15 SETTEMBRE 2004

dal Giornale di Vicenza

Call center, un caso diplomatico. Il comune scrive all'ambasciata
Immigrati: parte la corsa a ristoranti e bar
Badanti, un'assistenza che vale...oro.

Call center, un caso diplomatico Il Comune scrive all’ambasciata

(g. m. m.) A tre mesi di distanza dall’esplosione del caso “call center” in via Napoli, con lo scontro a colpi di ordinanze e ricorsi al Tar fra Comune e i gestori dell’African bazar, la vicenda finisce addirittura “per conoscenza” all’ambasciata nigeriana. Come si ricorderà, dopo il parapiglia del 2 giugno con botte ad agenti di polizia muncipale e della questura, il Comune decise di ordinare la chiusura del call center e del bazar per violazioni dei regolamenti comunali sul commercio e delle ordinanze che regolano l’attività di callc enter. Ora il caso torna di attualità sulla scorta di una lettera indirizzata al Comune e firmata da Anthony Uwa, presidente dell’Acops, associazione di collaborazione per i Paesi in via di sviluppo.
«L’associazione - si legge nella nota - a seguito di un attento e ripetuto colloquio con la signora Okwummo Beatrice Ijeoma, cittadina nigeriana, in regola con il permesso di soggiorno e in possesso della documentazione idonea allo svolgere attività commerciale in Italia, è venuta a conoscenza di una situazione quantomai delicata. La signora, infati, ci riferisce che è dal 2000 che sta subendo notevoli vessazioni, minacce e impedimenti a svolgere serenamente l’attività, con una disparità di trattamento, speriamo non legata a motivi razziali, che coinvolgono la Giunta vicentina, le forze dell’ordine, alcuni cittadini, nonché gli organi di stampa. Certamente la situazione appare quanto mai sintomatica e in aperto contrasto con gli accordi bilaterali Italia-Nigeria». Secondo l’Acops, Vicenza sarebbe l’unica città italiana ad aver intrapreso azioni amministrative «all’apparenza forzate contro l’attività imprenditoriale straniera». Di qui la richiesta di un incontro con il sindaco per trovare una soluzione ragionevole « che non sia quella di intervenire con provvedimenti amministrativi tesi a recare pregiudizio, nonché distruggere fisicamente ed emotivamente la singora Okwumuo, costringendola alla chisura dei propri negozi». Pronta la replica di palazzo Trissino, affidata al vicensindaco e assessore alla sicurezza Valerio Sorrentino, che scrive all’associazione, con sede a Roma, e per consocenza all’ambasciata nigeriana: «Devo purtroppo osservare che i termini e le valutazioni espresse, oltre ad essere del tutto infondate, presentano decisamente aspetti fanreticanti che non possono non destare in chi legge forte ilarità. sarebbe stato opportuno e sufficiente richiedere all’interessata il proprio certificato penale, è per poter così accertare i rièpetuti episodi di violenza e minacce nei cofnronti di pubblici ufficiali, tra i quali segnalo la morsicatura a un orecchio a un agente di polizia, nonnché l’aggressione a due vigili urbani colpevoli dia ver svolto il loro dovere». Sorrentino, quindi, consiglia di «intrattenere ripetuti e attenti colloqui con i residenti di via Napoli» per farsi un’idea della situazione, ricordando che l’ordinanza sul call center «è stata ritenuta legittima dal Tar».
«Sarebbe necessario - conslude spiegare alla singora Beatrice che ciò che il Comune richiede è ils emplice rispettod elle norme a cui sono tenuti gli imprenditori italiani e le elemtari regole di educazione civica. Il razzismo è proprio di chi ritiene che la propria libertà sia talmente ampia da calpestare gli altrui diritti, magari giusitificando la propria arroganza con l’appartenenza a una razza o nazionalità diversa».


In assessorato aumentano le richieste di subentro: i vecchi gestori cedono le licenze, e gli stranieri le acquistano e poi tengono aperto la domenica. Domande in centro e in Zona 6
Immigrati: parte la corsa a ristoranti e bar

di Chiara Roverotto

" O call-center o casolin " è stata la prima battaglia che l’Amministrazione comunale ha voluto “combattere” con i titolari dei posti di telefonia fissa, che sono sorti come funghi in molti quartieri della città, in particolare nel quadrilatero compreso tra viale Milano, via Torino, Firenze e corso Ss. Felice e Fortunato. Gestiti da immigrati, oltre alle cabine telefoniche offrivano cibo e vestiario. E non sempre gli orari di apertura e chiusura venivano rispettati, soprattutto nei giorni festivi. Ora sotto questo punto di vista la situazione è più regolare, in particolare dopo quanto accaduto nei mesi scorsi: risse, poliziotti e vigili feriti, ordinanze di chiusura, manifestazioni, ricorsi al Tar e via di questo passo. Adesso però si presenta un nuovo problema. I contorni non sono ancora ben delineati, al contrario, e anche l’assessorato al Commercio preferisce restare sul vago: in sostanza stanno aumentando in maniera consistente i cosiddetti subentri, ovvero la cessione di licenze di pubblici esercizi. Tradotto dal burocratese significa che molti baristi e ristoratori vicentini hanno deciso di vendere la loro licenza ad immigrati. In particolare stranieri provenienti dall’estremo Oriente: Pakistan, piuttosto che Sri Lanka o India. E la legislazione in materia di ristorazione e bar nel nostro paese, pur dettando regole precise, è decisamente meno rigida: in sostanza un barista può decidere quando effettuare il giorno di riposo, basta che lo comunichi al Comune. Questo accade nella maggior parte dei casi proprio la domenica. « Da parte degli immigrati - spiega l’assessore al Commercio, Ernesto Gallo - ci arrivano segnali ben diversi: bar e ristoranti aperti alla domenica e chiusi durante la settimana. Fin qui nulla da dire, questo non ci preoccupa, ma se all’interno del ristorante o del bar attrezzano anche un posto di telefonia, allora la situazione cambia. Perché al riguardo ci sono regole e disposizioni ben precise da seguire e sulle quali non potremo transigere come del resto abbiamo fatto in tutti qu esti mesi con tutte le difficoltà che sono emerse». Insomma, dopo i call-center arrivano ristoranti e bar e, la zona prescelta dai possibili acquirenti oltre a quella della stazione, si sta espandendo anche in centro storico, dove ci sono state alcune cessioni, e in Circoscrizione 6 dove evidentemente la presenza di immigrati è molto diffusa. « Non vogliamo fasciarci la testa prima di rompercela - continua l’assessore di contrà Busato - ma se questi subentri continueranno ad aumentare ci troveremo con molti bar aperti la domenica che forse non saranno proprio frequentati da italiani e o da vicentini in parti colare...». Mangiare cingalese in centro, al posto della classica tartina di mezzogiorno, potrebbe essere un’alternativa interessante: del resto chi non è entrato, almeno una volta per curiosità, in Doner Kebab, la catena tedesca diffusa in tutto il mondo, che vende carne di montone oppure di pollo e tacchino (basta che non sia di maiale) cotta allo spiedo e servita con salse e verdure varie dentro a quella che si potrebbe definire una piadina?
«A preoccuparci - conclude l’assessore Gallo - è soltanto il rispetto delle regole. Il nostro ordinamento ne prevede di precise che vanno seguite alla lettera da tutti: italiani o stranieri che siano. Finora non abbiamo avuto grandi esperienze in merito: il call center di via Napoli è stato un esempio, forse quello meno edificante con tutti i problemi che ci sono stati. Adesso - conclude l’assessore - non ci rimane che sperare nel rispetto di chi tro ppo spesso parla facilmente di regole, che però altrettanto facilmente le dimentica o le disattende».


In città sono oltre 700, molte lavorano in nero e sono clandestine. Dall’assessorato un forum per comprendere l’evoluzione di un fenomeno
Badanti, un’assistenza che vale... oro
Il Comune risparmia in media 200 mila euro con le nuove "infermiere"

di Chiara Roverotto

Il problema badanti l’hanno preso sul serio. Del resto le cifre parlano chiaro: solo in città sono 700, molte delle quali clandestine, ma comunque indispensabili al sistema sanitario assistenziale visto che non tutte le famiglie si possono permettere di pagare la retta all’interno di una casa di riposo e loro, moldave o ucraine che siano, sono in grado di offrire soccorso ad anziani, disabili o malati di Alzheimer a costi sicuramente meno elevati. E tutto questo il Comune lo sa, o meglio l’assessorato agli Interventi sociali ha fatto quattro conti e si è reso conto che, grazie alle badanti, in questi ultimi anni c’è stato un risparmio notevole sull’assistenza sanitaria a domicilio. «In bilancio quest’anno avevano 440 mila euro - spiega l’assessore Davide Piazza - diciamo che ne abbiamo spesi 200 mila per cui, come è già stato ampliamente dimostrato, le badanti influiscono sull’organizzazione sanitaria dei Comuni e per questo vanno seguite». Un impegno che il Comune si è voluto assumere a partire dall’inizio dell’estate con il primo forum sulle badanti: un’occasione per mettere attorno allo stesso tavolo, sindacati, associazioni di volontariato, operatori, politici, psicologi affinché si possa affrontare un fenomeno che ormai non può più essere ignorato.
«Ma non volevamo soltanto parlarci addosso - spiega ancora l’assessore agli Interventi sociali - infatti ci sarà un nuovo incontro nel quale si parlerà finalmente di progetti e di idee. Queste donne appartengono alla nostra società, anche se ne vivono ai margini e non sempre il loro lavoro è riconosciuto fino in fondo». La prossima riunione del forum si terrà il 7 ottobre. «Ci concentreremo, soprattutto sulle prospettive, dal momento che soluzioni vanno trovate», sottolinea Davide Piazza. Secondo un’analisi della Caritas del Triveneto, la Regione Veneto grazie alle quasi 20 mila badanti residenti sul territorio, ha risparmiato in un anno 350 miliardi di vecchie lire. I dati sono inseriti all’interno del dossier sulle povertà stilato ancora nel 2002 dalla Caritas, da allora le cifre non sono cambiate molto: in città e in provincia le liste d’attesa nelle case di riposo sono diminuite notevolmente a riprova che il loro operato diventa indispensabile per quella fascia di famiglie che non riesce a rivolgersi alle strutture pubbliche o private.
«Sulla base delle nostre supposizioni - continua l’assessore Piazza - diciamo che il 20% delle badanti che vivono in città si occupano di anziani e disabili a tempo pieno, persone che di fatto non vengono più seguite dall’assessorato e da qui nascono quei 200 mila euro risparmiati. Anche se l’emergenza in città continua ad aumentare, al punto che nel prossimo bilancio dovremmo chiedere un incremento delle spese assistenziali».
«Il fenomeno badanti - ha più volte sostenuto il coordinatore della Caritas del Nord-Est, don Pino Pistolato - ha due aspetti da risolvere: il primo rappresentato dallo Stato che abbandona a loro stesse le famiglie costrette a ricorrere alle badanti e il Far West di questo mercato che le strozza economicamente. Da qui il ricorso alle clandestine». E se anche la sanatoria ne ha regolarizzate molte, il problema rimane. «Ed è il più importante da risolvere, messo in luce anche dai dati regionali - conferma Piazza - dove il 70 per cento delle badanti ammette di non essere in regola con i documenti».
Insomma, bisogna rimboccarsi le maniche e Vicenza comincerà col mettere sul tavolo alcune proposte: corsi di italiano organizzati anche grazie ai finanziamenti della Regione, lezioni di pronto intervento ed assistenza visto che si devono prendere cura di persone che hanno notevoli problemi di salute e ancora la casa e il problema del reclutamento che ancora oggi viene gestito da associazioni malavitose dei Paesi dell’est che organizzano viaggio e ingresso in Italia chiedendo in cambio migliaia di euro.