LUGANO – “Dieci anni fa – si legge in un comunicato stampa odierna del centro sociale autogestito il Molino – sono stati occupati gli ex molini di Viganello. E’ stata una risposta politica, l’ultimo mezzo, per realizzare una rivendicazione vecchia di trent’anni che non trovava sbocchi nella politica istituzionale”.

“Oggi – prosegue la nota stampa – passati dieci anni, superati un incendio doloso, un trasferimento provvisorio forzato e uno sgombero, il Molino continua a vivere”.

E ancora: “Oggi come ieri riteniamo di essere una forza critica importante all’interno di una realtà locale priva di fantasia e sogni. Oggi come ieri combattiamo contro l’ingiustizia, l’indifferenza e l’assoggettamento al pensiero unico dominante. Non lo abbiamo mai nascosto, siamo antagonisti al sistema. C’e chi ci odia o chi ci tollera contro voglia perché disturbiamo coscienze assopite. Andiamo contro corrente e crediamo in una società giusta e solidale, nella quale non sia il profitto economico l’unico valore a cui piegarsi”.

Dieci anni è tempo di bilanci

“Il nostro è un progetto in continua elaborazione, come la natura stessa dell’autogestione impone, fatto da individui che condividono, per un tempo o per sempre, ideali e progetti comuni. Come tutti, non siamo esenti da critiche, siano esse interne o esterne. Ma le persone passano, il Molino resta. Quale sarà la sua forma futura, lo deciderà chi continuerà a partecipare all’esperienza. In dieci anni di collaborazioni con realtà locali, nazionali e internazionali riteniamo di aver svolto un ruolo importante in diversi ambiti.
Culturalmente abbiamo sempre cercato di valorizzare delle proposte alternative che uscissero dagli schemi, proponendo nel corso degli anni migliaia di eventi. Abbiamo visto che quanto abbiamo proposto, molte volte è stato utile come stimolo per altri, città di Lugano compresa.
Nel sociale, rappresentiamo uno spazio unico nel suo genere, in grado di supplire a volte a quanto la società stessa rifiuta di occuparsi. Abbiamo dato rifugio a clandestini, esseri umani condannati all’illegalità dalla società e a tanti altri che da questo sistema sono stati espulsi. Lo facciamo convinti che dove esiste emarginazione non esiste democrazia.
Politicamente siamo scomodi perché diciamo quello che pensiamo, senza riconoscerci nelle logiche di partito, lottando con passione per una costruzione di un pensiero altro, convinti che per opporsi non è sempre necessario avere una soluzione immediata. Il potere non ci interessa, lo vogliamo abbattere. E’ vero, non siamo più nel 1850 di Karl Marx, ma sfruttatori e sfruttati continuano ad esistere. E noi staremo sempre dalla parte di quest’ultimi. Perché solo così questa società avrà un futuro degno di essere vissuto. Non sogniamo la gestione del potere o la cogestione, ma l’autogestione completa intesa come rivoluzione totale delle nostre vite individuali e collettive”.

Il futuro

“Festeggiamo dieci anni – si conclude la nota stampa dei molinari – guardando al futuro. Un futuro ancora precario. Per il Molino e per la società che ci circonda. Un futuro denso di guerre, di nuovi fenomeni di esclusione, di un ritorno della discriminazione cavalcato da buona parte dei partiti borghesi. Un futuro nel quale l’accumulo e la folle corsa al consumo di pochi eletti porterà a un disastro sociale e ambientale. Un futuro che tenterà ancor di più di imporre il pensiero unico, regalando libertà illusorie e criminalizzando ogni forma di diversità.
Forse dieci anni non son bastati per far accettare il Molino. Ma è qui e ora che situazioni come il Molino continueranno a tessere molteplici reti attraverso le maglie del sistema per vivere un futuro nel quale esperienze simili non saranno più precarie eccezioni ma molteplicità ri-belli in un mondo capace di contenere molti altri mondi”.

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