Gegen Sexismus, ovvero, contro i soliti predatori

Sui fatti di Colonia, nello specifico le violenze sessiste perpetrate da molti uomini – subito individuati come migranti e rifugiati – contro alcune donne nella notte di Capodanno, si è molto scritto e detto. Il discorso ha naturalmente preso la piega razzista che ci si poteva aspettare. Si è parlato di attacco alla nostra civiltà, di mancanza di rispetto per le donne (sottointendendo spesso un “nostre” che taceva il sentimento di possesso nei confronti delle stesse, e faceva diventare il corpo delle donne metefora del suolo nazionale, e quindi la difesa e la violazione del primo automaticamente quella del secondo).

Alcune analisi su come i media abbiano trattato il tema sono raccolte qui [1], e qui [2] .
Si è anche sottolineato come quelle violenze non ci siano estranee, come gruppi di uomini, più o meno bianchi e più o meno ubriachi, ne abbiano perpetrate all’Oktober Fest o alla corsa dei tori a Pamplona, o nei carnevali di numerose città. Nonostante ciò, non possiamo ridurre il tema al guardare alle travi e pagliuzze nei nostri occhi e a non vedere quelle di chi ci circonda, perché sarebbe scorretto e fuorviante.
Dunque, posto che molte di noi hanno subito molestie e, vivendo in paesi occidentali, molte di noi le hanno subite da uomini europei, spesso istruiti, spesso con un ruolo importante nella nostra vita (padri, compagni, mariti, datori di lavoro); posto che sappiamo quanto sia fastidioso vedere gruppi di uomini molesti in qualsiasi posto ci troviamo…e ci è capitato di vedere tanti gruppi di uomini italiani assumere questi comportamenti, in Italia o all’estero; sono tre i piani del discorso che andrebbero sviluppati sulla questione di Colonia.

Il primo riguarda il consueto ruolo che nelle nostre culture del terzo millennio, come in quelle dei due passati, riveste l’assunzione del controllo del corpo delle donne (il corpo riproduttivo) per la perpetrazione di società patriarcali. Non ci è estraneo che gli europei si sono spesso macchiati di stupri e rapimenti di donne o bambini/e nell’ambito delle operazioni coloniali, oggi denominate di “peacekeeping”. Sappiamo bene anche che gli stupri di guerra ed etnici non sono sconosciuti alle culture extraeuropee: sono piuttosto una realtà data per scontata, immanente ai numerosi conflitti in corso. Forse è proprio a tale pratica “coloniale” che le persone coinvolte nelle aggressioni sessiste di capodanno possono essersi rifatte, al tentativo di conquista delle donne come bottino in una società che si vuole attaccare.

Un intervento che se fosse stato pianificato potrebbe essere visto come bellico, sul piano delle relazioni uomo/donna (e più genericamente sui generi) un piano su cui ci si sente sotto attacco. Infatti, proprio a fronte di tanti interventi militari occidentali, dovuti a questioni meramente economiche e geopolitiche, che vengono di fatto giustificati con la difesa delle donne o delle comunità lgbtq oppresse (salvo poi non riconoscerne l’autoderminazione in patria, come risulta palese dal livello del “civile” dibattito sulle unioni “civili”).

Un altro piano da mettere in luce, e che non è stato nemmeno lontanamente considerato, è quello delle donne straniere: dove stavano a Capodanno? Che ne pensano di quanto accaduto? Come vivono le proprie relazioni con i migranti maschi e con i cittadini dei paesi in cui si trovano? L’esperienza ci insegna che essere donne e straniere è un fattore che aumenta il rischio di molestia, se si viene percepite come soggetti particolarmente vulnerabili, poi, si è più facilmente vittime di violenza. Quale donna senza documenti andrebbe a denunciare un poliziotto di frontiera, o un “onesto cittadino” che la molesta o violenta? Probabilmente poche. E poi c’è il quotidiano medio, e il vivere ancora considerate come soggetti sessualizzati e colonizzabili. Dunque, verrebbe da chiedersi che pensano di quanto accaduto queste donne, come hanno visto i connazionali che aggredivano altre donne, come si sentono ad essere a loro volta molestate ma non riconosciute, anche se strumentalmente, come emblemi della civiltà. Ovviamente, nessuno gliel’ha chiesto. Perché non era quello il punto, il punto era facilitare le espulsioni, anche di quelle donne che si diceva di voler proteggere.

C’è poi il piano della paura che ci vogliono far provare, da un lato chi attua la violenza, dall’altro chi ne diventa il megafono mediatico. Dall’una e dall’altra parte il messaggio rimane uno: rimanete a casa, perché fuori c’è l’uomo nero, la massa indistinta di chi arriva sui barconi, aggressioni e violenze. Solo a casa, solo tra le mura domestiche, sarete libere, mentre si espelle tutto il resto e si chiudono le frontiere. Ma quelle frontiere, così facendo, si chiudono anche per noi; si nega tutto quello che oltre frontiera accade: altre donne vivono, agiscono, lottano per la propria libertà e autodeterminazione, anche nei paesi musulmani, anche se non ci interessa dirlo. Di questo i maschi di tutte le società patriarcali hanno paura: perdere le “loro” donne, e lo strumento per tenerle a bada è sempre lo stesso: ribadire la propria presenza, come fanno i mariti violenti quando le “loro” donne decidono di riprendersi la vita che gli è stata negata.

Non vogliamo sminuire quanto successo a Colonia perchè la violenza di genere deve essere sempre riconosciuta e combattuta ovunque. Ci sembra assurdo che l’unica narrazione della violenza emersa punti il dito contro i migranti, facendoli passare come “portatori di barbarie e violenza”. Di colpo ci si è scordati del livello di sessismo connaturato alla nostra società occidentale, europea…quel sessismo che così palesemente viene mescolato al razzismo nei commenti alla vicenda che ha portato alla morte un’altra donna bianca, Ashley, per mano di un ragazzo [1]. Il sessismo di chi afferma che lei “se l’è cercata”, solo perché aveva scelto, nonostante fosse fidanzata (scandalo!), di passare la notte con un uomo che non era il suo fidanzato, e per giunta era nero.

Che risposta possiamo dare, quindi, alle violenze di Colonia, alle violenze che ci circondano? La politica femminista ci ha insegnato che l’unica risposta reale è quella della solidarietà con le donne aggredite, di qualunque provenienza e cultura siano. Perché non ci rinchiudano in casa, perché non si chiudano le frontiere, perché si possa continuare a lottare per la propria autodeterminazione. Denunciare la violenza non vuol dire negare che quella violenza è anche frutto di politiche coloniali che vengono dai nostri paesi, per contrastarle non possiamo che combatterle insieme, perché sono due facce della stessa medaglia.

[1] Su questa pagina facebook potete trovare una carrellata di italica civiltà.

Lo sportello va in Municipio!

Un nuovo attacco per lo Spazio delle Cagne Sciolte e per lo Sportello Antiviolenza Una Stanza Tutta per Se’

Martedì 3 Novembre Acea con i Ros dei Carabinieri, ha provveduto al distacco di acqua e luce in via Ostiense 137.

Un laboratorio contro la violenza di genere che ha attive al suo interno più esperienze, come i corsi di Pole Dance e il corso di Italiano per donne migranti, è anche la sede dello sportello antiviolenza Una Stanza Tutta per Sé: il luogo fisico dove, da ormai più di un
anno, ogni venerdì pomeriggio lo Sportello Antiviolenza Una Stanza Tutta per Se’ ha finalmente una propria Stanza, un luogo dove sceglie di fare accoglienza alle donne e di riunirsi .

Un’associazione attiva da più di 5 anni sul territorio del VIII Municipio, che sostiene i percorsi di autonomia delle donne, ha dunque inagibile il luogo dove svolge la propria attività, dove accoglie e sostiene le donne nei loro percorsi di liberazione e uscita dalla
violenza; questo avviene in una città e in una regione che si fanno belle per lo stanziamento dei fondi per i centri antiviolenza, sbandierandone anche la trasparenza.

Oggi, 6 novembre, lo Sportello si è trasferito in Municipio.

Ci togliete luce ed acqua, noi non ci fermiamo, facciamo sportello itinerante.

NON SIAMO UN’EMERGENZA SOCIALE!

Condividiamo una analisi della cooperativa Be Free sul “decreto femminicidio”, recentemente varato dal Consiglio dei Ministri.

IL GOVERNO APPROVA UN DECRETO CONTRO L’AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE

Il decreto varato dal Consiglio dei Ministri l’8 agosto 2013, basato su misure “di emergenza” che niente hanno a che fare con una visione della violenza di genere come fenomeno profondamente radicato e strutturale all’interno della società e del contesto italiano, riduce questo problema per l’ennesima volta ad una questione di ordine pubblico e sicurezza.

Il lavoro che Befree (cooperativa sociale contro la tratta, violenze e discriminazioni) svolge quotidianamente con donne sopravvissute alla violenza di genere e alla tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo ci ha insegnato, al contrario, che la violenza contro le donne ci interroga profondamente sulle relazioni tra i generi, sul potere e le sue dinamiche di sopraffazione; consapevolezza che ci impone di mettere in discussione una cultura che tende a giustificare la violenza di genere, e a sottovalutarne la portata.

Ecco perché una legge che non contempli queste imprescindibili premesse non è una buona legge.

Anzi, è una legge pericolosa, perché intrisa di quegli stessi valori di cui si nutre la violenza di genere che riproducono la visione delle donne come corpi deboli, corpi senza parola, sovradeterminati e incapaci di decidere.

Le donne che si rivolgono ai servizi antiviolenza ci raccontano di un’Italia che non è preparata culturalmente a farsi carico della violenza contro le donne, e a darle il giusto peso. Le leggi che già esistono a tutela delle donne vittime di violenza o di tratta degli esseri umani non vengono applicate a causa di una mentalità, diffusa a più livelli, che tende a sminuire il fenomeno e a colpevolizzare le donne.

La misura prevista dal decreto relativa alla non “revocabilità della querela” è indicativa dell’incapacità di comprendere e affrontare il fenomeno della violenza nella sua complessità. Il problema non è che le donne revocano le denunce sporte; il problema è che le donne non trovano intorno a loro un contesto in grado di supportarle, di prendere una posizione netta contro la violenza, non vengono credute nelle aule dei Tribunali o nei commissariati, non vengono ascoltate nei luoghi che invece sarebbero deputati a supportarle, perdono il lavoro a causa dei maltrattamenti subiti e sono condannate ad una esistenza di povertà.

Prevedere l’irrevocabilità della denuncia per atti persecutori, senza chiedersi perché le donne revochino le denunce, significa concepirle come soggetti incapaci di portare avanti il proprio percorso di liberazione dalla violenza e sovra determinarne le azioni e le decisioni.

Inasprire le pene nel caso in cui la violenza sessuale sia perpetrata ai danni di una donna in stato di gravidanza, sancisce una pericolosa differenza di valore tra le donne non riconoscendole nella loro dignità di persone, a prescindere che diventino madri o meno. Non è uguale per tutte una legge costruita su una logica di sottrazione che legittima e riproduce quella violenza normativa di incasellare la soggettività delle donne nei ruoli e nelle funzioni imposti dalla società.

Inserire all’interno del decreto misure repressive e securitarie che niente hanno a che fare con la lotta contro la violenza di genere significa ancora una volta usare il corpo delle donne strumentalmente, allo scopo di far passare norme restrittive che spengono ogni forma di dissenso.

Significa inoltre considerare la violenza di genere non come un fenomeno specifico, che quindi merita una attenzione esclusiva, ma uno dei tanti “fenomeni delinquenziali divenuti particolarmente acuti”.

Non aver coinvolto nella discussione e nella elaborazione del decreto le associazioni di donne che da anni lottano contro il fenomeno della violenza di genere rappresenta un’occasione persa per la crescita di consapevolezza su questo grave fenomeno, e per la creazione di misure efficaci al suo contrasto.

A Room of Your Own

The Office for Women experiencing Domestic and Sexual Violence “A room of your own”.
The Association “A Room of Your Own” opens its new Office for Women Experiencing Domestic or Sexual Violence in Via Montuori, 5 (near Garbatella Metro Station B, Rome)

Opening Hours
Every Friday from 3pm – 7pm
Legal Advice available on the 3rd Monday of the month from 3pm – 7pm

To make an appointment call: + 39 3899808055 (24 Hour Answering Service)
You don’t have to put up with violence! You can get help! Even if you don’t speak Italian.

It’s time to contact us:
When you believe you have been the victim of harassment and/or sexual abuse.
When you feel guilty for not being able to handle it.
When you think that its better not to talk, because you may not be believed.
When you feel invisible.
When you’ve suffered violence at home, at work or even in the street.
When you husband keeps you in the dark about how much he earns and doesn’t give you money for your children or yourself and forces you in to debt.
When you feel afraid or ashamed.
When you don’t want to put up with the threats and blackmail by a violent husband, partner, son or farther.

The Office provides a safe and welcoming  place for women who are suffering from or have suffered from violence. It offering advice, support and contacts for health-care as well as assistance and legal advice. The office also provides a meeting point to promote solidarity among women.

Apre un nuovo sportello antiviolenza

L’associazione “Una stanza tutta per sè” apre lo sportello contro la violenza sulle donne a via Montuori, 5 (Roma, metro Garbatella).

Ogni venerdì dalle 15 alle 19, consulenza legale ogni terzo lunedì del mese dalle 15 alle 19.

Segreteria telefonica aperta 24 ore su 24: 3899808055

 

DALLA VIOLENZA E’ POSSIBILE USCIRE! CHIEDI AIUTO! ANCHE SE NON PARLI ITALIANO!

Roma – 19/01 -Presentazione di Una stanza tutta per sé

Giovedì 19 Gennaio 2012 dalle ore 18:00
La Onlus “Una Stanza Tutta per Sè” è lieta di presentarvi:

—-Lo Sportello Antiviolenza a Garbatella—–

dopo aver parlato tra di noi…
… Apericena a cura del Fronto del Porto Fluviale

a seguire
…Esibizione Live Acustica Giulia Anania
esibizione di stornelli romaneschi…

Giovedì 19 Gennaio 2012 dalle ore 18:00
@Sala da tè in Via del Porto Fluviale,12
Zona Ostiense – Metro B_Piramide

L’INVITO E’ RIVOLTO SOLO A DONNE 0+ ONLY FOR WOMEN

Evento Facebook:
http://www.facebook.com/events/278749255512486/

 

SIETE TUTT@ INVITAT@

ALLA CENA DI AUTOFINANZIAMENTO
PER LO SPORTELLO ANTI-VIOLENZA
una stanza tutta per sé
MERCOLEDì 22 giugno 2011 dalle h 20
al LOA ACROBAX
via della vasca navale, 6