22 GIUGNO 2005

dal Giornale di Vicenza

SCHIO.“Libera Zone” in piazza con l’obiettivo di impedire il corteo dei repubblichini
MONTECCHIO.Fiamm, la trattativa si arena
Ex Lanerossi: i ragazzi ci giocano alla guerra

Stasera l’assemblea voluta dai no global
“Libera Zone” in piazza con l’obiettivo di impedire il corteo dei repubblichini

(m. sar.) Un’assemblea allargata questa sera alle 21 in piazza Statuto, uno striscione esposto a palazzo Garbin, una video inchiesta per sabato: il coordinamento Libera Zone si schiera apertamente contro la manifestazione dei nostalgici di Salò del 10 luglio, appoggia la petizione da mandare a prefetto e questore per chiederne il divieto e promuove una serie di iniziative che terranno banco per tutta la settimana. Ieri sera il primo presidio davanti al municipio: «Siamo un movimento che parte dal basso - premette il portavoce Cristian Moresco - e come tale vogliamo dar vita ad un percorso che parla alla città. È questo il senso dell’assemblea pubblica di questa sera, dove chiunque potrà esprimere le proprie idee per dare un contributo forte al divieto della parata neofascista». Intanto Anpi di Malo, Comitato antifascista Malga Zonta, Giovani Comunisti, Collettivo Studentesco di Schio, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani hanno diffuso un documento dal titolo “Mai più fascismo” in cui anticipano che, «nel caso questa vergognosa parata venisse concessa per l’ennesima volta, chiediamo ai cittadini, alle associazioni, ai movimenti e ai partiti di scendere in piazza domenica 10 luglio alle 9 in piazza Rossi per costruire assieme una grande manifestazione antifascista». Lo scopo è di non far passare il corteo dei repubblichini per il centro storico.


Montecchio Maggiore. Dialogo serrato tra sindacati e dirigenza che conferma la volontà di investire ad Almisano
Fiamm, la trattativa si arena
Il confronto riprende stamattina, in ballo il numero di esuberi

di Eugenio Marzotto

La trattativa Fiamm si arena, in un gioco tattico in cui l’azienda non molla né sui volumi produttivi da mantenere a Vicenza, né sulla volontà di investire sullo stabilimento di Almisano. «L’azienda che ha subito tre ristrutturazioni in cinque anni non può sopportare un elevato numero di esuberi», è il commento a caldo del sindacato dopo l’incontro fiume di ieri. Cinque ore di trattativa con confronti serrati e a volte nervosi, non sono servite per scalfire la posizione della Fiamm. Oggi il confronto riprende alle 10,30 e forse i vertici della storica casa di Montecchio apriranno la cartella che conta: quella del numero degli esuberi. Dall’incontro di ieri è emerso non solo che la trattativa è in una fase di stallo, ma che l’azienda non ha ceduto sul fronte degli investimenti. Condizione essenziale perché il sindacato mantenga viva la trattativa. Investimenti significa una sola cosa, puntare su produzione e personale. Il sindacato vuole insomma, e oggi avrà una risposta, che ci siano garanzie sul futuro e per averle deve vedere nero su bianco che la Fiamm crede nello stabilimento di Almisano. Si ha l’impressione che queste siano le ultime battute di una trattativa difficile, portata avanti ormai da due settimane da Fim, Fiom e Uilm e la coppia Gaudio-Angeli rispettivamente amministratore delegato e direttore al personale della Fiamm. Forse venerdì arriverà la bozza di un accordo in cui non si escludono “lacrime e sangue”, a decidere il numero di nuovi esuberi sarà la produzione che potrà essere mantenuta nel Vicentino. Ieri sul tavolo l’ennesima analisi sui costi della produttività che sarà, questo è ormai certo, realizzata nello stabilimento di Almisano. Alle porte di Lonigo si andranno a produrre trombe per auto e batterie industriali, ma quante delle attuali linee verranno mantenute ad Almisano? Gira intorno a questo quesito il futuro dell’organico Fiamm, mentre l’azienda è pronta a dire sì sull’investimento di un centro di ricerca ad Almisano, dove tra le altre cose si potrebbero mettere a punto nuovi avvisatori acustici in grado di soddisfare un mercato più esigente. Richiesta portata avanti giovedì scorso dal sindacato e in via di definizione. «Creare un centro di sviluppo del prodotto - avevano spiegato i sindacati - significa garantire che la Fiamm resterà ancora qui e che cercherà di rilanciare il suo core-business». Bisogna capire se la Fiamm ci crede davvero.


Proiettili di gomma. Una decina di studenti della “Carta” per quasi un anno si sono dati battaglia nella fabbrica dismessa con pistole ad aria compressa. Anche un ferito
Ex Lanerossi: i ragazzi ci giocano alla guerra

di Anna Madron

Giocavano alla guerra, sparandosi addosso proiettili in gomma con pistole ad aria compressa. Un passatempo tutt’altro che innocuo, che ad uno di loro è costato cinque giorni di ricovero al San Bortolo, nel reparto di oculistica. Un epilogo non preventivato, che ha messo la parola fine alle bravate di un gruppo di ragazzini, di cui una decina alunni della scuola media Carta, tutti appassionati di “war games”, al punto da rincorrersi con le pistole in mano tra le macerie dell’ex Lanificio Rossi, edificio ridotto a rudere, nel cuore del quartiere dei Ferrovieri, disseminato di calcinacci, vetri rotti, ferri arrugginiti. Un vero e proprio teatro di guerra, niente di meglio - devono aver pensato questi adolescenti spavaldi - per ambientarci sparatorie, appostamenti, nascondigli improvvisati per sfuggire al “nemico”. Un “gioco” che ha retto per quasi un intero anno scolastico, durante il quale, di pomeriggio, i compagni di scuola si radunavano in via Rossi e lì iniziavano a premere il grilletto gli uni contro gli altri. Fino a quando uno di loro, forse quello con un briciolo di consapevolezza in più, si è sentito in dovere, sul finire dell’anno scolastico, di avvisare il preside della scuola, Urbano Bonato, che in classe, infilato dentro lo zaino di un compagno, tra libri, quaderni e merendine, c’era anche uno dei tanti corpi del reato: la pistola ad aria compressa. «L’ho subito sequestrata - spiega Bonato che dirige il comprensivo 8 di via Carta - e il giorno successivo ne abbiamo scoperta una seconda, che apparteneva ad un altro alunno della scuola». Anche quest’ultimo di terza media, come gli altri, anno particolarmente difficile, osserva il preside, «perché a quest’età si fa sentire forte il desiderio di autonomia, ci si spinge sempre più in là per affermare la propria personalità e si combinano facilmente stupidaggini». Come spararsi addosso, rischiando oltretutto di inciampare e farsi male seriamente in quest’area dismessa che è l’ex Lanerossi, fino a poco tempo fa impregnata di amianto nei tetti e ora in attesa di ulteriore bonifica, visti i residui di metalli e idrocarburi presenti in varie zone. «Mi sono molto preoccupato per l’incolumità di questi ragazzi che per mesi si sono dati appuntamento in quel posto - prosegue Bonato - e ho subito inviato una lettera a tutti i genitori, per informarli di quanto era accaduto e raccomandare loro la vigilanza sui figli». Vivaci, irrequieti e soprattutto irresponsabili, dato che alcuni di loro, richiamati dal preside, dagli insegnanti e dai loro stessi genitori, si sono messi a piangere, piagnucolare, rispondere che non era nelle loro intenzioni farsi e far del male a qualcuno. Peccato che ci sia stato chi è finito in ospedale per un gommino che ha centrato l’occhio, rischiando di compromettere la vista. Un prezzo che nessuno aveva calcolato tra quei ragazzini che maneggiavano la pistola ad aria compressa come un giocattolo qualsiasi, acquistato con i soldi della paghetta, riferisce il preside, o in alcuni casi addirittura regalato dai genitori. Che ora, a scuole chiuse, avranno di che riflettere, insieme ai figli, sul concetto di maturità. «Che è poi quello - conclude Bonato - di saper calcolare le conseguenze delle proprie azioni. Solo così si cresce, altrimenti si rimane eterni bambini».