14 LUGLIO 2005

dal Giornale di Vicenza

Al setaccio 19 edifici islamici
Consiglio, avanti con i “flop”...
Pantere a Campo Marzo «Sono custodi, non gorilla»

Al setaccio 19 edifici islamici
Blitz di Cc e polizia fra Vicenza e l’hinterland, Bassano e Malo

di Diego Neri

Diciannove perquisizioni preventive fra i sospettati di avere legami con l’eversione terroristica. Le hanno compiute, all’alba di ieri, polizia e carabinieri su disposizione della Direzione centrale che ha ordinato circa 200 “visite” a persone, in gran parte già indagate, conosciute dalle forze dell’ordine per avere presunti legami con gruppi del radicalismo islamico. Si tratta, hanno spiegato la questura e gli ufficiali dell’Arma, di perquisizioni preventive, ordinate dopo gli attentati di Londra per monitorare una serie di persone che potrebbero essere collegate, a vario titolo, con ambienti terroristici. L’azione ha portato a identificare poco più di trenta persone, fra marocchini, algerini e tunisini, e fra loro c’era anche l’imam di Vicenza, Quelhazi Touhami, che è stato accompagnato in questura. Nessuno di loro è stato al momento indagato; prima sarà vagliato il materiale che aveva con sé. In ogni caso, nell’abitazione non sono state trovati armi o esplosivo di alcun genere. Il blitz, giustificato dall’articolo 41 del Testo unico di pubblica sicurezza che dà la possibilità alla polizia giudiziaria di entrare nelle abitazioni o in locali pubblici senza mandato per cercare armi o droga, non è stato ordinato dalla magistratura - peraltro era stato informato il pm di turno Giorgio Falcone - è stato compiuto in città e nell’immediato hinterland, e quindi a Bassano e a Malo. Vi ha preso parte personale della Digos, guidato dal vicequestore Cuozzo e dal capo di gabinetto De Leo, e altri uffici della questura, ed inoltre dai carabinieri del reparto operativo col tenente colonnello Clementi e il tenente Ghinelli, coadiuvati dai colleghi di tutte le cinque compagnie del Vicentino. Le perquisizioni sono scattate contemporaneamente in molte regioni del Nord, nelle Marche, in Campania e in Sicilia, e l’azione è stata accelerata dopo gli ultimi attentati. Di fatto, lo scopo era quello di far capire all’opinione pubblica che le forze dell’ordine tengono sotto controllo per quanto possibile il fenomeno e inoltre di mettere in guardia i possibili estremisti. La polizia ha visitato una decina di abitazioni e di centri di ritrovo - non le moschee - degli islamici, cercando persone già finite sul registro degli indagati con l’ipotesi di fiancheggiare, o finanziare, il Gruppo salafita o altre realtà legata a Al Qaeda e a Osama bin Laden, lo sceicco del terrore. Tutte le persone perquisite fra Vicenza, i paesi della cintura e Bassano sono state portate in questura. Si tratta di magrebini che hanno precisato di essere del tutto estranei a qualsiasi attività terroristica. I carabinieri hanno compiuto nove visite: otto fra la città e l’hinterland e una a Malo. I militari hanno arrestato un tunisino, che avrebbe dovuto abbandonare l’Italia in quanto clandestino da tempo, e non l’aveva fatto, e hanno segnalato per l’espulsione un marocchino. Durante il blitz è stato sequestrato parecchio materiale, soprattutto cartaceo. Sono libri, fotocopie, file scaricati da internet, in gran parte in lingua araba che contengono testi religiosi. Saranno esaminati nel dettaglio e se vi sarà trovato qualcosa di sospetto potrebbe essere avviata un’indagine. Le forze dell’ordine hanno messo i sigilli anche ad alcune videocassette. Da questa attività, come hanno precisato gli investigatori, non è spuntato finora nulla di particolarmente rilevante o allarmante dal punto di vista del terrorismo. Il Vicentino è da anni al centro di inchieste e indagini di più procure per presunti legami da codice penale, ma finora non sono emerse realtà tali da mandare a processo qualche esponente o fiancheggiatore dell’eversione più dura. Abitano nella provincia berica alcune migliaia di islamici, che vivono il credo religioso con passione e questa fede in più occasioni ha suscitato sospetti di radicalismo violento. Ma, al di là di episodi molto isolati e strettamente collegati a vicende private, generalmente chiuse fra le mura domestiche, le forze dell’ordine e la magistratura non hanno trovato persone disposte a tutto per l’ideale di Al Qaeda. La tensione e l’attenzione restano peraltro elevate, anche per la presenta americana in città. Con il perdurare dell’azione militare italiana in Iraq, la penisola e Vicenza continuano ad essere ritenute un obiettivo sensibile.

Borraccetti e Salvarani
«È attività di polizia»
L’avv. Mele senior: «L’imam è stato umiliato. È un pacifico»

(i. t.) «È possibile in linea teorica che anche l’Italia possa subire un attentato, ma non c’è nessun specifico motivo di allarme ed in particolare che questo riguardi il Veneto e Venezia». Lo ha spiegato ai giornalisti Vittorio Borraccetti, procuratore di Venezia e capo dell’antiterrorismo veneto, al termine di un vertice al quale hanno preso parte anche alcuni sostituti procuratori e i responsabili della Digos delle questure venete. Questo concetto l’ha ribadito a Vicenza anche il procuratore Ivano Nelson Salvarani conversando con i cronisti. L’attività investigativa, ha osservato, è stata attuata in piena autonomia dalla polizia. Non c’è stata alcuna delega da parte dell’autorità giudiziaria, anche se qualora fossero emersi degli illeciti l’autorità giudiziaria sarebbe stata subito informata. Le perquisizioni eseguite nella nostra provincia sono state predisposte in base a un ipotetico allarme terrorismo in seguito agli attentati di Londra. L’impressione è che le forze dell’ordine vogliano far sentire il fiato sul collo a persone vicine a un islam in odore di fondamentalismo. Come dire, un’azione preventiva. Sul presupposto che gli islamici residenti nel Vicentino potessero avere armi, la questura ha setacciato una ventina di appartamenti. Tra di essi quello dell’imam di Vicenza Quelhazi Touhami, apparso molto amareggiato. È stato sbrandato all’alba e accompagnato in questura per una serie di verifiche. Vi è rimasto alcune ore. «Non contestiamo la legittimità delle perquisizioni - ha spiegato il suo legale Paolo Mele senior -, ma a mio avviso ci devono essere dei chiari presupposti. Touhami è una persona molto equilibrata che ha manifestato in maniera decisa la sua opposizione a qualsiasi forma di terrorismo. È un uomo che predica la pace e la fratellanza tra i popoli, non può essere sospettato. Egli si piega alla forza della legge, ma è molto rattristato perchè ritiene di avere subito una ingiusta umiliazione. E come lui molti altri musulmani che sono stati “visitati”». Tornando al vertice di Venezia, Borraccetti ha aggiunto che «da parte nostra c’è un livello adeguato di attenzione e non c’è nessuna ragione per allarmi specifici e concreti». «L’incontro di ieri - ha continuato - non ha nessuna relazione con le affermazioni dell’ex imam di Carmagnola. Questo è un incontro che facciamo periodicamente e può capitare che avvenga dopo queste dichiarazioni, ma non ha nessuna relazione con quanto ha detto l’imam, parole su cui non voglio fare commenti». Il procuratore di Venezia ha osservato che la riunione era programmata da tempo e nel corso dei lavori «abbiamo compiuto una ricognizione a livello veneto sulle attività che stiamo svolgendo perché vogliamo essere all’altezza delle esigenze informative ed investigative che ci sono oggi in relazione al fenomeno del terrorismo». Borraccetti, riferendosi alle perquisizioni eseguite in tutta Italia, ha concluso analizzando che i controlli sono di competenza delle autorità di polizia ed esulavano dal contenuto della riunione di ieri mattina.


Consiglio, avanti con i “flop”...
Ritardi, traffico, telefonini: la maggioranza ha troppi assenti e fa innervosire il sindaco. Ancora una seduta a vuoto in sala Bernarda: rinviate le votazioni sull’operazione-Q8 e sul bilancio del 2004.

di Antonio Trentin

Altro consiglio, altro flop ieri sera in Comune, altro "tutti a casa". Per l’ennesima volta l’opposizione si è chiamata fuori dalla conta in sala Bernarda e per l’ennesima volta la Casa delle libertà aveva troppi buchi sui suoi banchi. E dentro questi buchi è ricascata. Consiglieri presenti del centrodestra 19: pochi per far partire la riunione. Consiglieri spettatori del centrosinistra 10: più che sufficienti a convalidare l’appello del presidente Sante Sarracco, ma arroccati in un "non possumus" ribadito così dall’ex-sindaco Marino Quaresimin: «È la maggioranza che deve garantire i numeri per approvarsi le sue decisioni». Che cosa è successo stavolta? Tre del centrodestra sono in vacanza (Lucifora, Rucco, Dal Zotto): risultavano assenti giustificatisi, contro di loro nessuno ha potuto dire niente. La presidente della Provincia, Manuela Dal Lago, ha perso dieci minuti di troppo lungo la diagonale di piazza dei Signori tra il suo palazzo Nievo e la Loggia del Capitaniato dove arrivava a fare da capogruppo leghista. L’aennista Luca Milani ha avuto problemi di traffico automobilistico ed è sopraggiunto fuori tempo massimo «costernato per quello che stava succedendo» (parole sue). La consigliera leghista Franca Equizi ha avuto anche lei problemi di traffico, ma telefonico: quando in consiglio la chiamavano, lei stava schiacciandosi il cellulare all’orecchio per un impellente bisogno di comunicazione (e inutilmente il vicecapogruppo leghista Alessio Sandoli ha tentato di tirarsela dentro in tempo per un «sì» alla chiamata»). Risultato finale: l’opposizione gongolante, il sindaco Enrico Hüllweck arrabbiato e accompagnato via dall’assessore Claudio Cicero prima di esternazioni pericolose («non c’è maggioranza...» aveva cominciato a dire), i capi della Casa delle libertà in conclave per fissare un rapido ritorno in consiglio. Sarà per lunedì prossimo, con lo stesso programma di delibere imperniato sul "via libera" all’operazione-Q8 di via Ceccarini e sul bilancio consuntivo 2004. Ironie e critiche sono piovute in abbondanza dall’opposizione, mentre il consiglio comunale sfollava. Ma quello di ieri pomeriggio è stato un infortunio numerico della maggioranza, non un trabocchetto politico: stavolta nella Casa delle libertà hanno detto tutti così ed effettivamente non si possono tentare dietrologie. La stessa defezione telefoninica della sempre inquieta Equizi - contro la quale si è poi duramente scagliato Cicero - non è stata determinante. Ieri la consigliera era a Palazzo con la divisa nero-verde da guardia padana. Si era portata il consorte, anche lui in camicia verde insieme a qualche altro padano con i gradi. Aveva chiesto di discutere dei fatti di sabato pomeriggio in Campo Marzo e della ronda nordista stoppata dalla Questura, ma non è stata accontentata, per l’assenza vacanziera del vicesindaco aennista Valerio Sorrentino, suo tradizionale avversario dialettico. Non ha gradito e lo ha dimostrato. Ma neanche lei bastava, da sola, a far saltare la seduta. Per la prossima settimana, il centrodestra ha consultato il registro di chi va in vacanza e di chi torna e si è confortato: «Ventuno presenze sono sicure, forse ventidue...» sommavano alla fine il presidente Sarracco e i capigruppo di Forza Italia, Alleanza nazionale, Lega Nord e Udc. Tutto bene, salvo altre sorprese.


Pantere a Campo Marzo «Sono custodi, non gorilla»

(d. n.) È stata modificata, come chiedeva il prefetto e sollecitavano i sindacati di polizia, la convenzione fra il Comune e le “pantere” di Campo Marzo. Accolto le obiezioni di Tranfaglia, ora l’accordo pare funzionare. Con una decisa virata: le “pantere” non sono un «supporto alla polizia locale», ma «forniscono informazioni al cittadino sulle norme che regolano il parco». Insomma, non gorilla della sicurezza ma custodi di Campo Marzo e dei giardini Salvi. La polemica era scoppiata poiché da più parti l’accordo fra l’amministrazione e i privati era ritenuto illegittimo. Il Siulp era andato più in là, ritenendolo il primo passo per togliere allo Stato uno dei suoi compiti primari, la sicurezza. Il concetto era semplice: lasciate a polizia, carabinieri e vigili certi compiti. Se la cittadinanza reclama, assumete nuovi vigili e fate pressione sui politici affinché arrivino più forze dell’ordine. «A Campo Marzo c’è da anni un problema - ribatte il vicesindaco Valerio Sorrentino, che ha voluto le “pantere” sponsorizzate dall’on. Conte -. Per noi quella zona, con viale Milano, è una priorità assoluta sul fronte sicurezza. La gente si lamenta, ha paura a passarci, e per risolvere la questione servirebbe la presenza costante di forze dell’ordine. Ma non è possibile, non ci sono i numeri. E quando la polizia organizza dei blitz, non servono a nulla. Per questo abbiamo pensato alle “pantere”. Sono dei custodi esperti del settore (non posso certo chiedere che un compito del genere lo compiano dei pensionati), che costano poco e fanno deterrenza». Sulla questione interviene anche Luca Milani, capogruppo di An in consiglio: «La nostra è stata una risposta politica ad un bisogno. Se la convenzione non andava, era giusto sistemarla. Le “pantere” sono un risultato di An, ed è giusto distinguerle dalle ronde padane, che fanno un servizio (come ha detto per un’altra occasione il viceministro Mantovano) al di fuori dell’ordinamento giuridico. Nel 2006 il Comune assumerà 20 nuovi vigili, e chi si lamenta perché i soldi li spendiamo in questa maniera sono gli assessori leghisti». «Anch’io non sono favorevole alle “pantere” - conclude Luca Prioli, segretario del Coisp - ma bisogna essere consapevoli che coi fondi che ci sono adesso non arriveranno mai nuovi agenti a Vicenza. Bisogna prendere decisioni, essere concreti: è per questo che abbiamo sollecitato la chiusura della scuola di polizia e il trasferimento dei 90 poliziotti che lavorano lì in questura. È l’unico modo per avere più personale».