19 NOVEMBRE 2005

dal Giornale di Vicenza

Operaio licenziato Sit-in in tribunale
Sanità, sciopero contro i tagli
Sì al Centro giovanile

Operaio licenziato Sit-in in tribunale
Polizia sorveglia la prima udienza

(m. sc.) «Daniele deve essere riassunto». È questo lo striscione che ha accompagnato ieri un pacifico sit-in di solidarietà organizzato da colleghi di lavoro e rappresentanti del sindacato Rdb Cub in occasione della prima udienza del processo che riguarda Daniele Faccin, l’operaio della Marzotto licenziato in tronco alcune settimane fa. Il motivo? Secondo l’azienda la colpa di Faccin è di avere fumato sul lavoro e di essersi appisolato durante il turno di notte tra il 16 e il 17 settembre. Ma l’operaio ha impugnato il licenziamento davanti al giudice. «Erano i giorni più intensi della battaglia sindacale contro i licenziamenti alla Lanerossi - ricorda Germano Raniero, segretario Cub -: Faccin era il nostro unico delegato in Marzotto e quelli erano giorni di grande stress per lui». Daniele Faccin ha 47 anni, gli ultimi 27 dei quali trascorsi alla Marzotto. È padre di 4 figli che ieri lo hanno seguito alla prima udienza. Si sono uniti ad una ventina di manifestanti all’esterno dei tribunale, blindato per l’occasione dalle forze dell’ordine con una quindicina di agenti. Davanti al giudice del lavoro Umberto Dosi, è sfilato il primo teste, quello chiamato dall’azienda. «Sono emersi comunque alcuni concetti a noi favorevoli - dice l’avvocato Alessandro Capuzzo, dello studio Squillace di Padova, che difende Faccin -, dalle parole del teste è emerso che non costituirebbe un particolare pericolo fumare nell’ambiente in cui operava Faccin. Già da questo primo resoconto emerge la palese sproporzione di questo licenziamento». Accanto alla causa individuale intentata da Faccin, c’è quella parallela promossa dal sindacato Cub che muove dalla tesi che, essendo l’operaio un delegato delle Rsu, il licenziamento avrebbe una natura antisindacale. Entrambe le udienze sono state rinviate al 29 novembre.


Alla manifestazione dipendenti di tutte le categorie, sindacati di ogni colorazione e politici di centrosinistra
Sanità, sciopero contro i tagli
Bandiere, libro della protesta e mini-blocco stradale al S. Bortolo

di Franco Pepe

Sventolano bandiere bianche, rosse, bianco-rosso-verdi con le ondine. Il piazzale del S. Bortolo è occupato dai sindacati uniti sotto la sigla delle Rsu che manifestano contro la delibera della Regione che congela assunzioni e investimenti, che stoppa acquisti e mobilità. La gente si ferma a firmare il libro della protesta che verrà portata a Venezia per chiedere la revoca di un provvedimento che sta scatenando la rabbia sindacale. Ci sono tutti gli esponenti che contano, il segretario provinciale della Cgil Oscar Mancini, la collega della Cisl Franca Porto, per l’Uil Carola Paggin. Ecco Andrea Gregori segretario del Nursind con Andrea Bottega che coordina le segreterie del Nordest. Ecco Germano Raniero del Rdb Cub, con Martelletto e Pigaiani. Ci sono i responsabili della funzione pubblica, il cislino Cristofori, i cgiellini Masenello, Merendino e Puggioni. Arrivano anche i politici, Achille Variati della Margherita e Claudio Rizzato dei Ds, e i pensionati distribuiscono volantini. I confederali ne hanno preparati parecchi. Tanti gli slogan, e non manca l’ironia: “Non basta dire che saranno garantiti i livelli essenziali di assistenza…ci devono spiegare come”. E gli autonomi non sono da meno. Un “santino” del Nursind mostra Berlusconi con il fumetto: “Emergenza infermieri ? La solita bugia comunista”. E Rdb Cub titola il suo: “Lacrime e sangue per cittadini e lavoratori”. Tutto attorno, sui muri, sugli steccati del cantiere che nasconde i lavori per ampliare il bar, le scritte graffite si inseguono: “Professionisti sì, missionari no”, dice il manifesto più grande. Ce n’è pure uno romantico: “In corsia pulsa il cuore della sanità. Il nostro”. E gira un uomo-sandwich con un doppio cartello anti-Regione. Poi, a un certo punto Raniero dà un segnale, i suoi lo seguono. Si muove anche la schiera del Nursind. E gli autonomi vanno a occupare viale Rodolfi, proprio dinanzi all’ingresso per l’ospedale. Accorrono poliziotti, arrivano vigili. Restano indietro i confederali, che si dissociano dal blocco stradale. Le auto vengono fatte deviare. “Stiamo manifestando contro la Regione…”, urla al megafono Raniero. Infermieri e tecnici vanno su e giù per le strisce pedonali. La danza si trasferisce in via Fratelli Bandiera. Nuova interruzione del traffico, passano solo le ambulanze, qualche improperio degli automobilisti, ma nessun incidente, tutto fatto secondo civiltà. “È una giornata campale”, dice Franca Porto, reduce ancora infreddolita dal presidio mattutino all’ex Sivi di Cavazzale, “stanno mettendo in crisi un settore come la sanità che è strategico per il rilancio di tutto il paese. Il personale si è già fatto carico dei sacrifici. Questi tagli che obiettivi hanno? Noi non siamo quelli della lotta dura. Il nostro scopo è di trovare un accordo”. Più caustico Mancini: “Il Veneto anticipa una finanziaria distruttiva bloccando tutte le risorse. In compenso vogliono costruire un ospedale nuovo nell’Alto Vicentino. Si pensa ad attività di tipo immobiliare e non si fanno gli interventi necessari”. Determinato Gregori: ”È un attacco alla sanità pubblica e all’anello debole che è la professione infermieristica. Ma noi diffidiamo l’Ulss. D’ora in poi faremo solo le 36 ore contrattuali, basta con gli straordinari programmati, e vogliamo che ci paghino gli straordinari. C’è chi ha 400 ore di arretrati. Abbiamo messo tutto in mano a uno studio legale. Faremo firmare una richiesta ai nostri aderenti. Andremo dal giudice”. Bottega ce l’ha con Tosi: “Dice che si assume lo stesso. Sì, ma chi ha autorizzato ad assumere? Dei medici. Ma lo sa l’assessore che in Italia ci sono più medici che infermieri, che noi nel rapporto siamo i penultimi in Europa dopo la Grecia ?”. E la Paggin incalza: “Ci sono lavoratori che devono fare mesi di ferie. La sanità veneta va avanti grazie al loro senso di responsabilità, alla loro professionalità. Ma non so fino a quanto potrà durare”. Ancora più infuocato Raniero. “Questa delibera è un regalo alla sanità privata. Ci danno stipendi di fame, lavoriamo come muli, aspettiamo il contratto da 2 anni, e intanto nella finanziaria mettono a posto amici e dirigenti che costano 100 mila euro l’anno. Su la testa, comincia la lotta, il diritto alla salute riguarda tutti, applicheremo rigidamente il mansionario”. Uno striscione stile Celentano campeggia in mezzo alle bandiere: “Gli infermieri sono rock, i pazienti sono rock. Giunta regionale e governo sono lenti”.


AZIONE GIOVANI RACCOGLIE FIRME
Sì al Centro giovanile

«Dopo il successo riscontrato con la prima uscita, dove abbiamo raccolto, nonostante la pioggia persistente, alcune centinaia di adesioni - si legge in una nota del movimento giovanile di An - Azione giovani tornerà oggi, sabato, dalle 15 in contrà Cavour per ripetere la raccolta firme a favore della costruzione di un Centro giovanile in città. Un Centro dove sia lasciato spazio alla creatività e all’organizzazione da parte dei ragazzi, ma con le garanzie che siano rispettate alcune regole base. Prima di queste, l’accesso dovrà essere consentito a tutti i giovani senza discriminazioni. «La politica potrà essere occasione di dibattiti e confronto, ma non dovrà essere ragione di esclusione o discriminazione; esattamente l’opposto di quello che avviene nei Centri sociali - conclude la nota di Azione giovani - il Centro dovrà essere predisposto per consentire l’organizzazione di tutto il necessario per una crescita culturale e umana del giovane: sala dibattiti, sala lettura, sala proiezioni, laboratori teatrali, musicali, artistici, ludoteca. L’elenco è comunque aperto a iniziative e proposte. Se i ragazzi saranno con noi, ci auguriamo che il Comune sarà con i ragazzi». Hanno dichiarato il loro appoggio l’eurodeputato Sergio Berlato e l’assessore regionale Elena Donazzan.