Perchè il Pd lascia stare i fascisti nei quartieri

Chi è in grado di distinguere quando è il momento di dare battaglia, e quando non lo è, riuscirà vittorioso

Chi è prudente e preparato, e resta in attesa delle mosse del nemico temerario e impreparato, sarà vittorioso

Se non conosci te stesso, né conosci il tuo nemico, sii certo che ogni battaglia sarà per te fonte di pericolo gravissimo

Solamente attestato sul tuo terreno, attendi il nemico. Attendi in riposo il nemico esausto; ben nutrito, il nemico affamato. Questo significa avere il controllo della forza.

Chi, senza sostegno e senza strategia, attacca un nemico sottovalutandone la forza, sarà sicuramente fatto prigioniero

Sun Tzu, L’arte della guerra

Solo a Firenze, nell’ultimo anno, le sedi dei gruppi che si rifanno all’area neofascista sono passate da 2 a 5. In un solo anno, quindi, sono più che raddoppiate e sparse in quasi ogni quartiere. Questo avviene non certo per caso, dato che sono almeno due anni e mezzo (nel periodo di trampolino politico di Renzi da sindaco fiorentino a premier) che il livello repressivo è fortemente aumentato in città, come a livello nazionale.

Nessun “complotto”, intendiamoci: è un fenomeno ricorrente che riguarda la crisi del sistema democratico e che vede, in genere, l’uso politico dei gruppi nazionalisti e xenofobi da parte della borghesia, nel tentativo di dividere e reprimere i subalterni.  Pensiamo all’interminabile serie di sgomberi messi in atto contro occupanti e senza casa, avvenuti a cavallo tra il 2013 e il 2015; le aggressioni dei gruppi fascisti a danno di studenti e militanti politici; le centinaia di denunce nei confronti di chi manifesta contro lo status quo (quindi sia contro il Pd e i partiti al potere, che contro i loro servi nazionalisti), la repressione nelle scuole. Tutto fa brodo quando si tratta di servirci la solita brodaglia, dunque…

Quasi un anno fa, dopo gli sgomberi delle occupazioni a Novoli, avevamo scritto riguardo ciò che sostanzialmente lega il Pd e Casapound: la difesa dei grandi proprietari e dei grandi interessi economici organizzati. I primi, al Governo a livello nazionale, regionale (tranne 3 regioni) e cittadino, recitano il ruolo di “poliziotto buono”, nel senso che mandano la polizia a manganellare per loro. I secondi, invece, si calano nella parte dei “bravi ragazzi” che, come da tradizione democratica, “devono dire la loro”: e lo fanno seminando zizzania nella classe (“prima gli italiani”, il “popolo italiano” ecc), picchiando chi li contrasta, puntando il dito contro una categoria creata ad arte dal padronato (“ l’immigrato “) alimentando voci, complotti inesistenti, strumentalizzando i drammi sociali e così via. Il tutto per sviare la principale questione che ci riguarda: il conflitto tra capitale e lavoro, tra chi affitta il tempo degli altri e chi è costretto ad affittare il proprio tempo in cerca di un salario per vivere.

Ma come ? – si chiederà il lettore più ingenuo –  il Pd e Renzi sono “antifascisti”, come sancito dalla nostra Costituzione nata dalla Resistenza col trionfo della democrazia !!!

Vediamo di capirci una volta per tutte: l’antifascismo e la democrazia parlamentare sono solo una foglia di fico per non far emergere i reali interessi di classe in campo.

A cosa ci riferiamo ? Al fatto che, nonostante quel “nè di destra nè di sinistra” tanto in voga segnali la crisi delle forme politiche organizzate, di tutto si può parlare “in democrazia” ma guai a mettere i bastoni tra le ruote ai padroni, specie al nono anno di crisi economica. Esempi? Provate a chiedere al “compagno antifascista” Farinetti figlio di partigiani, dei licenziati di Eataly a Firenze. Provate a chiedere ai facchini della logistica in tutta Italia, minacciati da mafia, Cooperative e repressi dalla polizia (come dalla Cgil).

Provate, insomma, a domandarvi chi fa parte “dei nostri” e chi no. E quale ruolo “gioca” la presenza delle sedi dei fascisti nei quartieri, unita alla militarizzazione degli stessi quando ci sono delle manifestazioni che ne contestano la presenza. Siamo chiaramente di fronte ad un attacco generalizzato (ripetiamo, portato avanti dalla borghesia con i loro scagnozzi) alla semplice possibilità che gli sfruttati si possano organizzare. Perchè nei luoghi di lavoro, dove il Jobs Act è servito anche per un’impennata di licenziamenti politici, quando ci si organizza oltre il limite della propria azienda, c’è una concreta possibilità di vincere. Se si lotta senza troppe mediazioni.

Perchè diciamocelo: il mondo che ci troviamo di fronte sta crollando inesorabilmente sotto le contraddizioni di chi è al potere, che possiamo chiamare “1%” come “padronato”, cambia poco; ma noi, senza stare a fare troppi distinguo che pur vanno tenuti a mente, restiamo comunque il 99%….e con le potenzialità dei mezzi tecnologici di oggi, poterci autorganizzare dal basso è diventato molto più semplice….

Hanno paura, quindi, i nostri aguzzini. Hanno una tremenda paura di quel che potremmo fare: per questo sguinzagliano i loro controllori, sono in tv ogni sera a dirci che “domani arriva la ripresa” ma poi in concreto non gli resta altro che provare ogni giorno a spaventarci per evitare un’ondata che li spazzi via.

Iniziare a mettere le cose in chiaro, ricordando l’insieme delle responsabilità del partito al Governo, organizzandoci per resistere e studiando per contrattaccare politicamente, magari costruendo un programma, possono costituire un inizio.

Riusciremo a superare gli steccati e le divisioni, le diffidenze e i personalismi, per puntare il dito unitariamente contro il Governo e i suoi servi ? Riusciremo, quindi, ad essere credibili agli occhi di chi in genere “non partecipa” ? Sapremo mostrare a queste persone che, di fronte a tutti questi traumi sociali, l’unica risposta sta nell’avere un piano razionale per andare avanti ?

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