05 OTTOBRE 2004

dal Giornale di Vicenza

Centro clandestini, ipotesi Vicenza.
"Festa solidale" aiuta i profughi della guerra ignorata del Chiapas.
Carabinieri, così cambierà l'eurocaserma "Chinotto"
MONTECCHIO.Locale gay, polemica politica.
ARZIGNANO.Scuola, sorpasso degli stranieri.

Centro clandestini, ipotesi Vicenza
Il questore: «Per le espulsioni il sistema dei Cpt è necessario»

di Diego Neri

Il Centro di permanenza temporanea per clandestini in attesa di espulsione è necessario anche in Veneto. Nonostante le resistenze del presidente Giancarlo Galan, il governo ha ribadito, due volte in pochi giorni, che il Ctp debba essere realizzato anche nella nostra regione. Fra le ipotesi di sedi per ospitarlo, spunta con forza anche quella di Vicenza. I siti possibili sono quattro o cinque, ed erano stati individuati ancora un anno e mezzo fa quando era stata ventilata una prima volta la possibilità di realizzare un centro che renda funzionale il lavoro delle forze dell’ordine nella gestione dei clandestini recidivi che devono, per legge, essere espulsi dal territorio nazionale. Dopo l’annuncio del ministro degli Interni Beppe Pisanu in un summit con i prefetti che si era tenuto la scorsa settimana a Padova, ieri lo stesso concetto è stato espresso dal sottosegretario Alfredo Mantovano. L’idea di un Ctp regionale era stata lanciata a gennaio 2003 dal deputato aennista Filippo Scierto, che aveva sottolineato come la sede idonea potesse essere cercata o nelle 50 caserme militari in disuso in tutto il Veneto, oppure in un capannone privato. Ora quell’idea riprende forza, in quanto la gestione degli immigrati clandestini, allo stato attuale, è quanto mai problematica, e sempre più difficile per polizia e carabinieri garantire il rispetto della legge Bossi-Fini. Attualmente, i Centri in Italia infatti non riescono a soddisfare le richieste che arrivano dal territorio. «Serve un centro per ogni regione», hanno ribadito Pisanu e Mantovano. Il Veneto è l’emblema delle difficoltà di gestione degli irregolari. La legge prevede che lo straniero senza permesso di soggiorno debba essere accompagnato dalla questura alla frontiera (se c’è un volo che parte in poche ore) oppure in un Cpt in attesa che si libero uno spazio in un volo per rimpatriarlo nel suo paese.
«Di fatto, non è quasi mai possibile - precisa il questore di Vicenza Dario Rotondi -. Da gennaio, abbiamo eseguito circa una cinquantina di accompagnamenti coatti alla frontiera. I centri, dislocati quasi tutti al Sud, generalmente sono pieni a causa degli sbarchi. Senza contare che la lontananza da Vicenza rende problematico il trasferimento: ogni clandestino accompagnato ci obbliga a perdere due uomini per almeno un turno». Per far fronte a questa necessità, l’ipotesi è quella di far nascere un Cpt per ogni regione. Nel Vicentino - una provincia ritenuta probabile per l’alto numero di immigrati - erano già stati individuati cinque siti possibili, fra cui la caserma Riva e il poligono di tiro a segno ad Asiago, il centro radio di Zovencedo, il deposito di munizioni di Arcugnano e infine la caserma Cella di Schio, per la quale è già stato previsto però un futuro diverso.
«Non ritengo la scelta di Vicenza così probabile - sostiene Rotondi - perchè il Cpt ha bisogno, oltre che di personale proprio, anche di rinforzi dei reparti mobili che in Veneto sono solo a Padova. Certo, a Vicenza il numero di stranieri è molto elevato e quindi è un’eventualità che non si può escludere. Sono favorevole alla nascita di nuovi centri, perché per espellere i clandestini il sistema dei Ctp è necessario, e bisogna che sia funzionale». In pratica, quindi, che sia vicino. All’idea di nuovi Centri sono contrarie però molte associazioni di volontariato e l’area della sinistra antagonista, che avversa la nascita di «lager». La palla, che scotta, passa in mano ai politici.


Sabato
"Festival solidale" aiuta i profughi della guerra ignorata del Chiapas

di Silvia Maria Dubois

Una giornata per salvare un’esistenza, trasformare gli acuti in aiuti e riuscire a riempire il piatto di qualcuno a digiuno dall’altra parte del pianeta. È in programma sabato, 10 ottobre, la seconda edizione del Festival Solidale, concentrato di cultura e musica organizzato dall’Asoc vicentina, associazione di solidarietà e cooperazione basata sul volontariato e sull’autofinanziamento, in collaborazione con Arciragazzi. L’appuntamento, quest’anno dedicato all’emergenza umanitaria del Chiapas, è al teatro San Lazzaro dove, a partire dalle 15, si avrà la possibilità di trascorrere un pomeriggio di animazione e di partecipare ad un dibattito sugli spazi sociali e sul problema del lavoro minorile, seguito, appunto, dall’illustrazione del progetto in corso in Chiapas. Alle 18 verrà proiettato un film sull’incontro mondiale dei movimenti di bambini adolescenti lavoratori organizzati (Nats, appunto, che è l’acronimo di “ninos y adolescentes trabajadores”) che si è svolto a Berlino e due rappresentanti peruviani di 14 e 15 anni presenteranno la propria esperienza ai vicentini, rispondendo anche a tutte le loro domande. Alle 20, poi, la serata proseguirà, con un concerto di sei scatenati gruppi emergenti vicentini, aderenti all’iniziativa: i Tempozzero, gli Hydroponic, gli Excellent, l’Osteria Popolare Berica, i Vertical e i Social Sake. L’incasso della serata, il cui ingresso è di 2 euro, sarà speso per sostenere la grave crisi alimentare dei profughi di Polhò.
«A dieci anni dall’insurrezione zapatista, in Chiapas la situazione è peggiorata progressivamente - racconta Camilla Bombardini, responsabile del progetto - nella località di Polhò sono accampati ben 5mila profughi in costante emergenza alimentare e sanitaria: non possono infatti toccare nulla delle ricche piantagioni che li circondano perché il tutto è militarmente vigilato». Ma come si è arrivati a questa anomala situazione? «Qu elle terre sono molto fruttuose perché fertili e ricche di minerali - precisa Aldo Prestipino, presidente di Asoc -. Negli ultimi tempi sono arrivate diverse famiglie potenti che, con la massima facilità, hanno strappato queste terre agli indios, i quali, da sempre, non hanno il senso della proprietà privata e non hanno così saputo come difendersi. Ora si trovano senza un lavoro, senza le loro coltivazioni e vigilati a vista in quella che è diventata una grande baraccopoli. Insomma, quella in corso è una guerra a bassa tensione, ma è pur sempre una guerra: tutti gli organismi internazionali, dunque, hanno segnalato l’emergenza umanitaria, lanciando l’appello a tutte quelle realtà che hanno a cuore la difesa delle biodiversità». Un appello a cui Asoc non poteva non rispondere: «Solo con la cultura e con la diffusione di certe notizie è possibile creare una coscienza sensibile a queste problematiche - spiega Stefano Roman, coordinatore per Vicenza del gruppo Nats - è per questo che ci auguriamo che al festival di domenica partecipino tanti giovani che si rendano parte attiva nel dibattito». La giornata, infatti, sarà a misura di tutti e cercherà di parlare “facile” proprio per coinvolgere anche i più piccoli, a cui verrà dedicato prima un pomeriggio di giochi organizzato dai volontari dell’Arciragazzi.
«Anche i bambini sono dei cittadini - puntualizza Marco Furegon, dell’Arci - lo sono i nostri, come lo sono quelli del Chiapas che ora vedono in pericolo il loro futuro. Per questo è importante coinvolgere fin da subito anche gli interlocutori più giovani, magari attraverso l’esperienza ludica, su questi dibattiti e su queste problematiche».


Il generale Pistolese a colloquio con il sindaco Hüllweck
Carabinieri, così cambierà l’eurocaserma "Chinotto"
In arrivo il Centro di eccellenza per le "Stability police units"

Si è parlato di polizia europea, ieri mattina, a palazzo Trissino. Il sindaco Enrico Hüllweck, infatti, ha ricevuto la visita del generale di divisione Pietro Pistolese, coordinatore del nucleo iniziale di formazione di quello che sarà il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units (Coespu). Il generale ha illustrato al sindaco le trasformazioni che riguarderanno l'attuale Reggimento Allievi della Caserma "Chinotto". La finalità del Centro sarà quella di sviluppare la capacità dei paesi maggiormente attivi nelle missioni di "peace keeping" a condurre operazioni di supporto alla pace (Pso) attraverso l'impiego delle proprie forze di polizia, in particolare di quelle a status militare conformi al modello dei carabinieri. L'arma dei carabinieri, forza di polizia a competenza generale e, allo stesso tempo, forza armata, ha infatti maturato nell'ultimo decennio un significativo bagaglio di esperienza nel campo delle Pso acquisendo una indiscussa leadership a livello internazionale grazie all'istituzione delle Unità Specializzate Multinazionali (Msu). Queste ultime, nate dall'esigenza specifica creatasi nel teatro balcanico di colmare quello che è stato comunemente definito il "security gap" tra le capacità delle forze puramente militari e quelle delle unità di polizia civile, hanno riscosso unanimi consensi imponendosi quale nuova funzione operativa nell'ambito dello strumento militare. La peculiarità di quelle che ormai vengono definite "Carabinieri/Gendarmerie-like Forces" consiste nella capacità intrinseca di queste componenti specializzate di poter essere schierate contestualmente alle altre componenti operative dello strumento militare, assolvendo da subito l'intero spettro dei compiti di polizia. Uno strumento duttile e flessibile che colma e riavvicina le due facciate, concettualmente distanti, ma "sul campo" contigue se non addirittura sovrapposte, degli aspetti militari e civili della gestione delle crisi. La nuova struttura di Vicenza, che sarà operativa dal gennaio 2005, ha trovato la sua ragione d'essere nel perdurare dei conflitti internazionali, taluni ormai divenuti endemici in determinate aree del mondo, e nella necessità di accelerare i processi di pacificazione e di stabilizzazione, nonché di sviluppo sociale ed economico delle aree interessate. Per conseguire tale obiettivo si ritiene assai proficuo un maggiore coinvolgimento dei paesi in via di sviluppo che, favoriti anche dall'attivismo di organizzazioni regionali, sono riusciti ad allacciare non solo relazioni politiche con l'occidente, ma pure a ricucire relazioni interstatali rese difficili dalla situazione generale. In questo contesto, in ambito G8 - da ultimo nel vertice di Sea Island (giugno 2004) - i paesi partners hanno concordato di addestrare e, ove necessario, equipaggiare il personale delle Nazioni e delle Organizzazioni regionali e sub-regionali interessate, con particolare riguardo a quello appartenente a forze di polizia assimilabili ai Carabinieri ed alle Gendarmerie. Al tal ultimo riguardo, i partners del G8 hanno quindi convenuto di sostenere l'iniziativa italiana di creare un "Centro di Eccellenza per Stability Police Units (Coespu)"che si ripromette di addestrare, nei prossimi 5/6 anni, un considerevole numero di funzionari e quadri direttivi delle forze di polizia impiegabili in operazioni internazionali. Il "Centro di Eccellenza" si proporrà, a livello internazionale, quale centro di alti studi e polo dottrinale promuovendo lo sviluppo di dottrine e procedure operative per l'impiego, in Pso (operazioni di supporto alla pace), delle forze assimilabili ai Carabinieri. Nella stessa sede troverà collocazione anche il "Quartier Generale" della Gendarmeria Europea


Locale gay, polemica politica
Dopo gli arresti di giugno, il Pub non è più sotto sequestro Il gestore: «Sarà una disco come tante, con serate a tema»
Il parroco di Alte: «Questa è la conseguenza del relativismo morale in cui siamo caduti»
Il sindaco: «An protesta? Badi a cosa c’è nei paesi gestiti dal Polo»

di Eugenio Marzotto

Il primo locale gay della provincia sorgerà ad Alte Ceccato, a dieci metri dalla sede della Lega Nord di via Edison. Ad annunciare l'imminente inaugurazione del locale è Mauro Chimetto, già noto alle cronache locali per aver organizzato quest'estate la festa gay-lesbo al Dirty Mary di Santorso, disposto ad andare fino in fondo anche in questo caso, in nome del "gay-pride". Il Gallery Pub aprirà i battenti il 24 ottobre prossimo: alcuni giorni fa la magistratura ha notificato il dissequestro del locale. Infatti quello che presto diventerà una discoteca per etero ed omosessuali, fino alla scorsa estate si chiamava "New Pub", locale al centro di uno scandalo, dopo che la Squadra mobile nel giugno scorso aveva arrestato, per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, titolari e collaboratori del locale. Grazie ad intercettazioni telefoniche e filmati, gli investigatori accertarono come nel club le ballerine avessero comunemente rapporti sessuali con i clienti. Tanto che il gip dispose il sequestro del locale e l'arresto del terzetto. Ora però i sigilli sono stati tolti e Mauro Chimetto ha tutta l'intenzione di rilanciare quel Pub che dalla fine degli anni '60 agli anni '80, diventò uno dei locali cult della provincia. «Per me è un ritorno - esordisce Chimetto - anche sette anni fa subentrai dopo una gestione molto discussa, ma con me il Pub di Alte ebbe un notevole successo». Stoppa subito le inevitabili polemiche il 31enne vicentino che da 17 anni frequenta e organizza feste in tutta Italia: «Gay e lesbiche pagano le tasse come tutti, perché non dovrei aprire un locale anche per loro? Il Gallery sarà una discoteca come tante, che però alla domenica dedicherà feste a tema dedicate agli omosessuali e ci sarà anche una sala privé per lesbiche. Niente di più, solo musica e animazioni teatrali, non ci saranno lap dance e corpi che si spogliano. Le proteste che stanno montando mi sembrano superflue. I gay entrano in qualsiasi locale al mondo, perché non dovrebbero entrare in questo? Chi non vuole gli omosessuali si metta il cuore in pace, questa è una tendenza che non si può fermare». Se potesse la fermerebbe invece il sindaco Maurizio Scalabrin che però sa bene di aver pochi strumenti a disposizione: «Il Comune non può intervenire su licenze che già esistevano, in questo caso si tratta di un subentro. È semmai una questione di ordine pubblico. Di certo non sono per nulla contento che apra un locale di questo tipo a Montecchio - continua Scalabrin - ma rispetto le differenze e la vita privata degli omosessuali». In realtà quello che teme Scalabrin è la speculazione politica che potrebbe nascere dall'imminente apertura del Gallery Pub: «Spero che non si perdano di vista le competenze che un'amministrazione ha in questi casi - spiega il sindaco - queste sono questioni che non hanno nulla a che vedere con la politica. Lo dico subito perché non vorrei che spuntassero argomenti strumentali». E il riferimento è tutto indirizzato alla consigliere regionale di An Elena Donazzan, che ha chiesto un intervento pubblico del sindaco per bloccare il locale: «Ricordo all'esponente aennista - replica Scalabrin - che tra Altavilla, Creazzo e Vicenza, città amministrate dal Polo, c'è la maggiore concentrazione di locali con lap dance del Veneto». I prossimi vicini di casa del Gallery Pub, ovvero i leghisti che si riuniscano della sede di via Edison, aspettano prima di dare giudizi: «L'importante è che si comportino bene - afferma Raffaella Mazzocco, segreteria locale del Carroccio - del resto che ci possiamo fare?».

Il parroco di Alte: «Questa è la conseguenza del relativismo morale in cui siamo caduti»
(g. p.) «È una conseguenza della situazione di assoluto relativismo morale in cui la nostra società è caduta. Il permessivismo totale, spacciato per conquista civile, ha fatto perdere ormai la capacità di distinguere il bene dal male». Don Egidio Girolimetto è parroco di Alte da 14 anni. Ha raccolto le confessioni, gli sfoghi, le proteste di molte persone riguardo a locali dalle frequentazioni ambigue, a quartieri animati da un’attività notturna illecita, a "giri" strani. La notizia dell’imminente apertura di un locale gay lo lascia amareggiato, ma anche deciso a non far passare la cosa sotto silenzio.
«Dobbiamo riconoscere l’esistenza di una crisi etica grave - dice il parroco - Questa crisi è dovuta al fatto che ormai sembra imperare il fai-da-te in tutti i settori, compreso quello religioso e quello morale. Ci si costruisce una religione a propria misura e una morale a proprio uso e consumo, in modo da poter fare ciò che si vuole». Don Girolimetto parla anche della mancanza di una educazione sessuale seria, «anzi, di un’educazione all’amore che sia basata sul rispetto della persona e sul rispetto del corpo. Nessuno si prende la responsabilità di un simile compito: non lo fa la scuola, non lo fanno gli stessi genitori».


Arzignano/2. Nelle classi prime al plesso di Villaggio Giardino i figli degli immigrati sono più numerosi degli italiani<
Scuola, sorpasso degli stranieri
Il direttore: «Integrazione è venire incontro alle esigenze di tutti»

di Matteo Molon

Anche ad Arzignano da qualche giorno le scuole hanno riaperto i battenti. A differenza di altrove, però, nella città del Grifo l’inizio delle lezioni coincide sempre con il riaffacciarsi della questione immigrazione che, fra i banchi di scuola, è particolarmente avvertita da genitori e insegnanti. Tanto che, alla fine, proprio i bambini sembrano essere quelli che meno notano la differenza fra l’avere come compagno di classe Andrea e Lucia piuttosto che Dimitri e Obodo. I numeri, comunque, sono importanti. «Per quel che riguarda le etnie - spiega il direttore del primo circolo didattico di Arzignano, Silvano Ceresato - da qualche tempo si assiste ad un’impennata della presenza asiatica, indiana e bengalese. Alle elementari su 864 alunni totali, ben 182 sono stranieri, per una percentuale pari al 21%, mentre nella scuola materna si arriva al 23% (39 su 166)». Quasi un alunno su quattro, quindi, è straniero. Ma la percentuale addirittura cresce se si prende in esame il caso della scuola elementare di Villaggio Giardino. Qui, a fronte di una media di istituto che sfiora il 37% di presenza di figli di immigrati, nelle uniche due classi prime si registra per la prima volta il sorpasso dei bambini stranieri sugli italiani: i primi prevalgono infatti con il 53,85%. «La legge - continua Ceresato - la legge ci avrebbe imposto di mantenere un’unica classe formata da 26 bambini, con 14 stranieri. Noi, invece, abbiamo preferito dividere in due sezioni la prima, in modo da facilitare il compito degli insegnanti che in questo modo potranno gestire meglio i loro orari e le compresenze per venire incontro alle esigenze dei bambini italiani e di quelli stranieri». Ceresato invita a non pensare al "problema" immigrazione come proprio solamente del mondo della scuola. «L’integrazione è un discorso più ampio, sociale - dice - e la scuola deve dare il suo contributo per ciò che è di sua competenza. Ci siamo attivati per andare incontro alle esigenze dei ragazzi, con interventi specifici e differenziati al mattino, e con laboratori pomeridiani per l’italiano. La documentazione scolastica è poi tradotta in diverse lingue dai mediatori culturali. Sotto il profilo della formazione interna, gli insegnanti imparano a spiegare l’italiano come seconda lingua e ad approcciarsi alle culture altre. Si imparano così cose nuove: per esempio, abbiamo capito che quello che noi scambiavamo per indifferenza degli indiani nei confronti dell’istituzione scolastica, in realtà è una grandissima deferenza dettata da un rapporto di quasi sudditanza verso la scuola. Abbiamo anche compreso che per la cultura araba gli unici che possono rapportarsi con l’esterno sono i maschi, e quindi che, quando questi sono al lavoro, per le donne non è possibile essere presenti agli incontri con i maestri». Il primo circolo ha ricevuto dalla Regione quasi 6.500 euro come scuola presente in un’area a forte processo migratorio e si attendono ora anche i finanziamenti comunali per progetti da sviluppare d’intesa con la scuola media. «Da anni - conclude Ceresato - destiniamo un terzo del fondo di istituto per questo tipo di azioni che aiutano sia gli alunni stranieri, sia la didattica per gli italiani».