17 SETTEMBRE 2004

dal Giornale di Vicenza

SCHIO.Musica autogestita."Mancano spazi".
A Vicenza i carabinieri europei
Precari, è rabbia per i sorpassi.
"E' in arrivo sulla città 1 milione di metri cubi".

Tre giorni di eventi dei giovani di Libera Zone
Musica autogestita «Mancano spazi»

( m. sar. ) Tre giorni di autogestione, per fare sfogo alle arti espressive ma anche per protestare contro l’assenza di spazi di socialità a Schio, e contro gli investimenti comunali sulla videosorveglianza. Il "Festival dell’autogestione", organizzato dal coordinamento Libera Zone nell’area concerti Campagnola, davanti al centro natatorio omonimo, si svolgerà da oggi sino a domenica, proponendo una serie di eventi musicali di sicuro interesse per i giovani: dal concerto odierno del gruppo hip hop romano Assalti Frontali, assieme a Muppez e 9FOm, per proseguire domani con quelli di Pay, I.Got:i e Okkupato, per finire domenica con Shandon, Hide After Crime e Skamaleonti. Tuttavia i promotori intendono aprire un dibattito "orizzontale" su tematiche di attualità come guerra globale, lavoro e scuola, attraverso mostre e info-point, con una particolarità che sicuramente catturerà la curiosità degli scledensi: domani pomeriggio ci sarà una "street parade", in pratica l’attraversamento della città con mezzi addobbati e su cui saranno caricati gruppi musicali, maschere ed altro.
«Questo festival è una forma di sperimentazione - ammette Francesco, del coordinamento organizzatore. - Tentiamo di mettere in rete diversi ambiti di discussione, toccando argomenti che interessano tutta l’area, come il corteo fascista di luglio, lo svuotamento delle fabbriche, l’assenza di spazi sociali».
Incuriosisce il tema della videosorveglianza: «L’Amministrazione comunale spende 250 mila euro per scovare chi si fa le canne in giro per Schio. Siamo stanchi di questi metodi repressivi. Parliamone apertamente».


Oggi in Olanda la firma al vertice dei ministri della Difesa In città arriveranno 900 soldati italiani, francesi, olandesi portoghesi e spagnoli. A fine anno si trasferirà la Scuola
A Vicenza i carabinieri europei
La "Chinotto" ospiterà da gennaio il quartier generale della gendarmeria

di Diego Neri

A Vicenza una nuova forza di polizia dell’Ue. La firma fra i ministri di cinque stati è in programma oggi in Olanda, durante il vertice fra i ministri della difesa di Italia, Francia, Portogallo, Olanda e Spagna. Nascerà in gennaio la “Gendarmeria europea”, un corpo destinato ad agire nelle missioni di pace per conto dei 25 Paesi dell’Unione e avrà sede nell’attuale caserma “Chinotto”, dove fino al 31 dicembre continueranno i corsi della Scuola allievi brigadieri dei carabinieri. Nelle scorse settimane era arrivato in visita segreta in città il comandante generale dell’Arma Luciano Gottardo a visitare la struttura di via Medici, ed in questi giorni è stata la volta del generale di divisione Pietro Pistolese, che a scanso di cambi di programma guiderà il Centro di eccellenza della nuova sede a partire da gennaio: entrambi hanno dato il loro ok per la “Chinotto”, già indicata in maggio dal ministro Franco Frattini a Washington come possibile centro di formazione per i militari da addestrare prima delle missioni L’idea di Vicenza pertanto era stata analizzata a lungo negli ultimi mesi. Per questo si è già organizzato lo spostamento della Scuola (che oggi ospita centinaia di allievi da tutta Italia, e prepara i partenti per l’Iraq con un mese di amalgama) suddividendola in altri centri italiani, in particolare Reggio Calabria. Inizialmente era stata ventilata l’idea di far diventare la “Chinotto” un centro di addestramento Onu, ma da giugno è prevalsa l’idea di una scuola europea. Con una firma che verrà apposta a margine di una riunione informale dei ministri della difesa dell’Ue a Noordwijk, in Olanda, nascerà perciò oggi un nuovo corpo: la «Gendarmeria europea», una forza di polizia militare creata prendendo a modello i Carabinieri e i “gendarmes” francesi. Scopo della nuova forza - il cui Stato maggiore, avrà appunto sede in città - è quello di intervenire nell’ambito di future missioni di pace dell’Ue per svolgere compiti di polizia che i semplici militari, senza specifica preparazione, non sono in grado di assolvere. Si pensa ai Balcani, ma la presidenza di turno, affidata all’Olanda, parla apertamente di situazioni di crisi «comparabili» a quella irachena (per ora comunque si esclude un impiego della Gendarmeria in Iraq). Gli uomini saranno forniti dagli unici cinque Paesi dell’Ue che hanno una qualche forma di polizia militarizzata: oltre a Italia e Francia, anche Spagna, Olanda e Portogallo. E proprio i ministri della difesa di questi Paesi, per l’Italia il ministro Antonio Martino, firmeranno la «dichiarazione di intenti» che darà vita alla Gendarmeria europea, forte di 800-900 uomini pronti con un preavviso di un mese con una riserva di altri 2.300 militari. Il Corpo, ha affermato il ministro della Difesa olandese, Henk Kamp, sarà pronto per l’anno prossimo ma già entro dicembre dovrebbe essere creato lo stato maggiore nel capoluogo veneto: non si tratterà di una caserma ma di un quartier generale da cui sarà guidata la mobilitazione delle forze di stanza nei rispettivi Paesi. Se la sede vicentina sarà guidata dal generale di divisione Pistolese, già impegnato a Genova per il G8 e attuale comandante regionale dei carabinieri della Liguria, stanno per arrivare in città i suoi collaboratori. L’ultimo, in ordine di annuncio, è il tenente colonnello Giovanni Pietro Barbano, già comandante provinciale dell’Arma di Bergamo, che lavorerà nel Coespu, “Centro di eccellenza per Stability police Units”, la struttura operativa della Gendarmeria. Da oggi a fine dicembre la "Chinotto" continuerà ad ospitare i corsi, ma nel contempo saranno compiuti tutti i lavori per dare il via a gennaio al centro di addestramento. Da quanto si è appreso in Olanda, l’intenzione è quella di formare periodicamente alcune centinaia di militari a Vicenza. La città, quindi, oltre alla caserma Ederle ospiterà anche i militari portoghesi, francesi, olandesi e spagnoli con i loro colleghi provenienti da tutta Italia. Lo scopo è quello di creare forze fresche per far fronte ai conflitti internazionali, al termine dei quali è necessario disporre di polizia preparata a lavorare in contesti quanto mai complessi e pericolosi.


Scuola . Ancora polemiche dopo la protesta alla Barolini dove si assegnavano gli incarichi ai supplenti
Precari, è rabbia per i sorpassi
Cento firme per una lettera a Venezia «Premiato chi non ha mai insegnato»

di Anna Madron

Hanno firmato senza battere ciglio e nel giro di qualche ora i nomi in calce al documento erano già più di cento. Questo il risultato ottenuto dagli insegnanti precari che l’altro giorno, davanti alla media Barolini, dove erano in corso le nomine dei supplenti nelle scuole elementari, hanno sottoposto ai colleghi un documento che esprime il disagio e i tanti interrogativi di una categoria in cerca di risposte. Il documento, firmato anche da precari con oltre dieci anni di anzianità, è stato poi inviato in Regione, ai sindacati e al Miur, con l’intento di tenere alta l'attenzione su quello che è diventato un caso senza precedenti. «Apparteniamo ad una categoria - si legge nel documento - che si porta appresso alcuni luoghi comuni riferiti alla scuola di trent'anni fa, tra cui tre mesi estivi di ferie e una giornata lavorativa di quattro ore» . In realtà, «dopo le ore in aula con i bambini - prosegue la presa di posizione - ci sono i corsi di aggiornamento, le riunioni settimanali, nonché, a casa, la preparazione delle lezioni, la correzione di compiti e verifiche, la compilazione dei documenti, oneri che occupano le nostre sere e spesso le nostre domeniche».
«A tutti gli effetti siamo insegnanti, ma la nostra è la categoria dei precari, persone che insegnano anche da dieci o vent’anni, con un’età che va dai trenta ai cinquanta e che ogni anno vengono licenziate fino a successiva ed eventuale assunzione, sempre a tempo determinato. In quale altro impiego lo stesso datore di lavoro licenzia e riassume la stessa persona ogni anno, lasciandola con un inquadramento economico a livello zero?». A fronte poi dell’annunciata entrata in ruolo, quest’anno, di 15 mila lavoratori della scuola, tra cui 12500 docenti e 2500 Ata, i precari precisano che «per quanto riguarda Vicenza i posti disponibili nella scuola elementare sono 124 di cui 62 attinti dalla graduatoria regionale e assegnati ad insegnanti del Veneto e di altre regioni e altri 62 attinti dalla graduatoria provinciale, suddivisa in II e III fascia. Ma a chi sono stati assegnati i 62 posti della graduatoria provinciale, sempre per rimanere nell'ambito dei supplenti che prestano servizio a Vicenza?». La risposta, spiegano, è nei dati delle convocazioni emanati dal Csa: «12 aspiranti inseriti in seconda fascia, di cui 8 da giugno 2004 e i rimanenti dal 2002/3; 28 aspiranti inseriti in una graduatoria a parte, in base alla legge 69/99 (invalido civile, invalido per servizio, orfano o vedova di guerra, per servizio e per lavoro). Nel rispetto di tali situazioni, tutelate dalla legge, va però detto che alcuni riservisti si sono inseriti nella graduatoria a giugno e alla voce “servizio precedente” hanno punteggio pari a zero o equivalente a due anni». Di qui il malumore di quanti lavorano da anni nella scuola e si chiedono «quale esperienza e professionalità abbiano maturato queste persone che hanno ottenuto il posto di ruolo, a fronte di insegnanti che se lo sono visto sottrarre pur avendo 180 punti di servizio. Ci chiediamo anche perché non abbiano mai lavorato come supplenti e arriviamo alla conclusione che questi non sono da considerare colleghi precari». Infine gli aspiranti provenienti dalla terza fascia: 25 tra precari storici e pluriabilitati con più di 200 punti dati dal servizio prestato. A questo punto i supplenti della terza fascia si chiedono se per loro il posto a tempo indeterminato sia solo una questione di tempo. E la risposta è tutt’altro che incoraggiante. «Non è detto infatti che ci saranno nuove immissioni in ruolo. Oltretutto con la riforma si prevede una riduzione d’organico di 200 mila posti e i precari sono 210.000. Se, inoltre, a maggio 2005 riapriranno le graduatorie, avremo nuovi aspiranti in seconda fascia provenienti solo da altre province. Infine ci saranno altri riservisti che, per legge, avranno precedenza su di noi».


«È in arrivo sulla città 1 milione di metri cubi» (p.e.) L’hanno chiamato "La nuova frontiera dell’urbanistica a Vicenza. Spunti per un dibattito in commissione Territorio". È un documento redatto dal consigliere Alifuoco e sottoscritto dai consiglieri del centrosinistra, che apre una discussione in Comune ma anche, come è giusto, in tutta la città. Perché anche se l’urbanistica non può più pretendere di essere quella dei vincoli, dei grandi piani rigidi, la flessibilità nel governo del territorio deve comunque tendere allo stesso obiettivo di sempre: rendere migliore la vita e lo sviluppo della città. E quindi è giusto ogni tanto fermarsi e guardare con un colpo d’occhio unico piani e progetti singoli varati dal competente assessorato, e chiedersi: va bene così? Il documento, che pubblichiamo integralmente, è un contributo (scritto con toni da opposizione politica, naturalmente) a porre la domanda. Le risposte, poi, spettano a ciascuno.
A distanza di tre anni dalla discussione sul nuovo Piano regolatore generale (Prg), che ha impegnato il Consiglio comunale e la città per molti mesi ed è costato un paio di miliardi di lire, è utile fare il punto di cosa rimane concretamente. Si tratta di un quesito che non può interessare solo gli “esperti” ma deve coinvolgere tutta la città. Perché stiamo parlando di una massa notevole di soldi dei cittadini. Perché si disegna la città in cui vogliamo vivere e che vogliamo consegnare ai nostri figli.
Ciò che ci prefiggiamo di chiarire in questo breve documento - che sarà necessario arricchire via via con informazioni, esempi concreti, atti - riguarda due constatazioni. Primo, il lavoro costoso del Prg, la cui impostazione, peraltro, è stata da noi non condivisa, non è servito a nulla perché sindaco ed assessore stanno facendo altro. Secondo, la colata di cemento che gli amministratori prevedono per Vicenza sembra essere degna dello sviluppo urbanistico di una metropoli americana.
Infatti, basta analizzare i programmi che sindaco e assessore all’Urbanistica stanno pubblicizzando sui mass media per rendersi conto che Vicenza diventerà nei prossimi anni un esempio da citare nelle maggiori riviste di settore a tiratura nazionale. Prima di tutto è importante sottolineare con quale metodo questi amministratori stanno cercando di raggiungere tali stupefacenti risultati. Esso consiste nel convocare una serie di operatori privati nei propri uffici elargendo - mediante strumenti urbanistici di volta in volta adattati allo scopo - centinaia di migliaia di metri cubi da edificare. E tutto ciò indipendentemente dalle reali esigenze della città e da ciò che il Consiglio comunale ha effettivamente pensato e deciso in nome della comunità rappresentata.
La domanda che sorge spontanea, in chi si occupi di queste cose, è la seguente: che fine ha fatto il Piano regolatore? Vale a dire lo strumento principale previsto dalla legge al fine di consentire che lo sviluppo della città sia deciso nel modo più democratico possibile, attraverso un libero confronto di idee e di proposte concrete, nella sede propria della democrazia cittadina, e cioè davanti al Consiglio comunale.
Evidentemente, per alcuni amministratori il "confronto" è un’inutile perdita di tempo. Adesso ci sono strumenti nuovi: i Piruea, i Pat, i Pua e, se non bastasse, ci sono anche i Project Financing , percorsi che, se utilizzati con scaltrezza, consentono di procedere rapidamente anche in barba al Piano regolatore generale. Ma allora sorge spontanea un’altra domanda: ed il miliardo abbondante di vecchie lire dei contribuenti speso a suo tempo per la redazione del famoso Dpp - Documento programmatico preliminare - che il professor Crocioni e soci redassero su incarico del Comune? E tutta la discussione che coinvolse i consiglieri comunali ma anche le associazioni, gli ordini professionali e altri? Bazzecole, l’importante nella vita è avere fantasia, e di fantasia gli amministratori in questione ne hanno in abbondanza. Solo che questa fantasia costa carissima ai contribuenti vicentini: infatti la variante Crocioni è bell’e accantonata e i programmi che sono nella testa del sindaco e dell’assessore all’Urbanistica sono altri. Ora, per dare una dimensione concreta di ciò che sta avvenendo in città e del cemento che si vorrebbe scaricare su di essa, analizziamo alcune delle ultime e più eclatanti iniziative dell’assessore all’urbanistica che, evidentemente, opera su mandato del sindaco.
1. Piruea Cotorossi
In questo Piano, approvato in tutta fretta sia dal Consiglio comunale che dalla Regione Veneto, con la scusa (non veritiera) che altrimenti si sarebbero persi i finanziamenti ministeriali per il nuovo Tribunale, troviamo dati urbanistici che, come dimostra la tabella che ho elaborato, arrivano a una somma di 218 mila metri cubi.
2. Nuovo Stadio Menti
Le previsioni di questo piano, ubicato a poche centinaia di metri dal precedente, che l’assessore presenta come un intervento di project financing, pur non avendone assolutamente le caratteristiche giuridiche (come più avanti specificato), dicono che si arriva a 131.700 metri cubi, tralasciando la cubatura per 800 posti auto in quanto interrati.
3. Ex Lanerossi
L’area ai Ferrovieri, della superficie di circa 60 mila metri quadri, è indicata nel Piano regolatore come area produttiva essendo la sede dell’ex Lanerossi. Il progetto, che prevede una trasformazione d’uso da produttivo a prevalentemente residenziale, è già stato da tempo presentato all’Amministrazione comunale e prevede una notevole volumetria edificatoria.
4. Cittadella dello sport
Tenuta nei cassetti per circa due anni, in questi ultimi tempi si è risvegliata la cittadella sportiva, iniziativa di enorme impatto viabilistico ed edilizio inventata dalla società Vicenza Futura su un’area agricola di circa 200 mila metri quadri a Vicenza Est, di fronte al Centro commerciale Palladio. Su quest’area sono previste iniziative direzionali e commerciali ipotizzabili, vista la rilevanza della superficie, in almeno 400 mila metri cubi.
5. Variante annessi rustici
La variante in argomento, già fatta approvare dall’assessore Franzina in Consiglio comunale, comporterà nuove possibilità edificatorie per oltre 42 mila metri cubi.
6. Variante zone Rsa 4
Anche questa variante, certamente corretta in linea di principio, rischia però di stravolgere i vincoli posti a tutela di beni di valore storico, architettonico ed ambientale, se non ci sarà un attento controllo sulla sua applicazione. Il rischio è quello di realizzare migliaia di metri quadri di insediamenti commerciali e direzionali in ambiti estremamente fragili e delicati.
Varianti, queste ultime due, che sono utili per risolvere problemi in siti importanti ma che, senza un’attenzione ed un controllo, comportano rischi di non poco rilievo e che possono stravolgere l’assetto storico-urbanistico della città.
7. Conclusioni
Non vanno fra l’altro dimenticate altre operazioni che rischiano di avere impatti pericolosi. Tra queste ricordiamo: il cambio di destinazione dell’area della Centrale del latte a Vicenza est, i parcheggi Eretenio e Barche, l’area ex Fergia, il parcheggio di Ponte Alto nonché lo strano silenzio sui gravi abusi edilizi in zona industriale ovest. Dalla semplice somma delle iniziative sopra elencate emerge la ragguardevole cifra di 1 milione di metri cubi circa, cubatura che per una città di 110 mila abitanti qual è Vicenza rappresenta pura follia. Ci si chiede inoltre dove siano gli standard di una quantità così elevata di edificato nonché cosa succederà alla viabilità urbana ed extraurbana già ora in notevole difficoltà. Va comunque posto in evidenza che, al di là della scarsissima trasparenza adottata dall’Amministrazione nella gestione delle iniziative sopra citate, il tentativo di far passare l’operazione immobiliare dello stadio Menti come “Project financing” ha del paradossale. Il Project financing , o finanza di progetto, è normato infatti dagli articoli 37 bis e seguenti della legge quadro sui lavori pubblici (la 109 del 1994 e successive modificazioni), recentemente ripreso e semplificato, per le opere di interesse regionale, dall’articolo 44 della legge regionale 27 del 2003 recante disposizioni in materia di lavori pubblici. La finanza di progetto rappresenta un’operazione di finanziamento di opere pubbliche attraverso l’apporto, totale o parziale, di capitali privati per realizzare e gestire la nuova opera recuperando l’investimento attraverso i risultati della gestione. In sostanza, lo spirito della norma è quello di sopperire alla cronica scarsità di fondi dell’ente pubblico con le disponibilità di privati investitori che si rifaranno poi sui frutti del loro investimento. È evidente che, al fine di evitare speculazioni, tale strumento deve garantire in modo preciso l’interesse pubblico, che deve essere preponderante o equilibrato rispetto a quello privato. Le due figure fondamentali che concorrono all’operazione del project financing sono: a) Il Promotore che è colui che assume l’iniziativa dell’opera. Non è necessariamente il costruttore dell’opera o il futuro gestore ma è normalmente una holding finanziaria; b) La società di progetto che è costituita tra coloro che concorrono all’operazione di project financing (promotori, costruttori, gestori). Nulla di tutto questo sembra in realtà riscontrabile nell’iniziativa proposta e sponsorizzata dall’assessore Franzina per lo stadio Menti. Da quanto fin qui diffuso, peraltro in modo assolutamente non istituzionale, si tratta di una mera invenzione (quella del project financing) per elargire ai privati migliaia di metri quadri di edilizia residenziale-direzionale e commerciale in cambio di una modesta ristrutturazione dello stadio Menti. Lo squilibrio economico dell’operazione - che, va ancora una volta sottolineato, nulla ha a che fare con la finanza di progetto - è presto dimostrata: attribuendo un valore medio di vendita di 1700 euro a metro quadro per la residenza ed il residence, un valore medio di vendita di 2300 per il direzionale-commerciale, e un valore medio di 20 mila euro per posto macchina, si ottiene un valore di 95 milioni e 760 mila euro. In sintesi l’Amministrazione, in cambio di una ristrutturazione dello stadio Menti, regalerebbe ai privati un’edificabilità del valore di circa 185 miliardi di vecchie lire. Da evidenziare, infine, che la società proponente ha un capitale sociale di 92 mila euro: appena 178 milioni di vecchie lire.
Ubaldo Alifuoco
vicepresidente della commissione Territorio
firmato anche da Marino Quaresimin (Margherita), Luigi Poletto (Ds), Ciro Asproso (Verdi), Stefano Soprana (Vc), Emilio Franzina (Prc), Pierangelo Cangini (Margherita), Giovanni Rolando (Ds), Antonio Marco Dalla Pozza (Ds).