08 AGOSTO 2005

dal Giornale di Vicenza

«Faremo votare gli immigrati»
«Tosi, gradisci un kebab?»

L’opposizione di palazzo Trissino preannuncia che, al rientro dalla pausa estiva, il primo fronte su cui si batterà è il diritto di voto amministrativo agli extracomunitari
«Faremo votare gli immigrati»
La sinistra ci riprova. E Rolando: «Entrino anche nella polizia municipale»

di Silvia Maria Dubois

«Dare il voto agli immigrati». La sinistra cittadina risponde così a tutti gli allarmismi terroristici e ai recenti rinforzi di sicurezza locale. E così anche Vicenza si spacca, insegna due mentalità, due reazioni e due cure diverse di fronte alla paura di imminenti attentati: da una parte c’è chi invoca il massimo controllo sociale e si sentirebbe più sicuro riducendo alcuni flussi immigratori, dall’altra c’è chi preme l’acceleratore verso l’integrazione, adoperandosi per ricucire rapporti che rischiano di incrinarsi. Insomma, in città, in questo momento, c’è una porta che si chiude e si spalanca continuamente. La sinistra, però, comunica una nuova certezza: al più presto costringerà palazzo Trissino a discutere di una certa impolverata mozione ferma da ben due anni. «È nostra intenzione - esordisce il consigliere Luigi Poletto (Ds) - , subito dopo le ferie estive, riproporre la modifica dello Statuto per consentire il diritto di voto amministrativo attivo e passivo agli immigrati residenti in città da un certo numero di anni, l’istituzione del consigliere comunale aggiunto, la creazione di una consulta dei cittadini immigrati e la costituzione di un tavolo di dialogo con la comunità musulmana». Un impulso riemerso a seguito di due motivazioni: il forte dibattito in corso sul tema e l’annullamento della delibera del consiglio comunale di Genova che progettava i medesimi intenti. «È estremamente grave che il consiglio dei Ministri abbia deciso di annullare la delibera sul diritto di voto agli immigrati - puntualizza Poletto -, il fatto è che il governo è sotto scacco da parte della Lega che in Parlamento ha impedito si discutesse della legge sul diritto di voto agli immigrati e della legge sulla libertà religiosa. Quella dell’integrazione deve diventare una grande battaglia civile: non è pensabile, infatti, che il nostro apparato industriale si serva massicciamente di forza lavoro extracomunitaria e poi l’ordinamento giuridico tenga gli immigrati ai margini della vita civile». Ma le sorprese preannunciate dai consiglieri comunali del centro-sinistra non sono finite: «Proporremo l’entrata degli immigrati anche nel corpo della Polizia Municipale - avverte Giovanni Rolando (Ds), primo firmatario della mozione in questione che precisa che quello su Genova è solo un “parere espresso” che in futuro non impedisce di usare gli strumenti giuridici previsti dalla stessa legge italiana - : è necessario favorire l’integrazione pratica a tutti i livelli e dare la possibilità anche a quegli undici mila stranieri che vivono qui in città di potersi tutelare, rappresentare e difendere». Un’apertura che, naturalmente, è rivolta soprattutto a chi ora si ritrova più al centro dell’attenzione: gli islamici. «Con gli scontri non si è mai risolto nulla - racconta Rolando -, una grande parte del mondo islamico è moderata e sta a noi compiere lo sforzo di tendere la mano, di aprire le porte delle nostre istituzioni. Tutto questo non potrà che portare dei benefici perchè è proprio in un sistema poco trasparente e ghettizzato che, nelle zone d’ombra, trova terreno fertile chi predica l’odio». «Il terrorismo va combattuto senza indulgenze e con straordinaria durezza - aggiunge Poletto -, ma proprio perchè quello di matrice islamica si caratterizza per un’inedita ideologia di annientamento della vita umana, occorre mettere in cantiere un grande progetto di difesa e valorizzazione della dignità umana che produca un nuovo patto di convivenza civile fra uomini e donne di diversa cultura, usi e religione, ma accumunati dal medesimo sentimento di appartenenza alla medesima comunità umana. Occorre denunciare, poi, le affermazioni di numerosi esponenti leghisti, veri e propri “imprenditori della paura” che utilizzano strumentalmente il legittimo bisogno di sicurezza dei cittadini per diffondere l’intolleranza, proclamare lo scontro di civilità, teorizzare il separatismo conflittuale contro gli extracomunitari di origine musulmana». «La Lega vive nella contraddizione - spiega Rolando -: predica il federalismo degli enti locali e poi, quando questi prendono una decisione che non piace a qualche ministro “verde”, allora lo si blocca. Noi siamo per la piena integrazione e continueremo a sostenere la nostra battaglia». Ma fra i sostenitori della mozione c’è anche chi ha posizioni più prudenti: «Non credo che la nostra città sia pronta a far votare gli immigrati - spiega il consigliere comunale di Vicenza Capoluogo Stefano Soprana - ; per fare un passo del genere, è necessario che ci sia un retroterra di preparazione adeguato che ora non vedo, anche se questo rimane, sicuramente, un obiettivo da raggiungere: gli immigrati hanno diritto a veder discussi i temi e le problematiche che li riguardano. Ecco, in questo senso, credo che ora ci sia più bisogno di un mediatore culturale presente nelle istituzioni prima di arrivare al voto vero e proprio».


L’assessore spiega che il sollecito scatta dopo una serie di segnalazioni e di lamentele, da lui stesso raccolte, che riguardano le “presunte situazioni di degrado e sporcizia”. Ma i gestori dei kebab- center vicentini non ci stanno
«Tosi, gradisci un kebab?»
Reazioni piccanti ai controlli annunciati dalla Regione

di Silvia Maria Dubois

Un kebab più piccante del solito. È quello che ieri si assaggiava nei locali dove si prepara il famoso panino mediorientale. Lì, insieme alla carne, alla salsa e alle cipolle, fra gli ingredienti si mescolava anche un po’ di collera nell’aver appreso la notiza che l’assessore regionale alla sanità Flavio Tosi chiede alle Uls locali di intensificare i controlli di igiene in tutti i kebab-center. Motivo? Nelle sue ultime dichiarazioni, Tosi spiega che il sollecito scatta dopo una serie di segnalazioni e lamentele, da lui stesso raccolte, su “presunte situazioni di degrado e sporcizia”. Ma i mercanti di kebab vicentini non ci stanno. Si dichiarano offesi, ti spiegazzano all’istante tutti i loro permessi e le loro concessioni, si prodigano nel farti vedere tutto l’iter di preparazione e, soprattutto, invitano Tosi alla prova-assaggio in terra berica, test considerato di gran lunga migliore di qualsiasi spedizione d’ispettorato. «Non sanno più che pretesto trovare pur di accusarci di qualcosa - sbotta Brahim Balhadu del “Döner Kebab” di piazzale Bologna - : quest’anno le accuse verso di noi sono aumentate in maniera spaventosa, si fanno controlli su tutto e naturalmente solo sui nostri punti vendita. Se non è razzismo questo! Comunque, si sappia che questa gastronomia è aperta da tre anni, i controlli igienici già li abbiamo sistematicamente ed è stato sempre trovato tutto a posto dentro e fuori dal locale. Io non capisco questi allarmismi: qui basta un niente e le emozioni collettive si agitano. Non va bene così». «Voi dovete spiegarmi, una volta per tutte, perchè avete tutta questa curiosità nei nostri confronti - chiede Hasan Sormas che da cinque mesi gestisce l’Istambul Sultan Kebab di fronte alla stazione, con giardinetto sempre pieno di clienti - ! Io faccio questo mestiere da dieci anni, nei nostri locali nessuno disturba e ciò che offriamo è buono e appetitoso sia per i nostri connazionali che per gli occidentali. Mi risulta, poi, che non ci siano mai stati casi in cui qualcuno sia finito all’ospedale per aver mangiato un kebab!». Insomma, nessuno si azzardi a scambiare questi aromatici punti vendita mangerecci in mercati improvvisati di carne su cui ronzano mosche e polvere in stile Medina di Fez. Al massimo qualche fronte sudata per il calore esasperato del girarrosto verticale e qualche mano che passa dal pane al resto da darti di dieci euro ma questo è ciò che capita anche in moltissimi dei nostri alimentari, pizzerie, ristoranti e birrerie. «Io, come altri colleghi, mi considero un imprenditore di questo settore, pago le tasse e ho dipendenti - prosegue Hasan -; il mio locale accoglie chi esce dalla stazione e per la città è un buonissimo biglietto da visita nel suo genere. Ora vorrei ampliare il giardino e fare delle modifiche, ma per tutto mi si chiedono decine di permessi in Comune. E, come se non bastasse, ora mi dicono che si intensificano anche i controlli igienici. L’impressione è che ci vogliano continuamente mettere il bastone fra le ruote. Perché?». Più tranquillo il turco Alì Gumus che da soli tre giorni ha aperto i battenti del suo “Agora” in corso Fogazzaro e che, prima di fasciarsi la testa, aspetta di vedere come si articoleranno i preannunciati controlli. «Noi proveniamo da un’esperienza in Germania - racconta Alì, sorridendo - , lì le verifiche sono frequenti e molto scrupolose, dunque, in un certo senso, siamo già allenati». Ma in cosa consistono le primarie regole d’igiene di un kebab center? «È necessario essere bene attenti alla pulizia e dividere bene gli ingredienti - spiega Alì - , la carne va tenuta con cura. Qui, ad esempio, per nostra filosofia non teniamo nulla di surgelato, perfino il pane è di nostra produzione. A scanso di equivoci, lo abbiamo scritto anche nella locandina: i nostri sono tutti ingredienti freschi e naturali al cento per cento». Ma alla fine c’è anche chi decide di tradurre un pensiero di molti sospeso nell’aria e rimasto inespresso per tutta la giornata. «Forse vogliono avere uno strumento in più per controllarci e garantire la sicurezza del paese - spiega lentamente un cliente di nome Sofian -: noi questo lo capiamo, quello che sta succedendo nel mondo preoccupa tutti, ma chiediamo solo di fare le verifiche sempre nel pieno del rispetto verso di noi. Non credo che qui a Vicenza ci sia un’emergenza terrorismo e poi questi locali sono tutti registrati e ben conosciuti dalla stessa questura. I provvedimenti della Regione, però, anche in tal senso, sembrerebbero esagerati: nella maggior parte dei kebab esistenti in città è vietato sostare all’interno a mangiare e, di conseguenza, nessuno si ritrova qui per ore a parlare, come invece si crede. Problemi di igiene? Basta che vi guardiate attorno, è tutto pulito e curato».

Il “classico” è quello che piace ma le prelibatezze abbondano

Qualche anno fa ha innescato una gara a colpi di preferenze sulla stessa pizza, da sempre cavallo di battaglia del menu all’italiana. Il kebab piace, soprattutto ai giovani che lo apprezzano anche come insolita merenda, fiondandosi in gruppo dentro le rosticcerie e gli appositi locali presenti in città. In testa, per tutti, rimane il Döner Kebab, cioè quello classico e in versione piadina. Dentro, a piacere, con la carne si può aggiungere insalata, pomodori, cipolle, yogurt e salsa piccante o meno piccante. Altrettanto successo per la sola carne da asporto che, aggiunta a patatine o insalata, rappresenta un secondo piatto completo a tutti gli effetti che i vicentini dimostrano di gradire. Meno conosciuto dagli occidentali l’Adana Kebab, ovvero lo spiedino di carne, da mangiare con riso e insalata. Ma la gamma di combinazioni che si può trovare nei kebab center locali è davvero infinita: per chi propone anche il servizio di pizzeria, c’è la possibilità di “costruire” diverse pizze con kebab e altri tipici condimenti annessi, a seconda delle preferenze. Da non sottovalutare, inoltre, altre prelibatezze mediorientali come il Falafel (ceci, spezie, piadina fresca, insalata e salsa) e il Piyaz (fagioli, cipolla, uovo, pomodoro, olive e capperi).

Storia e particolarità di un panino “speciale” che sta spopolando anche qui
Dall’antica Turchia ai moderni “mc kebab”

(s. m. d.) Il kebab è un piatto tipicamente turco. Esiste dai tempi in cui i turchi nomadi appresero ad arrostire la carne su rudimentali griglie poste sul fuoco dei loro accampamenti. Nel Medio Evo la parola kebab significava in arabo “carne fritta cotta in olio” ed era l’ingrediente di un piatto stufato. Letteramente, però, kebab vuol dire “carne tritata cotta alla griglia” . Diffusissimo il shis kebab che è il kebab montato su spiedino, mentre se la carne è in pezzi e non macinata, il kebab viene definito che’ aaf. Nel tempo questo piatto si è arricchito ed oggi si presenta in una varietà di scelte che sa accontentare tutti i palati. Le sue principali distinzioni, però, si legano ancora al modo in cui è cucinata la carne. Nel mondo occidentale, grazie soprattutto all’importazione effettuata dai ristoratori greci, si sono diffusi due tipi di kebab: il sis kabab e il döne kebab. Il primo è fatto con dadi di carne infilzati e cotti allo spiedo, mentre il döne kebab è un enorme spiedo verticale, di forma conica, che supera i 20 chilogrammi. È composto di strati alternati di carne marinata e grasso e cuoce di fronte ad una fonte di calore altissima. La stessa parola “döne” significa, appunto, “che gira”. Mentre lo strato esterno della carne è arrostito, le fette sottili sono rase per essere servite. Per i più esperti, l’inconfondibile sapore del kebab è dovuto più alle razze degli ovini e dei bovini che sono allevati in pascoli aperti, che alle marinate speciali e al modo di cottura. Secondo il parere di molti, oggi la zona più rinomata per il kebab è Aleppo, una città della Siria settentrionale a 40 chilometri dalla frontiera turca, conosciuta come uno dei centri più vivaci e ricchi fin dall’antichità. Mentre qualcuno, in piena metropoli, giura che anche il “mc kebab” non è niente male.