23 FEBBRAIO 2005

dal Giornale di Vicenza

"Teatro, troppi detrattori"
Hullweck (ri)blocca i tir.
"Uno striscione e un libro per ricordare Ramelli." Ag traccia la via dell'onore
CASTELGOMBERTO.Va in mobilità, si toglie la vita.

Dopo settimane di silenzio il primo cittadino torna a parlare del cantiere più importante della città. «Si è irrobustita la fazione di chi non vuole più l’opera»
«Teatro, troppi detrattori»
Il sindaco: «Magari in quell’area c’è chi sogna condomini»

di Chiara Roverotto

Finora Enrico Hüllweck ha scelto di non parlare, almeno ufficialmente. Ma che la costruzione del teatro gli stia rendendo la vita un po’ difficile è fuori discussione. Non tanto per il peso politico di un’opera che la città sta aspettando da sessant’anni (con ben 32 tentativi per edificarlo andati a vuoto), ma soprattutto per come il cantiere si sta trascinando, in particolare in queste ultime settimane: da quando l’amministratore unico della Cogi, Giuseppe Coccimiglio, ha prima licenziato gli operai (reintegrati dal giudice), poi non si è presentato in tribunale, ha chiesto un proroga di oltre 200 giorni, non ha risposto alle lettere del direttore dei lavori e del responsabile del procedimento. Senza contare i lavoratori non pagati, i contributi alla Cassa Edile non versati e un cantiere che gli stessi tecnici hanno più volte definito « non proprio organizzato ». Insomma, sul teatro dopo la nevicata dei giorni scorsi potrebbe arrivare una valanga. Una valanga che corre il rischio di seppellire anche l’ultimo tentativo, in ordine di tempo, firmato dall’arch. Gino Valle di costruire un’opera tanto attesa nell’area di viale Mazzini?
« Diciamo che si è irrobustita la fazione che quest’opera non la vuole proprio... », risponde Hüllweck.
- Eppure, dalla sua sindaco ci sono sondaggi e referendum tutti favorevoli alla realizzazione del teatro , la sua campagna elettorale ha spesso parlato di quest’opera: che cosa è accaduto in questo periodo?
«Non lo so, o meglio preferisco non dirlo. Il mio stato d’animo sotto questo punto di vista è alquanto negativo, per cui quando si sta così non si distinguono bene le cose. Meglio stare zitti, come ho fatto in queste settimane, lasciando la parola ai tecnici».
- Sono in molti a sostenere che con i soldi guadagnati dalla vendita della Centrale del latte si potevano eseguire altre opere, magari più utili alla città...
«Questo è un argomento che non voglio nemmeno affrontare. Per chiarezza dirò solo che chi mi ha preceduto aveva già deciso di vendere la Centrale del latte e i soldi in ballo allora si aggiravano attorno ai 20-25 miliardi di vecchie lire. All’inizio quest’Amministrazione ne ha guadagnati 58, poi c’è stato un ricorso e siamo scesi a 48, quindi una cifra ben superiore rispetto a quella iniziale, e questo già la dice lunga su come erano state valutate le cose».
- Quindi si tratta di illazioni?
«No, si tratta solo di pretesti perché ho utilizzato 23 miliardi ricavati dalla Centrale più altri dieci per costruire il teatro. Si tratta di una parte, non certo del costo complessivo della vendita».
- La Cgil ha chiesto un incontro urgente per capire che cosa accadrà con gli operai e per domandare al Comune che li assuma all’interno del cantiere ?
«Non ho notizie relative a quest’incontro e non so nemmeno se sia una strada percorribile».
- La discussione sul teatro in Consiglio è stata rinviata due volte: se ne parlerà?
«Sicuramente. Venerdì penso possa essere il giorno giusto e il Consiglio rimane la sede più adeguata».
- Lei non ha mai avuto contatti con l’amministratore unico della Cogi?
«N o».
- Avete idea di che intenzioni abbia Giuseppe Coccimiglio?
«No, non sappiamo nulla. La procedura prevede che gli venga spedita una lettera nella quale gli si pone la domanda alla luce delle varie relazioni che si sono susseguite in queste settimane, poi si valuterà...».
- E se non dovesse rispondere?
«Se ne occuperanno i tecnici, questa è una situazione che non può andare avanti all'infinito. Quei cancelli non possono restare chiusi. I nostri patti li abbiamo mantenuti pagando gli operai, dando loro i buoni pasto. Di più non possiamo fare, e mi pare sia già molto».
- Ma se Coccimiglio tornasse a lavorare, lei sarebbe tranquillo?
«Come si fa ad essere tranquilli? Magari torna, riapre il cantiere, lavora per tre giorni e poi si riprende con i soliti problemi».
- Sindaco, indipendentemente da quanto prevede la legge, farebbe ultimare il teatro alla Cogi?
«Non credo dipenda da me e, soprattutto, non ho alcuna indicazione al riguardo».
- Diciamo che in questi due anni, Coccimiglio non ha dato prova di grande organizzazione
«La questione è un po’ diversa: se io acquisto un’auto usata da una persona che magari non dà molto affidamento, però l’auto funziona, ho comunque ottenuto il mio scopo, ma se le cose poi non vanno così...».
- Già... L’opposizione ha sostenuto più volte che forse quel cantiere non è stato controllato a sufficienza, i ritardi erano maggiori di quanto il Comune dichiarava: è vero?
«Ma stiamo scherzando: ci sono un direttore dei lavori, un responsabile del procedimento, se non facessero il loro lavoro perché dovremmo pagarli? Queste sono soltanto illazioni: se, poi, qualcuno può dimostrare che questo è avvenuto lo faccia nelle sedi opportune, in modo che anche i tecnici si possano difendere».
- Ma che cosa si potrebbe fare in quell’area se non un teatro: senza contare i soldi che sono stati spesi fino a questo momento, più di 4 milioni di euro?
«Credo si possa fare qualunque cosa, magari anche alcuni condomini...».
- Sindaco Hüllweck si metterà la parola fine sul cantiere teatro?
«Sicuramente, almeno per quanto riguarda le procedure e gli aspetti di natura prettamente tecnica relativi all’appalto e a chi l’ha vinto due anni fa. Sul resto non mi pronuncio. Preferisco non parlare, come ho scelto di fare in questi mesi...».

Si terrà sabato prossimo a partire dalle 15. «Bisogna tenere viva l’attenzione sul cantiere»
Al cinema Primavera concerto per gli operai

(c. r.) « Vogliamo dare un ulteriore segnale alla città: un concerto per ribadire che l’attenzione sul cantiere del teatro resta alta» . Antonio Toniolo, segretario provinciale della Fillea Cgil non ha dubbi poiché la vertenza sarà lunga tanto vale trovare altri fondi per andare avanti, anche se gli operai sono stati pagati dal Comune. Il concerto si terrà sabato prossimo a partire dalle 15 nel cinema teatro Primavera di Santa Bertilla: "Teatro live music"con Luca Bassanese, Marmaja e Alberto Cantone. « Si tratterà della "prima" del cantiere teatro di Vicenza - ribadisce Toniolo - anche se aspettiamo che il sindaco ci riceva. La situazione non può continuare ad andare avanti così: il cantiere deve essere riaperto e in tempi brevi. Il contratto con la Cogi deve essere chiarito una volta per tutte. Sappiamo che lunedì partirà la famosa lettera indirizzata all'amministratore unico, Coccimiglio, sappiamo anche che dovranno trascorrere altri dieci giorni perché qualcosa si muova. Questo significa che operai e sindacati torneranno a presidiare il cantier e. Non abbiamo scelta fintantoché la questione non verrà risolta una volte per tutte. Si tratta del futuro di famiglie, stiamo parlando di operai che fino ad un mese fa lavoravano, poi sono stati licenziati, riammessi, ma di fatto senza poter lavorare perchè il cantiere da oltre trenta giorni è bloccato ».


Rivisto e corretto il provvedimento che 3 anni fa fu bocciato dal Tar «Ho resistito in attesa di vedere partire il cantiere per la costruzione della nuova strada - spiega il sindaco -. Purtroppo arrivano segnali contrastanti e pessimistici. L’inaccettabile prolungarsi dei tempi mi costringe a ripetere lo stop per dare sollievo nelle ore notturne»
Hüllweck (ri)blocca i tir
Ordinanza al via da marzo: tutti i giorni dalle 22 alle 6

di Gian Marco Mancassola

Si fa il blocco-bis. Anzi: si farà. Il sindaco Enrico Hüllweck ha rotto ieri gli indugi, annunciando ufficialmente una nuova, imminente ordinanza che nella sostanza ricalca il provvedimento adottato tre anni fa: stop ai tir lungo strada Pasubio, nel tratto che ricade nel capoluogo. Il blocco sarà notturno, dalle 22 alle 6, per sette giorni su sette. Per l’ordinanza è questione di giorni: ci sono da limare gli ultimi dettagli, per evitare di cadere nella rete dei ricorsi, già fatale nel 2002. Se tutto sarà pronto, dal 1 marzo tornerà lo stop, inizialmente per sei mesi, poi prorogabili, come annunciano Hüllweck e l’assessore alla mobilità Claudio Cicero. «Ho resistito per tutto questo tempo - spiega il sindaco - nella speranza di veder partire il cantiere per la costruzione della bretella Vicenza-Isola, la vera soluzione a tutti i problemi di quella zona. In realtà arrivano segnali contrastanti, che inducono al pessimismo più che all’ottimismo, con il timore che l’iter si possa ulteriormente rallentare. Il prolungarsi dei tempi, già intollerabile, mi costringe a tornare sull’ordinanza già fatta tre anni fa, perché i disagi dei cittadini non sono più tollerabili, anche se questa è solo una soluzione tampone». L’obiettivo - precisano Hüllweck e Cicero - è di restituire ai residenti un po’ di sollievo durante le ore notturne, quando rumori e vibrazioni provocati da numerosi mezzi pesanti in circolazione rovinano i sonni di molte famiglie. «La fascia notturna raccoglie una grande percentuale di mezzi pesanti in movimento», sostiene Hüllweck. «E poi durante il giorno - aggiunge Cicero - le deroghe da concedere sarebbero infinite, con tutte le attività lungo la strada in funzione». «Si tratta comunque di un’ordinanza fragile, che può andare incontro a nuovi ricorsi», mette le mani avanti il sindaco. Il ricordo corre a quanto accadde tre anni fa, quando la prima versione del blocco «fu stoppata dal Tar dopo un ricorso di Provincia, alcuni Comuni a nord del capoluogo e da alcune categorie economiche». L’ordinanza ebbe vita breve: nata a luglio, morì a settembre, appena sessanta giorni. Allora ci furono vizi formali (la firma era del sindaco e non di un dirigente) e vizi sostanziali, che dovrebbero essere stati rivisti e corretti nella nuova versione, in cui tuttavia resta un tallone d’Achille: non ci sono strade non a pagamento alternative alla Pasubio. Con lo stop i tir saranno costretti a entrare in autostrada. A sostegno del provvedimento, invece, ci sono i risultati freschi degli ultimi monitoraggi eseguiti sui volumi di traffico e sui livelli di inquinamento atmosferico. Con due postille: «Non c’è nessun nesso con i fondi stanziati dalla Regione ne giorni scorsi per questo tipo di problemi; stavamo lavorando al dispositivo dell’ordinanza da giorni. Vedremo, comunque, se saranno possibili eventuali applicazioni - chiarisce il sindaco -. Va detto, poi, che per le polveri non si può chiudere una strada». «I dati sugli inquinanti elaborati in questa zona - fa eco l’assessore - sono in linea con altre zone della città». Resta lo spettro di nuovi ricorsi: «Se il progetto della bretella non fosse stato bloccato a suo tempo, tutto questo non servirebbe - conclude Hüllweck -. La Provincia probabilmente questa volta non farà opposizione. È una speranza. E se l’ordinanza dovesse andare, sarà una vittoria di tutti; se non andrà, avremo perso tutti. Sto ritentando una strada già provata tre anni fa: all’indomani del blocco, non c’è dubbio, si dormì meglio, anche se non ci arrivarono grandi ringraziamenti».

Autotrasportatori pronti a dare battaglia
I comitati: «Stop 24 ore al giorno»

(g. m. m.) Sembrerà strano, ma dopo l’annuncio del blocco-bis gli umori degli opposti fronti sono simili. Nessuno, infatti, pare contento. Da un lato ci sono i comitati dell’Albera, che ringraziano, ma vogliono il blocco 24 ore su 24; dall’altro ci sono gli autotrasportatori, che si preparano a dare battaglia. Giovanni Rolando, consigliere comunale con i Ds e uno dei leader dei comitati dell’Albera, parla di «risultato importantissimo, poiché va nella direzione sempre auspicata dai cittadini. Ora vogliamo vedere il nero su bianco, per il momento c’è solo l’annuncio, poi faremo le nostre valutazioni. L’obiettivo per cui ci siamo sempre battuti è lo stop dei tir 24 ore su 24, poiché gli effetti dannosi per la salute ci sono soprattutto di giorno, quando tutti i mezzi sono in movimento». Oggi si terrà un’assemblea dei comitati per valutare il da farsi: per venerdì, infatti, era stato organizzato un sit-in all’Albera con fiaccole e vin brulè. Verrà annullato dopo l'annuncio del sindaco Hüllweck? Gli animi a quanto pare restano calienti, come fa intendere un altro portavoce dei comitati, Giuseppe Farina: «Il blocco va fatto tutto il giorno, dalle 22 alle 6 non serve a niente, è inefficace. Almeno si faccia dalle 22 alle 9, coprendo la prima parte della mattina, quando le famiglie portano i figli a scuola. Non ci si può limitare: siamo di fronte a un disastro ambientale, la situazione sanitaria è gravissima. Facciamo appello a tutte le forze politiche, perché il problema è generale: se si riduce il traffico pesante qui, ne guadagna tutta la città». In attesa di veder pubblicata l’ordinanza e di capire se ci saranno i margini per un ricorso al Tar, arriva un duro commento di Rodolfo Mariotto, delegato di Assindustria per i trasporti: «Siamo alle solite, non è questo il modo di risolvere i problemi. La soluzione c’è e si chiama bretella. La minaccia di eliminare il finanziamento? Non sta né in cielo né in terra. Siamo in contatto con le parti per cercare di arrivare a una soluzione ragionevole. L’alternativa è la paralisi: la merce deve essere consegnata, altrimenti si ferma l’economia, pur comprendendo i problemi della cittadinanza. Ora aspettiamo l’ordinanza, poi valuteremo quali iniziative intraprendere». Per gli autotrasportatori di Assoartigiani si era espressa nei giorni scorsi la presidente provinciale Maria Teresa Faresin: «A cosa serve deviare il traffico pesante per sei mesi sulla Valdastico? Sicuramente ad acquisire consenso tra i residenti, ma non certo a risolvere il problema del traffico e tanto meno dell’inquinamento. Noi trasportatori lo diciamo da sempre: vietare il transito ai mezzi pesanti in una determinata strada non risolve il problema, ma lo sposta da qualche altra parte. Percorrere cinquanta chilometri in più non è la soluzione: più chilometri si fanno, più si scaricano gas. Ricordo per l’ennesima volta che gli autotrasportatori non si riversano sulle strade per diletto, ma per dare un servizio alla collettività. Per quel che ci riguarda, continueremo a batterci per una libertà di circolazione che non rinunci al rispetto dell’ambiente e delle persone».


Iniziativa
«Uno striscione e un libro per ricordare Ramelli» Ag traccia la via dell’onore
«Non si capisce perché in altre città - dice il consigliere Rucco- la procedura sia più celere»

di Silvia Maria Du(x)bois

«Entreremo in Consiglio con uno striscione dedicato a Sergio e regaleremo il suo libro al sindaco Enrico Hullweck». Quando Alleanza Nazionale chiede una cosa, non scherza. E mentre i processi romani scavano all'indietro nella storia degli anni di piombo, il partito chiede di accelerare l'intitolazione di una strada cittadina a Sergio Ramelli. Ora lo fa attraverso una domanda di attualità, già firmata da tutto il gruppo comunale, e che gioca da preludio ad una manifestazione di Azione Giovani a palazzo Trissino, dove si chiederà espressamente al primo cittadino di onorare la memoria del giovane attivista milanese del Fronte della Gioventù morto nel 1975. Nella documento, si ricorda che "Sergio venne aggredito il 13 marzo, mentre parcheggiava il proprio motorino sotto casa, da esponenti di estrema sinistra e colpito così ferocemente a colpi di chiave inglese che, dopo alcune settimane di agonia, morì il 29 aprile dello stesso anno". "Al momento dell'aggressione non stava partecipando ad alcuna manifestazione politica - si prosegue - venne identificato dagli aggressori tramite una foto scattatagli dal suo compagno di scuola in seguito ad un processo popolare tenutosi presso l'istituto Molinari di Milano, in cui lo si condannava per aver scritto un tema contro le Brigate Rosse". "Considerato che Ramelli fu una vittima dell'odio politico di quegli anni e che il Consiglio Comunale di Vicenza approvò nell'ottobre 2002 una mozione con la quale si impegnava l'Amministrazione comunale ad intitolargli una via - si conclude nella domanda di attualità - chiediamo di sapere quale è lo stato di avanzamento della procedura amministrativa di intitolazione della via e se sia possibile individuare un nuovo tratto di strada per poter accelerare l'iter amministrativo". «Non si capisce perché in altre città, a prescindere dal colore della giunta, la procedura sia stata molto più celere della nostra - puntualizza il consigliere Francesco Rucco, primo firmatario del documento - vorrei ricordare che questa intitolazione non va ad un personaggio politico, bensì ad una vittima degli anni di piombo, dunque la condivisione dell'intento dovrebbe essere universale e senza alcuna frattura di carattere partitocratico". La via ipoteticamente individuata dal Comune, però, e cioè il proseguimento di strada Paradiso, è ancora lontana dalla sua realizzazione. «E' per questo che chiediamo al più presto l'individuazione di un altro sito - conclude Rucco - di posti ce ne sono, come ad esempio la nuova pista ciclopedonale di via S. Antonino, nella circoscrizione 5. Ci auguriamo che presto si passi alla pratica». Nel frattempo, finchè si discute di toponomastica, An annuncia striscioni e richieste a gran voce nel corso nel prossimo Consiglio comunale. Nel nome di Sergio, alla vigilia del trentesimo anniversario della sua morte.


Va in mobilità, si toglie la vita
Castelgomberto. Un colpo di pistola seduto sul divano Un biglietto: «Cara moglie, cari figli, perdonatemi»
La drammatica decisione di un padre di famiglia di 47 anni

Aveva perso il lavoro e vedeva il proprio futuro nero. L’amore di moglie e figli, frutto di una famiglia unita, non gli è bastato. Una scelta terribile, un profondo sentimento di prostrazione che a fatica è riuscito ad esprimere nel bigliettino lasciato ai familiari. Tre righe scritte con mano tremante: «Cara moglie perdonami, cari figli perdonatemi per quello che sono costretto a fare». Parole cariche di angoscia, quell’angoscia che gli era maturata dentro quando, pochi giorni fa, aveva scoperto di essere stato messo in mobilità dall’azienda in cui lavorava da tanto tempo, dove aveva raggiunto il ruolo di capo reparto. G. M., 47 anni, che vive a Castelgomberto, è la terza persona che, nella valle dell’Agno, nel giro di poche settimane, si toglie la vita per problemi legati al lavoro. La crisi economica, oggi sulla bocca di tutti, è la vera responsabile. Anche se le motivazioni, quelle profonde, per una decisione così tremenda sono tante e insondabili. La tragedia è maturata nella notte. L’uomo, che viveva con la moglie e tre figli, due maggiorenni e uno che frequenta le scuole medie, non è andato a dormire nel letto matrimoniale. Ha scelto il divano, e lì si è sparato con la sua pistola 6.35, attutendo il colpo. Nessun congiunto ha sentito. Lo hanno trovato ieri mattina, quando ormai purtroppo non c’era più nulla da fare. I familiari hanno chiamato i carabinieri di Valdagno. Gli uomini del tenente Andrea Massari, con il maresciallo Francesco Menolascina, sono arrivati dopo pochi minuti. Il sottufficiale ha cercato di consolare i parenti, annichiliti dal dolore. La cronaca è fredda, impietosa. Poche battute. Ma cosa nasconde un gesto così disperato? È possibile, anche per chi conosceva l’operaio da una vita, comprenderne le ragioni? Ha senso parlarne, o è meglio lasciare che le persone che amavano la vittima cerchino consolazione l’uno nell’altro, in silenzio? Il fatto è che in poche settimane una vallata di lavoratori viene colpita per la terza volta. A Faedo e a Spagnago si erano tolti la vita due artigiani di Cornedo e Piana di Valdagno. Le motivazioni, almeno quelle che si sono riuscite a capire, interessano un disagio profondo scoppiato per problemi economici connessi alle difficoltà incontrate nel mondo del lavoro. Adesso è il caso dell’operaio di Castelgomberto, che aveva lavorato una vita per garantire alla sua famiglia un presente e un futuro sereno, per crescere i figli in un ambiente senza preoccupazioni eccessive. Le difficoltà aziendali, la decisione di metterlo in mobilità, ha scavato nel profondo l’operaio che è stato minato in una delle sue certezze. Quelle di riuscire a essere autonomo, di riuscire a rispondere alle esigenze dei suoi cari. Eppure, raccontano gli amici, l’uomo era forte, disponibile, generoso, che sapeva fare mille mestieri. Non avrebbe avuto problemi a trovarsi un altro posto, a realizzarsi in un’altra attività. Ma quel colpo, per lui, è stato troppo forte, lo ha fatto rodere dentro fino a prendere in mano prima la penna, poi la pistola. Una decisione maturata anche per tanti altri motivi, c’è chi dice una multa, chi ricorda un piccolo fastidio all’udito. Ma non ha senso sindacare le cause. L’operaio è una vittima della crisi che non ha trovato la forza per andare avanti lo stesso. «Lo ricorderemo per il suo sorriso - ha detto, con le lacrime agli occhi, un vecchio amico - e perché era una brava persona».