“Anna Cappelli” alla Città del Teatro
Maria Paiato regge la scena da sola, unici attrezzi un cappottino borghesuccio e una valigia, per raccontarci la storia di Anna Cappelli. Anna è una giovane – un po’ più giovane di Maria, ma vabbè! – dattilografa che si trasferisce per lavoro dal paesello natìo a Latina, in una data, evidentemente, compresa fra l’arrivo della televisione (1954) e i fuochi del Sessantotto. Qui ha poco o nulla di “suo”: una tragedia per chi invece ripete ossessivamente “mio”, “mia”, “miei”, “mie”…
Il direttore, il ragionier Tonino, è scapolo e se la passa bene: le parole “casa di proprietà” fanno magicamente scoppiare il colpo di fulmine. Di fronte alla prospettiva di lasciare una odiosa camera a pensione, Anna sfida persino le convenzioni borghesi, e i due vanno a convivere more uxorio destando non poco scandalo: Tonino non vuole saperne di sposarsi, nonostante le insistenze della donna che vorrebbe proprio firmare quel contratto che sancirebbe il suo possesso sulla casa e sul suo contenuto – Tonino compreso. Sì, perché se prima l’uomo era solo un mezzo per accedere ad altro, adesso anche lui è “mio”, “mio”, “mio”. Cosa succede quando decide di troncare la relazione e andarsene? Come farà Anna, in una escalation di follia, a far sì che sia “suo” per sempre, che nessuno possa davvero mai toglierglielo?
Strano vedere proprio a pochi giorni di distanza dall’otto marzo una scena che saremmo abituati a pensare a parti invertite (ma che riporta alla mente echi di saponi di Correggio e di Renato Pozzetto vestito da donna), che tuttavia ci ricorda come i rapporti basati sulla volontà di possesso inevitabilmente vanno a finir male.
Maria Paiato col solo monologo rende reale ogni scena, peccato solo per il finale con l’audio registrato in cui la combinazione di pronomi possessivi, dialogo senza interlocutore, effetti sulla voce e acustica non perfetta finiscono per farti pensare a Gollum nel Signore degli Anelli e fanno perdere un po’ del pathos.
Fotone per Radio Roarr
Anna Cappelli, uno studio
Con Maria Paiato
regia di Pierpaolo Sepe
dal testo di Annibale Ruccello
L’11 marzo 2014 alla Città del Teatro di Cascina



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