Revolution OS
È questo un vero NoBlog
Non uccidete la sperimentazione*

«Il medium è il messaggio»
Marshall McLuhan

È questo un vero NoBlog, perché il suo funzionare è già un concetto espresso, un "contenuto" immanente, che non è quello di un blog.
Il "progetto Rizoma", il software di questo sito dinamico, scritto in PHP e ospitato da Autistici/Inventati, è già un processo di ricerca che "esprime" una necessità di liberazione: ancor prima dei suoi supposti "contenuti", "desidera" esprimere l'espressione stessa.

(Quell'altro) "NoBlog" è ancora un blog, che fa uso di una logica di "esposizione" standard, è un "espositore" prefabbricato. In esso, il medium standard infor(m/n)a messaggi standard. Possiamo denominare un blog usando la "neolingua" del "bispensiero" e infarcirlo di retorica "no-blog", ma rimane un blog standard, fabbricato secondo un modello standard, fabbricato per uno standard adatto al cliché e al marketing.
La sperimentazione del bricolage dei concatenamenti possibili e di quelli impossibili e tuttavia reali, la ricerca della consistenza mai prima pensata perché limitata a priori dal "medium", restano programmaticamente FUORI da NoBlog. L'unica espressione permessa, secondo la sola consistenza/coerenza del mezzo prefabbricato, è quella di un software del "senso comune", secondo necessità e forma mentis che non sono e non possono essere quelle di chi vuole esprimere anche l'espressione stessa.

Fornire hosting per questo tipo di sperimentazione (esprimere l'espressione, praticando l'arte della tecnica qua tale) significa partecipare ad un'istanza di liberazione: supportare il tentativo di creare sempre nuovi modi di espressione, refrattari al fascismo del marketing.

«Se sai usare solo il martello, tutti i problemi ti sembreranno dei chiodi»

L'elaborazione di percorsi di liberazione passa attraverso la contestazione e la creazione di nuovi strumenti. Ogni "contenuto" del pensiero è "informato". Non si può prescindere dalle condizioni di possibilità e di realtà: lo stato di cose attuale va colto nella sua "virtualità" (in senso deleuziano) per poter essere compiutamente analizzato e dotato di un senso. E non c'è vera differenza di senso se vengono a mancare le condizioni per il "pensiero laterale". E parole pubblicate attraverso i media consueti tendono ad essere solo vecchia propaganda, perché tali parole funzionano ancora nel "modo" della propaganda: servono nuovi modi di inventare e praticare tecnologia.

«Non è il caso di chiedersi quale sia il regime più duro o il più tollerabile, perché è in ciascuno di essi che si scontrano liberazioni ed asservimenti…
Non è il caso né di piangere né di sperare, si tratta piuttosto di cercare nuove armi»

(da "La società del controllo")

Autistici/Inventati lo sa, perché è la sua vocazione originaria (mi sbaglio?). Non possiamo davvero arrenderci alla semplice fornitura di piattaforme prefabbricate, secondo modelli standard e di marketing! La vera rivoluzione non può che essere immanente e, per questo, necessita di sperimentazione immanente. Lo stesso "hacking" è una pratica potenzialmente rivoluzionaria, se in-clinata, attraverso il détournement, verso la costruzione di altri piani di consistenza. In Autistici/Inventati, per esempio, manca una piattaforma con lo scopo di supportare lo sviluppo di software libero e innovativo.

Temo che, con la decisione di chiudere l'esperienza di hosting, che dà modo di sperimentare ed esprimere nuova tecnica espressiva, Autistici/Inventati stia declinando omologandosi. Non basta fornire strumenti di comunicazione che garantiscano anonimato e privacy, se l'anonimato e la privacy servono, a loro volta, a garantire la permanenza di forme standard di pensiero, prefabbricate e non più contestabili con nuove pratiche.

Non chiudete questo sito!*

*) Appello rivolto ad Autistici/Inventati (questo scritto va letto in prospettiva bidimensionale "con nota":

  1. l'hosting rende possibili pratiche libertarie in tutti i sensi che il web può consentire a menti creative: non cedete alla logica del web pre-fabbricato!
  2. il mio sito ha un senso intrinsecamente legato al software, fabbricato da me con l'intento di realizzare un modo diverso, molecolare, di connettere idee, concetti, percetti e affetti. Si tratta di un progetto sperimentale in evoluzione permanente, con effetti su altri software
  • (nota) argomentazioni pro-sicurezza non reggono, sia per esperienze passate -sono stato io a dirvi quali erano le vostre falle, non voi a correggere le mie- sia per il futuro: è lo stesso argomento liberticida proposto da tutte le pseudo-democrazie attuali di fronte a una fonte di terrore ad hoc)
User Liberation: Watch and share our new video
Dec 29, 2014

User Liberation: Watch and share our new video by Libby Reinish — Published on Dec 29, 2014 05:32 PM

Most people interact with free software every day, but many of those people don't know what free software is or why they should go out of their way to use it. We want to fix that (and we think you do too), so we commissioned a short video that makes free software easy for everyone to understand:

 

Download the video: Full resolution | 1080p | 360p | 240p | Production Files

Download subtitles: English | español | français | русский

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Revolution OS
Rivelazioni di hackers

Revolution OS è un documentario statunitense del 2001, diretto da J.T.S. Moore. Nel film si ripercorrono venti anni di storia di GNU, Linux, del software libero e dell'open source.

Il film narra la storia del sistema operativo GNU/Linux, dalle sue origini al 2000, ponendo inoltre l'accento sulla differenza tra software libero e software open source e analizzando alcuni casi di programmi rilasciati sotto licenza libera (ad esempio Apache). Nel documentario non mancano le accuse contro la Microsoft e rivelazioni di protagonisti famosi.

Nel corso del documentario vengono intervistati noti hacker ed imprenditori, tra cui Richard Stallman, Linus Torvalds, Eric Raymond, Bruce Perens, Michael Tiemann, Larry Augustin, Frank Hecker e Brian Behlendorf.

Revolution OS 2
Idealmente il seguito di Revolution OS, questo film è girato in Italia.

 


Il film e' idealmente il seguito di Revolution OS, realizzato negli Stati Uniti. Questo invece è stato girato in Italia sotto la direzione di Arturo Di Corinto. Vi si possono vedere i protagonisti del mondo del software libero e dell´open source ripercorrere le tappe della "rivoluzione" negli ultimi anni, raccontare le esperienze internazionali, in Sudamerica e in Europa, le pressioni del mercato e le iniziative di valore sociale, il ruolo del software libero nella pubblica amministrazione e nell´istruzione.

Interviste a R. M. Stallman, Sergio Amadeu (Presidente dell´Instituto Nacional de Tecnologia da Informacao del Governo Brasiliano), Diego Saravia (argentino, Università di Salta), Benjiamin "Mako" Hill (programmatore, rappresentante del Debian Project international) e altri...

A cura di Arturo di Corinto.