06 GENNAIO 2005

dal Giornale di Vicenza

No al villaggio Usa L’Udc all’attacco
Le telecamere anche alle Barche? Mah... «Strade troppo strette, c’è poca visibilità»
«Mai più i nomadi in aree fuori legge»
«Troppe famiglie, non ce la facciamo»
Smog, è ancora allerta

Quinto. Intervista all’ex assessore Ramiro Dalla Pozza
No al villaggio Usa L’Udc all’attacco
«Sconvolgerebbe l’equilibrio di Valproto»

di Tommasino Giaretta

Mentre la Giunta per bocca del sindaco Secondo Pillan ha dichiarato di stare per ora alla finestra in attesa di proposte concrete da parte dello studio Bruno Beghetto di Padova, che il 15 novembre scorso ha formalizzato al Comune una prima "proposta di collaborazione" sulla possibilità di costruire un villaggio di 203 alloggi a beneficio dei militari americani della caserma Ederle, sul piano prettamente politico arriva una prima chiara presa di posizione. A scendere in campo e a schierarsi dalla parte del no è il segretario dell’Udc, Ramiro Dalla Pozza ex assessore nella passata amministrazione che prende l’iniziativa spiazzando ogni altro raggruppamento politico.
«Siamo estremamente preoccupati - attacca Dalla Pozza - del fatto che su iniziativa di alcuni privati possa essere costruito un villaggio di 203 alloggi che mediamente comporterebbe una concentrazione di 700-800 nuovi abitanti su un’area di circa 20 ettari. È una cosa paradossale se si pensa che l’attuale frazione di Valproto, dove sorgerebbe il villaggio Usa, conta meno di 800 anime sparse in un territorio di circa 350 ettari. Assisteremmo in tal modo a un raddoppio degli abitanti ma concentrati in un unico sito».
- Qual è l’aspetto che maggiormente vi preoccupa?
«Quello ambientale. È indubbio che un insediamento così concepito crea problemi sul piano della viabilità, del traffico con la conseguenza che il territorio verrebbe completamente stravolto. Le amministrazioni precedenti hanno sempre posto particolare attenzione alla tipologia delle costruzioni prediligendo quelle tipiche della zona, indici di fabbricabilità molto contenuti, altezze in linea con le case esistenti, in estrema sintesi uno sviluppo sì del territorio badando però alla qualità della vita. Crediamo che non solo si debba dire di no al villaggio Usa, così come prospettato, ma un no anche alla costruzione di infrastrutture particolarmente invasive del territorio quale un nuovo viadotto sul Tesina».
- Avete una proposta alternativa?
«Il privato potrebbe spostare il tiro verso l’area sufficientemente capiente del Villaggio Monte Grappa a ridosso di via Franco al limite territoriale con Vicenza usufruendo di una serie di maggiori benefici. La viabilità comunale non verrebbe gravata, non sarebbe più necessario oltrepassare il Tesina, il personale americano sarebbe ancor più vicinissimo alla Ederle, il Comune, se questo è quanto interessa, potrebbe ugualmente incassare l’Ici e gli oneri di urbanizzazione».
- Una questione di entrate insomma?
«Se l’idea è quella di introitare soldi per costruire il nuovo centro scolastico a scapito della bellezza del territorio, che verrebbe irrimediabilmente compromesso, non ci sembra proprio di poterla condividere. Varrebbe la pena pensare di ricavare delle risorse finanziarie magari alienando beni del demanio comunale non più strategici».


Le telecamere anche alle Barche? Mah... «Strade troppo strette, c’è poca visibilità»
Sorrentino: «Per ridurre l’orario notturno del bar Astra aspettiamo una richiesta scritta dei residenti»

di Silvia Maria Dubois

«Guardie e telecamere a Campo Marzo? Iniziativa lodevole, ma da estendere anche ad altre zone». Martedì, fra i corridoi di palazzo Trissino, il difensore civico Massimo Pecori era stato chiaro: «Va bene intensificare la vigilanza nelle solite aree calde della città, ma il rischio è di dimenticarsi di altre». Il riferimento è al quartiere delle Barche dove i cittadini da mesi insorgono contro schiamazzi notturni, scritte sui muri e brutte compagnie. Periodo strano per la nostra città, dove ordine e antiche certezze sembrano tornare a traballare, assieme ai sistemi di monitoraggio dei fenomeni sociali di frontiera. Lo dimostra anche il ritorno silenzioso dell’accattonaggio, come accusa in un’interrogazione la consigliera leghista Franca Equizi, un fenomeno che si infila negli spazi svuotati dal disagio o forse lasciati liberi da un’ordinanza meno puntuale di quello che si preannunciava. Fatto sta che a Vicenza, fra accattoni, punkabestial e residenti barricati in casa a chiedere telecamere, qualche problema di "gestione umana" c’è. «Il Comune ha il dovere di dare una risposta a tutti - puntualizza il difensore civico - nel quartiere delle Barche ormai i residenti ne possono più, la sera non dormono soprattutto per il disturbo che arrecano i frequentatori del bar Astra. Le telecamere non vanno messe solo a Campo Marzo ma anche laddove se ne verifichi la necessità» . Pecori racconta anche che «l’unico intervento verificatosi è quello dell’Amcps che ha tolto tutte le panchine per creare, al loro posto, un parcheggio ciclabile». Insomma, una prima iniziativa per scoraggiare bivaccamenti seral-notturni troppo comodi. «Ora però i cittadini hanno bisogno di un segnale più forte - prosegue l’avvocato - chiediamo che il Comune installi anche alle Barche delle telecamere e che incentivi i controlli organizzati. Una scelta che ostacolerà non solo la microcriminalità, ma che incentiverà il decoro urbano proteggendo gli edifici da imbrattamenti e vandalismo. Ricordiamoci che, mentre a Campo Marzo si va a passeggiare per libera scelta, in queste vie la gente vive ed è costretta sempre a convivere con disturbo e degrado». «Sollecitare l’Amministrazione a muoversi? Ma se stiamo aspettando da mesi una richiesta scritta dei residenti per far ridurre l’orario notturno del bar Astra - tuona dall’altra parte il vice sindaco Valerio Sorrentino - il Comune non ha rilevato motivi di ordine pubblico per far chiudere l’esercizio pubblico, dunque si aspetta una domanda scritta dei cittadini per procedere! Cittadini che noi abbiamo incontrato più volte e che siamo sempre stati disponibili ad aiutare: i vigili del 4° turno, su nostra disposizione, hanno sempre coperto quella zona e l’intervento effettuato da Amcps, ovviamente, è partito da noi». Per quanto riguarda le telecamere, il discorso è più complesso. «Noi saremmo disposti a metterle, ma non servirebbero a niente - puntualizza Sorrentino - quella è una zona caratterizzata da tante vie strette e lo spazio ripreso da una telecamera, di conseguenza sarebbe ridottissimo e non ci fornirebbe un gran che . Lo ripeto: i problemi nascono dal bar e dai suoi orari. Per intervenire noi aspettiamo una domanda scritta firmata dai residenti».


«Mai più i nomadi in aree fuori legge»
Promessa dell’assessore Davide Piazza dopo la sentenza del Tar su via Nicolosi

(s. m. d.) Mai più campi nomadi fuori legge. Dopo il rigetto del ricorso presentato al Tar da parte dei rom di via Nicolosi e il conseguente obbligo di ripristino dell'area, ad esprimersi è l'assessore agli interventi sociali Davide Piazza, fra i primissimi ad attivarsi per risolvere la questione. "Siamo soddisfatti per l'esito di questa sentenza - racconta Piazza - un esito che, se fosse stato diverso, avrebbe creato un pericoloso precedente da impugnare da parte di altri nomadi locali". Piazza sottolinea come l'assessorato agli interventi sociali si sia sempre esposto in prima linea per risolvere lo stato di illegalità del campo di via Nicolosi. "Un intervento da parte nostra si era reso necessario già a seguito della presenza di scabbia verificatasi l'estate scorsa - specifica l'assessore - in quell'occasione avevamo tentato di perseguire lo sgombero per questioni igieniche, ma non fu possibile. Allora valutammo un'altra strada, quella dei requisiti dell'immobile, appunto. Una strada che si è rivelata vincente". L'obiettivo, ora, è quello di regolamentare con leggi precise anche gli altri due campi nomadi, in via Diaz e in viale Cricoli. "Lo faremo con un regolamento che verrà discusso nelle prossime sedute consiliari - racconta Piazza che accenna ad una lunga battaglia portata avanti non solo come amministratore, ma anche come leghista - finalmente verranno messi dei paletti e delle leggi precise per regolare la permanenza e la vita nei campi cittadini, evitando i far west precedenti, l'affollamento di caravan la sporcizia e il disordine che da sempre vi hanno regnato". All'interno della discussione comunale verrà presa in considerazione anche l'ipotesi del campo unico. "Per adesso, però, rimane un tema secondario - spiega l'assessore - più importante, invece, sarà discutere e dettagliare tutti gli obblighi e i doveri a cui i nomadi dovranno attenersi per rimanere nel territorio cittadino. Qualche esempio? I minori, attualmente 54, dovranno assolutamente andare a scuola. Tutti i caravan dovranno avere degli allacciamenti in regola, ci dovranno essere delle norme antincendio e le condizioni igieniche verranno verificate con la massima intransigenza". Insomma, a Vicenza mai più rom fuori legge.


L’allarme dell’assessore Piazza: «Non abbiamo strutture, e anche la legge non controlla abbastanza»
«Troppe famiglie, non ce la facciamo»
Cinquemila stranieri tra un anno chiederanno il ricongiungimento

di Chiara Roverotto

Non solo uno sportello dove chiedere informazioni, dove sapere quali documenti servono per ottenere il permesso di soggiorno, ma un piccolo osservatorio dal quale si possono trarre dati, statistiche e, soprattutto, proiezioni per il futuro. Il servizio di segretariato sociale per gli immigrati in via Natale del Grande si è trasformato in un punto di riferimento per l’intera comunità extracomunitaria residente sia in città che in provincia. E le cifre parlano chiaro: oltre 28 mila pratiche attivate con un incremento costante negli anni. A bussare di più in cerca di informazioni e permessi sono i cittadini provenienti dalla ex Jugoslavia che rappresentano il 21 per cento del totale, a ruota quelli che arrivano dal Marocco con il 14 per cento. A seguire l’Albania e molti paesi asiatici come Sri Lanka, Pakistan, Bangladesh e ancora Africa occidentale con Senegal, Ghana, Nigeria e Costa d’Avorio. E, infine, l’ondata di stranieri, soprattutto donne, provenienti dall’est europeo per cui Romania, Bielorussia e Moldavia. Ma torniamo ai dati. Solo a Vicenza gli immigrati in questi ultimi quattro anni sono aumentati del 60 per cento: dai 6.377 residenti nel 2000 si è passati ai 10.234 del 2003. Se il balzo in città è stato indubbiamente consistente, in provincia è stato ancora più marcato. Negli ultimi dieci anni gli extracomunitari sono aumentati del 476, 3 per cento. In pratica, rispetto ai dati del 1994, quando gli immigrati rappresentavano un comunità di circa diecimila persone, si è arrivati nel 2003 ad oltre 56 mila stranieri, in regola, visto che i dati provengono dagli incroci effettuati con la prefettura e l’ufficio stranieri. In sostanza al 31 dicembre del 2003 la percentuale dei cittadini stranieri rispetto all’intera popolazione provinciale era pari al 6,8 per cento, circa il doppio della media regionale. Di questi oltre 25 mila arrivano dall’Est europeo, 16.842 dall’Africa, 2.257 dalle Americhe, 10.137 mila dall’Asia. Per quanto riguarda la suddivisione per etnia e territorio c’è da dire che tra Arzignano e Montecchio Maggiore vivono, soprattutto, persone provenienti dall’Asia, nella zona di Bassano c’è la maggiore percentuale di marocchini e rumeni, mentre Vicenza resta "terra" di slavi, albanesi e infine l’Alto Vicentino con senegalesi e ghanesi. «A preoccuparci è l’età delle persone che arrivano - dice l’assessore ai Servizi sociali, Davide Piazza -: la fascia d’età più rappresentativa, sulla base dei dati che vengono raccolti nella sede del segretariato sociale, è quella dai 26 a ai 35 an ni. In to tale sono quasi undicimila persone, la maggior parte maschi: 7.479 per la precisione. Sulla base dell’andamento dei ricongiungimenti famigliari, calcoliamo che tra un anno massimo due ci saranno oltre cinquemil a stranieri pronti a portare a Vicenza la loro famiglia ». Un problema non indifferente, soprattutto alla luce del fatto che ci sono pochi alloggi disponibili, che il lavoro in alcuni comparti è decisamente in crisi, che i primi a saltare, all’interno di una catena già debole, sono proprio gli immigrati. « Sta di fatto che il rischio è notevole - prosegue Piazza - e la città non è pronta ad accogliere quelli che di fatto possono diventare potenziali poveri. Stranieri che non sono in grado di inserirsi sotto il profilo lavorativo ed occupazionale . Purtroppo - aggiunge ancora l’assessore - anche se la legge Bossi-Fini è chiara, viene spesso disattesa, in particolare per quanto riguarda la questione abitativa. Un immigrato, infatti, prima di portare la famiglia in Italia dovrebbe dimostrare di possedere uno spazio adeguato per ospitarla, ma i controlli non vengono fatti per cui spesso ci troviamo di fronte a situazioni allucinanti : padri, madri e figli che vivono in spazi angusti e che vengono a bussare alle porte dell’assessorato ». Che cosa fare? «Pe r il momento molto poco - conclude Piazza - se non studiare il fenomeno e i dati che arrivano dal servizio sono utili. Infatti ci perm ettono di confrontare e comprendere come potranno essere i flussi migratori del futuro. Non possiamo far altro che lanciare un allarme e dire che anche a Vicenza molte cose stanno cambiando: il lavoro non è più così sicuro ed arrivare qui significa affrontare rischi di una certa portata e consiste nza. Vivere ai margini non è la cosa migliore che si possa sperare per il futuro dei propri fig li ».


Pm10. Micropolveri sempre fuori norma nei primi quattro giorni del nuovo anno
Smog, è ancora allerta

di Gian Marco Mancassola

Primi quattro giorni del 2005 e altrettanti sforamenti del nuovo limite per la protezione della salute umana: 50 microgrammi di pm10 per metro cubo d’aria. Il nuovo anno è iniziato con un poker secco di polveri che daranno la stura a nuove polemiche sui provvedimenti anti-smog e sulla loro efficacia. I dati della centralina di viale Milano sono impietosi: 78 microgrammi a Capodanno, 73 il 2 e il 3 gennaio, 95 microgrammi il 4. Senza dimenticare che a dicembre era andata forse peggio: 23 giorni fuori legge (e sarebbero stati 25 con i nuovi limiti) significano due giorni su tre con polveri fuori norma. E l’unico sollievo è venuto dal maltempo, che ha dato tregua fra Natale e S. Silvestro. Dal Comune, tuttavia, per ora non arrivano segnali di cambio di rotta: l’indicazione di massima che arriva dall’assessore all’ecologia Valerio Sorrentino è di organizzare fra fine febbraio e inizio marzo due domeniche a piedi. Per rendere ufficiali le date (si parla del 20 febbraio e del 6 marzo), Sorrentino attende che gli altri assessorati gli diano conferma che non vi sia concomitanza con altre manifestazioni o eventi sportivi come la partita del Vicenza calcio. Nel frattempo si registra un intervento critico del difensore civico Massimo Pecori, che era stato contattato a ottobre da alcuni cittadini, polemici nei confronti dei blocchi adottati contro vecchi diesel e non catalizzati, penalizzando così - a loro dire - soltanto una parte della popolazione, quella meno abbiente, che non può permettersi di sostituire l’auto. «Vengono colpiti soprattutto i veicoli commerciali», era stata la replica. Ora Pecori torna alla carica: «Prima che iniziassero i blocchi avevo parlato di rischio di inefficacia e ora i risultati mi danno ragione. Questi blocchi non servono a molto: se ci sono stati cali, sono dipesi da pioggia e maltempo, questa è la realtà. Le domeniche a piedi saranno un banco di prova: se funzioneranno, l’Amministrazione non potrà fare altro che organizzarne altre». Le prospettive, d’altra parte, non sono rosee. In una nota interna dell’ufficio ecologia, si legge senza mezzi termini che appare «scontato che, entro la fine del prossimo mese di febbraio, verranno superati i trentacinque giorni in cui il valore limite del pm10 eccederà i 50 microgrammi». Nel frattempo i Comuni attendono dalla Regione «l’approfondimento giuridico in merito alle responsabilità derivanti dal mancato rispetto dei nuovi limiti del pm10» in vigore dal 1 gennaio, da quando cioè la soglia per la protezione della salute è scesa da 55 a 50 microgrammi. Nell’ultima riunione del comitato di indirizzo e sorveglianza regionale (composto dal presidente della Giunta regionale, dai presidenti delle Province e dai sindaci dei comuni capoluogo) è stato ribadito - si legge nella nota - che «non vi saranno mai provvedimenti di carattere regionale per fronteggiare l’emergenza ambientale o sanitaria determinata dall’inquinamento atmosferico». Tutti i presenti, piuttosto, hanno proposto di assegnare alle Province questo ruolo. L’impegno da parte della Regione a conclusione dell’incontro è di «convocare una riunione con tutti i presidenti delle Province per verificare la possibilità di assegnare loro il compito di emettere le ordinanze in merito alle misure di limitazione al traffico».