Che si trova, secondo il pungente commento del capogruppo diessino Poletto, in «una per lui penosa tenaglia» .
«Due i casi. Hüllweck può solidarizzare con il suo assessore al bilancio - sostiene l’analisi di Poletto - e in questo caso ne condivide la responsabilità di fronte alla città, con una lesione di immagine quasi inaccettabile per uno come lui che ha fatto dell'estetica politica il punto di forza; e incorre nelle ire di alleati strategici, un pezzo di Forza Italia, la Lega e Alleanza Nazionale che invocano chiarezza e chiedono al centrodestra un deciso cambio di passo per uscire dal tunnel. Oppure scarica l’Ancora, ma allora indebolisce il "triumvirato reale" Hullweck-Ancora-Franzina che governa la città, aprendo la strada a equilibri diversi nella giunta e nel centrodestra» .

«Non c’è nessun ’buco’ I conti 2003 sono chiusi quelli del 2004 sistemati»

(g. m. m.) «Buco? Quale buco?». La Giunta si è appena sciolta, dopo un’ora di conteggi e analisi da cui sono state sfornate le tre delibere tappa-buchi (pardon, riallinea-conti), il ritornello è quello ascoltato per tutta questa lunga e tormentata estate: «Non c’è stato e non c’è alcun buco». Il sindaco Enrico Hüllweck è subito rapito dall’assessore Claudio Cicero per presenziare a una conferenza nella vicina sala Stucchi. Autorizzati a parlare con la stampa delle faccende di bilancio sono gli assessori Carla Ancora e Maurizio Franzina. Con loro c’è anche il presidente di Aim Giuseppe Rossi. Sui volti, che ostentano serenità, i segni di una lunga notte trascorsa al telefono e sulle sudate carte. A Franzina scappa una bella dose di sbadigli: l’argomento è trito e ritrito, anche se restano tanti punti interrogativi, anche fra i consiglieri di maggioranza. Nella stessa riunione di Giunta appena conclusa c’è stato chi ha sollevato dubbi e perplessità per una manovra che rischia di apparire un’ammissione di colpa. Ma colpa di chi? Del Comune o di Aim? Chi ha sbagliato cosa?
Nessuno ha sbagliato nulla, certifica l’assessore Ancora serafica: «Il bilancio comunale e quello dell’azienda sono atti entrambi validi, anche se portavano a due risultati diversi. Per questo si è reso necessario un riallineamento. Nessun buco, solo la necessità di un aggiustamento, poiché c’erano atti amministrativi che giustificavano entrambe le impostazioni. Due privati, in questa situazione, sarebbero finiti davanti al giudice. Ma fra un Comune e la sua azienda non poteva accadere questo. Per questo siamo giunti a un accordo novativo. Il consuntivo approvato a luglio? Non c’entra, quella è una faccenda chiusa. E grazie a questo accordo il 2004 risulta sistemato». Alla fine, Aim, diversamente dal Comune, ha ritenuto che le modifiche normative siano state più forti del contratto fra Comune e azienda. Ora, per pareggiare i conteggi, serve questo accordo novativo, imbastito da una vecchia conoscenza, il prof. Interdonato, il prof. che aveva dato il nome al piano di trasformazione in “holding”. Lungo la strada che porterà al consiglio comunale del 30 settembre si addensano parecchie nubi, anche nel quadripartito di governo. Le domande sono fioccate anche ieri mattina, dentro e fuori dall’esecutivo: il consuntivo approvato a giugno viene smentito da questo accordo? Questa manovra risolutiva è o non è un’ammissione di colpa, cioè di buco? Perché Comune e Aim hanno viaggiato su binari distinti producendo due diversi risultati? Ci sono responsabilità dell’assessore Ancora, delegata anche ai rapporti con S. Biagio? Il nuovo accordo è una specie di gioco delle tre carte? I revisori dei conti si sono o meno rimangiati il benestare al consuntivo? A quanto è dato sapere, lo stesso sindaco Enrico Hüllweck, ieri mattina in Giunta, avrebbe posto una serie di osservazioni sull’operato dei revisori e sul rapporto con l’Amministrazione, che a detta dei suoi fedelissimi avrebbe dovuto essere maggiormente improntato alla collaborazione. Di fronte all’ipotesi di revisione del collegio, tuttavia, sarebbe emersa una posizione contraria. Incalzata dai cronisti sui documenti elaborati dai revisori, anche l’assessore Ancora non ne parla in termini lusinghieri: accennando il gesto del paraocchi, dice che «hanno fatto un lavoro impostato secondo una vecchia maniera». Tutto bene, quindi, come ripete più volte l’assessore Franzina, con tanto di ringraziamenti al prof. Interdonato, chiamato da un giorno all’altro a salvare la barca, e anche ai consulenti chiamati a fine giugno, il cui lavoro sarebbe tutt’altro che rettificato dai documenti prodotti in questi giorni: «Al contrario, hanno gettato le basi per arrivare a questo risultato». L’ultima domanda non può che riguardare la mozione di sfiducia: «Ho sentito - commenta sorridendo l’Ancora -. Cosa posso dire? Se me la fa l’opposizione è un onore. Vuol dire che va bene quello che faccio».

I revisori confermano la falla ma l’Aim accetta di tapparla
E l’azienda di S. Biagio ci guadagna canoni dilazionati e pubblicità

di Piero Erle

Alla fine è uscito, il verbale dei revisori dei conti sul bilancio del Comune, scritto il 15 settembre - per rispettare i compiti di vigilanza affidati dalla legge - e ufficialmente presentato però ad amministratori e dirigenti solo otto giorni dopo. Cosa dicono i tre tecnici? Prendono atto di quello che sui giornali è scritto da mesi: ci sono «differenze» tra quanto riportato nel conto 2003 del Comune e in quello 2003 dell’Aim. I revisori propongono quindi che nella delibera che certifica gli equilibri di bilancio, che va approvata dal Consiglio comunale giovedì prossimo, si provveda alla «riduzione del credito iscritto tra i residui attivi del 2003», con una «sopravvenienza passiva di 2,6 milioni di euro» (in termini giornalistici “sopravvenienza passiva” si può anche chiamare “buco”) . Stessa procedura, dicono i revisori, va seguita per il 2004, visto che risulta una differenza di cifre segnate nel bilancio preventivo 2004 del Comune e nel budget dell’Aim spa.
«Si suggerisce che il riequilibrio venga ristabilito ai sensi dell’art. 193 del testo unico» , scrivono. Testo unico che prevede che nella ’ricognizione’ sul bilancio si prenda atto di eventuali squilibri e si approvino i provvedimenti per riequilibrare i conti. Ed è esattamente quello che ha deciso di fare il sindaco Enrico Hüllweck: ieri sera a Palazzo circolava una sua lettera in cui propone all’Aim quel patto che risolve la questione, sottolineando che grazie alla cifra che l’Aim riconoscerà per il 2004 «il Comune, attraverso il riequilibrio di cui all’articolo 193 del testo unico, potrà far fronte quasi interamente ai minori residui attivi». Appunto, solo così può far fronte al “buco” del 2003. Di più: è quello che conferma - sia pure in stile piuttosto criptico - la delibera di assestamento di bilancio presentata ieri alla giunta dall’assessore Carla Ancora. «Il residuo attivo 2003 di 10 milioni di euro - scrive infatti la delibera - deve essere ridotto a 7,4 milioni di euro» . Con questa frase la giunta riconosce nero su bianco che nel suo bilancio si è creata quella ’mancanza’ di 2,6 milioni di euro che riguarda appunto i conti comunali del 2003. Ma il buco che si è creato nei conti del Comune viene riempito grazie all’accordo raggiunto nella notte di ieri tra il Comune e il consiglio di amministrazione dell’Aim, e ratificato dalle delibere del cda e dalla giunta stessa, tanto che ieri di fronte ai giornalisti si sono presentati fianco a fianco l’assessore Carla Ancora e il presidente Giuseppe Rossi, entrambi molto soddisfatti dell’intesa raggiunta. Ecco allora il contenuto dell’“accordo novativo” che è stato proposto all’Aim dal sindaco Hüllweck, dopo i consigli forniti dal consulente prof. Maurizio Interdonato. Il testo dell’accordo ricorda che il Comune nel 2002 prese atto di non poter più chiedere corrispettivi per l’energia elettrica, e decise di “spalmare” la cifra che voleva incassare nei corrispettivi per gli altri servizi. L’Aim eseguì l’operazione per il 2002, ma non lo fece più nel 2003. Perché non lo fece? Il Comune riconosce nero su bianco che è stato «per le mutate condizioni normative» . Insomma, sono cambiate le norme (per gas e per acqua) e l’Aim se n’è accorta, mentre è il Comune che non se n’è accorto e ha continuato a scrivere nel suo bilancio la stessa cifra degli anni precedenti. Quando lo ha ammesso il Comune? Il 1° luglio, quando ha scritto che gli mancavano all’appello 2,6 milioni di euro e ha chiesto all’Aim con una delibera di giunta una “anticipazione finanziaria” sui canoni di concessione. Ma con la riorganizzazione dell’Aim in una holding dovranno cambiare tutti i rapporti a partire dal 2005. E già che ci siamo, il «rapporto novativo» cambia anche le cifre del 2004. L’Aim appunto non dà più un’anticipazione finanziaria di 2,6 milioni di euro, ma una somma ’una tantum’ di 2,5 milioni: l’azienda ci guadagna sia 100 mila euro sia l’impegno del Comune a concedere che i canoni degli anni futuri vengano pagati al Comune, per metà cifra, con un anno di posticipo. Insomma, l’Aim versa subito soldi sì, ma ha il suo guadagno e il Comune incassa subito quei 2,5 milioni di euro che - con l’aggiunta di 100 mila euro presi dal fondo di riserva - gli permettono di chiudere quella benedetta ’falla’ emersa nel bilancio. Anche per il 2004, però, il Comune si è segnato un incasso di 6,8 milioni mentre l’Aim prevede 5,4 milioni. Anche qui accordo fatto: l’azienda accetta di aumentare (ma solo per quest’anno) di 790 mila euro più Iva la somma di canoni dovuti al Comune - da versare entro fine dicembre - mentre altri 600 mila euro arriveranno al Comune grazie alla concessione all’Aim della possibilità di sfruttare per la pubblicità le superfici delle 100 cabine elettriche in città, per ben 7 anni. Accordo fatto, tutti contenti. E adesso spetta ai revisori dei conti certificare che la nuova delibera (in questo caso il parere scritto è obbligatorio) rispetti le loro indicazioni.


A fine anno 4 mila senza lavoro
Nuovi dati sulla mobilità: in difficoltà anche commercio e servizi

di G. Marco Mancassola

I computer dei centri provinciali per l’impiego continuano a sfornare la preoccupazione per un mercato del lavoro che ancora non ha ingranato la marcia della ripresa, anzi. Nonostante alcuni segnali facciano intravedere un assestamento nell’emorragia registrato dalla scorsa primavera nel quadro generale della mobilità nel Vicentino, l’allerta resta alto. Anche gli ultimi dati, esaminati ieri dalla commissione provinciale e che arrivano fino alla prima parte di settembre, parlano chiaro: i lavoratori collocati in mobilità dall’inizio dell’anno sono 2.683. Alla fine del 2004, le stime prevedono che nella nostra provincia saranno 4 mila le persone rimaste senza lavoro e alla ricerca di un nuovo impiego. Numeri elevati: basti pensare che nel corso del 2003, un anno definito dagli addetti ai lavori “terribile”, la mobilità aveva interessato complessivamente 3 mila addetti. In un bicchiere che è sempre vuoto, qualche riflesso lascia intravedere spiragli di luce, come spiega l’assessore provinciale delegato alle tematiche del mondo del lavoro Alessandro Testolin: «Conviene essere assolutamente cauti e attendere nuovi dati, ma confrontando l’andamento degli ultimi mesi con quello di inizio anno e fine 2003 possiamo notare che i numeri si sono stabilizzati, soprattutto per quanto riguarda le imprese con più di 15 dipendenti». A luglio e settembre c’è stato il sorpasso del piccolo sul grande, tanto per chiarire la situazione: a luglio le imprese con meno di 15 dipendenti hanno collocato in mobilità 165 persone, quelle con più di 15 dipendenti 98 persone. Un trend confermato anche ad agosto e settembre.
«Molti segnali - prosegue Testolin - ci fanno pensare che il sistema produttivo, soprattutto nelle aziende più strutturate, si stia ricollocando: la realtà è che accanto a imprese in difficoltà, ci sono imprese che vanno bene e imprese che vanno benissimo, tanto da essere in grado di assumere. E tuttavia il mercato del lavoro appare ancora abbastanza fermo. Non ci sono infatti forti richieste di lavoratori da parte delle aziende, se si eccettua la ricerca di personale altamente specializzato, anche negli uffici. La stagnazione, quindi, si sta abbattendo soprattutto su chi è in possesso di qualifiche di basso livello. A soffrire sono soprattutto i lavoratori immigrati, che faticano a reinserirsi nel mercato». I numeri della mobilità segnano comunque ancora un saldo nettamente passivo per le donne, che superano i maschi, sia nella piccola impresa (540 contro 368) sia nella grande (614 contro 509). Se la medio-grande impresa prova a rifiatare, «continuano a soffrire, invece, le piccole imprese artigiane con meno di 15 dipendenti, alle quali si aggiungono da qualche tempo anche le piccole realtà dei servizi e del commercio», analizza Testolin. Dando un’occhiata alle tabelle della mobilità divise per settore, infatti, nelle imprese con meno di 15 dipendenti, in testa svettano sempre le imprese metalmeccaniche e tessili (con oltre 200 lavoratori in mobilità), ma dietro si profilano servizi (115) e commercio (97), mai così in alto, spia di una difficoltà per la piccola distribuzione a sbarcare il lunario. Nel mese di luglio, addirittura, il commercio si colloca al secondo posto (38 addetti) dietro al tessile (43). Un quadro complesso, che racconta di una stagnazione in fase di evoluzione, tanto che Testolin parla di «crisi a macchia di leopardo» per il mercato del lavoro nostrano. Dove c’è un allineamento, invece, è nelle tre grandi macro-aree produttive: Vicenza, Bassano e Thiene-Schio, infatti, viaggiano a braccetto con numeri simili.


Gazebo congiunto
L’estrema destra unita per l’identità nazionale

Torna l’alleanza di destra cimentatasi alle elezioni europee di primavera e torna - con gazebo e volantinaggio oggi pomeriggio in contrà Cavour - occupandosi di identità nazionale in senso anti-immigrazione e anti-nomadi. Oggi pomeriggio saranno in particolare i militanti di Alternativa sociale a darsi da fare, distribuendo materiale sull’iniziativa promossa a livello nazionale dai "cugini" di Forza Nuova. Nel mirino torna la legge Mancino - varata contro la propaganda e l’azione politica di stampo razzista, e diventata bestia nera dei partitini nazionalisti "al di là di An", sempre a rischio di denuncia per le manifestazioni anti-immigrati e pro-"igiene razziale" del paese - e Alex Cioni, portavoce provinciale di Alternativa sociale, attacca «i veri razzisti che sono coloro i quali traggono vantaggio dalla tragedia dell'immigrazione e non chi, come noi, la critica» .
«Rivendichiamo - dice Cioni - il diritto di difendere la nostra gente dagli ipocriti solidarismi e da visioni cosmopolite a sostegno dell'assurdo "melting pot", il che significa difendere gli stessi immigrati dai nuovi negrieri che da questa situazione hanno tratto e traggono maggior vantaggio e che, detto senza tanti giri di parole, appartengono ad un'area che trasversalmente coinvolge gli imprenditori, taluni ambienti clericali e la sedicente sinistra alla ricerca di nuove masse di elettori». Attacco all’immigrazione terzomondista e attacco anche all’America: il fronte è doppio. Per Cioni e i suoi «l'identità dei popoli europei è strettamente legata all'indipendenza dell'Europa, pertanto l'unica via da seguire non può essere che una: far sì che l'Europa torni ad occupare quel ruolo e quella collocazione nei destini del mondo che le appartengono». Un terzo fronte, tutto locale, è aperto poi da Forza nuova, il cui segretario provinciale Daniele Beschin critica la giunta vicentina di centrodestra sul progetto di un nuovo campo nomadi, sostenuto anche dalla Lega Nord.
«Forza Nuova - cita Beschin - è stata l'unica forza politica a mettere sul tavolo problematiche e soluzioni legate alla presenza indesiderata di nomadi. Anche i leghisti, molto bravi a parole, in realtà non hanno fatto seguire fino ad oggi dei fatti concreti per venire incontro ai disagi di quei cittadini ai quali tocca vivere quotidianamente a stretto contatto con gli zingari. La presidente della Provincia Manuela Dal Lago sostiene che bisogna ripristinare la legalità sul fronte nomadi creando un campo unico e facendo sgomberare i due esistenti. Ma quale legalità? Anche nel campo unico verrà loro fornito il libero allacciamento a luce, gas e acqua come già accaduto in passato, il tutto a spese dei cittadini di Vicenza. A questa eventualità Forza Nuova si opporrà con estrema decisione. Nessun campo nomadi deve trovare posto a Vicenza, tanto meno unico» .


Arzignano. Protesta dei sindacati di base
«Vogliamo oncologia» L’Ulss apre al dialogo

di Matteo Molon

Ore 10.30: assedio all’ospedale Cazzavillan. Potrebbe essere questo un titolo adatto a sintetizzare quanto successo ieri mattina al nosocomio di Arzignano, quando una quindicina fra cittadini e rappresentanti sindacali autonomi di base della Rdb hanno di fatto occupato un’ala dismessa dell’ospedale cittadino facendo sventolare dai balconi incustoditi lenzuola e bandiere con le loro rivendicazioni. “Salviamo l’ospedale”; “No alle cooperative”; “Riapriamo Oncologia”: questo il tenore delle rimostranze espresse a caratteri cubitali sugli striscioni esposti dai manifestanti fuori dai poggioli del primo piano dell’ospedale. In sostanza i rappresentanti sindacali, capeggiati da Germano Raniero e Lucia Concato, lamentavano il timore per un possibile ridimensionamento futuro del Cazzavillan, diventato, secondo il loro modo di vedere, un ospedale di serie B rispetto a quello di Lonigo e, soprattutto, Valdagno. Dopo mezz’ora i dimostranti sono stati ricevuti dal direttore amministrativo dell’Ulss 5 Giuseppe Cenci, dal vicedirettore medico Milva Marchiori e dall’assessore alla Sanità del Comune di Arzignano Gianfranco Signorin, presente in loco in quanto impiegato dell’ospedale e chiamato ad un ruolo di mediatore fra le due parti. Cenci ha invitato al dialogo sindacalisti e cittadini, ricordando come la Regione abbia già stanziato 30 milioni di euro per questa Ulss a partire dal 2008. «Si tratta di trasferimenti importanti - ha detto - e nostro compito sarà quello di stilare un programma concreto di iniziative per poter sfruttare quei soldi e rilanciare l’ospedale arzignanese». Sull’ormai annoso problema dello spostamento del reparto di oncologia da Arzignano a Montecchio, è intervenuto l’ex sindaco Signorin. «Si può discutere di un ritorno ad Arzignano dei posti letto per alleviare i disagi degli ammalati - ha spiegato - ma bisogna anche considerare che in momenti in cui le risorse sono limitate la soluzione di utilizzare i letti di altri reparti è l’unica percorribile». Sempre Signorin ha voluto poi lanciare un appello provocatorio agli stessi medici: «Internamente all’Ulss ci sono grandi professionalità - ha concluso - ma qualche medico preferisce mandare all’esterno i pazienti per questioni di bottega, creando in loro malessere e disorientamento: questo è un atteggiamento negativo che deve essere eliminato se si vuole salvaguardare il buon nome del Cazzavillan».