apr 202017
 

carcereSOLIDALI CON I RIBELLI DEL CARA DI BORGO MEZZANONE

AL FIANCO DI CHI LOTTA NEI GHETTI, NELLE TENDOPOLI, NEI CENTRI DI ACCOGLIENZA, NELLE GABBIE DEI CPR E DEGLI HOTSPOT

Nella maxi-operazione di polizia avvenuta nelle prime ore della mattina del 30 marzo, con un dispiegamento di 300 unità di forze dell’ordine, compresi due elicotteri, lo Stato ha arrestato 17 persone che avrebbero partecipato alla rivolta del 27 ottobre scorso nel Cara di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia.
Le pesanti accuse di devastazione e saccheggio, incendio, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale riguardano un totale di 26 persone, di cui 9 sono tutt’ora libere in quanto non rintracciate al momento dell’arresto.
Ad oggi 17 persone sono detenute nel carcere di Foggia.

Il reato di devastazione e saccheggio ha già strappato la libertà a tantissime persone, tra cui decine di compagne e compagni che hanno partecipato con tutte/i noi ad alcune delle manifestazioni di piazza più conflittuali degli ultimi anni.
Sono diversi i casi in cui le persone immigrate in lotta sono state imputate di questo reato: coloro che parteciparono, ad esempio, alla rivolta che distrusse il CIE di Crotone nel 2012, poi assolti e chi prese parte alla rivolta del 29 dicembre 2015 nel CARA di Mineo, protesta nata per le stesse ragioni per cui è scoppiata quella nel CARA di Borgo Mezzanone dell’ottobre scorso.

Insieme alla dura rappresaglia contro chi lotta, la democrazia affina continuamente il proprio impianto giuridico per scagliarsi, con un sistema integrato di leggi e campi di gestione e controllo, contro tutte le persone immigrate: così il circuito dell’accoglienza è un continuo vaso comunicante con la macchina delle espulsioni.
Le ragioni della protesta nel Cara di Borgo Mezzanone, totalmente oscurate dai media, erano infatti legate alla volontà di ottenere i documenti a fronte di un enorme numero di richieste di protezione internazionale respinte; alla possibilità di cucinare i propri pasti, data la qualità scadente del cibo di cui sono costretti ad alimentarsi; alla richiesta del pocket money, di mezzi di trasporto pubblici che possano garantire gli spostamenti quotidiani e del riscaldamento nella struttura fatiscente, in considerazione dell’ arrivo del freddo.
Il Cara di Borgo Mezzanone, insieme a quello di Mineo e a 7 CPA e 15 SPRAR, rappresenta il gigante bottino della cooperativa sociale Senis Hospes che gestisce quotidianamente la vita di più di 7000 persone incastrate nel limbo forzato della richiesta di protezione internazionale.

Secondo la questura di Foggia, l’operazione che ha portato all’arresto dei rivoltosi è stata eseguita per scongiurare un’ennesima protesta di massa, in un territorio che vede le persone immigrate in continua mobilitazione. Qui lo Stato ha già espresso la propria ferocia nel recente sgombero del Ghetto di Rignano, portando alla morte di Mamadou e Nouhou, due abitanti dell’insediamento, dopo 4 giorni di assedio.

Per scongiurare le rivolte nei grandi Centri per richiedenti asilo, dal Cara di Mineo passando per Bari, Foggia e Castelnuovo di Porto, lo Stato ha da tempo stabilito un piano di dispersione per piccoli gruppi di persone in piccoli centri. Il progetto di accoglienza diffusa, che propaganda l’integrazione, sembra corrispondere a queste caratteristiche.

Al coraggio di chi, in un campo d’internamento, ha partecipato alle sassaiole contro i reparti della celere intervenuti per sedare la rabbia, ai danneggiamenti della struttura decadente in cui le persone sono ammassate e distribuite su giacigli arrangiati, all’attacco al magazzino dove è stipato il cibo scadente, deve corrispondere la nostra solidarietà concreta.

Come Rete Evasioni siamo disponibili a costruire una difesa politica collettiva al fianco delle persone arrestate e parteciperemo lunedì 24 aprile alle ore 12:00 (prima del corteo nazionale previsto in città), al presidio solidale davanti il carcere di Foggia, in solidarietà con tutte le persone recluse e al fianco di chi si è ribellato nel CARA di Borgo Mezzanone.

Rete evasioni