21 AGOSTO 2005

dal Giornale di Vicenza

La preghiera del soldato Kelly
SCHIO.Idee per i giovani Inizia la caccia al maxi contributo

La preghiera del soldato Kelly
«Mamma, chiedi ai nonni di accendere una candela a Monte Berico»

di Marino Smiderle

A Santa Bertilla se lo ricordano ancora, anche se sono passati tanti anni. Kelly, un bambino biondo con gli occhi color del mare, correva in bicicletta nel cortile della casa dei nonni Gabriele ed Elda. Un vulcano di vivacità e di felicità, che poi si trasferì all’asilo "Dal Sasso" e, per la prima elementare, alle scuole "Fraccon". «Sembra passato un secolo - ricorda la mamma, Lorella Stella, che oggi ha 43 anni - e invece sono solo, si fa per dire, 13 anni che ci siamo trasferiti negli Stati Uniti. Sì, ora viviamo a Harrisburg, in Pennsylvania. Ma Kelly ripensa sempre a quegli anni passati a Vicenza, ai giochi interminabili col cugino Enrico e gli amichetti del quartiere, alle passeggiate con gli zii Daniela e Armando». Lorella Stella ne parla con un misto di orgoglio e di preoccupazione, paura. Il suo Kelly, 24 anni, sposato con Kira e padre di una bellissima bambina che si chiama Eliza, è a Fallujah da un paio di mesi. È un soldato dell’esercito americano e presterà servizio per i prossimi mesi nel posto meno tranquillo e più insicuro dell’Iraq, Fallujah, appunto. «Prima di partire - ricorda la madre - mi ha detto di chiedere ai nonni un piccolo favore: andare nella chiesa di Monte Berico e accendere una candela per lui. Una cosa che hanno fatto e che, mi può credere, è servita moltissimo». Che ci fa un vicentino a Fallujah con la divisa dell’esercito americano? Storia lunga e affascinante, che comincia dalle parti della caserma Ederle, dove Ray Lemmons, il papà di Kelly, era in servizio alla fine degli anni 70. A Vicenza Ray ha conosciuto Lorella, se ne è innamorato, si sono sposati, è nato Kelly (poi nasceranno anche Melissa, Noah e Aleah) e la storia proseguirà con mille avventure che finiranno col portare il giovane soldato americano in Iraq. «Ci siamo trasferiti negli Stati Uniti nel 1992 - racconta Lorella Stella -, ad Harrisburg, luogo di nascita di mio marito, che nel frattempo era uscito dall’esercito. Come tutti i ragazzini qui negli Usa, Kelly è cresciuto un po’ troppo in fretta. A 16 anni era già in grado di guidare e ogni pomeriggio, invece di tornare a casa da scuola, si fermava alla caserma dei Vigili del fuoco. Voleva diventare uno di loro, cosa che avvenne qualche mese dopo. A 19 anni, terminate le scuole superiori, decide di seguire le orme del padre e si arruola nell’esercito. Diventa così un parà della Pennsylvania Army National Guard». A quell’età il tempo corre come una Ferrari. Brucia le tappe, questo vicentino adottato dagli Stati Uniti, the land of the free. Corre così forte che Kelly, a 20 anni, incontra la donna della sua vita, Kira, la sposa a stretto giro di posta e poi nasce la bellissima Eliza. Finché, il 19 giugno di quest’anno, arriva l’ordine che ha fatto piangere mamma: «Soldato Kelly Lemmons, lo zio Sam ti chiama in Iraq». «Per tanti giorni non si è saputo niente - racconta la mamma - nemmeno se era arrivato. Dicevano che era tutto segreto, e mio marito, che era stato da quelle parti durante la prima guerra del Golfo, nel ’91, cercava di rassicurarmi. Diceva che era tutto normale, anche se so che dentro di lui si sentiva morire. Ma qualcuno di noi doveva rimanere forte». «Per i genitori - prosegue Lorella Stella - vedere il figlio partire senza sapere cosa potrà succedere è una sensazione indescrivibile. Posso solo dire che mi è morto qualcosa dentro e sarà così finché non rivedrò mio figlio e lo potrò riabbracciare». Passano i prima giorni, ma a Harrisburg non arrivano segnali. «È riuscito a chiamarci dopo due settimane - interviene la madre - dicendoci che stava bene e di non preoccuparci di lui. Mi ha chiesto di pregare e di pregare per tutti i soldati che sono in guerra. "Perché ne abbiamo bisogno, mamma", mi ha detto. E poi mi ha chiesto di dire al nonno e nonna di Vicenza di andare alla chiesa di Monte Berico e accendere una candela per lui. Mi ha spiegato che si trova in una cittadina vicino a Fallujah, a nord di Baghdad, in una caserma abbandonata e per compagnia hanno due cani e una pecora che adorano. Ho anche il suo indirizzo e ha già ricevuto da noi e pure dai nonni, zii e amici di Vicenza, lettere e pacchetti con biscotti e cose utili per lui e altri soldati». Il bambino con gli occhi azzurri che pedalava a Vicenza non c’è più. È cresciuto in fretta, troppo in fretta e, in questi ultimi due mesi, ha visto che cose che gli segneranno per sempre l’esistenza. «Ricevo parecchie lettere da lui - rivela la mamma - almeno una ogni 3 giorni e quella che mi ha colpito di più è molto significativa. Un giorno, mentre camminava in una stradina, ha visto una bambina seduta per terra, tutta sporca e magrissima. La mamma stava un po’ più in là ad aspettare non si sa cosa. Kelly si è così commosso nel vedere questa bambina magrissima che ha svuotato tutte le sue tasche e ha dato a lei tutto quello che aveva da mangiare e da bere. E così hanno fatto i suoi amici. Quando la mamma ha visto questo è corsa incontro a mio figlio e l’ha abbracciato e baciato. Mi ha spiegato Kelly che i soldati americani in Iraq fanno molto del bene alla gente, danno tutto quello che possono specialmente in situazioni come questa. Non sono certo quei cattivoni che spesso fanno vedere per televisione». Mentre la candelina accesa dai nonni ardeva nella chiesa di Monte Berico, Kelly ha provato sulla sua pelle l'asprezza della guerra. E mamma Lorella, quando ha ricevuto a casa la telefonata del comandante per poco non sveniva. «Un mese fa - ricorda Lorella Stella - il suo comandante ci chiama al telefono per dirci che Kelly era in ospedale in Iraq dopo essere stato sbalzato fuori dal suo veicolo a causa di un attentato. "Suo figlio è stato fortunato - mi dice al telefono - ha preso solo una brutta botta e ha perso conoscenza; niente di rotto, sarà di nuovo al lavoro tra pochi giorni". Poi chiama Kelly e dice: "Mamma sto bene, penso che le tue preghiere e quelle dei nonni mi hanno salvato la vita". Piangendo, mi racconta che un suo amico non ce l’ha fatta e che l’altro ha perso una gamba. Non so come riuscirò a resistere per un anno così. Sì, sì, mio figlio resterà in Iraq per un anno e io non posso fare niente, se non aspettare che suoni il telefono e sperare che sia lui che mi dice: "Mamma sto bene"».


Stanziamento del Comune
Idee per i giovani Inizia la caccia al maxi contributo
In palio per le migliori 30 mila

(m. sar.) I quartieri più bravi meritano più soldi. E i progetti innovativi dedicati ai cittadini più giovani vengono così in qualche modo premiati. L’Amministrazione comunale stanzia un cospicuo gruzzolo di euro, più di 30 mila, ma fa sapere che la distribuzione non sarà a pioggia ma attraverso criteri ben definiti. Un modo efficace per stimolare la creatività dei vari gruppi operativi nei quartieri, chiamati ad una specie di gara interna per far vedere chi ha le idee più brillanti. «Sono contributi che permetteranno di realizzare importanti iniziative pensate direttamente per i giovani e i bambini delle varie aree - spiega Mario Benvenuti, assessore agli istituti di partecipazione -. Ma soprattutto gettano le basi per un progetto a lungo termine che ha come obiettivo finale quello di dare nuova vita e vivacità ai quartieri, raccogliendo le richieste dei giovani e trasformando le loro proposte in iniziative concrete». La novità consiste nell’erogazione suddivisa in tre parti: 15 mila euro sono destinati alla realizzazione di progetti nei diversi quartieri cittadini. Diecimilacinquecento euro sono riservati a quelle iniziative definite “innovative” e relative al riutilizzo di spazi dimenticati o in grado di rispondere ai bisogni emergenti dei quartieri, favorendo la partecipazione attiva dei giovani. I restanti 5 mila euro saranno utilizzati per avviare il progetto “In movimento”, con la fase sperimentale che avrà per protagonista la zona di S. Croce. Il progetto nasce con l’obiettivo di creare nuove forme di partecipazione per i gruppi operativi, che dovrebbero rappresentare il motore dei quartieri ed invece hanno attraversato periodi di stanca, soprattutto nell’ultimo anno del precedente mandato dei consigli di quartiere. “In movimento” ha lo scopo di accogliere nuove istanze, cercando di intercettare proposte e disponibilità di gruppi informali di ragazzi che hanno voglia di promuovere iniziative dedicate ai loro coetanei o ai più piccoli. A gestire questi due percorsi sarà il responsabile operativo: figura professionale che, a stretto contatto con gli uffici comunali che seguono le politiche giovanili, seguirà la vita dei gruppi operativi valutandone i progetti e agendo da punto di riferimento per i cittadini del quartiere. Come assaggio, è partito un concorso di idee riservato ai ragazzi del centro storico. Sul tavolo dei responsabili sono giunti vari progetti, alcuni dei quali hanno ricevuto un immediato via libera: si tratta di un corso di balli latino americani, l’organizzazione di una serata ideata per far suonare le band locali, incontri di animazione nei parchi per i bambini più piccoli e un musical su madre Teresa di Calcutta.