12″ – La collezione di farfalle
Quando sento parlare di “collezione di dischi” mi vengono un po’ di brividi alla schiena, e mi appare la figurina di Bruno Conti che mi mancava per completare l’album. Ma soprattutto mi vengono in mente quelli che raccolgono le sorpresine del Mulino Bianco.
Chiamiamola pure “collezione”, per semplicità, ma diamogli un valore diverso. Vero, c’è chi spende per un disco quanto per un Gronchi rosa (io sono fra questi), ma il disco è un oggetto ben diverso: ascoltandolo dà piacere ed emozioni. Un francobollo no, è un oggetto morto.
Però non sono d’accordo con le persone che non ascoltano il disco raro per non sciuparlo. Per loro in pratica il disco equivale alla sorpresina rara del Mulino Bianco. Io la vivo diversamente: i dischi vanno consumati, anche quelli che valgono due giorni di lavoro.
Non la chiamerei collezione anche perché non concepisco il criterio di completezza che è invece un cardine delle collezioni. Se l’ultimo disco di De André fosse stato uno schifo non l’avrei preso anche se avevo tutti gli altri (è un capolavoro quindi è un esempio sbagliato).
Comunque chiamiamola collezione ma non assimiliamola alla collezione di farfalle. A meno che non vi stiate riferendo alle copertine dei dischi di Alessandroni.
12pollici. Storie e visioni fra solchi di vinile


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