21 APRILE 2005

dal Giornale di Vicenza

Il degrado arriva sotto la Basilica
«In Comune ancora carriere clientelari»
SCHIO.Stop a due antenne Vodafone «Sono troppo vicine alle case»
MONTEBELLO.Vandalismi, quattro denunce

Il caso. Petizione contro i punkabestia: «Stop a bivacchi e spaccio di droga». La Lega interroga
Il degrado arriva sotto la Basilica
Il vicesindaco: «È vero ormai è un problema»

di Gian Marco Mancassola

La protesta contro i punkabestia sta per arrivare sul tavolo del sindaco, del prefetto e del questore. Sta racimolando decine di firme la petizione in corso nei rioni che si affacciano sula Basilica, uno dei monumenti cittadini più bersagliati dal degrado provocato dal gruppo di giovani che da qualche mese ha messo radici in città, dormendo all’addiaccio, accompagnandosi con cani, nella sporcizia. «Stiamo constatando ogni giorno che un gruppo sempre più numeroso di persone rende invivibile la zona della Basilica, patrimonio mondiale Unesco - spiegano i promotori della petizione -. Quotidianamente assistiamo a fenomeni di tossicodipendenza, bivacchi, spaccio di droga, comportamenti incivili e notevole disturbo ai danni di cittadini, esercenti e turisti». La petizione è già stata incamerata in un’interrogazione firmata dal consigliere della Lega Nord Alessio Sandoli, che chiede quali interventi il Comune abbia programmato per risolvere la situazione di degrado e reprimere il fenomeno dello spaccio della droga fra questi ragazzi. «In effetti i punkabestia stanno diventando un problema», ammette il vicesindaco e assessore alla sicurezza, Valerio Sorrentino. «Di solito sono persone che vivono per strada con i loro cani - è l’identikit del punkabestia tracciato da Sandoli nell’interrogazione - sono giovani e aspirano a una vita senza regole. Spesso hanno molti piercing e tatuaggi, taglio di capelli punk e modo di vestire hippy. Per vivere chiedono l’elemosina e molti fanno abuso di acol e sostanze stupefacenti». I promotori della petizione segnalano la presenza di cani di razze definite “pericolose” in libertà, senza museruola, senza contare i frequenti episodi di zuffe. «Siamo stanchi - lamentano - di subire queste molestie e di affrontare situazioni imbarazzanti che mettono in pericolo anche la sicurezza dei cittadini, oltre a contribuire al degrado e al danno d’immagine per la città». In mezzo alle prime firme figurano i nomi di molti commercianti della zona, residenti, studenti, clienti di negozi e locali che orbitano intorno alla Basilica, liberi professionisti, imprenditori e impiegati. Per queste ragioni, Sandoli chiede all’amministrazione comunale quali interventi intenda mettere in atto per risolvere la situazione di degrado che si è venuta a creare sotto la Basilica e se i controlli dei vigili urbani abbiano mai portato a sanzioni per il rispetto dell’ordinanza anti-accattonaggio. Sandoli domanda poi se siano mai stati fatti controlli per il rispetto dell’ordinanza del ministro della sanità Girolamo Sirchia sui cani a rischio aggressività, e infine quali azioni il Comune intenda programmare per reprimere il fenomeno dello spaccio della droga da parte di queste persone. È dalla scorsa estate che in municipio arrivano segnalazioni e proteste, da quando cioè si è formato il primo nucleo di punkabestia, fenomeno nuovo per la città, ma che ora - ammette il vicesindaco Sorrentino - sta diventando un problema, non solo sotto la Basilica, ma lungo il Corso, in piazza Castello, nel rione Barche. «Non va dimenticato che sono già state levate varie sanzioni a carico di queste persone, sia per accattonaggio sia per i cani. Certo, non li possiamo arrestare». C’è poi un altro aspetto che Sorrentino sottolinea: «La polizia municipale è operativa soltanto per due notti alla settimana, il venerdì e il sabato. Negli altri giorni l’attività di controllo si ferma a mezzanotte. Per questo chiedo collaborazione alle forze dell’ordine. In ogni caso, per affrontare al meglio il problema, sono intenzionato a chiedere un incontro per fare il punto della situazione e trovare la soluzione migliore».


Volantinaggio critico verso le scelte della Giunta
«In Comune ancora carriere clientelari»
Rdb-Cub: «Premiati dipendenti senza i requisiti»

Resta in fermento il fronte dei dipendenti comunali. Mentre la Giunta era riunita, all’esterno andava in scena un volantinaggio di Rdb-Cub contro una «delibera smaccatamente clientelare». «Si tratta di una deliberazione - si legge nel documento - che riguarda il personale e che prevede il “riconoscimento a tre posizioni di lavoro della qualificazione di alta professionalità”. Tradotto, letteralmente in soldoni, significa distribuire a tre dipendenti che hanno già un nome e un cognome (nonostante la delibera parli solo di posizioni di lavoro) 10 mila euro all’anno come indennità per alta professionalità e in più la retribuzione di risultato». «Si sfidano apertamente il sindacato e tutto il resto del personale, interpretando con assoluta e fantasiosa malafede il contratto di lavoro, che prevede che tali incarichi siano conferiti per valorizzare specialisti portatori di competenze elevate e innovative o per riconoscere e motivare l’assunzione di particolari responsabilità nel campo della ricerca, dell’analisi e della valutazione propositiva di problematiche complesse di rilevante interesse». Secondo Rdb-Cub nessuno dei tre dipendenti individuati ha tali requisiti: «Il fatto che siano posizioni organizzative nasce soltanto per camuffare il reale intento dell’Amministrazione (o forse inizialmente del solo sindaco): premiare per i suoi servigi il cerimoniere di palazzo e capo di gabinetto del sindaco. Il quale però non possiede master, dottorati di ricerca e nemmeno una laurea. Siamo stanchi - è riportato a conclusione del comunicato - di assunzioni e carriere clientelari. Denunciamo ancora una volta cosa sta accadendo nella gestione del personale. È tempo di reagire». A quanto è dato sapere, la delibera è stata approvata, ma non se ne può rendere conto nei dettagli. Del documento, infatti, così come delle altre delibere, non ne è stata data copia alla stampa, poiché alla seduta non era presente il segretario comunale Domenico Giuliani e chi lo ha sostituito non si è assunto la “responsabilità” di diffondere un atto pubblico.


La prima doveva sorgere in via Cà Bottara, la seconda in via Dei Grigi al Caile
Stop a due antenne Vodafone «Sono troppo vicine alle case»

di Mauro Sartori

No alle antenne Vodafone troppo vicine a edifici sensibili. Ben due domande agli atti verranno rispedite al mittente con il consiglio di opzionare siti diversi da quelli indicati. Alla direzione urbanistica sono pervenute due richieste per lavori di realizzazione di infrastrutture per stazione radiobase destinate al servizio pubblico di radiomobile. La prima riguarda via Cà Bottara, nel quartiere Centro - S.Croce e l’altra via Dei Grigi, zona Caile. Entrambe sarebbero installate nelle vicinanze di edifici o luoghi sensibili. La prima si troverebbe non molto lontana dal centro storico, la seconda sarebbe collocata nei pressi del parco Robinson e di strutture assistenziali come quella residenziale per anziani di Valbella, mentre poco distante c’è lo stadio di via Riboli. Le domande sono state sospese perché ritenute in contrasto con la normativa vigente e con il Regolamento edilizio comunale, modificato nel dicembre 2001 proprio per fronteggiare il possibile dilagare di stazioni radiomobile nelle vicinanze di edifici e luoghi pubblici. Il successivo “Decreto Gasparri” aprì di fatto una falla nel regolamento scledense, essendo gerarchicamente superiore e consentendo l’installazione di determinati impianti di potenza inferiore ai 20 watt con la sola denuncia di inizio attività e limitando ai beni ambientali e culturali la tutela dai campi elettromagnetici. A quel punto il regolamento scledense non perdeva di validità solo che le limitazioni, intese come distanze da rispettare (almeno un centinaio di metri da scuole, centri sociali e assistenziali, chiese, musei, palestre e via dicendo), potevano essere pretese e applicate dopo l’installazione. Con l’arrivo di due nuove domande, l’argomento torna prepotentemente di moda, dopo che altre analoghe situazioni avevano scatenato proteste se non vere sollevazioni popolari come nel caso di Ss. Trinità. L’ultima vicenda legata ai ripetitori per i cellulari riguarda un impianto che nella primavera 2003 era stato annunciato in zona Cappuccini, committente l’allora Omnitel. I capigruppo di Ds, Margherita e Lista Civica presentarono una domanda di attualità raccogliendo le preoccupazioni degli abitanti dell’area, in particolare degli occupanti di una zona residenziale di recente costruzione, per sapere cosa si poteva fare «per evitare lo scempio di un’installazione del genere in un contesto di pregio». Di pregio sì, ma non tutelato dalle normative alla luce del decreto Gasparri. L’assessore all’ambiente si dichiarò disposto a fare il possibile, ma la stazione radiobase è stata comunque attivata. Adesso la questione si ripresenta, anche se l’Amministrazione comunale conta di poter frapporre alcuni paletti alla realizzazione. «La materia resta spinosa - ammette il vicesindaco Dario Tomasi che segue l’urbanistica -. Le richieste vengono filtrate dalla nostra direzione urbanistica che applica il regolamento da noi approvato quattro anni fa. Noi andiamo avanti per questa strada». Attualmente gli impianti per stazioni radiobase presenti nel territorio comunale sono 17 di cui 14 in funzione. Francesca Gresele, che aveva fatto da portavoce del primo comitato nato in centro storico a salvaguardia della salute dei cittadini contro le onde elettromagnetiche, prende atto della posizione comunale nei confronti dei due nuovi ipotizzati impianti: «Mi pare corretta la decisione ma devo altresì rilevare come le altre stazioni radiobase, in particolare quelle installate sui tetti del centro, siano rimaste attive, nonostante le nostre proteste».


Montebello. Forse individuati gli autori delle scritte xenofobe su call center e negozi etnici
Vandalismi, quattro denunce
Indagini sulle bombe molotov esplose la mattina di Pasqua

di Giancarlo Brunori

Identificati in meno di due mesi. I carabinieri hanno denunciato quattro persone, ritenute le responsabili dei vandalismi a danno di alcuni negozi gestiti da immigrati. Gli episodi si sono verificati a Montebello: presi di mira call center e centri di prodotti etnici. In un caso, con più atti vandalici contro uno stesso esercizio commerciale. Con spray nero erano state realizzate croci celtiche e scritte di contenuto xenofobo firmate Fn, Forza nuova. Oltre agli imbrattamenti erano state infrante anche alcune vetrine, con lancio di sassi. A finire nei guai, quattro giovani tra i 20 ed i 22 anni della zona. Gli investigatori della compagnia carabinieri di Valdagno, comandata dal capitano Andrea Massari, sono arrivati a quattro giovani a cui è stato attribuito quanto avvenuto tra la fine di gennaio e la metà di marzo. I militari del nucleo operativo e radiomobile, guidati dai marescialli Francesco Menolascina ed Andrea Marcon, e della stazione di Montebello, comandata dal maresciallo Paolo Poiesi, hanno denunciato con l’accusa di imbrattamento e danneggiamento in concorso Mauro Dal Maso, 22 anni, idraulico di Montebello, Mattia Chiarello di 20 anni, falegname residente a Lonigo, Stefano Cisco studente di 20 anni di Lonigo e Matteo Pavanello, 22 anni, idraulico di Montebello. I militari avevano raccolto alcune indicazioni fra le chiacchiere del paese, le hanno verificate fino a quando i quattro sono stati sentiti ed hanno confermato, confessando il gesto e spiegando che sono pronti a ripagare i danni provocati con le bravate che si erano ripetute nelle notti del 27 e 30 gennaio e del 14 marzo. Al vaglio degli inquirenti c’è la loro posizione anche rispetto a un altro episodio, che però non è stato al momento attribuito ai quattro. Proseguono infatti le indagini su quanto avvenuto a Montebello, in via Selva, la mattina di Pasqua. Verso le 5 alcune molotov erano state fatte esplodere contro l’abitazione di Daria Maule, 20 anni, studentessa universitaria. Le indagini avviate nell’immediatezza dell’accaduto, dai carabinieri coordinati dal pm Marco Peraro, hanno accertato che almeno una molotov è esplosa. La pista investigativa si era diretta, fin da subito, verso un possibile gesto di ritorsione nei confronti di Daria, collaboratrice del periodico “Corriere Vicentino”. In un articolo sul mensile diretto da Stefano Cotrozzi, Daria Maule aveva definito «imbecilli» i responsabili dei raid contro negozi e vetrine di immigrati, che hanno fatto finire nei guai i quattro giovani di Montebello e Lonigo. Il pezzo di commento a quanto verificatosi in paese era probabilmente stato letto da molte persone: tra queste, gli inquirenti ritengono ci siano stati anche gli autori del gesto, da cui si sono dissociati con decisione i vertici provinciali di Forza nuova. «Questi mezzi non ci appartengono» avevano confermato pubblicamente il segretario provinciale di Fn, Daniele Beschin, ed i referenti di zona Alessandro Galvanetti, Matteo Danese e Giovanni Boschieri. Anche i militari dell’Arma sarebbero convinti che i quattro giovani responsabili dei danneggiamenti e degli imbrattamenti non siano legati direttamente ad alcun movimento politico, ma che siano solo simpatizzanti di Fn. Potrebbe trattarsi, piuttosto, di una bravata anche se gli inquirenti non tralasciano alcun elemento d’indagine.