Gen 292014
 

 

Carissimi compagni e fratelli detenuti, sono stato nuovamente trasferito qui nel carcere – lager di Viterbo e dirvi che mi sono rotto il cazzo è poco. Ormai è una continua deportazione da un penitenziario ad un altro; sono 7 trasferimenti in soli 11mesi, e mantenere la calma non è una cosa semplice. Non mi stabilizzo da una parte che già sono in partenza e questo in barba alla situazione di salute di mio padre che è invalido al 100% e quindi non può venirmi a trovare. È un modo di fare da infami vero e proprio e tale trattamento accresce, giorno dopo giorno, il mio odio verso questo stato fascista e di chi lo governa.

Pensano che chiuderci in una cella può fermarci e zittirci; non ci hanno proprio capito un cazzo! ogni loro azione mi porta a lottare con più forza e il sostegno di chi dall’esterno si mobilita al nostro fianco mi fa capire che stiamo creando a loro più di una grana. Non possiamo ora fermarci o tirare i remi in barca, dobbiamo alzare il tiro e puntare sempre più in alto. La futura mobilitazione del mese d’aprile (in riferimento alla mobilitazione indetta dal coordinamento dei detenuti dal giorno 5 al giorno 20 dello stesso mese ndr) sarà il banco di prova per noi tutti. Il coordinamento con coraggio ha indetto questa nuova mobilitazione, ma sta a noi tutti far sì che essa riesca: noi che siamo reclusi e voi che dall’esterno fate vostre le nostre battaglie, dobbiamo essere un tutt’uno. Il timore di essere puniti mettiamolo da parte, loro giocano proprio su questo. Immaginate ciò che può significare una mobilitazione in tutte le carceri italiane. Quella di settembre ha acceso la miccia e questa di aprile 2014 può rappresentare l’incendio che distruggerà un sistema barbaro che tutti noi conosciamo e subiamo.

Il carcere così come concepito significa sofferenza per noi e per i nostri familiari, e restare in silenzio dinanzi a tutti i loro abusi vuol dire legittimare il loro modus operandi e visto che noi tutti ci lamentiamo per le condizioni in cui ci troviamo a vivere, vale la pena adoperarsi per cercare di cambiare l’esistente; se negli anni 70 e 80 i detenuti non si fossero sollevati, ora quei pochi “benefici” di cui godiamo neanche li avremmo. Lo sapete che per avere il fornello in cella sono morti diversi reclusi? Ogni conquista necessita di una lotta, quindi, non tiriamoci indietro, proviamo a coinvolgere tutti i detenuti nella mobilitazione del prossimo aprile, parlando con i più titubanti e facendogli capire che ne vale della nostra libertà. Fare una battitura, rifiutare il vitto, redigere un comunicato, raccogliere firme, è un modo per sentirsi vivi e per dimostrare a chi ci vorrebbe vedere in ginocchio che noi resistiamo.

Sarà difficile coinvolgere tutto il carcere, questo lo sappiamo, quindi partiamo dalla nostra sezione e proviamo a far uscire la nostra voce fuori, tramite comunicati. Vedrete che i solidali non tarderanno a sostenerci.

C’è una bellissima frase del “Che”, e dovremmo tenerla a mente, essa recita: “chi lotta può perdere chi non lotta ha già perso”. Avanti carcerati!

Davide Rosci, Viterbo  gennaio 2014

Davide Rosci, strada s. salvatore 14/b – 01100 Viterbo