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MEDIABLITZ NEWSLETTER n°01 - 22/09/02

Ecco il numero 1 della nostra newsletter... il numero 00 lo potete leggere sul nostro sito (www.inventati.org/mediablitz), che e' stato un po' aggiornato con foto della manifestazione di treviso, e dove metteremo tutti i numeri della newsletter (cosi' potrete stamparvi gli articoli senza diventare pazzi a leggerli tutti sullo schermo).
per collaborare, mandare materiale, segnalare iniziative, o per dirci di non mandarvi piu' niente, scrivete a: mediablitz@inventati.org
ciao
m e d i a
b l i t z

***SOMMARIO***

1- "humanity day" (treviso 15/9/02)
2- 6 ottobre: referendum sui buoni scuola
3- iraq e nucleare (quando si dice disinformazione)
4- critical mass a vicenza il 28 settembre
5- reportage dalla colombia
6- comunicato sulla situazione nelle carceri

1--------------
SUCCESSO DELL'"HUMANITY DAY"

Lavoro, diritti e integrazione. No al razzismo. No all'indifferenza. Oltre 15.000 persone riempiono Treviso per una manifestazione pacifica e colorata. La polizia carica i manifestanti in attesa del treno di ritorno.

Ore 19.00 La carica
"Non siamo invisibili". Questo uno dei tanti striscioni che si vedono a Treviso. I cittadini immigrati, i ragazzi di colore, i trevigiani, e gente da tutto il veneto sfilano in un corteo colorato e pacifico.
Indignazione, senza dubbio. Ma c'e' anche la voglia di far sentire la propria voce senza piu' doversi nascondere lasciando bruciare nella clandestinita' il proprio rancore. Siamo tutti clandestini, su questo, non c'e' dubbio. Chissa', pero', che cosa ne penserebbero le camice verdi di ritorno da Venezia, dal Padania Day, dove il "senatur" ha aizzato il proprio popolo, gridando il proprio ultimatum a Berlusconi "Federalismo ora o mai piu'"!! Sicuramente il loro comportamento non e' stato impeccabile, alla stazione di Treviso. La manifestazione si e' conclusa e i ragazzi del corteo di Treviso sono in attesa, al binario 1, del treno di ritorno per le proprie citta'. Al binario 5 un altro treno fermo. Lo speaker (chissa' per quale motivo) li manda proprio li'. Alcuni leghisti iniziano a lanciare degli insulti. C'e' uno scambio di "gentilezze" verbali. Ovviamente gli agenti non attendono altro e, creato un primo cordone, mentre tutti alzano le mani, bloccano i manifestanti. Passano pochi secondi e la polizia carica... Fuggi fuggi generale tra le banchine, mentre gli agenti colpiscono con i loro manganelli anche quelli che stanno salendo sul treno. Ovviamente nessuno ha toccato "i verdi", che, con i loro ghigni beffardi, hanno continuato con le loro frasi ironiche, accompagnati dalle provocazioni di carabinieri e polizia. Normale routine, insomma: gli "sporchi comunisti", i ribelli, i difensori dell'illegalita', gli anarchici, picchiati, i figliocci del governo protetti. Alla fine si contano dieci feriti, curati al pronto soccorso per le manganellate alla teste.

Ore 15.00 il corteo
. Nel pomeriggio una moltitudine di 15 mila persone (la questura ridimensiona a 5 mila) ha attraversato le strade di Treviso. Partiti dalla stazione, luogo d'incontro prestabilito, il tragitto, che passava di fronte al Duomo, terminava in Piazza dei Signori, dove e' stato stipulato il "patto per l'umanita'". Disobbedire alle leggi razziste, alle discriminazioni, in primis alla famigerata Bossi-Fini (che in questi giorni sta facendo vedere la sua faccia piu' violenta), questo il leit motiv del patto, ma anche fornire condizioni di vita decenti nelle carceri e aiutare i migranti costretti alla clandestinita'.
Molti colori si sono incontrati in piazza dei Signori: c'erano i disobbedienti, i Verdi, Rifondazione, associazionismo, i "girotondini" e comunita' dei migranti. C'era la CGIL del Veneto con uno striscione: "Lavoro, integrazione, Diritti. Sconfiggiamo la Bossi-Fini". E poi uno striscione firmato TUI (trevigiani umanamente indignati). Si vedono i "trevigiani contro" che incollano ovunque impronte digitali. I migranti vestono delle magliette con la scritta "Non siamo pericolosi, ma siamo in pericolo". Le ragioni di questa protesta sono da ricercarsi in quello che, a Treviso, viene definito "razzismo del pomeriggio": nessuno dice loro nulla finche' lavorano nelle fabbriche. Il razzismo scatta quando vorrebbero tornare in una casa che nessuno gli vuole affittare.
La manifestazione, un successo, e' stata organizzata dal comitato M21, che il giornale leghista "la Padania" ha cercato di discreditare osservando "strane" analogie con la sigla M19, un gruppo ribelle dell'America Latina, attivo 20 anni fa circa.
Cosa aggiungere? Treviso pare essere la solita citta' che dimentica presto o che reagisce con indifferenza ad eventi del genere. Eppure i giornali locali scrivevano: "Arrivano, citta' blindata". Forse l'ulteriore dimostrazione di pacifica protesta ha aperto le coscienze dei trevigiani, o forse no. Certo, questa volta, sara' difficile chiudere gli occhi perche', come diceva De Andre': "Se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento... anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti".
Alberto Pisani

tratto da: http://utenti.lycos.it/freemedia/index.htm

mediablitz era a treviso e ha fatto pure delle foto: guardatele su www.inventati.org/mediablitz

2--------------
REFERENDUM SUI BUONI SCUOLA

Il 6 ottobre 2002 si svolgera' in Veneto il Referendum per l'abrogazione della legge regionale che da' i buoni scuola solo a chi frequenta le scuole private

Il Comitato promotore, costituito da Comitato Scuola e Costituzione, Comitato genitori democratici, Associazione Per la Scuola della repubblica, dalla Cgil scuola, dai Cobas scuola, da gruppi della societa' civile e dai partiti della sinistra, vuole abrogare questa legge, perche' e' ingiusta: I buoni scuola sembrano destinati a tutte le famiglie, a seconda del reddito, ma in realta' vanno solo alle famiglie che mandano i figli alle scuole private!

Per aver diritto al buono scuola, infatti, bisogna pagare una tassa di iscrizione superiore a 150 euro (300.000 lire): se si e' spesa questa cifra, si puo' chiedere il buono scuola, altrimenti si resta esclusi dal contributo. Nella scuola pubblica la tassa di iscrizione e' inferiore a 300.000 lire, percio' di fatto solo chi iscrive i figli alle scuole private ha diritto al buono scuola.

Per di piu' i buoni scuola non vengono dati solo alle famiglie bisognose: possono riceverli famiglie con redditi netti fino a 45.000 euro (cioe' fino a 90 milioni di lire) ai quali vanno aggiunti oltre 5000 euro per ogni famigliare a carico e 1300 euro se la casa e' in affitto.

L'anno scorso, il 45% dei buoni scuola e' stato assegnato a famiglie con reddito netto compreso fra i 40 e i 90 milioni di lire.
Si tagliano i fondi per la scuola pubblica e si finanziano, invece, con i buoni scuola coloro che scelgono la scuola privata spendendo soldi di tutti.
L'Associazione "Per la Scuola della Repubblica" invita
1) cittadini e operatori scolastici del Veneto a non disertare le urne e a votare SI'
2) cittadini delle altre regioni a sollecitare amici e conoscenti ad accogliere tale invito

Comitato "Per la scuola della Repubblica" e-mail scuolarep@tin.it
altre info su: www.retescuolepadova.it

3--------------
SULLA QUESTIONE DELL'IRAQ E DEL NUCLEARE
di Ornella Sangiovanni

In questi giorni molto e' stato scritto sul nucleare iracheno. Su quasi tutti i giornali sono comparsi titoli allarmistici sul fatto che l'Iraq sarebbe a un passo dall'atomica e su come questo costituisca una minaccia di portata mondiale. Riteniamo utile in proposito ricostruire innanzitutto l'origine delle notizie (distorte) di questi giorni e poi puntualizzare alcuni fatti sulla questione dell'Iraq e del nucleare. Come e' nato l'allarme.
Venerdi' 5 settembre sul New York Times esce un articolo in cui si dice che alcune immagini riprese dal satellite in possesso dell'IAEA (l'Agenzia internazionale per l'Energia Atomica, un organismo dell'Onu) mostrerebbero che l'Iraq sta ricostruendo siti nucleari. La sera stessa la IAEA diffonde un comunicato stampa in cui dice di non avere nuove informazioni sul programma nucleare iracheno dal dicembre 1998, data in cui gli ispettori lasciarono l'Iraq. Il giorno dopo, sabato 7 settembre, poco prima di iniziare il loro incontro a Camp David, il presidente americano Bush e il Premier britannico Blair, fanno entrambi riferimento alle foto citate e a un rapporto dell'IAEA "uscito venerdi'" [5 settembre NdR], nel quale l'agenzia affermerebbe di aver identificato nuove costruzioni in diversi siti collegati in passato allo sviluppo di armi nucleari da parte di Baghdad. Essi citano inoltre un rapporto IAEA del 1998, secondo il quale Saddam Hussein sarebbe a sei mesi dallo sviluppo dell'atomica. "Non so di che altre prove ci sia bisogno", dichiara Bush. "Basta guardare il rapporto dell'agenzia internazionale dell'Energia Atomica, che mostra quello che sta succedendo negli ex siti di armamenti nucleari per capire che la politica dell'inerzia non e' una politica a cui possiamo responsabilmente aderire", gli fa eco Blair. Queste affermazioni vengono riportate con enorme rilievo su tutta la stampa internazionale, ma quella italiana, come spesso accade, e' particolarmente zelante ma molto meno accurata. Gia' sabato sera infatti l'esistenza di un "nuovo rapporto" della IAEA diverso, cioe', da quello del 1998) e' stata smentita, e la smentita e' riportata dai grandi mass-media. Sia la CNN che la NBC e MSNBC riferiscono che non esiste nessun nuovo rapporto della IAEA, citando anche le parole del suo portavoce, Mark Gwozdecky: "Non c'e' nessun rapporto. Bush e Blair stanno dando credito a un articolo del New York Times di ieri che non ci ha proprio preso. Ieri sera abbiamo diffuso un comunicato stampa che dice che non ci sono nuove informazioni su alcuna attivita' nucleare irachena, e che finche' gli ispettori non torneranno sul terreno non potremo trarre alcuna conclusione sul fatto che l'Iraq sia o meno in ottemperanza con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza rispetto alle attivita' nucleari." (CNN, Bush, Blair make case against Iraq'Confusion over Iraqi nuke report, 7 September 2002). Le foto a cui si riferisce il New York Times, precisa Gwozdecky, sono immagini satellitari commerciali che l'agenzia dell'Onu ha da oltre due anni.
Quanto al rapporto del 1998 citato, esso non dice affatto che Saddam sarebbe a sei mesi dall'atomica, spiega Robert Windrem di NBC News. Quello che la IAEA diceva nel 1998, e' che l'Iraq era arrivato a essere dai sei ai 24 mesi da tale capacita' nel 1991, prima della guerra del Golfo e delle ispezioni dell'Onu che seguirono. In un riassunto del suo rapporto del 1998'e' sempre Windrem a precisarlo e'la IAEA dice che "sulla base di tutte le informazioni credibili a oggi ... la IAEA non ha scoperto indizi che l'lraq abbia raggiunto gli obiettivi del suo programma di produrre armi nucleari o che abbia mantenuto una capacita' fisica di produrre materiale nucleare per armamenti o abbia ottenuto clandestinamente questo materiale."
Potrebbe bastare, ma c'e' di piu'. Perfino un alto funzionario della Casa Bianca e' costretto a riconoscere che il rapporto del 1998 non traeva le conclusioni citate da Bush e da Blair. "Quel che e' successo e' che ci siamo fatti delle nostre conclusioni sulla base di quel rapporto", dichiara il funzionario a Norah O'Donnell di NBC News. Ecco quindi che gia' sabato 7 settembre la versione corretta dei fatti era disponibile per chiunque avesse voluto darsi la pena di fare una semplice verifica. Non e' stato questo il caso della gran parte dei giornalisti italiani.

Lo stato della questione
Ma come stanno attualmente le cose sul nucleare iracheno? Innanzitutto occorre premettere che il dossier del nucleare e', fra quelli relativi alle armi di distruzione di massa in possesso dell'Iraq, quello in fase piu' avanzata di conclusione. Piu' di una volta la IAEA e' stata sul punto di dichiarare ufficialmente chiuso il file nucleare, ma e' sempre stata bloccata dal Consiglio di Sicurezza.
Riportiamo di seguito alcune note utili
· Secondo l'ex ispettore capo dell'UNSCOM Scott Ritter, la "massiccia * infrastruttura" del programma nucleare iracheno "era stata eliminata * entro il 1995" dall'IAEA.
· "Al Athir, l'impianto per la produzione di armamenti nucleari era stato distrutto, fatto saltare in aria sotto la supervisione dell'IAEA e tutti i principali impianti relativi al programma nucleare iracheno erano stati o smantellati o sottoposti a una delle forme piu' rigorose di monitoraggio continuato e di ispezioni di verifica mai attuate in base a un accordo sul disarmo. (...)".
(Fonte: Scott Ritter, The Case for Iraq's Qualitative Disarmament, Arms )
* Nel 1998 la IAEA affermava: "Le attivita' di verifica non hanno rivelato indizi del fatto che l'Iraq abbia conseguito l'obiettivo di programma di produrre armamenti nucleari o del fatto che l'Iraq abbia prodotto piu' di pochi grammi di materiale nucleare utilizzabile per armamenti o che si sia procurato clandestinamente questo materiale."
(Rapporto IAEA 1998. Citato anche sul Guardian, 5 settembre 2002)
* "Non si sono indicazioni che in Iraq rimanga una qualunque capacita' di produzione di quantita' di materiale nucleare utilizzabile per armamenti di un qualche significato pratico".
(Fonte: IAEA, Iraq Action Team, Scheda informativa sul programma nucleare iracheno.
http://www.iaea.org/worldatom/Programmes/ActionTeam/nwp2.html)
* Recentemente (28 agosto 2002) l'ex ispettore dell'UNSCOM, Scott Ritter, ha dichiarato: "Delle quattro categorie [di armi di distruzione di massa NdR], il nucleare e' quella che e' stata piu' completamente sradicata; Due sono gli aspetti del programma, la costruzione delle armi e l'arricchimento dell'uranio [NdR]. L'arricchimento e' sradicato al 100%. Abbiamo distrutto gli impianti. Abbiamo distrutto i mezzi di produzione. E, di tutti gli aspetti delle armi di distruzione di massa, questo e' quello piu' difficile da ricostituire. Richiederebbe una grande ricostituzione di tecnologia, gran parte della quale e' tecnologia controllata, molto difficile da ottenere anche nelle circostanze piu' favorevoli, in particolare non facile quando si hanno sanzioni economiche e l'apparato di intelligence di tutto il mondo che ti guarda. E poi bisognerebbe ricostruire gli impianti, il che, di nuovo, e' facilmente individuabile, non e' qualcosa che si possa fare sottoterra o in uno scantinato o in una caverna. E, di nuovo, senza alcun dato o fatto che mostrino che l'Iraq lo ha fatto, non c'e' bisogno di preoccuparsi dell'arricchimento. (...)".
(Fonte: "Iraq, What's the Threat?", Intervista con NPR-National Public Radio, 28 agosto 2002)

tratto da: www.unponteper.it/nontagliolacorda sito della campagna contro la guerra in irak. altri articoli, appelli e notizie su www.carta.org/cantieri/guerraNo/

4--------------
UN FANTASMA SU DUE RUOTE SI AGGIRA PER L' ITALIA !

Hai mai provato ad immaginare come sarebbe bello vivere in una citta' piu' silenziosa, piu' rilassante, piu' verde, piu' romantica, in una citta' dove spostarsi per le strade e' un piacere e non uno stress?

Ingrassa la catena della tua bici e tirala fuori dalla cantina!

VICENZA - SABATO 28 SETTEMBRE 2002 - H.17 PIAZZALE DEL MERCATO NUOVO

c r i t i c a l m a s s
www.inventati.org/criticalmass
(dove si legge quanto segue)

CRITICAL MASS
e' una coincidenza
un improvviso incontro di ciclisti in/micro/spolverati nel mezzo delle masse automobilistiche

e' una casualita' nel pieno rispetto dell'entropia, della natura caotica del nostro universo che non puo' essere rinchiusa in corsie o in scatole di metallo.

e' di ogni ciclista: della mamma con il seggiolone, del techno-freakettone metropolitano, dello stradista con specialissima e pedalini a sgancio rapido, del bmx-biker acrobatico, dell'anziano in "graziella", del ciclo-poeta-situazionista, del postino con il borsone e anche del giocoliere in monociclo...
non ha ne' leader ne' padroni, non e' di nessuna marca

e non e' protetta da alcun tipo di copyright.

critical mass italia vuole raccogliere le testimonianze delle varie azioni e dare degli strumenti di continuita'

perche' anche a fiat-landia si sviluppi l'esperienza gia' provata dai ciclisti di diversi paesi nel mondo (stati uniti, india, francia, belgio, lussemburgo, svezia, danimarca, ucraina, russia, inghilterra, irlanda...), scesi in strada con il loro "mezzo" piu' piacevole per reclamare strade a misura d'umanita', per gridare che l'automobile non e' _l'unico_ mezzo di trasposto, ma soltanto il piu' dannoso.

critical mass diverte e vince!

perche' non e' una manifestazione standard, non ha bisogno ne' di percorsi bollati ne' di celerini manganellati "di guardia", e' un semplice appuntamento di ciclisti che casualmente si ritrovano a percorrere tutti la stessa strada, magari lentamente... ...magari al centro della carreggiata... in una via solitamente trafficata... all'ora di punta...

perche' piu' di una manifestazione e' la dimostrazione pratica e reale di come un'altra citta' sia possibile, bella e divertente.

+bici,
+kaos,
+liberta'.

www.inventati.org/criticalmass

5--------------
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE IN COLOMBIA...

Bucaramanga e' una citta' della Colombia piuttosto grande, situata al nord della regione di Santander, vicino al confine col Venezuela. Quando ci si arriva, colpisce molto come sia piena di contraddizioni: da un lato, la zona dei centri commerciali, delle banche, dove si dice venga custodito il patrimonio delle FARC, che per questo si tengono lontane dalla citta'; dall'altro, quartieri poveri, violenti, o subquartieri creati dal niente, ad opera dei desplazados, intere famiglie, interi villaggi obbligati a lasciare il loro territorio a causa del conflitto armato. Dimenticati dal governo, braccati dalla guerriglia e dai paramilitari, sopravvivono sotto tetti di plastica e cartone. E' uno dei fenomeni piu' preoccupanti che sta vivendo la Colombia degli ultimi decenni. Passeggiando per la citta', la parola che misale alla bocca e': capitalismo selvaggio. Ogni due metri c'e' un negozio, ogni cinque un centro commerciale. Ogni dieci un mendicante, di un'eta' che oscilla tra i sei e i novant'anni. E' di queste persone che mi sto occupando io, attraverso un'O.n.g. laica, Niños de papel, che si occupa del recupero dei minori di strada. I ragazzi che contattiamo hanno tutti piu' o meno le stesse caratteristiche: li si puo' vedere con una bottiglia di plastica nascosta sotto la maglietta, che aspirano colla, in continuazione; fumano marijuana, o bazuco, un ricavato degli scarti di coca mischiato con polvere di mattone e altre schifezze, che viene fumato in pipe artigianali; bevono alcoool etilico, perche' costa meno e sballa piu' di una birra. Ognuno ha il suo coltello nascosto in qualche cucitura, o in uno zaino. Odio per la polizia e i paramilitari, colpevoli della morte di molti loro fratelli. Nonostante cio', la maggior parte porta tatuata una piccola svastica: se chiedi che significa, non lo sanno, o ti rispondono che e' il símbolo del diavolo. Le storie che si portano dietro questi giovani fanno di loro degli adulti: violenza, maltrattamento, alcuni addirittura relazionati col conflitto: come Henry, 16 anni, che ai 12 entro' nelle FARC perche' voleva dimostrare ai suoi genitori di essere in grado di fare qualcosa. L'ideologia non centrava niente, per lui e' stato come entrare a far parte di una squadra di calcio. A 14 comandava 200 uomini. Ha combattuto, ucciso, ma le cose per lui sono cominciate a cambiare quando i suoi migliori amici sono stati uccisi pubblicamente, perche' avevano cercato di scappare. Anche lui si decise a tentare la fuga, vagando tre giorni e tre notti nella selva, fino a che non incontro' un'appostamento dell'esercito. Il suo destino fu il carcere minorile, dove tentarono di ferirlo e ucciderlo altri ragazzi a cui le FARC avevano ucciso i genitori. Oggi Henry sta bene, studia e tenta di costruirsi un futuro. Chi ci pensa al fatto che ha solo 16 anni?
Le carenze fondamentali che ho trovato riguardano l'educazione e la salute, entrambe fondamentali ed entrambe, ovviamente, private. L'ospedale e' una delle cose che piu' mi e' rimasta impressa: gente buttata per terra, moribondi, aspiranti suicidi, tutti mischiati e a malapena guardata in faccia dai quattro dottori presenti. Le medicine, le flebo, i contenitori per le analisi, bisogna comprarseli. Se sei indigente e non hai soldi, o nessuno ti reclama, peggio per te: ti dimettono e fine. Carlos, 26 anni, lo lasciamo al pronto soccorso, dopo avergli comprato un paio di borse di ghiaccio, e aver insistito perche' gli misurassero la febbre, dato che tremava tanto da far saltare la barella. Medicine specifiche per la sua malattia, neanche a parlarne: un trattamento contro l'Aids dev'essere importato dagli Stati Uniti, e una dose per un paio di settimane costa non meno di 400 dollari. I ragazzi con cui entriamo in contatto si trovano in gruppi chiamati "parches". Ogni Parche ha un nome e le sue caratteristiche: c'e' il parche di San Miguel, uno dei pochi dove si trovano anche alcune ragazze; molti adulti, molto alcool, in genere con noi allegri e tranquilli, ma tra loro spesso violenti, violentissimi: non passa giorno senza che arrivino ai coltelli, sono pieni di ferite. Si ritrovano in una zona verde chiamata la Giungla, dove e' sconsigliato passare di notte, e di giorno e' meglio non entrarci da soli. C'e' il parche dello stadio, dove andiamo in visita di una decina di ragazzi: da quanto ho capito questo parche e' il piu' ricercato da signori con belle macchine e portamento distinto, che non disdegnano un servizietto una volta ogni tanto, soprattutto se economico. E cosi' l'altro giorno abbiamo portato in ospedale, d'urgenza, Carlos. Il parche della calle 30 sitrova in una zona della citta' poverissima, dove bisogna stare molto attenti. Ancora non ho avuto molti contatti con questi ragazzi. Per lo piu' sono sempre in giro a rubare, o a mendicare; dormono in un capannone che funge da immondezzaio cittadino... qui almeno sono protetti dai paramilitari e dalla polizia. Oltre all'animazione di strada ho supportato il lavoro di Sandra, altra volontaria, con le ragazzine. Si tratta di fortificare le loro abilita' sociali e l'autostima. La casa dove vivono si trova in provincia di Bucaramanga, a Piedecuesta. Qui vengono portate dal Bienestar Familiar, i servizi sociali, e vi rimangono solo se realmente motivate al cambiamento. Se no, sono libere di andarsene. Molte vengono pescate dalla polizia durante retate nei locali di prostituzione; altre scappano da situazioni familiari difficili. In questo momento, due di loro, di 14 e 17 anni, sono incinte, mentre due hanno un bambino, momentaneamente affidato ad un'altra famiglia, in attesa della maggiore eta' della madre. Il padre spesso non si sa neanche chi e'. Le ragazze, le donne, sono, possiamo dire, la parte piu' emarginata e sfavorita del paese. Non esistono istituzioni che si facciano carico dei loro problemi, o per ragazze madri. La cultura e' profondamente maschilista. Molte si lamentano di essere maltrattate o violentate dai loro stessi compagni. Molti ragazzini scappano di casa perche' non ne possono piu' di vedere la madre pestata a sangue. Questo e' il volto della Colombia con cui fin'ora sono entrata in contatto.
Puo' sembrare duro, crudele, pericoloso... non so, a me da dentro sembra soprattutto stimolante, i ragazzi e le ragazze con cui parlo ogni giorno sono energia pura. A Bogota', ad esempio, dove mi sono fermata un giorno, dovunque c'erano assembleee, ritrovi, spettacoli... si crea cultura, si cerca di superare una guerriglia che ha deluso, che non ha piu' ragione di esistere, perche' piu' lontana dal popolo davvero non potrebbe essere. Forse la cosa piu' dura e' spiegarlo a chi non si e' mai mosso da casa sua e continua ossessivamente a gridare "Viva le FARC" paragonandole addirittura all'Ezln. E' veramente ora di aprire gli occhi.

Martina

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COMUNICATO STAMPA DELL'ASSOCIAZIONE PAPILLON

Giunti al 5° giorno di protesta, si puo' accennare un primo bilancio della piccola ma importante battaglia di civilta' organizzata in tutte le regioni d'Italia dalla nostra associazione.

1) Pur in assenza di cifre ufficiali da parte del Ministero di Giustizia, la corrispondenza che ci arriva dalle carceri e le notizie riportate dalla stampa, soprattutto da quella locale, ci consentono di affermare che dagli iniziali 46 si e' passati ad almeno 55 carceri e non passa giorno senza che altri si uniscano alla protesta - Trieste, Fuorni (Salerno), Bari, Foggia, Vigevano, Velletri, Alessandria, Baldenich (Belluno) ecc...

2) Fino ad oggi non vi e' notizia di un qualsiasi incidente da nessuna delle carceri interessate dalla protesta. Con decine di lettere e comunicati pubblicati dalla stampa Nazionale e locale tutte le carceri in lotta dichiarano di riconoscersi nella piattaforma e nei metodi assolutamente pacifici proposti dalla nostra associazione.

3) Sul piano politico e istituzionale, va rilevato che all'iniziale importantissimo sostegno del Partito della Rifondazione Comunista, dei Verdi, dei Radicali e di vari esponenti di altri Partiti di opposizione, si stanno ormai aggiungendo anche autorevoli esponenti della maggioranza di Governo, i quali non solo hanno accolto il nostro invito a visitare le carceri, ma non si fanno neanche scrupolo nel denunciare cio' che in esse non va. Proprio questa mattina, abbiamo ricevuto la comunicazione ufficiale della convocazione della nostra Associazione dinanzi al comitato carceri istituito dalla commissione Giustizia della Camera. Noi ripetiamo per l'ennesima volta che a nostro avviso esistono gia' oggi le condizioni per arrivare ad un punto di equilibrio tra la nostra piattaforma e le varie posizioni dei diversi partiti.

4) Noi crediamo che l'importante atto formale della convocazione di una Associazione composta esclusivamente da migliaia di detenuti, segna un passaggio per arrivare al piu' presto a definire, nelle sedi competenti, una 'corsia preferenziale' per proposte di Legge gia' presentate in passato o per l'elaborazione di nuove, magari con il contributo di Parlamentari dei diversi Partiti, cosi' da arrivare al piu' presto a dei risultati concreti e apprezzabili che migliorino la situazione generale dell'universo penitenziario.

5) Sul piano del rapporto fra la nostra protesta e la Societa' nel suo insieme, ringraziamo tutte quelle istanze della Societa' civile che si stanno mobilitando in questi giorni per sostenere la protesta dei detenuti. Dai sit-in davanti ai carceri, fino alla raccolta dei mezzi di sussistenza necessari per aiutare i detenuti, soprattutto quelli stranieri che effettuano lo sciopero del carrello. In particolare apprezziamo la decisione di organizzare per la mattina di Sabato 14 settembre un pacifico sit-in sotto il carcere di Regina Coeli per sostenere senza ambiguita' la nostra piattaforma. Infine, la nostra Associazione, la quale da sola ha costruito questa importante iniziativa pacifica che rappresenta un enorme passo in avanti nella capacita' dei detenuti di rappresentarsi a tutti gli effetti come Cittadini, liberi cioe' da ogni ipocrita 'tutela', prega tutti, ma proprio tutti, di non cercare di attribuire al nostro movimento questo o quell'apparentamento con qualsivoglia girotondo o girotondino, e soprattutto con quelle loro componenti animate da pruriti giustizialisti, poiche' cio' e' semplicemente una stupidaggine al quadrato. Noi ripetiamo che vogliamo discutere apertamente con tutti i cittadini, e nessuno meglio di noi comprende bene lo spirito con il quale tanti di essi esprimono l'esigenza di rivendicare una 'Giustizia piu' giusta', ma purtroppo questa loro sacrosanta aspirazione non si concilia affatto con le posizioni apertamente giustizialiste e forcaiole che in passato ed oggi hanno espresso ed esprimono nei fatti i dirigenti dei vari girotondi. Il sit-in e la manifestazione sotto il carcere di Regina Coeli rappresenta per noi un messaggio con il quale vogliamo dire ai tanti cittadini che parteciperanno alla manifestazione di San Giovanni, che il primo o comunque il piu' importante fra i tanti nodi della Giustizia e' la difesa intransigente dei diritti e della dignita' dei cittadini detenuti. Noi ad ogni modo ripetiamo che vogliamo discutere apertamente con tutti i cittadini, qualunque siano le loro idee politiche e i loro Credo religiosi, e questo faremo!!

Roma 13/9/2002 Papillon

www.informationguerrilla.org/prosegue_la_protesta_dei_detenuti.htm