14 DICEMBRE 2004

dal Giornale di Vicenza

Rifiutò la naja.Ultimo arresto.
Danneggia la salumeria.Per fame.
E Cioni va al fianco della Mussolini

L’incredibile vicenda di un muratore vicentino, nato in Svizzera, che non rispose alla chiamata alle armi (renitenza alla leva) e fu condannato anche per diserzione
Rifiutò la naja. Ultimo arresto
di Ivano Tolettini

È l’ultimo arresto per avere detto di no al grigioverde. Pensare che dal primo gennaio la parola sarà cancellata dal vocabolario e dal codice penale militare: renitenza alla leva. Non sarà più un reato perché con un esercito di professionisti la circoscrizione obbligatoria sparirà. Chi non ha però fatto in tempo a beneficiare di quello che è un mutamento epocale è stato Daniele D’Alba, 30 anni, che vive in città, il quale ieri mattina è comparso davanti al tribunale con le stellette di Padova. Da qualche settimana si trova in carcere per non avere fatto dapprima la naja, e, a distanza di anni, per avere disertato. In tutto gli sono stati appioppati 16 mesi di reclusione (8 per le renitenza e 8 per la diserzione). È finito nelle peste perché lavorando tra l’Italia e la Svizzera si è disinteressato delle vecchie pendenze con l’esercito italiano, ma adesso deve fare i conti. Pesantemente in rosso. È una storia particolare anche perché D’Alba è figlio di emigranti che decisero di emigrare in Ticino quand’era piccolo. Dal ’93 al ’95 non ha risposto alla chiamata sotto le armi, ma anziché comportarsi di conseguenza e rivolgersi a un legale, il giovane artigiano edile decise di infischiarsene fino a quando un bel giorno, rimettendo piede in Italia nel ’97, fu arrestato perché nei terminali il suo nome era inserito come latitante. Infatti, nel frattempo era stato processato e condannato a 8 mesi di reclusione per la renitenza. Egli fu affidato al servizio sociale in prova, ma non in una struttura pubblica civile, bensì in una caserma a Torino dove avrebbe dovuto concludere il servizio militare. Tuttavia, il lavoro urgeva, così come le sue esigenze sociali, cosicché ancora una volta girò le spalle alla patria. Stavolta si allontanò alla chetichella e perciò scatto la denuncia alla procura militare di Padova per diserzione. D’Alba fu condannato ad altri 8 mesi di reclusione, non si premurò di proporre appello e quando la sentenza è passata in giudicato per lui si sono riaperte le porte della prigione di stato. Soltanto a questo punto, quando ormai i cavalli erano scappati dalla stalla, si è rivolto a un avvocato di fiducia per risolvere una situazione pesante. Il giovane è sposato e si trova in una situazione allucinante. Ieri mattina per quello che in gergo si chiama “incidente di esecuzione” - riforma della sentenza definitiva sulla esecuzione della condanna affinché sia concessa la continuazione e dunque lo sconto - l’avvocato Paolo Mele senior ha perorato la causa dell’ultimo renitente alla leva, sostenendo che a partire dal primo gennaio il rifiuto a prestare la naja non sarà più un reato. Certo, la diserzione rimarrà un reato, ma adesso al distratto muratore D’Alba interessa una riforma della sentenza passata in giudicato per lasciare la prigione al più presto.
«Il nostro ordinamento è strutturato in una maniera che a volte può sembrare strana. Ci sono reati che si prescrivono - ha commentato l’avv. Mele - e altri che non fanno in tempo a prescriversi. Soprattutto quando colpiscono i soggetti più deboli della società, quelli che in un’altra epoca Hugo avrebbe definito i miserabili»


Le volanti hanno arrestato un giovane che ha infranto una vetrina: «È stata la rabbia perché non ho da mangiare»
Danneggia la salumeria. Per fame

(d. n.) «Avevo fame, e quando ho visto tutte quelle vetrine con gli addobbi di Natale e piene di cose da mangiare mi è montata dentro una rabbia incredibile. Davanti alla vetrina della salumeria non ho capito più nulla e mi sono scagliato contro il vetro». Le volanti, sabato sera, hanno arrestato il marocchino Youssef Farik, 23 anni, clandestino in Italia. L’accusa nei suoi confronti è di danneggiamento aggravato nei confronti della salumeria “Raffaello”, che ha sede in città in corso Padova 21. Ha fatto danni per 300 euro alla merce esposta, senza contare la vetrata infranta. Verso le 20.20 di sabato, un passante aveva notato il marocchino scagliarsi a calci e pugni contro la vetrina ed aveva chiamato due guardie giurate, Massimo Ferro e Fernando Bevilacqua. Queste ultime avevano prima bloccato Farik e quindi avevano allertato il 113 che aveva mandato in corso Padova una volante. I poliziotti hanno ammanettato l’immigrato - già noto in questura, perché ad inizio novembre, dopo aver bloccato il traffico in corso S. Felice sputando ai passanti, aveva reagito contro gli agenti: una bravata che gli era costata sette mesi di reclusione - e lo hanno accompagnato in carcere. Nel frattempo era stato avvisato il titolare del negozio, Simone Raffaello, 34 anni, che vive in città. Il commerciante si è trovato il vetro a pezzi e i generi alimentari in vetrina da buttare, perché i cristalli li hanno rovinati. Al momento, non si riusciva a capire perché Farik se la fosse presa con un negozio chiuso: cercava un furto? Davanti agli occhi di tutti, e in un orario in cui corso Padova è frequentato, pareva francamente poco credibile. È stato poi lo stesso marocchino a spiegare il gesto condannabile sotto tutti gli aspetti, ma che dà dell’immigrato una immagine più umana. Clandestino, senza un soldo in tasca, già arrestato e condannato, in questi giorni vedeva lo sfarzo di una città che si addobba per Natale. Affamato, mentre gli altri spendono per regali spesso superflui. Solo, quando gli altri si stringono fra i loro affetti. Si è sentito crescere dentro una rabbia cieca, che l’ha spinto contro una vetrina di festa, piena di buone cose da mangiare, di prelibatezze che lui non si poteva permettere. E, con la forza dell’ira, si è scaraventato contro il vetro, più per distruggere che per rubare. Un gesto che gli è valso la galera. Dietro le sbarre, almeno, avrà da mangiare.


E Cioni va al fianco della Mussolini
Lo scledense nella segreteria di Libertà d’azione-Alternativa sociale

di Silvia Maria Dubois

Vicenza sforna dirigenti dell'estrema destra nazionale. Mentre il fondatore e leader del Veneto Front Skinheads, Piero Puschiavo a Fiuggi viene eletto membro del comitato centrale del Msi - Fiamma Tricolore, Alex Cioni a Roma entra nella direzione tricolore di Libertà d'Azione - Alternativa Sociale. L'agitatore scledense col viso da bravo ragazzo che tanto piace alla Mussolini è salito di grado e, parallelamente, consolida la sua presenza nella confederazione mussoliniana (che oltre a LdA vede la presenza di Forza Nuova guidata da Roberto Fiore e del Fronte Sociale Nazionale di Adriano Tilgher) che, nei giorni scorsi, con nuove nomine ed incarichi, ha perfezionato il proprio assetto organizzativo, in vista dell'obiettivo più ambizioso: vedere in un prossimo futuro la costituzione di un partito unico. Ed è proprio col plauso della nipote del duce che, sabato 4 dicembre, Alex Cioni (fino a quel giorno "solo" portavoce provinciale di AS e coordinatore di LdA) è stato inserito nel team della segreteria nazionale di Libertà d'Azione - Alternativa Sociale.
«Questa nomina arriva inaspettata - racconta - sono onorato di poter rappresentare Vicenza e il Veneto a Roma, è un riconoscimento importante alle attività che sin qui hanno contraddistinto la nostra comunità militante e le nostre battaglie politiche, come le recenti iniziative sul TFR e in merito alla crisi della compagnia aerea Volare». Fra i punti più importanti del programma "cioniano", vi saranno la lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori e quindi contro tutte le forme di lavoro precario, la difesa e il rilancio dello Stato Sociale contro le attuali politiche liberiste, la salvaguardia del lavoro italiano contro le delocalizzazioni e la difesa dei prodotti nazionali minacciati dalla concorrenza, considerata sleale, di Paesi come la Cina. Ma nel frattempo, ad un anno dalla sua nascita, Alternativa Sociale si prepara anche alle Regionali del 2005: a tal proposito da Roma si ribadisce «la scelta univoca di andare in assoluta contrapposizione sia alla CdL che all'Ulivo, consapevoli delle difficoltà che ciò comporta e pieni di entusiasmo circa il consenso che si sarà in grado di cogliere». Ora, dopo i festeggiamenti personali, un ultimo pensiero Cioni lo rivolge proprio all'altro neo eletto dell'estrema destra local-nazionale, Piero Puschiavo: «Noi finalmente saremo nelle condizioni per essere parte integrante ed organica di un movimento nuovo, il quale si propone di divenire la casa comune di tutti quegli italiani che non si riconoscono nell'Italia di Berlusconi e di Prodi - conclude Cioni - ci dispiace solo di prendere atto, viste le recenti dichiarazioni dello stesso Puschiavo, che di entrare in questa casa la Fiamma non ne voglia sapere. Il centro-destra e Alleanza nazionale sicuramente ringrazieranno».