12 GENNAIO 2005

dal Giornale di Vicenza

Albera, tornano i blocchi.
Il gestore dell'Astra:"Sono io la vittima di questo degrado"
VALDAGNO."L'integrazione non esiste"

Albera, tornano i blocchi
Si riunisce il gruppo di lavoro, ma l’assessore Chisso non c’è

di G. Marco Mancassola

Questa volta l’"angelo", come l’avevano chiamato quando si era palesato in circoscrizione 6 a metà dicembre, non si è visto. L’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso era atteso ieri mattina da una ventina di rappresentanti dei comitati dell’Albera e di strada Pasubio per la prima riunione del gruppo di lavoro tecnico-politico da lui stesso convocata. Al suo posto, ai piani alti di palazzo Nievo, sede della Provincia, è salito l’ing. Giuseppe Fasiol, della direzione regionale infrastrutture. Da Venezia fanno capire che è come se si fosse presentato Chisso in persona, ma per i comitati non è stata la stessa cosa, a giudicare dalle facce spaesate dopo un’ora e passa trascorsa al freddo, lungo il marciapiede di contrà Gazzolle. Nel pomeriggio, invece, Chisso si è fatto vedere in città per un appuntamento in Associazione Industriali. A giustificazione, ha spiegato che si trattava di un tavolo tecnico e per questa ragione ha inviato un suo tecnico di fiducia. Prima di ogni ipotesi, compresa la deviazione del traffico pesante sul raccordo autostradale - ha fato capire - bisognerà raccogliere i dati sul progetto della bretella Vicenza-Isola e sui volumi di traffico. A quel punto, fra una decina di giorni, verrà convocato un nuovo confronto. «Non era una passerella politica - ha detto l’assessore - la sfida è stata raccolta, ora dobbiamo avere a disposizione i dati per valutare come intervenire». Più che presenze, comuqnue, la riunione esibiva assenze: mancavano infatti anche rappresentanti dell’Autostrada, delle categorie economiche e degli autotrasportatori. Al primo faccia a faccia, ieri mattina, hanno preso parte invece l’assessore alla viabilità provinciale Roberto Ciambetti e l’assessore alla mobilità comunale Claudio Cicero. Al termine dell’incontro, durato mezz’ora, i protagonisti sono rimasti abbottonati: «È stata una riunione interlocutoria per preparare le basi in vista dei prossimi incontri», si limita a dichiarare Ciambetti. Novità, quindi, non ce ne sono, anche se la sensazione è che si sia cominciato a ragionare su una possibile soluzione tampone in vista di quella che da sempre la Provincia ritiene la soluzione definitiva, vale a dire la costruzione della variante alla Pasubio. Delusi i comitati, che hanno manifestato la loro esasperazione all’ingresso di palazzo Nievo alla presidente della Provincia Manuela Dal Lago, cui hanno spiegato come il traffico pesante, se possibile, sia addirittura aumentato con l’inaugurazione della tangenziale sud.
«È passato un altro anno di tante parole, ma di nessun fatto», commentavano al termine della mattinata, impegnati in un nuovo volantinaggio che annuncia le iniziative per le prossime settimane. E si prevede un inverno bollente, con la prospettiva del ritorno delle manifestazioni in strada, quelle proteste che nella primavera dello scorso anno avevano mandato in tilt la viabilità al nodo dell’Albera per via del continuo transito dei manifestanti lungo i passaggi pedonali con semaforo a chiamata. I comitati, infatti si sono riuniti lunedì e hanno deciso di rilanciare "In strada per la vita", che andrà in scena venerdì 28 gennaio alle 17. Otto mesi dopo l’ultima manifestazione, che si era svolta lungo gli attraversamenti pedonali del nodo dell’Albera, i comitati si daranno appuntamento lungo la strada simbolo della loro battaglia, la Pasubio, dove daranno vita a un volantinaggio all’angolo con strada Lobia. Nel menu ci sono anche incontri con i sindaci dei comuni dell’hinterland e una lettera al ministero dei trasporti, dopo la lettera già inviata all’assessore Chisso alla vigilia di Natale.
«Stop ai Tir nei quartieri cittadini - recita lo slogan - per la vita delle persone, per la salute, per la sicurezza, per la salvaguardia dell’ambiente. Tutti i cittadini sono invitati per vincere una battaglia di civiltà». «Ci dicono che faranno approfondimenti, che raccoglieranno numeri - conclude il consigliere comunale dei Democratici di sinistra, Giovanni Rolando, armato di maschera anti-gas durante il sit-in davanti alla Provincia - ma intanto il tempo passa e non si vedono azioni concrete. A questo punto, non possiamo far altro che tornare in strada».


Barche & polemiche
Il gestore dell’Astra: «Sono io la vittima di questo degrado»

di Silvia Maria Dubois

«Sono allucinato, non riesco a credere alle dichiarazioni riportate sulla stampa in questi giorni". A parlare una volta per tutte, ora, è il gestore (e neo proprietario) del Nuovo Bar Astra, Gianluca Moretto, conosciuto da tutti con il soprannome di "Mopi". Stanco, deluso ed arrabbiato, rilascia le sue dichiarazioni in una serata dove i fatti sembrano parlare più di qualsiasi testimonianza. Sono le 22 di lunedì sera, infatti, quando Mopi ci accoglie nel suo bar per esprimere la propria opinione in merito alla conflittuale situazione di degrado del quartiere delle Barche. Più volte viene interrotto dagli amici che lo avvisano che c'è un tipo che sta dando fastidio alla barista. Fuori dal locale sostano in piedi due "zombi" con gli occhi socchiusi, mentre un extracomunitario entra per vendere rose e un avventore lurido chiede insistentemente panini e caffè a credito. Ad un certo punto un finto moribondo che sosta al banco tenta di rubare diversi pacchetti di caramelle, Mopi minaccia di chiamare il 113 e il ladro prima si getta a terra fingendo un malessere e poi se ne esce imprecando.
«Non sai quanto felice io sia che la stampa abbia assistito a tutto questo perché è proprio tutto questo che noi ci troviamo quotidianamente a sopportare! - spiega Gianluca -. Le dichiarazioni rilasciate in questi giorni sui giornali mi hanno ferito e sorpreso, perché sono io la prima vittima di questa situazione di degrado e sono sempre io che, per primo, ancora nel 2001, ho sollevato la questione fotografando gli scempi e la sporcizia della zona, consegnando le foto a Sorrentino e prendendomi addirittura quattro giorni di ferie per organizzare, con gli altri baristi della città, un grande tavolo di confronto che portasse all'attenzione del Comune questa problematica». Il Nuovo Bar Astra, luogo amatissimo dai letterati locali e dai registi nazionali, come testimoniato da numerosi documenti, rispetta regole igieniche e sonore rigidissime. Lo stereo, promosso da tutte le perizie foniche, è di 70 watt e le serate musicali vengono regolarmente approvate dagli uffici dell'Annona senza alcun impiccio, né raccomandazione di ogni sorta. Nemmeno gli orari sembrano costituire quel gran problema attorno a cui si fanno ruotare tutti i disturbi e gli atti vandalici in notturna mal sopportati dalla zona: durante la settimana il bar chiude a mezzanotte e, nelle serate di venerdì e sabato, pur potendo chiudere alle 2, spesso si decide per un ultimo drink servito all’una.
«La gentaglia che bivacca fuori lo fa a prescindere dagli orari del bar e la chiara impressione è che si voglia trasformare questo locale - puntualizza "Mopi" - in un capro espiatorio per un problema sociale che invece c’è e dilaga a prescindere da tutto. Il sottoscritto si batte in prima linea da anni per migliorare la situazione, pagandone tutte le conseguenze. Vogliono le ronde? Ma se io stesso chiamo la polizia almeno quattro volte a settimana!! Da questo bancone posso osservare tutto ciò che succede fuori: vedo chi spaccia, chi sporca, chi litiga e, di conseguenza, fornisco piena collaborazione agli agenti». Anche a rischio di spiacevoli ritorsioni, da quanto viene testimoniato dagli stessi verbali della questura custoditi in un’apposita cartella: dai balordi che Mopi sistematicamente allontana arrivano puntuali minacce come quella di incendiare il locale o di buttarci una bomba. Minacce che spesso si traducono in pratica come tutte quelle vetrine rotte o tutti quegli escrementi che il mattino si deve rimuovere con pazienza. «A volte spazzo anche le strade qui attorno per sgravare il compito dei residenti - puntualizza Moretto che ci tiene a precisare la sua assoluta apartiticità, pretesa anche all’interno del suo locale - residenti che, purtroppo, sono capeggiati da quei pochi ma forti e che, dunque, all’opinione pubblica sembrano costituire una collettività numerosa e compatta. Così non è: lo ripeto, a lamentarsi sono sempre i soliti, due in particolare». Ma allora quali sono le proposte messe sul bancone del bar Astra? «Il problema c’è ma va affrontato con spirito diverso, in un’ottica di piena collaborazione come io stesso chiedo al vice sindaco da ben due anni - conclude Mopi - e soprattutto senza nascondersi dietro capi espiatori come il bar. Cominciamo a dialogare seriamente e con obiettività, tutti assieme. Ed infine non dimentichiamo, poi, come possono funzionare da deterrente del fenomeno delinquenziale tutte le nostre feste, le nostre iniziative e i nostri concerti jazz».


Gli stranieri in città sono aumentati del 17 per cento, 61 le nazionalità rappresentate
«L’integrazione non esiste»
L’assessore: «È un lavoro lungo e complesso»

di Marco Scorzato

«Gli stranieri in città? Non ci sono conflitti, ma non si può nemmeno parlare di integrazione». La fotografia è di Franco Visonà, assessore alle politiche giovanili del comune di Valdagno e da poco ritornato ad occuparsi anche di servizi sociali. Davanti ai dati che confermano anche nel 2004 una crescita della popolazione valdagnese dovuta all'aumento degli extracomunitari residenti, non esita a riconoscere che «una vera integrazione è ancora di là da venire». «Italiani e stranieri - aggiunge - continuano a rappresentare comunità distinte all'interno della città». Per fortuna, tuttavia, la convivenza sta procedendo senza particolari problemi e già questo, per una città ed una vallata che solo nell'ultimo decennio hanno iniziato ad aprirsi all'esterno, è un buon risultato. Al rilevamento del 30 novembre 2004, erano 2279 gli stranieri residenti, 391 in più rispetto all'anno precedente. Un numero che fa balzare la loro quota sul totale della popolazione dal 7,7% all'8,3%. Etnie in aumento. A Valdagno sono 61 le nazionalità rappresentate. Tre in più rispetto ad un anno fa, quando tra le 58 si contava anche una presenza cingalese, ma mancavano giapponesi, pakistani, israeliani e paraguaiani che ora invece vivono qui. «Con alcune etnie il lavoro di integrazione è più complesso che con altre - osserva Visonà - È importante, in quest'ottica, il lavoro dei mediatori culturali dell'Ulss: i nostri uffici si avvalgono del loro aiuto per trasmettere comunicazioni alle famiglie straniere». Il problema della reciproca comprensione non è secondario, soprattutto nella fase istruttoria dell'erogazione dei contributi al minimo vitale o per gli affitti. «La vera integrazione - afferma Visonà - si ha quando non c'è diversità nei rapporti tra le persone, quali che siano le loro origini, religioni o colore della pelle. Oggi, invece, tra valdagnesi e stranieri ci sono freni notevoli: ci vuole tempo, ed è inevitabile che sia così, anche per la cultura e la storia di questa vallata e delle persone che la abitano. Soprattutto tra i meno giovani la cultura della mondialità non è diffusa». Il fronte scolastico. È più facile affiancare il concetto di integrazione alle nuove generazioni. È a scuola che i bambini italiani imparano a confrontarsi con coetanei di origine africana, asiatica o sudamericana. Le ore in classe sono la palestra in cui apprende a scavalcare i confini culturali, a confrontarsi continuamente. «Per i bambini è più facile - afferma Francesco Tognon, direttore del circolo didattico di Valdagno, dove tra scuole materne e primarie gli stranieri rappresentano quasi il 13,5% - Se un alunno straniero compie tutto il percorso degli studi in Italia, tende a superare ogni problema, sia linguistico che di integrazione». Spesso gli istituti devono inserire in classe alunni ad anno scolastico già iniziato: «Per facilitare l'apprendimento della lingua - spiega Tognon - la nostra scuola si è fatta capofila di un progetto che coinvolge altri 14 istituti: un finanziamento ministeriale di 73 mila euro è stato erogato per incentivare gli insegnati a prolungare il proprio orario di lavoro per l'insegnamento della lingua straniera».