05 GIUGNO 2006

Ztl, si “scaldano” le telecamere
Centro giovanile, scoppia la polemica

La storia infinita. È dal 2000 che si parla della videosorveglianza degli accessi al centro, ma ora il sistema è quasi a punto
Ztl, si “scaldano” le telecamere
Cicero: «Ultime verifiche, poi da luglio pioveranno le multe»

di Sandro Sandoli

Ma che fine hanno fatto le famose telecamere che dovrebbero immortalare i trasgressori del divieto di penetrare nella zona a traffico limitato e sarebbero deputate a fornire il supporto legale di un fotogramma della targa al verbale di infrazione? Il centro storico da tempo è stato attrezzato alla stregua della casa del “Grande fratello”, ma chi entra nella zona off-limit deve solo evitare di incrociare un vigile urbano: da alcuni anni gli obiettivi sono puntati su una decina di “varchi”, da Motton San Lorenzo a contrà Riale o piazza Biade, ma anche se le auto passano in corteo non succede nulla perché le telecamere continuano ad essere spente. Insomma “occhio non vede e portafoglio non duole”. Però l’assessore comunale alla mobilità Claudio Cicero annuncia novità a breve termine: «Adesso tutti entrano e fanno quello che vogliono, ma credo che ormai la “furbizia” abbia le ore contate, perché, se è vero quello che mi dicono i tecnici e l’Aim, il sistema dovrebbe essere attivato entro la fine di luglio: ci sarà un periodo di sperimentazione, anzi di verifiche, ma ormai siamo in dirittura d’arrivo». Da notare che Vicenza è stata una delle prime città venete a decidere di “vederci chiaro” nella sua Ztl. Ha aperto infatti la pratica telecamere agli inizi del secondo Millennio sottoponendo alla Regione un progetto sperimentale di videosorveglianza. Venezia ha fato la sua parte ed ha staccato un assegno da 150 milioni di vecchie lire con il quale ha coperto il 50 per cento del costo, mentre l’altra metà se l’è sobbarcata palazzo Trissino. Ma in cabina di regia sono dovuti restare con le bracia conserte. La ditta Sts di Desenzano ha piazzato le telecamere agli “ingressi” della zona interdetta alle auto, ma prima del “ciak si gira” in tutta Italia è scoppiato mezzo finimondo, con appelli al garante della privacy perché i primi sistemi di telesorveglianza violavano sacrosanti diritti degli automobilisti tutelati dalla legge e con appelli al legislatore perché non era tanto peregrina la possibilità che venissero sanzionati automobilisti che, essendo residenti, commercianti o invalidi, avrebbero dovuto essere forniti di pass permanente. In poche parole nelle città che si sono azzardate a mettere in funzione “gli occhi indiscreti della legge” sono piovuti ricorsi che hanno trovato buona accoglienza nei tribunali amministrativi, mentre è stato un calvario per quelle che, come Vicenza, hanno voluto andarci con i piedi di piombo e prima di cominciare a teleriprendere gli indisciplinati hanno preferito aspettare che i sistemi elettronici adottati fossero omologati in base a nuove normative e sentenze. La nostra città prima del sì ministeriale ha mandato i suoi “emissari” in giro per la penisola a vedere come gli altri erano riusciti ad aggiustare il tiro, c’è stata perfino una visita all’istituto “Galileo Ferraris” di Torino e s’è “conquistata” l’omologazione alla fine dello scorso inverno. Ma poiché la fretta spesso è cattiva consigliera, anche se c’è già l’autorizzazione di Roma si è preferito andare con i piedi di piombo. In sostanza si è voluto evitare quel che è successo negli ultimi mesi a Padova, dove a chi ha varcato i varchi elettronici senza autorizzazione sono state notificate, tra polemiche roventi e battaglie legali furenti, più di 100 mila contravvenzioni (1500 al giorno), che a 75 euro a verbale avrebbero dovuto portare nelle cassa della municiplaità patavina circa 7 milioni di euro: proprio in questi giorni sono state tutte cassate e, dopo aver tarato il sistema di videosorveglianza, le multe, quelle che non dovrebbero più essere annullate, sono cominciate a fioccare solo ieri. Insomma Vicenza è rimasta alla finestra ed ha evitato una figuraccia. Nella città del Santo non avevano messo nel cervellone tutti i dati degli autorizzati, per cui a ogni passaggio (regolare) la loro targa veniva teleregistrata e dopo tot giorni i malcapitati avevano cominciato a ricevere i verbali di contravvenzione. Nella nostra città invece si sta facendo quello che i nostri “vicini” hanno fatto solo nelle ultime settimane: oltre ad apportare al sistema le modifiche chieste in sede di omologazione (tutto è a spese della Sts) si stanno mettendo in memoria tutte la targhe degli autorizzati residenti e commercianti che ne abbiano fatto o che ne faranno richiesta, mentre gli invalidi avranno un pass con un sensore che segnalerà che il passaggio è regolare. Precisa Cicero: «Ora stiamo lavorando sul “trasponder” che è un aggeggio che uno può portarsi appresso come un telepass o può essere inserito nel tagliando-permesso». Però resterebbe momentaneamente irrisolto il problema dell’invalido o del portatore di handicap che arriva da lontano con l’autorizzazione rilasciata dalla sua città e incappa nelle rete delle telecamere beriche: verrebbe multato e sarebbe costretto ad aprire un “contenzioso” con Vicenza. Il vulcanico assessore ha la soluzione pronta: «Si potrebbe creare un’anagrafe nazionale e uniformare il pass elettronico: anzi è un’idea che lancio a tutti i Comuni d’Italia e al ministero».


La richiesta di Azione Giovani incassa l’appoggio di Comunità Militante e Continuità Ideale
Centro giovanile, scoppia la polemica
Comunisti Italiani: «Dove è stato l’assessore Abalti fino ad ora?»

(l. v.) Si accende la polemica sul centro giovanile all’ex macello. Dopo il presidio di sabato dei militanti di Azione Giovani di Alleanza Nazionale, spalleggiati dall’onorevole Giorgio Conte e dall’assessore alle politiche giovanili Arrigo Abalti - col corollario dello scontro interno ad An con l’assessore Cicero, che in viale Giuriolo vuole invece il parcheggio - sull’ipotesi arriva la presa di posizione di Marco Palma, segretario dei Comunisti italiani. «Improvvisamente l’assessore Abalti scopre che gli spazi giovanili sono un’esigenza prioritaria - commenta Palma -. Ma come mai se ne accorge solo ora, nel momento in cui a chiederlo sono alcuni aderenti alla sezione giovanile del suo partito? Dove è stato in tutti questi anni in cui i tanti giovani che hanno voluto proporre iniziative alla città e dar sfogo alla propria creatività hanno dovuto arrangiarsi? L’assessore dovrebbe capire che i giovani di Vicenza non sono soltanto quelli che si iscrivono al suo partito: ce ne sono tanti altri ai quali lui, per il ruolo che ricopre, deve dare ascolto e risposte. È il momento di smettere di parlare di spazi giovanili coi giornali e farlo coi diretti interessati: perchè, visto il tema prioritario, l’assessore non costituisce un forum cittadino dei giovani cui possano partecipare tutti?». Di tutt’altro tenore le parole dei giovani di Comunità Militante Vicenza: «La richiesta - dichiara il portavoce Paolo Zanella -, trova il nostro pieno appoggio: la città pullula di discoteche e pub, ma mancano del tutto spazi liberi per i tanti giovani che avvertono la necessità di ritrovarsi in un luogo plasmato dalla fantasia giovanile. Un centro sociale, insomma, all’interno del quale organizzare iniziative di ampio respiro: metapolitiche, festive, cinematografiche, sportive e culturali». Sul tema interviene anche il portavoce di Continuità Ideale, Alex Cioni: «Affinché il luogo divenga libero centro di aggregazione e fulcro espressivo di tutto il mondo giovanile, è fondamentale però che nessuna realtà politica abbia il monopolio del progetto. L’esigenza è quella di creare un centro che sia tramite di incontro, di libera espressione di liberi pensieri, incentrato sul bisogno dei giovani di avere voce in capitolo sulle principali tematiche sociali»