Il regista del controllo urbano spiega la sua strategia
di Silvia Maria Dubois
«Vicenza? È bella e si sta bene. Ma va controllata».
A parlare della nostra città con un'affettuosità quasi personificata è l'assessore alla sicurezza Valerio Sorrentino che, in un'intervista- dialogo con i cittadini, si scrolla di dosso il ruolo di "repressore" per raccontarsi piuttosto in veste di grande regista del controllo urbano.
- Vicenza è una città sicura?
«Bisogna distinguere fra la sicurezza effettiva, quella delle statistiche, e la percezione della stessa da parte dei cittadini. È questa che ci preoccupa perché in città rimane alta, a prescindere dai reati che vengono commessi. La consapevolezza di una bassa soglia di sicurezza, poi, purtroppo è legata alla presenza massiccia di extracomunitari, di usi e costumi differenti che entrano spesso in rotta di collisione con i nostri».
- Essere assessore alla sicurezza significa premere l'acceleratore sulla coercizione, sul controllo o sulla rieducazione?
«Quando si parla di educare il cittadino alla legalità e alla civile convivenza, mi viene proprio da sorridere. Queste sono parole senza senso, di cui i nostri avversari politici fanno largo uso. Sinceramente credo che l'educazione civica nelle scuole sia insegnata in maniera esaustiva. Nella gestione dei problemi sociali della città, dunque, credo sia necessario essere estremamente pratici e mettere da parte ipocrisie e buonismi inutili. Credo, piuttosto, nel controllo e nella prevenzione. Strumenti come telecamere, ordinanze create ad hoc e quarto turno della polizia municipale hanno dato i loro frutti, con una città dove i fenomeni delinquenziali sono più monitorati. In fatto di repressione, poi, vorrei chiarire che l'Amministrazione comunale non ha, a differenza di un questore o di un prefetto, il potere di reprimere intervenendo direttamente sulla pubblica sicurezza. Noi possiamo reprimere chi viola un'ordinanza».
- Cosa le chiedono i cittadini che le scrivono e che vengono a trovarla in assessorato?
«Si lamentano a proposito di una residenza che non è più tranquilla, di zone che un tempo erano sicure e che oggi fanno paura. L'esempio più fresco? Molti cittadini che abitano nei pressi della stazione si lamentano perché alcuni bar ed altri esercizi pubblici disturbano molto fino a tarda notte. A tal proposito sto pensando di intervenire con un'ordinanza che anticipi gli orari di chiusura».
- I vicentini hanno dimostrato di apprezzare anche le telecamere: ora tutti ne vogliono una in quartiere!
«È stato ampiamente dimostrato che, laddove si è intervenuti con la video-sorveglianza, i fenomeni di vandalismo sono notevolmente scesi. In città ce ne sono già sette ed entro l'estate ne istalleremo altre tre. Sicuramente due andranno nella zona ancora "calda" di viale Milano- via Torino-via Firenze».
- E il quarto turno della polizia muncipale è servito? Quanto?
«Funziona egregiamente. Purtroppo ora è limitato al venerdì e al sabato notte ma, quando ci sarà un ampliamento di organico, le coperture notturne aumenteranno. Gli interventi ci sono eccome: gli agenti vengono chiamati sia per gli incidenti, sia per questioni di schiamazzo e disturbo. A tal proposito, per quanto riguarda gli interventi mirati, annuncio una novità operativa: con l'arrivo della bella stagione ho chiesto di aumentare le verifiche di fronte ai locali, ai pub, alle discoteche, in particolare con l'uso dell'etilometro proprio per tenere sotto controllo i tassi alcolici ed evitare, così, nei limiti del possibile, una delle cause più alte di incidenti stradali».
- Voi siete intervenuti con ordinanze molto criticate dall'opposizione e da una parte dell'opinione pubblica. Ci dica lo stato attuale di ogni problematica legata alla sicurezza che avete fronteggiato. Cominciamo con Campo Marzo...
«A breve porterò in giunta una delibera che permetterà al mio assessorato di rivolgermi ad associazioni di vigilanza per coprire la zona di Campo Marzo e dei Giardini Salvi. Sperimenteremo questi vigilantes dalla prossima primavera, magari cominciando con un pattugliamento intenso nei weekend. Per queste zone, come si sa, esiste già un'ordinanza che vieta il degrado, il bivaccamento e la sporcizia, ma la legge non viene rispettata finché non esiste un sistematico controllo. Ce lo insegna anche Parco Querini, che vive una sua sicurezza ritrovata solo dopo che è stato istituito un punto di controllo stabile. Non è più ammissibile che questi spazi verdi vedano l'assoluta esclusione della frequentazione da parte dei vicentini e siano completamente in mano ad extracomunitari o gente poco affidabile».
- Viale Milano - Torino - Firenze...
«Questa è stata una lunga battaglia. Una battaglia che sostanzialmente abbiamo vinto. Dopo il tempo delle ordinanze repressive, ora è arrivato il tempo del mantenimento dei controlli, non va abbassata la guardia, la zona va tenuta d'occhio in modo approfondito e duraturo».
- Call Center...
«Mi sono inventato un'ordinanza che ha funzionato, equiparando i call center agli altri esercizi pubblici, con limiti d'orario precisi da rispettare. È stata attaccata da un punto di vista giuridico ed ora aspettiamo che si esprima il Consiglio di Stato: se ci dà ragione applicheremo anche la seconda parte del documento, quella che vieta ai call center la promiscuità con altre attività».
- Mendicanti...
«In questo caso siamo stati attaccati in modo vergognoso ed assolutamente retorico, salvo poi dettare esempio in altre città, come Padova, dove l'Amministrazione, pur essendo del centro-sinistra, ci ha imitati. Ogni persona che si trovi in stato di bisogno ha il diritto di essere sostenuta ed assistita dai Servizi sociali, ma chi fa della mendicità una professione va allontanato. Questa ordinanza funziona e, a parte un tentativo di ritorno sotto il periodo natalizio, il fenomeno si è drasticamente ridotto».
- Ci sono emergenti zone a rischio in città?
«Sì. Ora a preoccuparmi di più è la zona delle Barche per la presenza di spacciatori extracomunitari. La Polizia municipale sta effettuando numerosi controlli, ma mi auguro che intervengano anche Polizia e Carabinieri. Stessa situazione poco più in là, a ponte S. Michele, dove stiamo attivandoci per scoraggiare la permanenza di delinquenti. Nuovi fenomeni di degrado, poi, colpiscono la Basilica palladiana e palazzo Angaran, due fra i più bei monumenti del centro storico, zone intoccabili fino a poco tempo fa. Eppure poveracci e punkabestia ci stanno dando non poco filo da torcere. Rifiutano ogni tipo di aiuto perché quello è il loro stile di vita. Ed è questo il mio rammarico: che il comportamento di pochi rechi danno alla comunità».
- Quali soluzioni si potrebbero prospettare per palazzo Angaran, visto che ultimamente la situazione è al centro di accese proteste da parte dei residenti?
«È comunale, bensì dell'Inps, unico proprietario legittimato a promuovere eventuali denunce per danneggiamento od occupazione di proprietà altrui. Una soluzione io ce l'ho: chiudere l'accesso ai portici mediante inferriate autorizzate dalla Soprintendenza. Mi rendo conto che sia complicato intervenire su un monumento storico, ma sono sicuro che un progetto di intervento armonico con il valore artistico ed architettonico del palazzo sia possibile e praticabile».
- Rimangono dei "paradisi" della sicurezza a Vicenza?
«Vicenza, rispetto ad altre città, è ancora un'oasi fortunata. La situazione qui è buona e vi sono delle zone come S. Bortolo, il quartiere delle Piscine e Laghetto che non soffrono di particolari problematiche. Piaccia o non piaccia, la questione della sicurezza è legata alla presenza di extracomunitari e la mia paura è che si arrivi ad una situazione simile a via Anelli a Padova. Perché si potrebbe arrivare a tanto? Perché alcune zone della città si stanno popolando in modo massiccio di immigrati e si stanno svuotando dei residenti vicentini. Perfino i negozi, in zona stazione, uno dopo l'altro stanno diventando tutti di gestione straniera. È questo che è in antitesi con una convivenza equilibrata e crea un rischio più alto di conflittualità».