28 GENNAIO 2005

dal Giornale di Vicenza

"Sapore di pregiudizio e repressione" Dal Capannone è dura replica ad An.
Arsenale:"Il Comune dirà no"
"Ho chiesto lo stop ai lavori"
Terrorismo, unidici perquisizioni.
Il maxi-blocco finisce in tribunale + Albera.
"Stop a quella antenna telefonica" La Circoscrizione 2 è compatta.
LONIGO.Antenna selvaggia, il ministro adesso risponde al sindaco.

L’interrogazione sul circolo Arci presentata dai consiglieri Milani e Rucco suscita numerose reazioni
«Sapore di pregiudizio e repressione» Dal Capannone è dura replica ad An

di Silvia Maria Dubois

«An, getta la maschera». Pioggia di reazioni e di durissimi commenti all’interrogazione di Alleanza Nazionale sul Nuovo Capannone Sociale di via dell’Edilizia, mentre sostenitori del circolo e rappresentanze politiche preannunciano un’infuocata conferenza stampa congiunta per la settimana prossima.
«An è già in campagna elettorale, ha bisogno di trovare un nuovo nemico su cui concentrarsi per risolvere i propri problemi e per nascondere le fazioni interne che si combattono senza esclusione di colpi - tuona da Venezia Olol Jackson, dirigente dei Verdi - Parlano di legalità? Questa è un’altra perla! Nel nostro circolo la piena legalità c’è, loro lo sanno, eppure anche questo non va bene. Li interroghiamo noi, ora, su questo bel concetto di legalità, loro abituati a mostrarsi forti e arroganti coi deboli, facendosi invece servili coi forti, loro che non hanno mosso un dito per aiutare i lavoratori del teatro!». Dure anche le reazioni dell’Arci Nazionale che, assieme ai rappresentanti regionali e locali del circolo, ieri ha preso posizione comune. «Ricordiamo a tutti che in questo paese vige l’articolo 18 della Costituzione che garantisce la libertà di associazione - scrivono i rappresentanti di tutti i livelli - inaccettabile, quindi, è l’attacco dei signori Milani e Rucco al capannone, un attacco che in tutte le argomentazioni riportate dalla stampa ha esclusivamente il sapore del pregiudizio e della repressione, confondendo rispetto delle leggi con libertà di pensiero». L’associazione fa inoltre sapere che "ha particolare cura, a differenza di molta leggerezza che regna in questo settore, nel valutare e seguire l’apertura di nuovi circoli e i criteri adottati sono proprio l’attenzione alla mission associativa e il rispetto delle leggi".
«A Milani e a Rucco consigliamo maggior senso della realtà e maggior rispetto culturale per chi la pensa diversamente da loro - proseguono le rappresentanze Arci - visto che a volte succede che nei circoli si mescolano giovani di sensibilità politiche diverse che noi certo non discriminiamo». Ma a parlare, ora, è anche chi di fatto ha aiutato i ragazzi ad aprire il circolo. «Qual è lo scopo che si prefiggono i consiglieri comunali Milani e Rucco con la loro interrogazione? Può dare fastidio constatare che un gruppo di giovani si è organizzato privatamente? - si chiede il consigliere di Vicenza Capoluogo Stefano Soprana, in una lettera già recapitata agli aenneisti -. Personalmente ho aiutato questi ragazzi ad intraprendere la strada per organizzarsi autonomamente con le regole del mercato per realizzare i loro sogni. Come effetto per la città non si sono più avute occupazioni e turbamenti alla quiete pubblica».
«L’interrogazione dei consiglieri, pur legittima nel contenuto, non tiene conto dei risultati realizzati nell’interesse dell’ordine pubblico ottenuto - prosegue Soprana - pertanto chiedo ad An di non operare scelte che riportino la questione a cose già viste in città: pur nella diversità culturale e politica, il ruolo dei consiglieri comunali deve tendere ad una convivenza».
«La mia solidarietà ai ragazzi del Capannone Sociale è netta, senza se e senza ma - conclude Jackson - il Capannone è uno spazio importante in questa città, uno spazio di confronto, di impegno civile e politico, di relazioni non mercificate. An preferisce il giovane da "Grande Fratello", lobotomizzato, inerte. Per fortuna che, anche nella nostra città, c’è chi la pensa in maniera diversa, nonostante An».


Arsenale: «Il Comune dirà no»
Ieri un summit tra assessori ha individuato i guai del progetto presentato dalla Wisco
Si va verso una delibera che boccerà l’impianto per rifiuti speciali

di Piero Erle

Sarà il Consiglio comunale a votare il "no" di Vicenza all’impianto di trattamento rifiuti speciali liquidi (anche pericolosi) progettato dalla società Wisco (Enel e Trenitalia) dentro l’area dell’Arsenale, ai Ferrovieri. Lo ha stabilito la riunione convocata ieri mattina a palazzo Trissino dal vicesindaco Valerio Sorrentino, assessore all’ambiente, e i suoi colleghi Claudio Cicero (mobilità), Maurizio Franzina (urbanistica) e Marco Zocca (decentramento) che aveva partecipato alla calda assemblea dell’altra sera a S. Corona in cui la società Wisco ha presentato il progetto alla cittadinanza. «Ho riportato alla riunione tutte le osservazioni emerse durante l’assemblea - spiega Zocca - e sono molto soddisfatto che questa riunione abbia innescato un ragionamento che mira a tutelare il diritto alla salute dei cittadini». Erano presenti anche il presidente Matteo Tosetto e Alessandro Bertasi della Circoscrizione 6. A far da portavoce per tutti è l’assessore Franzina. «Abbiamo già dato mandato ai tecnici di preparare una proposta di delibera del Consiglio comunale che esprimerà la posizione del Comune entro il termine previsto del 15 marzo. E il parere dell’Amministrazione - annuncia Franzina - sarà contrario. Primo, per motivi ambientali, perché il sito dell’Arsenale è troppo vicino a insediamenti residenziali. Secondo, per motivi viabilistici perché i camion non ce la farebbero a utilizzare la strada che da viale dell’Industria va verso l’Arsenale, dato che è troppo stretta, ed è improponibile l’utilizzo di via dell’Arsenale». Un terzo motivo è dovuto al fatto che attualmente nell’Arsenale è ospitato un depuratore e c’è un’autorizzazione per lo stoccaggio rifiuti, ma non è mai esistita un’autorizzazione al trattamento rifiuti in quell’area per cui si tratta di un impianto del tutto nuovo e non certo di un adeguamento di quello esistente, come sostiene la Wisco. «E soprattutto - rincara la dose Franzina - quell’area è destinata a servizi ferroviari e ad attività a servizio delle Fs, mentre il progetto specifica che si vogliono trattare rifiuti prodotti da terzi: c’è un’incompatibilità urbanistica chiara tra progetto e destinazione dell’area». Vero è, peraltro, che la legge assegna alla Regione - cui spetta se approvare o no l’impianto per rifiuti proposto dalla Wisco - anche il potere di approvare automaticamente la necessaria variante urbanistica. «Formalmente sì, ma non penso proprio - risponde Franzina - che la Regione approverebbe una variante con il parere negativo del Comune. E questa sarà la nostra posizione. Inoltre nei programmi del Comune c’è lo spostamento del depuratore di S. Agostino, per cui non ha senso aumentare il carico su quell’impianto. Infine contesteremo anche il fatto che la legge prevede che l’assemblea di informazione pubblica sia concordata tra il soggetto proponente e il Comune, mentre noi abbiamo appreso dai giornali che era stata convocata: non l’avremmo certo fatta svolgere in centro storico, ma ai Ferrovieri». Franzina in Consiglio comunale ieri ha risposto anche a una domanda di attualità di Giovanni Rolando (Ds) che ha affermato che il progetto Wisco comporterebbe «un giro d’affari di più di 5 milioni di euro». Anche il consigliere comunale Ciro Asproso (Verdi) ha presentato una domanda di attualità, chiedendo tra l’altro se il Comune ha richiesto un parere tecnico all’Aim, visto che è previsto di portare da 50 mila a 250 mila litri al giorno lo scarico verso il depuratore di S. Agostino. Infine un volantino diffuso dal sindacato Rdb-cub ferrovieri (firmato Germano Raniero e Claudio Sacchiero) attacca Trenitalia perché questo progetto dimostrerebbe l’intenzione di mettere in discussione l’esistenza stessa delle Officine grandi riparazioni (Ogr) e puntare su attività redditizie: «Se Trenitalia pensa con questo impianto di ricavare profitto sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini, si sbaglia di grosso. Ci batteremo - conclude - con ogni iniziativa, anche giudiziaria».


L’amministratore delegato della Cogi ha chiesto un incontro. Toniolo (Fillea-Cgil): «Disponibili al dialogo, ma prima riassuma e paghi i lavoratori»
«Ho chiesto lo stop ai lavori»
Coccimiglio: «Il cantiere proseguirà? Non sono in grado di dirlo»

di Chiara Roverotto

« Ho chiesto che il cantiere per la costruzione del teatro di Vicenza venga sospeso ». Giuseppe Coccimiglio, amministratore delegato della Cogi, l’impresa di Firenze che ha vinto l’appalto, non va tanto per il sottile. « Non ci sono, per ora, le condizioni per continuare. L’area è occupata dai sindacati e dagli operai, quindi ho inoltrato una lettera al direttore dei lavori per chiedere una sospensione. Per quanto tempo? Non sono in grado di dirlo ». La palla a questo punto passa all’ing. Mario Gallinaro, a lui il compito di decidere se accettare o meno la richiesta dell’amministratore delegato della Cogi. Però non va dimenticato che il direttore dei lavori ha già messo in mora l’azienda e ha già fissato una data, quella del 13 febbraio, per stilare una relazione sul reale stato dell’opera per cui, se Gallinaro accettasse la sospensione, slitterebbe anche quella data. Senza contare che la Cogi ha comunque richiesto una proroga di 196 giorni sulla quale Gallinaro e il responsabile del procedimento (che per il Comune è l’arch. Gianni Bressan) non si sono ancora espressi, ed hanno un mese di tempo per farlo. « Ho anche chiesto un incontro con i sindacati, che probabilmente si terrà la prossima settimana » dichiara ancora Giuseppe Coccimiglio, che aggiunge: « Le ingiunzioni giudiziarie che mi sono arrivate in questi giorni non mi preoccupano, con la Thecnoprove c’è già stata una transazione, con la Futura invece i problemi sono di altra natu ra» . Intanto gli operai non sono ancora stati pagati e su questo i sindacati non cedono. « Che Coccimiglio chieda un incontro va benissimo - afferma Antonio Toniolo, segretario provinciale della Fillea-Cgil - m a prima deve riassumere gli operai licenziati senza una giusta causa, li deve pagare e deve versare tutti i contributi che deve alla Cassa Edile. Solo a quel punto ci metteremo attorno ad un tavolo e discutere mo» . L’incontro pare sia fissato per lunedì prossimo, intanto la Cgil non molla la morsa sul cantiere e rilancia con una manifestazione e con un conto corrente di solidarietà. Coccimiglio, comunque, non nasconde le difficoltà che si sono venute a creare e ritorna a parlare di clima di intimidazione. «In città ci sono persone che non vogliono che questo teatro venga costruito - precisa - alcuni hanno tentato di contattarmi, ma non cedo a certi ricatti. Cercano di screditare la mia impresa, ma io vado avanti lo stesso... ». Insomma, quello che va in scena sul palcoscenico del futuro teatro potrebbe sembrare una sorta di complotto, un’idea che il sindaco Enrico Hüllweck fa subito sua, almeno leggendo le dichiarazioni rilasciate al "Corriere del Veneto" (« c’è chi quest’opera non l’ha mai voluta e a questo punto utilizza tutti i mezzi per costringere la Cogi a ritirarsi. Se continua così l’azienda preferirà pagare la mora e abbandonare l’incarico piuttosto che rimetterci. Purtroppo credo che i vicentini non vedranno mai il loro teatro... Le giustificazioni portate dalla Cogi, 196 giorni di ritardo, appaiono certificate e fondate »). « Ormai non c’entra più la divisione tra chi era favorevole a questo progetto e chi era contro - sottolinea Ubaldo Alifuoco, consigliere comunale dei Democratici di Sinistra e vicepresidente della commissione territorio - perché anche chi lo voleva auspicava l’avvio di un cantiere all’altezza del progetto e dell’investimento. Non gli oppositori del teatro, ma uno dei protagonisti del progetto, l’ing. Gallinaro, direttore dei lavori, ha chiarito bene la situazione di viale Mazzini con alcune dichiarazioni che pesano come macigni: "I lavori procedono in modo stanco... Non è un problema di manodopera, ma di organizzazione... Ho dato all’impresa un ultimatum". Il sindaco chieda a Coccimiglio da chi sta ricevendo pressioni e, soprattutto, dica chi sta tramando contro il capo di questa amministrazio ne» . Ma Hüllweck, contattato più volte da questa testata, non ha voluto rilasciare dichiarazioni ufficiali. Intanto anche ieri sera gli operai erano in consiglio comunale, come avevano fatto una settimana fa.

Si terrà il 2 febbraio
Manifestazione per sostenere tutti gli operai

(c. r.) Una manifestazione che si terrà il prossimo 2 febbraio davanti alla sede del cantiere in via Battaglione Framarin. Ad organizzarla la Fillea Cgil (ci sarà anche il segretario nazionale della categoria Mauro Macchiesi). «I motivi sono sotto gli occhi di di tutti - spiega Antonio Toniolo -: lavoratori licenziati ingiustamente, senza paga e un’amministrazione che non sa come muoversi ». Da oggi è aperto un conto corrente: numero 770 Abi 1005, Cab 11800 nella filiale della Banca nazionale del Lavoro in corso Palladio, 45 causale "Solidarietà lavoratori teatro di Vicenza» per chi volesse versare del denaro. Solidale con i lavoratori anche la Cisl. «Il rispetto delle libertà sindacali, delle norme di sicurezza, il pagamento delle retribuzioni - dice Franca Porto, segretaria provinciale - sono comportamenti che ogni impresa degna di questo nome deve rispettare. Il caso Cogi è reso più grave dal fatto che il teatro è un’opera pubblica e, per questo, come sindacalista e come cittadina mi indigno di fronte al fatto che elementari norme contrattuali e di legge siano brutalmente violate. Il mio auspicio è che il Comune di Vicenza sappia ripristinare la legalità violata, al più presto ». Solidarietà ai lavoratori anche da parte del Coordinamento dei partiti del centro-sinistra di Vicenza. « Riteniamo che le dichiarazioni del titolare della ditta appaltatrice siano inaccettabili - si legge in una nota - poiché presuppongono una concezione dei rapporti di lavoro al di fuori della Costituzione: non è riconosciuto il diritto di sciopero, non sono pagati gli stipendi, le procedure non solo rispettate e le regole non seguite. Le autorità preposte devono intervenire per far rispettare la legge e per chiarire i rapporti che si sono creati tra la ditta appaltatrice e il Comune ».


L’inchiesta
Terrorismo, undici perquisizioni
I carabinieri hanno sequestrato libri, documenti e materiale religioso

di Diego Neri

L’ombra di Al Qaeda e del terrorismo di matrice islamica torna a interessare il Vicentino. Un’ombra resa più tenue dall’ipotesi del solo fiancheggiamento da parte di insospettabili musulmani alle reti eversive del Nord Africa ma che crea turbamento. Fra la tarda serata di mercoledì e le prime ore di ieri i carabinieri hanno eseguito undici perquisizioni - è stata passata al setaccio anche la moschea di Schio - a carico di una decina di tunisini, indagati con l’ipotesi di associazione sovversiva con finalità di terrorismo internazionale. I militari hanno sequestrato materiale religioso, videocassette e volumi. Una donna incinta durante il blitz s’è sentita male ed è stata ricoverata in ospedale.
L’inchiesta. A qualche giorno dalle polemiche per l’assoluzione di un gruppo di presunti fiancheggiatori di associazioni eversive a Milano, si torna quindi a parlare di terrorismo a Vicenza. Ma l’indagine che ha portato alle undici perquisizioni di ieri era partita da un’inchiesta del pm Mazza e dei carabinieri del reparto operativo di Vicenza, guidato dal tenente colonnello Fabrizio Clementi, che riguardava lo spaccio di stupefacenti. Grazie ad alcune intercettazioni telefoniche, però, nei mesi passati gli investigatori avevano individuato dei legami con il mondo terroristico, tanto che il fascicolo era finito sul tavolo del pm Marini della divisione distrettuale antimafia di Venezia. Da accertare infatti ci sono i legami di un gruppo di magrebini residenti nel Vicentino con alcune organizzazioni eversive di matrice islamica che avrebbero agganci importanti con Al Qaeda e Bin Laden. Il ruolo dei "vicentini" sarebbe quello, come ipotesi di reato, di assecondare le attività terroristiche con la predicazione e soprattutto la raccolta di fondi.
Le perquisizioni. Da mercoledì sera i detective del tenente Graziano Ghinelli e del luogotenente Marco Ferrante hanno avviato i blitz in città e nell’Alto Vicentino. I carabinieri, con l’ausilio dei colleghi di Valdagno, Schio e Thiene, sono stati coadiuvati dai militari del Ros di Padova, specializzati in questo genere di indagini, che già in passato avevano visitato la provincia berica. I carabinieri hanno perquisito undici fra abitazioni e locali, a Vicenza, Schio, Marano, Malo e Piovene Rocchette. Fra l’altro l’irruzione ha interessato, all’alba, la moschea di via Venezia a Schio, luogo di culto dei musulmani dell’Alto Vicentino, e due negozi di kebab in città. Sono entrambi di proprietà del tunisino Labidi Khalifa, che vive in via Rossini 63. I due "Vicenza kebab", in viale S. Lazzaro 175 e in via Legione Antonini, sono stati setacciati all’alba di ieri. Sono stati portati via libri e documenti, che ora sono al vaglio degli inquirenti. C’è da capire, infatti, se come in precedenti inchieste si tratti soltanto di materiale di natura religiosa oppure se contenga indizi di legami con il mondo dell’eversione. In tutte le occasioni, l’arrivo improvviso dei Ros e del reparto operativo ha creato scompiglio nelle famiglie e nelle comunità islamiche.
Le ipotesi. Come in passato, gli investigatori tendono ad escludere che nel Vicentino risiedano africani regolari che hanno compiuto azioni di violenza legate a scopi terroristici. È più verosimile - ma dalla caserma di via Muggia non trapela nulla - che l’ipotesi battuta dal magistrato veneziano sia quella che la decina di tunisini, indagati peraltro per un reato molto grave, siano legati a vario titolo con terroristi veri e propri che vivono e operano in Africa e in Medio Oriente. Da Vicenza partirebbero fondi per finanziare l’attività illecita della Jihad, mentre verrebbe compiuta anche un’opera di predicazione per convincere i musulmani residenti in Italia della bontà della guerra santa contro l’Occidente cattolico. Nei paesi dell’Africa del Nord sono attive varie organizzazioni che raccolgono centinaia di aderenti. Il loro scopo è quello di predisporre attentati per minare l’ordine pubblico. Si tratta di gruppi pericolosi che hanno necessità di sostentamento economico per fornirsi di armi e di esplosivo. Soldi che si farebbero mandare dai connazionali che vivono e guadagnano regolarmente in Occidente. I tunisini indagati costituirebbero, secondo gli inquirenti, un gruppo con queste finalità.
Le reazioni. «I carabinieri mi hanno svegliato alle 5.30 del mattino - racconta Labidi Khalifa -, e nel condominio di via Rossini c’è stato un gran trambusto. Poi li ho accompagnati nei miei due kebab. Paura? No, sono tranquillo, non ho nulla da nascondere. Non capisco questa visita, penso che tutto si chiarirà».
La donna incinta. Khalifa racconta che il blitz dei militari ha provocato una forte angoscia in sua moglie, alla quale mancano pochi giorni per partorire. «Si è sentita male, il bambino si è alzato ed è stata ricoverata in ospedale. Spero non sia nulla di grave». Ora il materiale sequestrato sarà vagliato da alcuni consulenti. Ci vorrà del tempo. Intanto, i carabinieri proseguono gli accertamenti. È reale l’ombra di Al Qaeda su Vicenza e provincia?

Blitz nella moschea di Schio «Ma cosa cercano da noi?»
I militari del reparto operativo e dei Ros di Padova hanno compiuto un’irruzione all’alba. Visitati abitazioni e locali, oltre che in città, anche nello Scledense e a Malo, Marano e Piovene

di Paolo Rolli

Schio. La preghiera del mattino è iniziata in ritardo, ieri all’alba alla moschea di Schio: a far tardare la funzione sono stati i carabinieri, che mentre era ancora buio hanno perquisito a lungo i locali di via Venezia, identificando quelli che poco alla volta arrivavano e sequestrando anche del materiale religioso. È una sensazione di stupore, quella che si registra nelle vecchie stanze dell’associazione islamica "La retta via", che da molti anni ospitano anche la moschea di Schio, frequentata dai musulmani residenti nell’Alto Vicentino: l’arrivo dei carabinieri ha preso tutti di sorpresa, anche perché nessuno riesce a capacitarsi del motivo di questa perquisizione. «Erano le 5.30 e mi stavo preparando per uscire e venire qui in moschea per la preghiera, quando ho sentito suonare il campanello di casa: ho aperto con grande stupore, considerando che ora era, e le persone che mi sono trovato davanti hanno detto di essere i carabinieri di Padova - racconta Ahdan Abdllah, da oltre vent’anni in Italia, residente a S. Vito di Leguzzano, presidente dell’associazione islamica di Schio nonché responsabile della moschea scledense -. Mi hanno chiesto di accompagnarli qui alla sede della nostra associazione e di aprire, ed una volta dentro hanno iniziato a controllare tutto, a perquisire i locali, andando anche sul tetto dove ci sono solo vecchi mobili rotti, ed a filmare tutto con una videocamera. Mi hanno detto solo di stare tranquillo, perché io non ero indagato e non c’entravo, ma non mi hanno assolutamente spiegato i motivi di questa perquisizione. Sono stati qui oltre un’ora, fin quasi alle sette del mattino, e nel frattempo sono arrivati altri musulmani, dieci, quindici persone, quelle che vengono abitualmente per la preghiera delle 6.15, che poi abbiamo svolto regolarmente, seppur in ritardo». Vi è ancora stupore sul volto di Abdllah, che nemmeno ieri sera riusciva a spiegarsi il motivo della perquisizione dei militari del Ros di Padova e del reparto operativo di Vicenza, coadiuvati dai colleghi delle compagnie di Schio e di Valdagno. Ma non vi è proprio nessun dubbio, tra i musulmani praticanti di Schio? Nessuna ipotesi per tale operazione dei carabinieri? Criminalità, politica, religione, terrorismo? «Non so assolutamente cosa volessero - ribadisce l’esponente religioso scuotendo il capo ed allargando le braccia -: alla fine hanno sequestrato alcune videocassette e del materiale coranico, volantini e pubblicazioni in arabo ed in italiano. Hanno anche identificato tutti quelli che erano qui, ma non hanno chiesto niente di altre persone. Successivamente ho saputo che sono state fatte anche alcune perquisizioni simili nelle abitazioni di altri musulmani della zona, ma anche in questo caso non ne conosco assolutamente il motivo, ed anche le persone che erano qui per la preghiera del mattino sono rimaste molto stupite». Ieri sera la preghiera delle 19 si è svolta regolarmente, con la ventina di persone che vi si reca normalmente dal lunedì al venerdì, mentre nel fine settimana il numero aumenta fino ad una quarantina. Alcuni non sapevano nemmeno cosa fosse accaduto, e la voce della perquisizione mattutina è passata velocemente da una bocca all’altra, poco prima dell’inizio della preghiera. «I carabinieri? Qui? Ma perché?», chiedono e si chiedono i musulmani che alla spicciolata raggiungono la sede dell’associazione, e sui volti di tutti si legge lo stupore. «Io sono in Italia dal 1984, vivo qui da parecchio tempo, la nostra sede è aperta da diversi anni, ma una cosa del genere non era mai accaduta - conclude Abdllah mentre dalla moschea iniziano a salire i canti -. Qui non facciamo niente, ci riuniamo e preghiamo, quindi non sono proprio in grado di dire cosa i carabinieri stessero cercando».


Il maxi-blocco finisce in tribunale
Pronto il ricorso di Ascom e Artigiani al giudice amministrativo
Oltre 150 persone hanno portato il loro dissenso in Consiglio. Bordata di "buu" contro l’assenza del sindaco

di Gian Marco Mancassola

Il maxi-blocco sta per finire in tribunale. Confcommercio e Confartigianato, infatti, hanno già predisposto il ricorso al Tar per ottenere la revoca giudiziale dell'ordinanza. La notizia è stata diramata poco prima che in municipio si presentassero oltre 150 negozianti e operatori economici del centro storico e delle aree incluse nella zona rossa, per protestare contro lo stop alle auto per una settimana a colpi di manifesti e sfottò esibiti all’inizio della seduta del consiglio comunale. Una seduta cui non ha preso parte, per impegni istituzionali a Roma, il sindaco Enrico Hüllweck. L’ufficializzazione dell’assenza è stata salutata da una salva di fischi e "buu", in mezzo a manifesti con le tre scimmiette, diventato il cavallo di battaglia della cordata Ascom-Artigiani, e ai cartelli dell’altra cordata, quella capitanata dalle "Vetrine del centro" e dalla Confesercenti. «No agli esperimenti sulla pelle dei cittadini e delle imprese. Sì alla tutela del nostro lavoro»; «Lavate la città invece di usare le tasse per i teatri. Basta con i cittadini di serie A e B», erano gli slogan, mentre uno striscione era stato costruito su un fotomontaggio che ritraeva il sindaco a bordo di un bulldozer diretto verso il cuore della città. Dietro quei manifesti c’erano i volti più noti delle botteghe del centro storico, oltre a presidenti e dirigenti delle categorie. A difendere il provvedimento, che sta creando malumori anche dentro la Giunta e la maggioranza, oltre a dividere l’opposizione, si è impegnato l’assessore all’ecologia Valerio Sorrentino, ma dentro e fuori l’aula montava la delusione fra i manifestanti per l’assenza del sindaco: «È una decisione ristretta, che non ha coinvolto nemmeno la Giunta - lamenta Anna Jannò, delle Vetrine -. A chi dobbiamo chiedere conto, se non al sindaco?». Nei corridoi del municipio a tarda sera ancora si meditavano azioni di protesta eclatanti, come la decisione di tenere aperti i negozi dalle 18 in poi, o di manifestare in corso Padova fermando i mezzi pubblici non catalizzati. Come ormai mandato a memoria da tutti, il blocco scatterà da mercoledì 2 a martedì 8 febbraio, dalle 9 alle 18, senza alcuna concessione a nuove deroghe. Di fronte al decisionismo del sindaco, nel frattempo, si profila il primo ricorso contro l’ordinanza, messo a punto da Ascom e Artigiani. I dettagli non sono ancora stati resi noti, ma il punto debole - secondo i ricorrenti - sta nella carenza di motivazioni a supporto dell’ordinanza: «Perché sette giorni e non cinque o nove? Perché solo il centro e non altre zone, magari più inquinate?», osservano i vertici Ascom. Non è escluso, poi, che se l’ordinanza non dovesse essere corretta o ritirata, si prospetti anche l’ipotesi di una richiesta di risarcimento danni per i mancati introiti degli operatori economici. La temperatura è quindi sempre più alta, gli animi sempre più esacerbati. Ieri era giorno di mercato (gli ambulanti non hanno ottenuto deroghe: dovranno restare in piazza fino alle 18) e i banchi sono stati tappezzati con i volantini delle tre scimmiette: «Ascom e Artigiani - si legge in una nota - hanno distribuito oggi a tutti i negozianti e artigiani della zona interessata al previsto blocco totale del traffico, in tutto oltre 2 mila imprese, la locandina e i volantini con i quali manifestare il dissenso sia nei confronti dell'ordinanza in questione, sia contro l'atteggiamento di totale indifferenza dell'Amministrazione alle loro rimostranze. La decisione di fermare per una settimana intera il traffico veicolare in mezza città è stata infatti presa dal sindaco Hüllweck in modo estemporaneo e improvvisato, senza interpellare preventivamente le organizzazioni di categoria e senza tenere minimamente in considerazione le ripercussioni negative sull'attività di chi, per lavoro, deve muoversi o poter ricevere clienti in negozio». Non di soli volantini, tuttavia, si alimenta la protesta: «Anche i fax del Comune saranno nel frattempo coinvolti nella contestazione: le due associazioni hanno, infatti, già fatto recapitare a tutti gli associati una lettera di protesta, stilata congiuntamente, con l'invito di inviarla con la massima urgenza al sindaco Hüllweck».

Trasporto pubblico. Sorrentino replica a Equizi e difensore civico
Biglietto giornaliero da un euro e centrobus gratis nel week-end

(g. m. m.) Centrobus gratis il sabato e la domenica del blocco, linee potenziate soprattutto negli orari di punta e biglietti a un euro con la possibilità di viaggiare per tutto il giorno. Ad annunciarlo è il vicesindaco Valerio Sorrentino, in risposta alla lettera del difensore civico Massimo Pecori e a una domanda di attualità della consigliera leghista Franca Equizi. L’assessore all’ecologia è intervenuto ieri al microfono del consiglio comunale, di fronte alla platea di negozianti e operatori economici che hanno affollato sala Bernarda, difendendo il provvedimento e illustrando le decisioni assunte al termine di una riunione per potenziare il trasporto pubblico nei giorni dello stop totale. «Si è deciso, senza alcuna indecisione - argomenta Sorrentino - di assicurare ogni forma di tutela al diritto dei cittadini a non veder lesa la propria salute, anche se ciò dovesse comportare il sacrificio di altri diritti, per quanto importanti essi siano. Dubito pertanto che l’azione amministrativa possa ritenersi viziata per eccesso di potere. Il provvedimento del Comune è tutt’altro che incongruo e illogico. Finora si è infatti sostenuto che il responsabile primario dell’inquinamento è il traffico automobilistico: per questo si è invocato un intervento limitativo, ricorrendo anche alle denunce. Fino ad oggi gli interventi sulla circolazione sono stati privi di risultati, sostenendo che l’insufficienza di effetti fosse imputabile alla scarsa estensione dei provvedimenti». «Ebbene - prosegue Sorrentino - è del tutto inutile e ipocrita emettere ancora provvedimenti che creano disagio senza risultati. Al contrario, appare congruo sperimentare la durata dell’inibizione al traffico per un periodo consistente, in modo da chiarire una volta per tutte l’efficacia dei provvedimenti inibitori del traffico automobilistico». «Purtroppo - conclude il vicesindaco - amministrare comporta anche il coraggio di assumersi la responsabilità di una scelta impopolare, soprattutto quando questa sia necessaria per tutelare un diritto assolutamente primario».

Alle 17 sit-in dei comitati dell’Albera all’incrocio con via Lobia
Oggi intanto torna la protesta contro i Tir in strada Pasubio

(g. m. m.) Fiaccole, volantini, vin brulè e thè caldo. In attesa del padre di tutti i blocchi, torna con un menu studiato su misura per la stagione invernale la protesta dei comitati dell’Albera. L’appuntamento per quanti vorranno manifestare contro il traffico pesante è alle 17 in strada Pasubio, all’angolo di via Lobia, all'altezza della gastronomia al civico 284. «In strada per la vita, contro lo smog che uccide e il traffico che ci soffoca», recita lo slogan riprodotto in uno dei manifesti in distribuzione in questi giorni. «La soluzione c’è: dirottare i "bestioni" sull’A31, temporaneamente, fino alla realizzazione della bretella Vicenza ovest-Isola Vicentina». L’invito di partecipare al sit-in è esteso a tutti i cittadini, «a partire dal sindaco». La manifestazione di oggi, che si porterà dietro il rischio di paralisi del traffico come già accaduto nei blocchi della primavera scorsa, è l’apice di una campagna informativa messa in campo fra dicembre e gennaio. La decisione di tornare in strada è stata presa dopo la convocazione del tavolo di lavoro per trovare una soluzione, voluto dall’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso. «Il tempo delle parole è finito, servono i fatti», è il pressing dei comitati, che dopo la trasferta a Venezia per sollecitare l’interessamento della Regione, dopo i sit-in in municipio e in Provincia, ora ripartono dalle proteste in strada. «Abbiamo incontrato tutti: dagli imprenditori agli artigiani, dalle forze politiche ai sindacati, dal sindaco, assessori provinciali e regionali. Ci siamo rivolti anche al vescovo. Abbiamo raccolto migliaia di firme. Da anni ci battiamo per la salute delle nostre famiglie e dei nostri figli. Tutti si dicono a parole d’accordo con noi. Ma ancora il sindaco non fa nulla contro l’emergenza sanitaria e i danni ambientali e alle case. Il polmoni non sono né di destra, né di sinistra. Non hanno colore - concludono i comitati -. Per questo riusciremo a vincere questa battaglia di civiltà per tutta Vicenza e i suoi abitanti».


Approvato un documento contro un impianto previsto a Campedello
«Stop a quell’antenna telefonica» La Circoscrizione 2 è compatta

(m. e. b.) «Fermate l’antenna telefonica di Campedello». È quanto chiede la Circoscrizione 2 che durante il consiglio di martedì ha approvato all’unanimità un ordine del giorno nel quale si chiede di «sospendere immediatamente i lavori d’installazione e di valutare un sito alternativo più idoneo» per il ripetitore di telefonia mobile che il Comune sta installando a Campedello «vicino - spiega la presidente Sabrina Bastianello - alle scuole materna ed elementare». «Noi - continua Bastianello - sapevamo che c’era l’intenzione di procedere a questa installazione e in dicembre, dopo aver discusso della situazione durante una commissione territorio, avevamo comunicato il nostro parere contrario all’assessore all’urbanistica Maurizio Franzina chiedendogli di cercare una diversa collocazione più lontana dalle scuole. L’assessore ci ha però risposto che non era possibile in quanto gli altri privati interpellati non avevano dato la disponibilità all’installazione del dispositivo. Quello che non sapevamo è però che i lavori iniziati lunedì sono stati autorizzati con una concessione edilizia del 4 agosto 2004, cioè molto prima che noi venissimo a conoscenza del fatto. Non possiamo quindi che ribadire il nostro disappunto per il sito scelto. In ogni caso stasera Forza Italia presenterà una domanda d’attualità in consiglio comunale per chiedere delucidazioni in merito». La Circoscrizione non si limita comunque al caso specifico, considerando la "questione antenne" in un’ottica più generale. Il Consiglio chiede infatti «una fattiva collaborazione nella ricerca di un sito unico per le varie aziende di telefonia mobile in posizione più lontana dal centro abitato e in particolare dalle scuole materne ed elementari». «Esistono - conclude la presidente - quattro gestori di telefonia mobile e l’individuazione di un luogo per tutte e quattro le antenne eviterebbe altre situazioni analoghe a quella attuale».


Lonigo/1. Sirchia replica ad una lettera di Boschetto sugli effetti per la salute
Antenna selvaggia, il ministro adesso risponde al sindaco

di Lino Zonin

Per quasi due mesi, ogni lunedì mattina è partita dal Comune di Lonigo una lettera - sempre la stessa - indirizzata al ministro della salute Girolamo Sirchia. L’insistenza era dovuta da un lato all'importanza della questione trattata - i rischi per la salute connessi alla presenza nei centri abitati delle antenne per la telefonia mobile - e dall'altro dalla mancanza di una risposta da parte dell'autorevole interlocutore. Finalmente, una settimana fa, è arrivato l'atteso riscontro da parte del Ministero. Una nota della Direzione generale di prevenzione sanitaria, a firma del responsabile di settore L. Crescimanno, che chiarisce almeno in parte i dubbi suscitati dal quesito del sindaco di Lonigo Giuseppe Boschetto. «L'Organizzazione mondiale della Sanità - si legge nella lettera - ha avviato da tempo il progetto internazionale sui campi elettromagnetici, la cui conclusione è presumibilmente prevista per il 2006. Lo scopo è di stabilire il grado di evidenza scientifica dei possibili effetti sanitari, anche a lungo termine, derivante dall'esposizione ai campi elettromagnetici, compresi quelli a radiofrequenza emessi dai telefoni cellulari e dalle stazioni ricetrasmittenti che vengono spesso collocate in più punti dei centri abitati». «Relativamente allo stato delle conoscenze scientifiche nel settore in questione, si fa presente che l'Organizzazione mondiale della Sanità ha diramato, nel giugno del 2000, un apposito promemoria nel quale si afferma, fra l'altro, che "nessuna delle recenti revisioni della letteratura ha concluso che l'esposizione ai campi a radiofrequenza prodotti dai telefoni cellulari o dalle stazioni radio base provochi alcun effetto negativo sulla salute. Sono comunque state identificate alcune lacune nelle conoscenze che richiedono ulteriori ricerche per giungere ad una migliore valutazione dei rischi». Inoltre, nel settembre del 2002, un apposito comitato istituito dal ministro dell'ambiente ha dichiarato che «tutte le analisi delle informazioni scientifiche attualmente disponibili hanno indicato che, pur essendovi delle lacune nelle conoscenze che richiedono di proseguire l'attività di ricerca per migliorare ulteriormente la valutazione dei rischi sanitari, non c'è conferma che l'esposizione dei campi elettromagnetici al di sotto dei limiti indicati dalle linee guida del 1998 (intervallo di frequenza compreso tra 100 kHz e 300 GHz ndr) abbia generato conseguenze sanitarie negative». Il sindaco di Lonigo si dichiara solo parzialmente soddisfatto. «Permangono tutte le perplessità che avevamo prima di ricevere la risposta dal ministero - afferma Boschetto -. Rimaniamo dell'idea che sia un bene per la salute di tutti che i tralicci per la telefonia restino il più lontano possibile dalle case». Se il caso delle ultime due antenne spuntate in città sembra in via di soluzione grazie alla volontà espressa dal gestore telefonico di accogliere la richiesta del comune e spostare gli impianti in zone più periferiche, rimane aperta la questione legata al traliccio della Tim di via Ponovo, situato in pieno centro storico, a ridosso della scuola elementare. «Purtroppo - commenta il sindaco - sarà difficile cambiare questa situazione, sia perché il gestore non intende venire a patti, sia perché il sito che accoglie il traliccio è di proprietà della stessa Tim».