09 FEBBRAIO 2005

dal Giornale di Vicenza

E per il 37° giorno micropolveri fuori norma. Situazione aggravata anche dalla mancanza di piogge
Cogi inaffidabile, il Comune sapeva»

E per il 37° giorno micropolveri fuori norma. Situazione aggravata anche dalla mancanza di piogge

I livelli di inquinamento nel Veneto stanno diventano un caso nazionale ed europeo. Per Legambiente Veneto, la persistenza del pm10, che anche lunedì per il trentasettesimo giorno dall’inizio dell’anno ha superato i limiti di legge a Vicenza, Padova e Verona, è dovuta anche alla cosiddetta "risospensione". Se è certo il legame fra la cilindrata dei veicoli e la quantità di pm10 prodotto, meno nota - scrive Legambiente - è l’azione svolta complessivamente dal traffico automobilistico. Considerando che in condizioni atmosferiche come quelle attuali, in cui non piove da settimane, anche le polveri sottili ricadute al suolo non si dissolvono, il contributo della "risospensione" diventa importantissimo. «In pratica - prosegue il documento - il traffico continua a rialzare le polveri nello stesso ambiente, e in condizioni di alta pressione e poco vento le concentrazioni nell’aria non diminuiscono: non è una vera e propria fonte di pm10, dato che non genera nuove sostanze, ma rimette in circolazione del particolato già esistente che si era depositato sul suolo». «Si stima - rileva l'associazione ambientalista - che un veicolo può rimettere in sospensione una quantità di pm10 pari al doppio di quella che emette un veicolo diesel a parità di distanza. Limitare il traffico, come con le targhe alterne, aiuta non solo a non emettere pm10, ma anche a non rialzare quello già ricaduto al suolo». «Inoltre - conclude la nota di Legambiente - molte polveri sottili vengono prodotte dall’usura di gomme, freni e dall’abrasione dell’asfalto, nella misura del 74-76 % dovuto alla combustione, del 5-6 % alla consunzione dei freni, del 9-10 % alla consunzione delle gomme, del 9-10 % all'abrasione del manto stradale». L’assenza di piogge sembra intantod estinata a durare anche oggi e domani. Le rpevisionid elc entro meteo di teolo, infatti, annunciano per oggi cielo sereno o poco nuvoloso e per domani al mattino tempo ben soleggiato, dalle ore centrali progressiva velatura del cielo da nord per nubi alte; formazione di foschia o nebbia in pianura e a fondovalle nelle ore più fredde.

Hüllweck analizza le concentrazioni di inquinamento durante i "quattro giorni"
I dati saranno inviati all’Anci e al ministero: «L’azione va allargata, ma i sindaci da soli non ce la possono fare»

Il blocco aiuta, ma non risolve

di Gian Marco Mancassola

«Il blocco aiuta, ma non risolve». Suona come lo slogan di una pubblicità progresso, e invece è il commento finale con cui ieri il sindaco Enrico Hüllweck, dati alla mano, ha bollato l’esperienza dei quattro giorni senza traffico in un quarto della città. Durante il blackout automobilistico c’è stata una riduzione considerevole dei principali inquinanti veicolati dal traffico, ma loro, le famigerate polveri sottili, non sono scese sotto la soglia prevista dalla normativa europea: «Non c’è stata una riduzione eclatante - dice il sindaco -, ma solo modesta». Il blocco riduce, come mostrano i dati riportati nella tabella a fianco (i valori sono espressi in microgrammi di pm10 per metro cubo d’aria; la soglia da rispettare è 50 microgrammi). «Ma evidentemente c’è una massa di polveri che arriva da altre zone, tale da vanificare lo sforzo di chiudere al traffico una specifica area - continua il sindaco -. La sperimentazione ha dimostrato che il blocco non risolve il problema, anche se migliora la situazione. Se vogliamo ridurre le polveri, dobbiamo allargare il raggio d’azione». Un raggio d’azione che potrebbe allargarsi in due direzioni: aumentare le dimensioni della zona rossa («ma a quel punto il disagio da sopportare diventerebbe insostenibile»), oppure considerare il traffico soltanto una delle cause e nemmeno la principale. Come hanno sottolineato ieri Hüllweck e l’assessore all’ecologia Valerio Sorrentino, nel capoluogo, secondo le stime del dipartimento provinciale Arpav, la tipologia e la percentuale delle fonti di emissione di pm10 corrispondono a quanto rilevato a livello nazionale: oltre al traffico - analizza il sindaco - vanno considerate le emissioni dovute all’industria manifatturiera e agli impianti di riscaldamento. Servono interventi strutturali, allora: «E noi ci stiamo pensando: c’è il Logistic city center , c’è la rete di teleriscaldamento, c’è il progetto del tunnel per le auto», prosegue Hüllweck. Ma veniamo al blocco: «Nel caso specifico - si legge nella relazione predisposta dal responsabile dell’ufficio ecologia Elvio Bissoli, in base ai primi dati e in attesa delle valutazioni di carattere scientifico affidate all’Arpav - durante le giornate di blocco del traffico, sicuramente sono state sottratte considerevoli quantità di emissioni di polveri (idrocarburi, composti organici, ossidi di azoto e di zolfo, monossido di carbonio, ammoniaca), che non si traducono, nell’immediato, in minori livelli di concentrazione di pm10, proprio per la caratteristica delle polveri di rimanere a lungo nell’atmosfera urbana. In sostanza, il blocco, quale misura di emergenza, impedisce sicuramente che i valori dell'inquinamento si aggravino ulteriormente». Gli effetti più evidenti e positivi, dunque, vanno cercati nelle curve che rispecchiano l’andamento del monossido di carbonio e del biossido di azoto, che si riducono sensibilmente durante le ore del blocco, per poi risalire a blocco concluso. Hüllweck rifiuta di bocciare l’efficacia dell’ordinanza, che - sostiene - ha avuto il merito di accendere un dibattito nazionale e di far discutere seriamente sul problema e sul ruolo dei sindaci, che non possono essere lasciati soli. Ma ammette che i miglioramenti, anche a confronto con le altre città venete dove erano in vigore limitazioni parziali del traffico, sono stati modesti. «Serve un’azione forte dal punto di vista strutturale - dice - ma non è possibile per i singoli sindaci prendere provvedimenti così forti». Il livello decisionale, in altre parole, va alzato dal Comune alle Regioni e allo Stato: questo - secondo Hüllweck e Sorrentino - è il risultato dei "quattro giorni", questo è quel che Hüllweck ha riferito a Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e presidente dell’Anci.


Cogi inaffidabile, il Comune sapeva»
C’è stata una deliberata mancanza di vigilanza e quel che è più grave l’omessa sanzione delle scorrettezze
Alifuoco (Ds) all’attacco dopo la relazione presentata dai collaudatori

di Chiara Roverotto

- Dott. Alifuoco, sul teatro la minoranza ha inviato 12 interrogazioni e un esposto-denuncia alla magistratura: ora le dichiarazioni della commissione collaudatrice non lasciano dubbi...
«I lavori, a detta del sindaco e dei suoi fedelissimi, procedevano benissimo, e si sussurrava fossero addirittura in anticipo rispetto alla tabella di marcia. I detrattori del teatro e gli oppositori politici erano serviti; avevano fatto le Cassandre ed avevano clamorosamente toppato. Poi, il sindaco ha cominciato a scorgere all'orizzonte "spiritelli maligni", complotti degli avversari politici e delle organizzazioni sindacali».
- Eppure, in questi mesi i segnali non sono mancati: operai, ditte che non venivano pagate, per non parlare dei fornitori, comprese le Aim...
«Certo, ma i ritardi nei pagamenti degli operai vengono "banalizzati" in semplici "disguidi tecnici"; i ritardi nell'avanzamento dei lavori venivano prima negati, poi minimizzati, quindi giustificati (emblematiche al riguardo le dichiarazioni del sindaco dove in barba ai tecnici - direttore dei lavori, responsabile del procedimento, collaudatori in corso d'opera, che dovevano e devono ancora esprimersi - si diceva favorevole alla proroga di 196 giorni, "perché le giustificazioni portate dalla Cogi appaiono certificate e fondate"!).
- Sì, ma la situazione peggiora in un crescendo rossiniano .
«Siamo alla cronaca di questi ultimi giorni che vede un sindaco che alcuni definiscono "rassegnato", forse conscio che l'epica battaglia del "bene" contro il "male" potrebbe sancirne la sconfitta, incredulo al punto da domandarsi su Il Giornale di Vicenza del 3 febbraio 2005: "chi poteva immaginare che l'impresa che ha vinto l'appalto dopo oltre un anno non pagasse i fornitori, gli operai, o li licenziasse perché scioperavano?".
- In passato avete sostenuto che ci sono state anche alcune anomalie nell’aggiudicazione dell’appalto.
«La prima fase della gara d'appalto si concluse, nel settembre del 2002, con l'ammissione di 7 offerte, di cui 2 eccedenti la "soglia di anomalia" (pari al ribasso del 21,3191%) e altre 5 inferiori a tale soglia. Entrambe, le offerte con ribassi eccedenti la "soglia" non superarono la verifica in contraddittorio, non riuscendo a dimostrare la congruità economica dei prezzi proposti, dando così un'indiretta conferma della sottostima economica che inficiava il progetto messo in gara e che aveva dissuaso dal parteciparvi le più capaci imprese edili vicentine e venete».
- E quindi arrivò la Cogi di Firenze?
«Certo, la prima offerta utile risultò quella della Cogi spa, con un ribasso del 21,166%. L'estrema esiguità dello scostamento di questa offerta rispetto alla "soglia di anomalia" (pari allo 0,153%); la notizia che la Cogi spa godeva di rilevanti qualificazioni per eseguire lavori pubblici acquisite non già per "meriti diretti", bensì perché cessionaria (nel 2000) del ramo d'azienda della Concrete Spa di Livorno, nel frattempo posta in amministrazione controllata e poi fallita; l'assenza di cantieri aperti nel Veneto, con la conseguente ignoranza delle peculiarità del mercato dei materiali di necessario approvvigionamento locale, avevano indotto i tecnici a proporre all'Amministrazione l'accertamento della congruità dell'offerta anche nei confronti della Cogi. Si sarebbe trattato, in questo caso, di un'operazione non obbligatoria, ma comunque consentita in circostanze analoghe dal massimo giudice amministrativo (Consiglio di Stato, Sez. IV, 15.07.1999, n. 1267)».
- Che fine fece quella proposta?
«Sicuramente lungimirante e del tutto coerente con l'esigenza di assicurare l'efficace tutela del pubblico interesse venne del tutto disattesa dall'Amministrazione preoccupata, evidentemente, solo di giungere quanto prima alla stipula del contratto d'appalto e all'inaugurazione del cantiere, di effetto sicuramente mediatico».
- Invece i guai sono arrivati...
«Infatti, non dovette trascorrere molto tempo perché si registrassero le prime avvisaglie - del tutto trascurate, per negligenza dall'Amministrazione -: del modo con il quale Coccimiglio conduce l'impresa ed intrattiene i rapporti con i dipendenti, i fornitori, i subappaltatori, gli Istituti previdenziali, assicurativi e la Cassa Edile. Quest'ultima, infatti, ricevette solo nel giugno del 2003 la prima denuncia di forza lavoro presente in cantiere (4 operai), nonostante la consegna dei lavori fosse avvenuta ancora in marzo e le norme di legge (art. 18, comma 7, legge 109/94) e di Capitolato speciale d'appalto (art. 13, comma 4) impongano che le denunce siano preventive rispetto all'inizio dei lavori e di esse debba essere fornito tempestivo riscontro al committente. A sua volta, già in relazione alla richiesta di liquidazione del primo stato di avanzamento lavori la Cassa Edile ne dovette chiedere la sospensione, mancando nelle denunce dell'impresa i dati necessari per consentire le verifiche sull'entità della manodopera presente nel cantiere e la relativa congruità con i lavori contabilizzati».
- Problemi, che si verificarono anche con gli altri stati di avanzamento lavori?
«Stesso trattamento subirono il secondo, terzo e quarto (giugno-settembre 2003), anch'essi sospesi in attesa che la Cogi presentasse le denunce e versasse i contributi di cui era debitrice morosa. Ovviamente, delle ritardate denunce e dei ritardati pagamenti la Cassa Edile ha sempre fornito doverosa informazione al Comune».
- All’inizio del mese sono cominciati i problemi più consistenti fino al licenziamento degli operai perchè avevano scioperato.
«Situazioni, quest'ultime, denunciate dalla Fillea Cgil e riprese in interrogazioni urgenti presentate dalla minoranza in Consiglio, ma incomprensibilmente ignorate dall'Amministrazione, nonostante disponga di strumenti per vigilare costantemente affinché nell'opera pubblica siano impegnate solo imprese rispettose dei contratti di lavoro con le proprie maestranze. Anzi, l'incuria nei controlli si è resa ancor più evidente in occasione del subappalto all'impresa Elbostano, autorizzata l'8 ottobre 2004 e presente nel cantiere dalla fine dello stesso mese, nonostante fosse priva di posizione in Cassa Edile di Vicenza (quella nella Cassa Edile di Milano è, comunque, risultata del tutto irregolare). L'impresa Elbostano si è poi iscritta a Vicenza solo il 20 dicembre 2004, ma com'era prevedibile non ha effettuato alcun versamento, oltre ad aver lasciato senza stipendio tutti gli operai occupati nel cantiere del teatro».
- Insomma, a vostro avviso, il Comune sapeva a che cosa andava incontro affidando i lavori all’impresa fiorentina?
«Il Comune disponeva, fin dall'avvio del cantiere, di elementi chiari ed univoci per comprendere la grave inadeguatezza e inaffidabilità della Cogi e per attivare, con la necessaria tempestività le opportune iniziative di formale contestazione. Che l'Amministrazione non abbia provveduto, più volte negando perfino l'evidenza e minimizzando addirittura i pesantissimi ritardi accumulati nell'avanzamento dei lavori, costituisce un fatto di estrema gravità sia sul piano giuridico che su quello politico» .
- Il sindaco sulle pagine del nostro giornale ha dichiarato: "chi poteva immaginare che l'impresa che ha vinto l'appalto dopo oltre un anno non pagasse i fornitori, gli operai ? ?".
«Certo, basta pensare quanto affermò Hullweck il 28 maggio 2003, in occasione dell'insediamento in Prefettura dell'Osservatorio Provinciale sugli appalti. A quanti non credevano alle proprie orecchie, il sindaco differenziandosi dal coro unanime di chi invocava maggior vigilanza per fronteggiare il fenomeno del lavoro nero nei cantieri edili - ebbe modo di manifestare il timore che un eccesso di controlli potesse ritardare l'avanzamento delle opere...».
- I n pratica sostenete che non c’è stata vigilanza nel cantiere?
«Decisamente, quel che è più grave è che la deliberata mancata vigilanza e l'omessa sanzione delle inadempienze e scorrettezze della Cogi - sia che il rapporto con quest'ultima si risolva "in danno", come pare inevitabile visti i ritardi accumulati e le precise disposizioni del Capitolato speciale (soprattutto l'art. 19, comma 1), sia che dovesse malauguratamente proseguire - comporteranno un pesante ritardo nei tempi di ultimazione dell'opera ed un notevole aumento dei costi a carico del bilancio comunale. Da tutto questo l'Amministrazione non può "chiamarsi fuori", raccontando oggi all'opinione pubblica - ed in un futuro, che auspico assai prossimo, alla magistratura - la storiella dello "spiritello maligno", dei complotti politici, delle strumentalizzazioni sindacali. Al contrario,è proprio l'Amministrazione ad aver per lungo tempo utilizzato l'appalto del teatro (e la connessa operazione di alienazione della Centrale del Latte) quale esempio della propria capacità politica e manageriale».

Oggi alle 13.30
Lavoratori Udienza dai giudice

(c. r.) Oggi alle 13.30 si dovrebbe decidere il futuro dei nove operai licenziati lo scorso 20 gennaio dall'amministratore unico della Cogi, Giuseppe Coccimiglio. I lavoratori, infatti, dopo non aver ricevuto lo stipendio andarono direttamente in Consiglio comunale a protestare e lì vennero raggiunti dal patron dalla Cogi che comunicò il loro licenziamento, ribadito poi per iscritto a distanza di qualche giorno. La prima udienza davanti al giudice del lavoro, Luigi Perina, risale al 3 febbraio, ma siccome non c’era conferma dell’avvenuta convocazione della controparte, l’udienza slitta al 7. Ma anche lunedì scorso non arriva alcun rappresentante della Cogi, anzi l’amministratore unico fa arrivare al giudice un certificato medico di quattro giorni. Oggi alle 13.30 gli operai tornano davanti al giudice: nel frattempo aspettano ancora lo stipendio e il cantiere del teatro rimane presidiato dai sindacati.