02 SETTEMBRE 2004

dal Giornale di Vicenza

Autunno, cadono i posti di lavoro
Esplosione e nube tossica in argenteria

Autunno, cadono i posti di lavoro
Industriali pessimisti, banche esposte, economia ingolfata
Nei primi 6 mesi dell’anno ci sono stati duemila lavoratori messi in mobilità Cresce il ricorso alla cassa integrazione
Previsioni negative per i diversi settori Resiste solo il comparto meccanico Si spera nella scossa della congiuntura

di Marino Smiderle

È un po’ come le stime sul numero dei manifestanti. La questura diffonde un dato, di solito inferiore a quello reale, mentre gli organizzatori della manifestazione ne danno un altro, di parecchio superiore. Ecco, il settembre che è appena cominciato è una specie di manifestazione, una sorta di sfilata dei disoccupati, veri, presunti e paventati. Per il sindacato le preoccupazioni sono serie, serissime, tanto che i segretari delle confederazioni sindacali provinciali non esitano a parlare di settembre nero, evocando involontariamente la sigla di un’organizzazione terrorista palestinese dei primi anni 70. Stavolta a rimanere sul terreno sarebbero i posti di lavoro, migliaia di posti di lavoro.
La cosa strana è che la "questura" di questa ipotetica manifestazione, cioè gli industriali, diffondono dati altrettanto preoccupanti. Due indizi non saranno una prova, ma ci vanno molto vicino e fanno pensare ad un settembre più vicino alla recessione che alla ripresa.
Se nei primi sei mesi dell’anno ci sono stati oltre duemila lavoratori messi in mobilità, contro i poco più di tremila dell’intero 2003, l’anno potrebbe chiudere con un aumento percentuale complessivo del 50 per cento. Ma il timore è che il meccanismo della mobilità, per non parlare della cassa integrazione, venga utilizzato con ancora maggiore frequenza e da un numero più elevato di aziende. Già i sindacati stanno monitorando alcune situazioni, come dire, in tensione: il rischio è che il motore dell’economia rallenti, s’ingolfi. Con conseguenze inevitabili dal lato dell’occupazione. I numeri del primo semestre relativi al ricorso alla cassa integrazione parlano di 694 mila ore richieste, contro le 560 mila del primo semestre del 2003, per un aumento complessivo del 24 per cento. Parlare di disoccupazione a Vicenza pare una follia. E il fatto che siano scomparsi i cartelli "cercansi operai" dai cancelli degli stabilimenti non autorizza a dipingere a tinte fosche un paesaggio caratterizzato, comunque, da un benessere di fondo solo in parte eroso dall’effetto euro. Però basta guardare l’opinione degli industriali dei vari settori, per capire che l’ottimismo è merce rara.
Cominciamo dall’abbigliamento, dove «l’occupazione si è mantenuta su valori stabili. Le previsioni per settembre indicano una flessione delle vendite sia sul mercato interno che su quello estero». Se si passa al tessile, le ombre si infittiscono, visto che gli imprenditori del settore, interpellati dall’Ufficio studi di Assindustria, sostengono che «l’occupazione è diminuita dell’1,7 per cento e le previsioni sono pessimistiche per quanto riguarda l’andamento della produzione e delle vendite».
Passiamo alla concia, cavallo di battaglia della zona di Arzignano e Chiampo. Gli industriali dicono che «le vendite sul mercato italiano e verso l’Europa sono calate (segnando rispettivamente -0,5 per cento e -4,8 per cento), mentre sono leggermente aumentate quelle verso i paesi extra UE (+1 per cento). Anche l’occupazione è risultata in calo (-2,9 per cento). Le previsioni non evidenziano segnali di ripresa».
Già, le previsioni non evidenziano segnali di ripresa. È questa la "sentenza" che fa di settembre, e dell’autunno che si profila all’orizzonte, un periodo a rischio. Per il posto di lavoro e i portafogli dei vicentini. Vogliamo parlare delle materie plastiche? «Il settore ha registrato valori negativi per quanto riguarda la produzione - dicono gli appartenenti a questo settore - che è diminuita del 2,7 per cento, e l’occupazione che è calata dello 0,4 per cento. Positivo, invece, l’andamento delle vendite sia sul mercato interno (+0,8 per cento) che su quello estero (+1,2 per cento in Europa e +3,6 per cento verso i paesi extra UE). Le previsioni per il prossimo trimestre sono nel complesso pessimistiche».
Campane a morto anche per il settore del mobile, specie per quel che riguarda l’aspetto occupazionale («Anche l’occupazione ha risentito della congiuntura sfavorevole registrando una flessione. Le previsioni per i prossimi mesi restano ancora negative»). Per non parlare del comparto orafo, gemma, è proprio il caso di dirlo, dell’industria vicentina, che, forse, ha toccato il fondo («Anche l’occupazione è risultata in sensibile calo. Le previsioni sono ancora orientate in senso pessimistico»). Qualche timido accenno di ripresa, però, negli ultimi tempi s’è visto. Unico settore che ancora dà segni di discreta vivacità è quello meccanico («L’occupazione ha mantenuto una certa stabilità. Le previsioni per il terzo trimestre 2004 sono ancora positive»), che pare alzare la media poco rassicurante del mercato del lavoro. Giudice imparziale della situazione è il mondo bancario, che in questi mesi è molto più esposto verso il sistema. «Fino a qualche anno fa - ricorda un funzionario fidi vicentino - dovevamo guerreggiare con la concorrenza per riuscire a prestare soldi a qualche impresa, mentre oggi stiamo guerreggiando per riuscire a far rientrare, almeno in parte, le stesse imprese dagli sconfinamenti».


Paura ieri mattina all’interno della ditta "Luna" per i vapori provocati da una reazione chimica. Nessuno dei tre dipendenti è rimasto ferito
Esplosione e nube tossica in argenteria
Vigili del fuoco e Arpav al lavoro per ore. È il terzo caso in pochi giorni

(d. n.) «Ho avuto paura, ma soprattutto dopo i casi della Vimet e di Torri di Quartesolo». Diego Cattelan, due ore dopo l’esplosione, era ancora scosso. Ma i timori maggiori erano passati. Ieri mattina ai vigili del fuoco è sembrato di rivedere il film di quanto accaduto nei giorni scorsi. Verso le 10.20 è arrivata la telefonata: «C’è stata un’esplosione in azienda per una reazione chimica». Fortunatamente, l’episodio si è risolto senza gravi conseguenze ma la paura, per una mezz’ora, l’ha fatta da padrone.
I fatti. Ieri mattina, all’interno dell’argenteria "Luna", che ha sede in via Dian 30 vicino al cavalcavia di viale della Pace e che si occupa della lucidatura di monili in argento per conto terzi, c’erano tre persone. Oltre alla titolare, Michela, il fratello Diego e una dipendente. Diego stava riordinando quando ha trovato un flaconcino di sbiancante per argento che non usava da mesi.
«Volevo disfarmene, perché non ci serve più», ha spiegato. Come hanno appurato più tardi i pompieri, nel flacone che conteneva mezzo litro di liquido c’erano acido cloridrico, fluoridrico e nitrico. Cattelan ha versato il contenuto in un altro recipiente in plastica, dove c’era circa un litro e mezzo di alcol metilico con dell’acido borico.
«Pensavo non succedesse nulla, ed invece hanno fatto reazione esotermica - spiega l’artigiano -. Ho sentito uno scoppio, e si è sprigionata una nube dal secchio. Sono stai momenti di forte tensione. Ho subito avvisato i vigili del fuoco».
La nube, di colore giallastro e dal forte odore acre, era composta di ossidi di azoto che si sono liberati dal contenitore, dal quale fortunatamente non è uscito il liquido. Cattelan ha urlato alle due donne di uscire, e in pochi minuti sono giunti i vigili del fuoco con una squadra e i loro colleghi del nucleo Nucleare batteriologico chimico radioattività (Nbcr) per eseguire una prima ispezione. Poco dopo sono giunti anche i tecnici dell’Arpav. I tecnici hanno verificato come il fumo fosse rimasto all’interno dell’argenteria, e come non vi fosse pericolo di scoppi. Ragion per cui lo stabile - il laboratorio sorge al piano terra di una palazzina con vari appartamenti - non è stato evacuato.
Quindi, con la strumentazione del caso, i pompieri hanno accertato come la presenza di fumi dentro i locali fosse superiore alla norma, ed hanno atteso circa due ore e mezzo che la situazione tornasse alla normalità, eseguendo periodici controlli con le tute e la maschera antigas. Verso le 13 hanno aperto le finestre sul retro del laboratorio, e dall’entrata principale hanno aspirato quanto restava della nube tossica. Con l’aiuto della polizia municipale, hanno invitato i residenti dei condomini vicini di via Dian a chiudere le finestre durante l’operazione, durata alcune decine di minuti. Nel pomeriggio è tutto tornato alla normalità, anche se lo spavento è rimasto.
«Lavoriamo in questo settore ormai da una ventina d’anni - hanno riferito i titolari - e mai era successo un fatto del genere. Certo, si è trattato di una leggerezza ma nessuno avrebbe ipotizzato che i liquidi che utilizziamo in ditta potessero produrre reazioni di questo genere. Fortunatamente non è successo nulla di grave, anche se quanto accaduto nei giorni scorsi ci è tornato alla mente e ci ha fatto temere il peggio».