02 APRILE 2006

dal Giornale di Vicenza

«Case popolari gli affitti sono troppo bassi Sì all’aumento»
MONTEBELLO.Montebello, la polizia nei pozzi ha scovato anche tubi “segreti”
Puschiavo: «Siamo noi i veri eredi di Almirante»

Vertice dei capoluoghi veneti
«Case popolari gli affitti sono troppo bassi Sì all’aumento»

(g. m. m.) Punto primo: aumentare gli affitti delle case popolari. Punto secondo: assegnare ai Comuni maggiore discrezionalità nella formulazione dei punteggi che determinano le graduatorie pubbliche. Si sono messi al lavoro, in settimana, gli assessori agli Interventi sociali delle principali città venete, riunitisi a Venezia per studiare possibili proposte per modificare la legge regionale che regola i bandi per l’assegnazione di alloggi Erp. A rappresentare Vicenza c’era l’assessore Davide Piazza, autore di un nuovo bando per gli alloggi Erp balzato agli onori delle cronache per l’inserimento del criterio della “residenzialità”, che punta a privilegiare i vicentini residenti in provincia da almeno 25 anni. Il bando deve ancora affrontare l’esame del consiglio comunale, ma già Piazza e colleghi pensano al futuro prossimo. «La legge è del ’96 e va modificata - commenta Piazza - perché non tiene conto delle esigenze emerse in questi anni». Uno dei punti che sta a cuore agli amministratori comunali, è la possibilità di verificare ciclicamente con maggiore flessibilità le premesse di accesso agli alloggi. Chi ha ottenuto la casa popolare per ragioni di indigenza in un determinato periodo della sua vita, potrebbe essersi arricchito negli anni successivi e non aver quindi più diritto all’alloggio o a quel canone agevolato. «Questo - spiega l’assessore - ci permetterebbe di avere una maggiore rotazione negli alloggi, passando dagli attuali 100-120 a 150-200 all’anno». Gli assessori chiedono poi una più stretta collaborazione con le Ater. Alla Regione viene poi chiesto di aumentare i punteggi di pertinenza comunale, consentendo alle amministrazioni comunali di scegliere il target a cui rivolgersi, per evitare di dover pubblicare bandi speciali. Infine, secondo Piazza e i colleghi bisogna modificare i canoni, che oggi sono troppo bassi. «C’è chi paga meno di 10 euro: una cifra che non giustifica nemmeno le piccole manutenzioni».


È polemica sui metodi di controllo effettuati dall’Arpav: avvengono con un preavviso che può “tutelare” il controllato
Montebello, la polizia nei pozzi ha scovato anche tubi “segreti”
Il blitz coordinato dai pm su depuratore e discarica è andato a colpo sicuro

di Ivano Tolettini

Una grande truffa ambientale sull’asse Montebello-Zermeghedo col corollario di collusioni ancora da decifrare, oppure un colossale equivoco che l’nchiesta della procura di Vicenza si incaricherà di chiarire? La gestione di depuratore e discarica da parte di Medio Chiampo è stata fin qui corretta, oppure qualcuno ha fatto il furbetto, mettendo a repetaglio la salute pubblica? Ruota attorno a questa duplice domanda la maxindagine sui rifiuti da concia che ha visto finire sotto inchiesta una decina di persone e ad accertare che, per quanto finora s’è capito, depuratore e discarica di Montebello-Zermeghedo hanno dei problemi. Gli investigatori non avrebbero dubbi al riguardo, anche se soltanto dai risultati di laboratorio si avranno i risultati che indirizzeranno le indagini in maniera decisiva. Si è appreso, ad esempio, che le telecamere della polizia stradale di Verona diretta dal primo dirigente Giocondi avevano iniziato le riprese all’inizio dell’anno prima che "Striscia la notizia" fiutasse la stessa pista. A indirizzare l’inviato Moreno Morello del tiggi satirico sarebbe stato un informatore che sarebbe a conoscenza di parecchi segreti del mondo dello smaltimento dei rifiuti non solo nell’Ovest Vicentino. Il blitz coordinato dal procuratore capo Ivano Nelson Salvarani e dal sostituto Angela Barbaglio è stato chirurgico come può esserlo una incisione al laser. I poliziotti sono andati a colpo sicuro sequestrando pozzetti, eseguendo campionamenti in tubi che sarebbero stati segreti e acquisendo documenti che avrebbero lasciati esterrefatti gli stessi gestori della società Elidra, uno dei fulcri dell’indagine perché è controllata da una fiduciaria con sede in un paradiso fiscale estero. Per questo l’inchiesta che ha avuto ripercussioni anche nel Veronese, con le prime prese di posizioni di alcuni sindaci che preannunciano azioni legali contro il Vicentino (a tutti i livelli) qualora le analisi dei campioni prelevati dagli investigatori fossero positivi, rischia di avere un impatto incontrollabile. PRELIEVI. L’altra sera nell’intervista rilasciata all’inviato di Striscia il dirigente Arpav di Arzignano Vincenzo Restaino ha spiegato che in effetti i controlli periodici avvengono con il preavviso del controllato. Un’affermazione che ha fatto non poco dubitare sulla serietà di questi prelievi, perché è sufficiente che chi subisce il controllo alteri la situazione dei pozzetti per far vanificare la prova. Sarebbe come dire a un atleta quando avvengono i controlli antidoping. Anche perché, come hanno sottolineato più osservatori, il mercato ambientale è gestito perlopiù dagli enti pubblici (dunque la politica) e l’Arpav , che è l’organo di vigilanza, è un ente di emanazione politica (regionale). Insomma, tra controllori e controllati c’è una osmosi che vista dalla prospettiva del cittadino potrebbe alimentare sospetti come l’inchiesta conferma. Perché i controlli non sono a sorpresa? INDAGATI. Sono otto i nomi degli indagati che si conoscono perché a loro la polizia ha consegnato un decreto di perquisizione che equivale a un avviso di garanzia: Piergiorgio Rigon, presidente di Medio-Chiampo spa; il direttore generale Luigi Culpo; il responsabile tecnico Stefano Paccanaro; il responsabile tecnico della discarica di Zermeghedo Lanfranco Vitale; l’amministratore unico di Elidra Tiziana Piras e il direttore tecnico Davide Zannato. ASSOCOGEN. Gli altri due sotto inchiesta sono il presidente di Assocogen , la società costituità da Assoartigiani (67%) e Aim (33) Virginio Piva e il responsabile tecnico della centrale a metano di Zermeghedo Zoso. A proposito di questo impianto, a differenza di quello che abbiamo riferito nell’edizione di ieri, la società non si occupa anche della raccolta di fanghi, ma soltanto "di gestione dell'impianto di cogenerazione di Zermeghedo (produzione di calore ed energia elettrica mediante utilizzo di gas metano) in autonomia operativa. Il calore prodotto - informa una nota congiunta - viene ceduto interamente alla rete di teleriscaldamento industriale realizzata nella zona artigianale di Zermeghedo, l'energia elettrica al Grtn-Gestore della rete di trasporto nazionale". L’attenzione della polizia si è concentrata sulla società perché smaltirebbe i propri scarti acquosi e oleosi in maniera illegale. È l’ipotesi, questa, della procura. Un’autobotte di Elidra trasporterebbe periodicamente gli scarti della centrale nel depuratore e da lì in discarica. Tutto questo, ad avviso degli inquirenti, avverrebbe in maniera irregolare. Così come poi sarebbe illegale il trasferimento dei fanghi ottenuti ed essiccati in discarica a Zermeghedo.


Fiamma Tricolore. I candidati spiegano collocazione politica, programmi e cosa li differenzia da An e mussoliniani
Puschiavo: «Siamo noi i veri eredi di Almirante»
Giovedì in piazza S. Lorenzo appuntamento anti Prodi-mortadella con salame e stuzzichini

È l’alleanza con i venetisti di Borgoricco, terra dell’appena scomparso Bepìn Segato e degli "occupatori di San Marco", la novità elettorale più curiosa della Fiamma Tricolore, partito tradizionalmente ipernazionalista che aderisce quest’anno nella coalizione della Casa delle libertà. Ieri sono venuti a Vicenza a raccontare la formula dello stare insieme nel nome del "nazional-federalismo" Piero Puschiavo, entrato in area parlamentare dopo le esperienze skinheads che lo avevano reso famoso nel Veneto, e Luciano Franceschi, che per conto del suo "Governo del Popolo Veneto" distribuisce improbabili moduli per l’autotassazione alternativa all’Irpef e amministra "giustizia" nostrana a chi gliela chiede. C’è anche un liòn serenissimo a fare da sfondo alla Fiamma, sui manifesti che si alternano a quelli di rigorosa fedeltà post-fascista: neri di sfondo, uno storico "A Noi" come richiamo che echeggia le adunate del Ventennio mussoliniano, affissi in giro per l’Italia anche con una famosa foto di "squadra d’azione" in tempi di Marcia su Roma. «Siamo il partito che ha sessant’anni di storia e che affonda le radici nella Repubblica sociale italiana», quella di Benito Mussolini estremo alleato dei nazisti alla fine della Seconda guerra mondiale, ha spiegato Puschiavo, citando anche collocazioni sociali e ideologiche risalenti ai Fasci di combattimento del primo dopoguerra e alla Carta del Carnaro di Gabriele D’Annunzio nella nazionalistica Fiume occupata nel 1920. «Siamo noi - ha aggiunto - gli unici eredi del partito di Giorgio Almirante». Che, per chi è giovane lettore e elettore, va commemorato come il capo indiscusso della Destra non-costituzionale prima delle "svolte" di Gianfranco Fini. Tutte glorie storiche, queste, rilucidate dalla Fiamma per dar corpo a una diversità rispetto alle due formazioni pur coalizzate insieme nel segno di Silvio Berlusconi - Alternativa sociale e Alleanza nazionale - e per affondare radici di Destra garantita in netta opposizione a Prodi-Mortadella (a proposito: appuntamento col salume emiliano giovedì prossimo in piazza San Lorenzo, per una serata di politica anti-sinistre e di stuzzichini politico-polemici, in una chiusura di campagna elettorale intitolata: "Mangiamoci la mortadella"). Ma, per stare un po’ meno sul post-fascistico e un po’ più sul moderno e sul presente, perché votare la Fiamma? Che cosa la differenzia dai mussoliniani dell’euronorevole Alessandra? Che cosa dai finiani?. Se i connotati di estrema destra anti-sistema spartiti con Alternativa sociale sono in larga parte coincidenti - dal "no" all’immigrazione e alla multiculturalità alla valorizzazione dell’elemento etnico nazionale nelle politiche sociali, con divisioni micropartitiche che corrispondono più alle vicende personali dei capi che a eloquenti differenze ideologiche - con An la linea di separazione è più netta. E viene indicata così: «Possiamo usare un motto celebre e rovesciarlo con un punto interrogativo - dice la spiegazione lievemente enigmistica di Bruno Cesaro, capolista al Senato per il Veneto -: noi restiamo per "libera Chiesa in libero Stato", loro devono chiedersi se "c’è libero Stato in libera Chiesa?"». Insomma, sciogliendo il gioco di parole, la Fiamma Tricolore ha deciso di distinguersi dai mussoliniani e soprattutto da Alleanza nazionale - un partito rifiutato a causa del «riflusso al centro» - sul versante della laicità della politica. Valori tradizionali sì, famiglia tradizionale pure, guai ai Pacs - per la Fiamma - ma senza sudditanza nei confronti delle gerarchie episcopali. Il resto è fatto di grande attenzione dichiarata per il "sociale" e per il lavoro, di recupero del corporativismo ideologico (capitale e lavoro non conflittuali), di ambientalismo umanocentrico, di proposte per il finanziamento pubblico del mutuo-casa sociale. E di un progetto economico-monetario rivoluzionario e inedito, che piace molto a Puschiavo e sul quale chissà come la penserebbe Giulio Tremonti ministro dell’Economia: cancellare l’euro e creare in Italia «una moneta di proprietà dello Stato, cioè del popolo, e sotto il controllo del governo e non più delle banche».