23 LUGLIO 2005

dal Giornale di Vicenza

Urbanistica, il sindaco esonera Franzina
Piccole ditte, grande disoccupazione

Urbanistica, il sindaco esonera Franzina
Trasloco forzato al personale e alle pari opportunità. Al suo posto arriva Zocca

di Gian Marco Mancassola

Rivoluzione in cinque mosse e una firma. Il sindaco Enrico Hüllweck ha messo per iscritto ieri mattina quanto per settimane era rimasto appeso al filo delle voci di corridoio. Il capo dell’amministrazione ha “esonerato” Maurizio Franzina dall’assessorato all’urbanistica, la poltrona di maggiore prestigio e importanza dopo quella del primo cittadino. Al suo posto è stato promosso Marco Zocca, che aggiunge al bilancio la delega all’urbanistica, diventando una sorta di “superassessore” con i due incarichi più pesanti della giunta comunale. Ma il valzer di deleghe coinvolge anche altri tre assessori, in una partita tutta interna a Forza Italia. Epicentro dell’operazione è l’urbanistica, delega che da un anno a questa parte era progressivamente salita sul banco degli imputati, raccogliendo prima critiche feroci dall’opposizione, poi da ampi settori dell’opinione pubblica, diventando un vero e proprio caso politico e amministrativo, in grado di paralizzare l’attività istituzionale del Comune, in Giunta e in Consiglio. In capo a Franzina, però, non c’era soltanto l’urbanistica, ma anche l’edilizia privata. Il “portafoglio” viene quindi spezzato: l’urbanistica va a Zocca, che mantiene anche la gestione del bilancio, mentre l’edilizia privata va a Michele Dalla Negra, che trattiene anche i servizi informatici e statistici. Franzina non esce dalla squadra, ma cambia palazzo, finendo al terzo piano di palazzo Trissino, sede dell’assessorato al personale, fino a ieri in capo a Dalla Negra. Con il personale, ottiene anche la gestione dell'organizzazione, dei servizi elettorali e demografici, e le politiche per le pari opportunità. Non è un defenestramento, ma ci assomiglia molto. Le ultime due mosse riguardano l’ultimo arrivato, Roberto D’Amore, che alla protezione civile aggiunge ora il decentramento, prelevato dalla risma di Zocca, da oggi fin troppo gravato di maxideleghe; e Pietro Magaddino, che al turismo e agli affari legali somma i rapporti con Aim, delega ceduta dallo stesso sindaco Hüllweck. Si tratta del rimescolamento di carte più corposo dall’inizio del secondo mandato guidato dal sindaco azzurro, che ridisegna le gerarchie all’interno della compagine forzista, ma che rischia di spostare gli equilibri anche all’interno della maggioranza di centrodestra. Da un lato ci sono i percorsi opposti compiuti nell’ultimo anno da Zocca e Franzina, che si sono scambiati stelle e stalle, proiettando il primo in un ruolo inimmaginabile giusto un anno fa, quando sedeva sui banchi del Consiglio nella fronda dei cosiddetti “dissenzienti” e ricollocando il secondo, passato dal ruolo di delfino e predestinato successore a quello di comparsa. Dall’altro, ci sono i segnali di nervosismo all’interno di alcuni settori della Casa delle libertà: se Alleanza nazionale aveva posto il niet sul nome di Dalla Negra all’urbanistica e il placet su quello di Zocca, nella Lega Nord ci sarebbe chi non ha gradito il mancato coinvolgimento. Ieri, dopo la firma sul documento, il sindaco non ha voluto parlare con la stampa per spiegare le ragioni delle sue decisioni, limitandosi ad affidare la notizia a un comunicato del suo portavoce Fabio Carraro. «Il sindaco Enrico Hüllweck - si legge - ha provveduto a disporre alcuni avvicendamenti nelle deleghe attribuite agli assessori di Forza Italia. Nessuna variazione, quindi, negli equilibri politici della Giunta ma un avvicendamento di ruoli. Il passaggio più evidente è la trasformazione dal vecchio assessorato all'urbanistica in due deleghe distinte una facente ancora capo all'urbanistica in senso specifico e una riguardante invece l'edilizia privata». La nota richiama l’attenzione sulla costituzione di un team di quattro assessori “di fiducia”, chiamati a fare gioco di squadra per lavorare al cuore dell’attività amministrativa. «Un’ulteriore caratteristica di questo ridisegno della Giunta - si legge ancora - deriva dalla volontà del sindaco di creare un gruppo di quattro assessori: Marco Zocca, Michele Dalla Negra, Carla Ancora e Claudio Cicero, che rappresentando ognuno aspetti diversi ma comunque fortemente collegati tra loro in un progetto unitario della struttura urbanistica della città, dovranno lavorare in stretto collegamento e con stabili rapporti di sintonia operativa e progettuale». È questa la prima forma di collegialità richiesta dagli alleati nel confermare la fiducia al sindaco e promessa da Hüllweck appena tre settimane fa?


A rivelare il nuovo quadro sono i dati forniti dal neo-assessore provinciale Giulio Bertinato
Piccole ditte, grande disoccupazione
In quelle con meno di 15 dipendenti la mobilità è schizzata in alto: + 30%

di Eugenio Marzotto

Il mondo del lavoro si spacca in due: da una parte gli occupati nelle medie e grandi aziende, dall’altra quelli delle piccole strutture. Oggi chi rischia di più di perdere il posto di lavoro è impiegato nelle aziende con meno di 15 dipendenti. Lo rivelano i dati forniti dal neo assessore provinciale al lavoro Giulio Bertinato che ha messo insieme i numeri che arrivano dai Centri per l’impiego e dall’Istat, confrontando i primi sei mesi di quest’anno con lo stesso periodo del 2004. Se la disoccupazione nasce nelle piccole e piccolissime aziende, che non ce la fanno più a competere, cala invece anche se di pochissimo, la mobilità nelle aziende più strutturate. Fenomeni che alla fine danno un 3,3 per cento di tasso di disoccupazione, contro il 4,2 per cento veneto e l’8 per cento italiano. Il dato che preoccupa è quello della mobilità di lavoratori occupati in aziende con meno di 15 dipendenti, schizzate ad un +30 per cento, rispetto all’anno scorso, un totale di 1.175 dipendenti in meno, tra queste 659 donne. Va meglio nell’impresa con più di 15 dipendenti dove si registra un calo del ricorso alla mobilità. Si è passati infatti dai 1.123 lavoratori del 2004 ai 1.115 (546 donne) dei primi mesi di quest’anno. Si riduce notevolmente la morìa del tessile che ha perso sì 405 lavoratori, ma nel 2004 nei primi sei mesi erano stati 514. Si ferma la disoccupazione anche nel metalmeccanico, con 275 esuberi, e nella concia, 102. L’altra faccia della medaglia, come detto, sono le piccole aziende. Da gennaio a giugno si sono persi 284 posti di lavoro nel metalmeccanico, 240 nel tessile, 131 nell’oreficeria. Sono in tutto 54 le aziende che hanno avviato la procedura di mobilità trovando l’accordo con la Provincia nel primo semestre, perdendo di fatto il 15,8 per cento della forza lavoro. Una decina le aziende che hanno cessato l’attività. Per quanto riguarda invece la cassa integrazione straordinaria, spesso anticamera della mobilità, fino a oggi ne hanno fatto ricorso undici aziende, per un totale di 575 addetti, pari al 64 per cento della forza lavoro. Su quel 3,3 per cento di tasso di disoccupazione totale, il 5,2 per cento è composto da donne, provenienti soprattutto dal mondo del tessile. L’analisi che ne deriva, secondo gli uffici della Provincia, è chiara. Non c’è più spazio per le aziende manufatturiere in senso classico di piccole dimensioni, e a pagarne le conseguenze sono i lavoratori che non possono accedere agli stessi ammortizzatori sociali dei colleghi che lavorano nella grande impresa. Infatti mentre i primi possono avvalersi di un fondo messo a disposizione a livello regionale di 35 milioni di euro, i secondi ottengono in stato di mobilità un’indennità di disoccupazione pari a circa l’80 per cento dello stipendio almeno per qualche anno. «La preoccupazione c’è, ma non siamo al disastro, il sistema economico traballa ma non ci sono traumi», è il primo commento di Giulio Bertinato che da circa due mesi si trova a gestire l’assessorato al lavoro di palazzo Nievo. «L’aumento della disoccupazione è evidente, ma le soluzioni per gestire un momento difficile ci sono». È lo stesso Bertinato ad annunciare che quel tavolo di concertazione per affrontare la crisi, auspicato da più parti ci sarà: «La presidente Dal Lago l’aveva promesso e in autunno ci siederemo insieme con parti sociali e associazioni di categoria per affrontare i problemi. Ma ad una condizione: che non si disperda il tempo e che si fissi un’agenda per intervenire con azioni concrete. Le analisi della situazione le conosciamo tutti, ognuno di noi ha delle carte da mettere sul tavolo, prima si mettono e prima tenteremo di risolvere i problemi». E tra le questioni che Giulio Bertinato pone subito all’ordine del giorno c’è “l’incrocio delle informazioni per favorire domanda e offerta”. «Di aziende che cercano manodopera ce ne sono tante anche nel tessile - insiste Bertinato -. Sono sicuro che se riuscissimo ad intercettare le richieste delle imprese coi bisogni dei lavoratori, ridurremo quel tasso di disoccupazione almeno di un punto».