20 SETTEMBRE 2005

dal Giornale di Vicenza

L’Ater verifica i redditi Uno su 5 dichiara meno
I “consigli” di Abalti Il procuratore cauto «Stiamo valutando»
Via libera al parcheggio da 600 nuovi posti auto
«Stop agli zingari» Equizi e Sorrentino incrociano le spade
SCHIO.Lanerossi, l’agitazione continua

Controlli a tappeto su 500 nuclei familiari beneficiari di alloggi
L’Ater verifica i redditi Uno su 5 dichiara meno
E il cinque per cento ora rischia di perdere l’assegnazione

di Gian Marco Mancassola

Sorpresa: l’Ater esegue controlli a tappeto sui redditi degli assegnatari di alloggi popolari e scopre che un nucleo familiare su cinque dichiara redditi inferiori ai reali e di questi il 5 per cento potrebbe addirittura perdere l’assegnazione. A dare la notizia è la stessa Azienda territoriale edilizia residenziale della provincia di Vicenza. «Nelle scorse settimane - spiega il presidente, Marco Tolettini - gli uffici dell’Ater hanno avviato una campagna di accertamento dei redditi dichiarati dai nostri assegnatari, al fine di far emergere situazioni reddituali non veritiere, con conseguente applicazione di canoni non equi». L’azienda, non potendo effettuare i controlli direttamente, ha chiesto la collaborazione delle amministrazioni comunali per verificare, attraverso l’accesso all’anagrafe tributaria e alla banca dati Inps, la veridicità dei dati reddituali dichiarati e le proprietà immobiliari sul territorio nazionale. «Su un campione di 500 tra gli oltre 4 mila nuclei familiari assegnatari di alloggi Ater - spiega il presidente - sono state circa 200 le risposte già elaborate e il sorprendente risultato di questa analisi si può sintetizzare nel fatto che quasi il 20 per cento dei nuclei presi in considerazione ha dichiarato redditi inferiori ai reali e di questi il 5 per cento potrebbe incorrere nella decadenza dall’assegnazione in quanto il reddito dichiarato risulta palesemente in contrasto con quanto realmente percepito, arrivando anche a situazioni limite nelle quali vengono totalmente omessi redditi di componenti il nucleo familiare». Le anomalie non riguarderebbero tanto i dati presentati al momento dell’assegnazione dell’alloggio, ma gli aggiornamenti che vengono periodicamente richiesti. In altre parole: una famiglia può ottenere un’abitazione nel momento in cui si trova in forti difficoltà economiche, ma non è detto che con il tempo la situazione possa peggiorare ulteriormente o migliorare decisamente. È per questo che vengono richiesti aggiornamenti in autodichiarazione: può cambiare l’ammontare del canone di affitto, o addirittura, talvolta, possono venir meno i requisiti per continuare a essere assegnatario. È soprattutto una «questione di giustizia sociale», come la definisce il presidente Tolettini. Tanto più che c’è una richiesta per altri 400 alloggi, il 40 per cento avanzata da immigrati. «Si pensi, in particolare, a quegli assegnatari che, avendo dichiarato redditi inferiori ad una pensione Inps (5.200 euro annui) dovrebbero versare un canone mensile ammontante a circa 20 euro e che, in seguito a verifica, risultano in realtà possedere un reddito di 2 o 3 volte superiore», osserva Tolettini. A quanto risulta, ci sarebbero casi di nuclei che dichiarano 3 mila euro e in realtà ne percepiscono 20 mila: sette volte tanto. «Prossimamente avvieremo gli accertamenti sulle motivazioni di tali omissioni reddituali e provvederemo, in caso di dichiarazioni palesemente mendaci, alla segnalazione dei nominativi alla Procura della Repubblica - annuncia Tolettini -. Tenuto conto che l’azienda deve avvalersi dell'opera dei Comuni, il Consiglio di amministrazione, considerata la rilevante illegalità riscontrata, ha adottato un apposito provvedimento in merito alla sottoscrizione di una convenzione con l'Associazione nazionale degli istituti di edilizia residenziale pubblica per il tramite della quale saremo in grado di accedere direttamente ai servizi di verifica. Nei prossimi giorni i nostri uffici competenti saranno in grado di avviare una verifica a tappeto dei redditi dichiarati da tutti gli assegnatari Ater della provincia con l'obiettivo di ottenere una reale giustizia sociale, assegnando gli alloggi a quei nuclei familiari che effettivamente ne abbiano i requisiti».


Caso vetri. La spesa di 180 mila euro
I “consigli” di Abalti Il procuratore cauto «Stiamo valutando»

(i. t.) «Stiamo valutando». Due parole, le uniche che pronuncia il procuratore capo Ivano Nelson Salvarani sul “caso vetri”, com’è ormai soprannominato, esploso dopo la pubblicazione della lettera con la quale l’assessore all’istruzione Arrigo Abalti consigliava al direttore delle Amcps Gianfranco Ledda di comperare quelli della ditta Finvetro di Monselice. Un acquisto da 180 mila euro per le scuole di via Turra (materna ed elementare), eseguito dalle municipalizzate dopo che in un primo tempo il management aveva espresso parere negativo perché troppo costoso. Allora Abalti prese carta e penna. Ordinò a Ledda di dare seguito agli indirizzi di politica comunale, comperando i vetri “Velthec Rp” perchè considerati tra i migliori sul mercato. Il motivo? La vetrocamera prodotta a Monselice ha inserita all’interno una tenda veneziana che è azionata all’esterno da un dispositivo magnetico. Per l’assessorato questo tipo di vetro ha caratteristiche di sicurezza. Il problema, come inizialmente sostennero alle Amcps, è che quel tipo di serramento costa due volte e mezzo in più rispetto a quelli esistenti sul mercato. Perchè allora privilegiare la Finvetro? Perchè, sono parole dell’assessore, soddisfa esigenze di sicurezza e migliora la vivibilità dei locali. Del resto, sicurezza e qualità dei locali scolastici sono obiettivi dell’assessorato. Che poi i vetri padovani costino più degli altri è un fatto relativo. Fin qui Abalti. La questione, segnalata dalla polizia giudiziaria, è finita sul tavolo del procuratore per le valutazioni del caso. Cioè se il decisionismo di Abalti, nonostante le riserve delle municipalizzate, sia stato conforme alle procedure. A favore dell’amministratore, anche se la vicenda non è molto trasparente, la circostanza che le Amcps anche se controllate da palazzo Trissino non sono soggette gerarchicamente al Comune. Questo potrebbe tagliare la testa al toro. Per adesso nessuna inchiesta formale è stata aperta.


Consiglio comunale. Maxi posteggio della Ederle a Vicenza est
Via libera al parcheggio da 600 nuovi posti auto
Un bus navetta collegherà la caserma al casello dell’autostrada

di Antonio Trentin

“Via libera” confermato dal consiglio comunale alla decisione della giunta Hùllweck su un prossimo grande parcheggio che, ai confini con Torri di Quartesolo, sarà realizzato dagli americani della Setaf. Si tratterà di un’area di 26 mila metri quadrati, due terzi vicentini e il resto nel Comune adiacente, che il governo statunitense affitterà per realizzarvi seicento posti-auto collegati alla ‘Ederle’ con un bus-navetta. Motivi logistici e di sicurezza anti-terrorismo hanno determinato la scelta del comando Usa, già finanziata e approvata ai livelli superiori, in una zona parzialmente utilizzata anche attualmente per parcheggio e manovra. Ma il “sì” al progetto – con relativa modifica urbanistica sull’uso dei campi presso il casello della A4 di Vicenza Est – è stato corredato da considerazioni sull’opportunità di ridurre l’inquinamento derivante dall’ingresso in città delle auto private dirette in caserma e agli ingressi-check point di viale della Pace e via Aldo Moro. E proprio la caratterizzazione del futuro parking come struttura d’interscambio – dall’auto con uno o un paio di passeggeri al pullman multi-posto – ha stimolato una non breve, ma irrisolta, discussione in sala Bernarda sulla situazione generale dei trasporti e della mobilità (oltre che qualche rapido accenno all’ancora non precisato arrivo di militari e civili americani per il potenziamento della base vicentina). L’opposizione di centrosinistra ha provato a impegnare gli assessori Marco Zocca (urbanistica) e Claudio Cicero (viabilità) su un prossimo dibattito in un consiglio comunale straordinario, tutto da dedicare al problema. Ma non ha ricavato molto e come risposta ha votato dei “no” alla specifica delibera sul posteggio americano: “Cercavamo qualcosa di più di un semplice esame di questa delibera. Speravamo nel consenso a discutere prossimamente sull’urbanistica in generale e in particolare sui propositi dell’Amministrazione in materia di intermodalità dei trasporti e della mobilità cittadina” ha riassunto il verde Ciro Asproso. Un segno, comunque, è stato lasciato: Stefano Soprana (Vicenza capoluogo) si è fatto approvare un documento di buoni propositi su ipotizzati parcheggi d’interscambio (“lascio la macchina, prendo il bus”) da pianificare nel prossimo Pat-Piano di assetto del territorio lungo le circonvallazioni, le bretelle e gli assi di penetrazione verso il centro storico. Un secondo argomento di rilievo è stato affrontato, approfondito e approvato – in questo caso all’unanimità – su proposta dell’assessore ai servizi sociali Davide Piazza: il programma di eliminazione delle barriere architettoniche. Inquadrati in un piano che affianca prospettive di educazione civica e progettazioni tecniche, i provvedimenti si svilupperanno nei prossimi anni con una serie di concretezze tutte nuove per Vicenza. Eccone alcune: percorsi per ciechi marcati sui marciapiedi da viale Mazzini e porta Castello verso la stazione; avvisatori acustici ai semafori per segnalare il verde e il rosso pedonali; attraversamenti pedonali facilitati alla rotatoria di viale Trieste e in viale Venezia; percorsi accessibili a disabili motori e visivi da contrà Pusterla a contrà Zanella, all’interno del parco Querini, nel cimitero maggiore; sistemazione degli ascensori nei palazzi municipali e in Basilica palladiana. Commenti favorevoli al programma – e al lavoro condotto dal Comune con gli enti cittadini e le associazioni coinvolte (Unione ciechi, Associazione mutilati, cooperativa H81, Comitato persone disabili) come ha ricordato Giovanni Giuliari di Vicenza capoluogo – sono arrivati dall’intero arco dei partiti. Unico generale rammarico: l’ancora limitata disponibilità di risorse economiche stanziate dall’Amministrazione, fermatesi per quest’anno a 50 mila euro e rimandate per il 2006 a un finanziamento da definire nel prossimo programma triennale delle opere pubbliche, che sarà definito con la collaborazione dell’istituto per geometri ‘Canova’. Tra le sollecitazioni raccolte dall’assessore Piazza: un aggiornamento del regolamento edilizio comunale per obbligare i costruttori privati all’eliminazione preventiva delle barriere architettoniche (Asproso-Verdi); l’ampliamento del servizio comunale di trasporto dei disabili (Quaresimin-Margherita); l’attenzione alle possibilità di finanziamento da parte della Regione (Coppola-Alleanza nazionale); lo snellimento delle procedure burocratiche per permessi e concessioni (Dalla Pozza-Democratici di sinistra).


Lo scambio di battute è al vetriolo
«Stop agli zingari» Equizi e Sorrentino incrociano le spade

Con il fioretto lui, l’assessore aennista. Con la sciabolona lei, la consigliera leghista. Schierati nella stessa coalizione, ma costanti schermidori per insopprimibile contrapposizione di stile. Ieri in sala Bernarda, altro match e altri assalti con l’arma dialettica sguainata, stavolta sull’incancrenita questione di via Nicolosi, degli abusi edilizi e degli zingari che vanno, vengono, si installano e se ne vanno dall’area privata che è nel mirino degli anti-nomadi. «Glielo dico con simpatia: devo fare riferimento a concetti giuridici, anche se so che difficilmente potranno essere recepiti…» ha punzecchiato Valerio Sorrentino, vicesindaco e titolare della Sicurezza comunale, iniziando a rispondere a una domanda urgente della sua alleata-avversaria Franca Equizi. «Impedire l’uso di quell’area dove ci sono abusi? Si potrebbe. Piovene ha risolto un problema simile scavandoci intorno un fossato. Vicenza non ha gli attributi per fare altrettanto» ha concluso cinque minuti dopo, con un fendente molto espressivo, la pugnace interrogante. In mezzo - come al solito tra i due - qualche parola felpata ma micidiale e certe durezze che neanche l’opposizione si permette. Nel mirino della consigliera della Lega Nord c’era la roulotte intorno alla quale la famiglia e gli amici di Ibrahim Halilovic si erano fatti una grigliata, dieci giorni fa, facendo scattare l’allarme di chi non li vuole in zona. Secondo un suo tutto particolare “diritto padano” l’Equizi vorrebbe procedere a sgombero, sequestro ed esproprio dell’area. Sorrentino ha dovuto risponderle da uomo delle istituzioni e da avvocato (anche se personalmente non dispiacerebbe neanche a lui un bello sgombero definitivo, e l’ha detto): «L’area di via Nicolosi è privata. Si deve procedere con ordinanze volta per volta, se ci sono abusi verificati. Se le ordinanze vengono disattese, si va avanti con la demolizione». Se occorresse, evidentemente, anche di una roulotte… E l’esproprio suggerito dall’Equizi? «Non possiamo fare una cosa del genere perché non ci piace chi abita lì o il colore degli abiti che porta. Se non c’è un criterio di pubblica utilità da applicare, non si espropria. Provvedimenti come quelli che chiede lei configurerebbero fattispecie penali». Reati, insomma. «Glielo ridico con simpatia - ha infilzato come battuta finale l’assessore-vicesindaco - eviti domande d’attualità a sproposito, come spesso riesce a fare». Controbattuta neanche tanto sorridente da parte della consigliera: «Per sfortuna della città di Vicenza, lei non è un genio forense». E giù con l’assalto conclusivo: «Lei finora non ha mai fatto nulla, tirando fuori le cose più stupide. I troppo saputi che non sono tanto studiati fanno le figure che sta facendo lei». Aveva un’altra sciabolata con cui infierire, l’Equizi. Stavolta contro il collega di partito Davide Piazza del quale non sopporta - a nome anche dell’ala intransigente anti-zingari della Lega - l’attività di integrazione e assistenza che fa, senza strafare, da assessore agli interventi sociali. «È vero che la famiglia Halilovic è stata autorizzata a parcheggiare in contrà San Rocco, per qualche giorno, nel cortile dell’assessorato?» ha chiesto per prendere in castagna Piazza? Perché, secondo le informazioni raccolte dalla consigliera, si trattava di una situazione di poco tempo fa. Ma ha fatto chiarezza il presidente del consiglio comunale Sante Sarracco, stesso partito di Sorrentino: «Era successo quando ero assessore io - ha raccontato da predecessore di Piazza - qualche anno fa, nel mese finale di gravidanza della signora Halilovic, per poterla seguire». Incrocio di lame finale, ancora tra il vicesindaco e la leghista: «Basta con queste provocazioni, la smetta, si informi», «Non ho sbagliato, la smetta lei». Poi stop ai microfoni e nemici (ma alleati) come prima.


Domani assemblea con i segretari nazionali dei tessili. L’on. Trupia si rivolge al ministro Maroni
Lanerossi, l’agitazione continua
I rappresentanti sindacali oggi incontrano il vescovo

di Mauro Sartori

Appuntamento con il vescovo questo pomeriggio e domani corteo per le vie del centro storico di Schio. S’infittisce il calendario di iniziative a favore dell’occupazione e contro la messa in mobilità di 125 dipendenti dell’ex Lanerossi. Alle 17.30 di oggi una delegazione composta dai componenti delle rsu, dai rappresentanti sindacali e da alcuni lavoratori sarà ricevuta in curia a Vicenza dal vescovo Cesare Nosiglia, che si era già occupato nei giorni scorsi della crisi del tessile e delle sue ripercussioni sociali nel Vicentino, dapprima inviando una lettera ai parroci delle vallate dell’Agno e del Leogra, in apprensione per le vicende legate alla Marzotto, ed intervenendo poi a Monte Berico durante il pellegrinaggio diocesano del 7 settembre. In entrambe le occasioni il presule ha rilevato come la chiusura di un’azienda comporti pesanti costi umani, familiari, sociali ed economici. Oggi ci sarà il confronto diretto con la realtà che stanno vivendo 116 operai e 9 impiegati per cui è scattata lunedì la procedura di mobilità. Domani, come anticipato nei giorni scorsi, saranno a Schio i segretari nazionali del comparto tessile: Sergio Spiller della Femca Cisl, Teresa Bellanova della Filtea Cgil e Pasquale Rossetti della Uilta Uil. Ci sarà un’assemblea alle 9.30 nello stabilimento di viale dell’Industria, da dove alle 10.30 partirà un corteo con destinazione piazza Rossi, davanti al duomo, essendo inagibile piazza Statuto a causa del cantiere presente per la sistemazione della pavimentazione. «Sarà un’azione di sensibilizzazione - commenta Renato Omenetto della Filtea Cgil. - Da una parte c’è la procedura di mobilità avviata ma dall’altra stiamo seguendo il temporaneo rientro in fabbrica di un gruppo di lavoratori. Una trentina sono tornati per rimettere in moto i macchinari ed altrettanti saranno necessari a giorni per completare una commessa». Sempre giovedì, ma a Valdagno, ci sarà un’assemblea di fabbrica della Marzotto dove potrebbero essere decise ulteriori iniziative di mobilitazione a sostegno del problema occupazionale nel versante valdagnese. Intanto a Schio, e questa è la notizia della giornata, nella seconda metà di ottobre, quando piazza Statuto tornerà agibile se non completamente almeno in buona parte, si dovrebbe tenere la manifestazione dello sciopero generale del tessile. In città confluiranno delegazioni di tutte le aziende vicentine sindacalizzate del comparto. Manca però la data dell’incontro che sindacati e rsu hanno chiesto al ministro del Welfare, Roberto Maroni. Dal fronte politico c’è da segnalare l’adesione da parte di Azione Sociale, che per bocca della sua leader Alessandra Mussolini, afferma: «È inaccettabile che i lavoratori debbano pagare, oltre che per l’innegabile crisi del settore tessile, addirittura per una assurda gestione della questione da parte dell’azienda che non ha coinvolto nelle decisioni i sindacati e tanto meno i lavoratori». La deputata diessina Lalla Trupia, come preannunciato ha intanto presentato una domanda di attualità al quesition time sul caso Marzotto, assieme all’on. Piero Ruzzante. L’on. Trupia chiede al ministro del Welfare Roberto Maroni di «attivare con urgenza un tavolo di confronto autorevole».