17 DICEMBRE 2004

dal Giornale di Vicenza

Beatrice e il marito colpevoli
«Voglio tornare in carcere»
Smog alle stelle, ma i blocchi vanno in vacanza
In arrivo 28 ripetitori

Si è concluso il lungo processo per la zuffa accaduta al call-center di via Napoli lo scorso 2 giugno
Beatrice e il marito colpevoli
Condannato anche l’amico per l’aggressione a polizia e vigili

(i. t.) Tre condanne e una assoluzione per un caso che ha assunto una valenza extragiudiziaria. La zuffa al call-center di via Napoli distilla la sua verità di primo grado. Mancano pochi minuti alle 11.15 quando viene letta la sentenza. È presente anche l’avvocato ed assessore al personale Michele Dalla Negra. Dunque, per l’aggressione ai poliziotti e ai vigili urbani il giorno della festa della Repubblica la commerciante nigeriana Beatrice Ijeoma, 40 anni, il marito Kenneth Okafor, di 35, e l’amico Jerome Okenwa, di 40, sono stati ritenuti colpevoli dal giudice Giovanni Biondo, il quale ha loro inflitto rispettivamente 1 anno, 7 e 5 mesi di reclusione per residente e violenza a pubblico ufficiale. È stato invece assolto il cognato della Ijeoma, Kingskley Chika Okafor, di 22 anni, per non avere commesso il fatto. I tre condannati dovranno versare 2 mila euro per ciascuno poliziotto costituito parte civile e 1996 euro (oltre alle imposte) per le spese di costituzione. È stata accolta la ricostruzione della procura sostenuta dal pm onorario Giorgio Cracco e dall’accusa privata dell’avv. Cesare Dal Maso, per i quali il dibattimento durato più udienze aveva provato le violenze ai danni delle forze dell’ordine intervenute per far rispettare la legalità.
«Questa vicenda è a suo modo paradossale - ha spiegato nella requisitoria l’avv. di parte civile Dal Maso -. Qui non si discute di un’immigrata non integrata, bensì al contrario di un’imputata straniera intelligente, che si è fatta strada e che conosce la realtà. Bene, questa commerciante sa che la domenica in teoria dovrebbe tenere chiuso il call center. E che cosa fa, invece? Se ne infischia e paga sistematicamente la multa. Ogni giorno festivo perché sa che i vigili la controllano, visto che via Napoli è diventato un caso. Che cosa succede, invece, il 2 giugno di diverso rispetto alle altre volte? Che i vigili vanno il mattino e anche il pomeriggio. La reazione dell’imputata è dettata da chi dopo essere stata multata il mattino, ritiene di avere avuto il nulla osta per tenere aperto il pomeriggio. E invece no. La polizia municipale la controlla di nuovo, lei non vuole esibire i documenti perché reagisce a mò di sfida, appallottola la multa e dice ai vigili di prendere dalla multa del mattino i suoi dati. Se un italiano facesse una cosa del genere che cosa succederebbe? Che sarebbe denunciato. Invece lo straniero grida ai vigili razzisti. Poi intervengono i connazionali e scoppia la zuffa. Questo è quello che è accaduto il 2 giugno. Il razzismo non c’entra nulla. Qui c’è una commerciante che non voleva rispettare la legge e i vigili, assieme ai poliziotti, volevano farla rispettare». Ovviamente diversa è la ricostruzione degli avvocati Francesca Bargelloni e Massimo Rizzato, per i quali il comportamento delle forze dell’ordine è stato spropositato. Hanno sostenuto che non c’e stato alcun rifiuto delle generalità e che la resistenza è avvenuta in una fase successiva. A loro avviso l’arresto dei quattro è stato illegittimo perché mancavano i presupposti. Anche perché - è sempre la loro tesi - la commerciante africana aveva presentato un ricorso al Tar per l’apertura domenicale, giorno in cui è maggiore l’affluenza dei clienti che vogliono telefonare a casa. «Forse la signora Beatrice ha esagerato - hanno spiegato - ma non c’è stata una reazione illegale. Al massimo delle percosse, le quali sono perseguibili a querela e in sua assenza dev’essere pronunciata l’assoluzione»


La vicenda di un vicentino, arrestato due volte per furto fra Salcedo e Altavilla, che ieri mattina si è presentato in questura con due borsoni e uno zainetto. Ha chiesto di essere accompagnato al S. Pio X «dove conosco un po’ di gente». Ma i poliziotti non hanno potuto accontentarlo: non ha commesso reati
«Voglio tornare in carcere»
«Ai domiciliari mi sento solo, mi piacerebbe passare il Natale in compagnia»

di Diego Neri

«Voglio tornare in carcere, a casa sono da solo. Almeno il Natale posso passarlo in mezzo alla gente». La richiesta, disperata, è giunta ieri mattina al corpo di guardia della questura. Michele Boscato, 38 anni, residente in centro città, è attualmente agli arresti domiciliari in seguito a due arresti, entrambi per furto, avvenuti fra ottobre e novembre. Una vita difficile, con tanti passi falsi, e il tentativo ancor più complesso di ricostruirsene una nuova. Nella tarda mattinata si è presentato all’ingresso di viale Mazzini con i borsoni e uno zainetto, pronto a farsi trasferire al S. Pio X. «Non ne posso più di stare in casa, soffro di solitudine. Accompagnatemi in carcere, almeno per Natale. Forse lì potrò trovare un po’ più di serenità, quella che nel mio appartamento mi manca». Gli agenti sono rimasti sbigottiti. Purtroppo, è il caso di dire, non è stato possibile arrestarlo. Reati non ne ha commessi. I poliziotti lo hanno riportato a casa. È una vicenda, quella di Boscato, che fa riflettere. Si sentiva talmente solo da chiedere di essere chiuso in galera, l’ambiente da cui tutti vogliono fuggire, che viene visto come un periodo buio della vita da dimenticare in fretta, che merita di essere ricordato soltanto come monito a migliorare e a cambiare o, per chi ci è rimasto da innocente, come senso di rivalsa per un’ingiustizia subita. Forse Michele lo ha idealizzato, certo è che nei suoi occhi ieri si leggeva lo sconforto. Era partito da casa, in centro, con un obiettivo convinto che gli avrebbe dato serenità. Alcune centinaia di metri a piedi, con il bagaglio. La richiesta, in questura, di essere arrestato ha lasciato tutti un po’ spiazzati. Sono stati avvisati gli ispettori delle volanti e quindi i colleghi della divisione anticrimine. Michele Boscato, che si era vestito con cura, i capelli raccolti con un codino, ha atteso davanti agli uffici, è stato accompagnato da un piano all’altro. A tutti ha spiegato di voler tornare dentro per trovare un po’ di compagnia con cui passare le feste, perché con i parenti i rapporti sono difficili. Non che fra i detenuti il Natale possa dirsi allegro, ma perlomeno, ha riferito, si vive la sofferenza della reclusione insieme. Costretto ai domiciliari, invece, si sentiva davvero in cella. Il regime prevede che non possa parlare con nessuno, neanche al telefono. Pur considerando che il vicentino è stato arrestato da polizia e carabinieri in flagranza di furto sia a Salcedo che ad Altavilla, nel giro di un mese, e che quindi la limitazione della libertà l’avrebbe cercata con le sue mani (se sarà dichiarato colpevole), che senso hanno le giornate a guardare la televisione?
I poliziotti hanno verificato le leggi, spulciato il codice. Non è una vicenda che si presenta spesso, anzi. Anche se tutti, pur abituati ad avere a che fare con arresti, denunce, liberazioni e revoche di sospensioni, sono rimasti stupiti e colpiti dall’espressione triste e sofferente di Boscato, che attendeva paziente con i due borsoni preparati con cura e con lo zainetto. Era pronto a partire per un viaggio carico di malinconia. Ma accompagnarlo in carcere gli agenti non potevano. Non ha commesso altri reati, non c’è ragione nel rendere più severa la misura detentiva. Può sembrare un invito a commettere un crimine, ma solo seguendo la logica inversa di un uomo che preferisce il carcere alle quattro pareti di casa. Voleva la cella come regalo di Natale. Ma il dono più bello per lui è un po’ di compagnia e di serenità, anche nel suo appartamento. Allora sì che la festa la vivrà col cuore, e non pensando solo al luogo in cui si mangia il panettone.


Smog alle stelle, ma i blocchi vanno in vacanza
Oggi ultimo stop ai vecchi diesel. Una ricerca: a Vicenza un’auto ogni 1,65 abitanti

(g. m. m.) Centoundici microgrammi anche mercoledì, 149° giorno con valori di pm10 fuori norma dall’inizio dell’anno. Complice l’alta pressione di questa prima metà di dicembre, dall’inizio del mese si è salvato solo un giorno. Tutti gli altri hanno - spesso abbondantemente - superato la soglia di 55 microgrammi per metro cubo d’aria, individuata quale limite per la protezione della salute. Una Caporetto polverosa che sta scatenando polemiche in tutto il Veneto sull’efficacia dei provvedimenti adottati contro lo smog. Oggi, nel frattempo, è l’ultimo giorno di stop per vecchi diesel e non catalizzati: i blocchi riprenderanno dopo l’Epifania. In altre parole, l’ordinanza verrà sospesa dal 23 dicembre al 7 gennaio. Il blocco riprenderà il 13, ogni giovedì e venerdì fino alla fine di marzo. E a proposito di smog e dintorni, uno studio dell’Osservatorio Autopromotec pone Vicenza al secondo posto, nel Veneto, nella classifica del rapporto fra numero di abitanti e numero di auto. Il Veneto, in base a questi rilievi statistici, è all’undicesimo posto in Italia: nel 2003 la densità delle quattro ruote aveva raggiunto un rapporto di un’auto ogni 1,71 abitanti, molto meglio di regioni vicine come Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lombardia. Il dato deriva da uno studio dell’Osservatorio Autopromotec, la struttura di ricerca della più importante rassegna espositiva internazionale di attrezzature e prodotti per l’autoriparazione, la cui prossima edizione si terrà nel quartiere fieristico di Bologna a maggio. Nella graduatoria nazionale relativa alla maggiore densità automobilistica per regioni, il Veneto è preceduto dalla Valle D’Aosta (1,03), dal Lazio (1,46), dall’Umbria (1,53), dal Piemonte (1,56), dalla Toscana (1,60), dall’Emilia-Romagna (1,62), dalle Marche (1,63), dal Friuli Venezia Giulia (1,65), dalla Lombardia (1,68) e dall’Abruzzo (1,70). Le cinque regioni italiane con minore densità automobilistica sono invece: Puglia (1,96), Basilicata (1,94), Calabria (1,89), Liguria (1,89) e Molise (1,85). Lo studio dell’Osservatorio Autopromotec delinea anche la graduatoria di maggior densità automobilistica delle singole province. Per il Veneto, il primato regionale nel rapporto abitanti/autovettura spetta a Verona (1,63), seguita nell’ordine da Vicenza (1,65), Treviso (1,66), Padova (1,68), Rovigo (1,73), Belluno (1,77) e Venezia (1,94). All’Italia, con un rapporto di 1,69 spetta poi il primato europeo nel rapporto abitanti per autovettura. Nella graduatoria europea dei paesi a maggior densità automobilistica, la Penisola precede infatti l’Islanda (1,73), la Germania (1,83), la Svizzera (1,93) e la Gran Bretagna con un rapporto di 1,98 abitanti per autovettura.
«Nel nostro Paese - sottolinea la ricerca - le autovetture circolanti sono cresciute del 15,5% nel corso degli ultimi 10 anni, passando dai 29,7 milioni di unità del 1994 ai 34,3 milioni del 2003, il ritmo delle immatricolazioni è costante ed anche il mercato dell’usato cresce. Nel 2003 gli italiani hanno speso 41,1 miliardi di euro per l’acquisto di oltre 2,2 milioni di autovetture nuove e 12 miliardi di euro per acquistare 3 milioni di auto usate».


Il coordinamento per la tutela dai campi magnetici inoltre propone che i soldi ricavati dagli affitti dei siti siano investiti in una centralina di rilevamento per il territorio comunale
In arrivo 28 ripetitori
E il comitato chiede una mappatura degli impianti

(r. f.) Sono 28 le richieste presentate finora dai gestori della telefonia mobile per installare altrettante antenne nel territorio comunale; 14 sono già in funzione, ma il numero continua ad aumentare. È di pochi giorni fa la notizia di un nuovo impianto collocato in una proprietà privata in via Golini, nel quartiere Padre Zanuso, poco distante da quelli inseriti nelle proprietà dell’Enel, e pare che presto ne sarà allestito un altro nella zona dell’ospedale San Bassiano. Immediata la reazione degli abitanti che, come quelli delle altre zone interessate dalla questione, sono preoccupati prima per la propria salute, poi per l’ambiente. Messisi in contatto fra loro, hanno deciso di unire le forze e dare vita ad un comitato trasversale. È nato così il "Coordinamento bassanese per la tutela dai campi magnetici", espressione di tutti quei gruppi spontanei sorti nei quartieri della città laddove siano state posizionate delle stazioni. Il debutto ufficiale della nuova associazione, che aderisce al Conacem, si è tenuto ieri nella sede di "Questacittà", che ne sarà anche il punto di riferimento. A guidarlo, Giuliana Colpo, coadiuvata dal vice, Aurelio Tasca, dal segretario Andrea Doria e dai consiglieri Maria Zampierin e Stefano Morosini.
«Al di là dell’attività di informazione di carattere scientifico-sanitario che svolgeremo organizzando convegni e incontri con esperti sull’argomento - ha spiegato Tasca - insisteremo in Comune affinché sia diffuso un piano preciso e puntuale sulla distribuzione delle stazioni. È evidente che con l’installazione degli impianti, il livello di densità del campo elettromagnetico, in misure differenti, è aumentato. Purtroppo, non abbiamo a disposizione dati certi sulla pericolosità delle emissioni, sui danni che potrebbero provocare alla salute delle persone. Chiediamo almeno un monitoraggio continuo delle zone in cui sono localizzate le antenne. Le aree da noi individuate sono sei: via Marchesane, via Da Ponte, via Pecori Giraldi, via Piave, via Monte Verena e via Dei Lotti. Vorremmo poter avere in mano tutti i dati rilevati, contattare esperti, in altre parole tutelarci».
«Il coordinamento propone, inoltre, che i soldi ottenuti con gli affitti dei siti in cui sorgono le stazioni siano investiti per una centralina mobile di rilevamento - ha aggiunto Morosin - a disposizione del territorio comunale, magari da affiancare a quella per le polveri sottili visto che Bassano ne è del tutto sprovvista». Obiettivi raggiungibili non contrapponendosi all’attività degli addetti ai lavori o agli enti preposti, ma dialogando attorno ad uno stesso tavolo. «È fondamentale che il Comune risponda alle nostre richieste - ha rilevato Giuliana Colpo - che talvolta sono disattese». Salvaguardia della salute, ma anche dell’ambiente e del paesaggio. «Vorremmo evitare che il profilo della nostra bella città venisse deturpato da una serie di tralicci», hanno concluso i soci fondatori del coordinamento.