Quando arriva ha il viso beato, quasi trasognato. Segno che l’altro appuntamento è an­dato bene. Segno che dal no­stro, anche se di altra natura, forse possiamo cavar fuori quello che abbiamo in mente. E quello che abbiamo in mente è il Giuliano Bignasca uomo, prima ancora che politico o jongleur della comunicazione.

Quella ‘gente’ che vota sempre meno E allora, dai, subito al cuore della questione. Al di là di faci­li ed emozionanti trionfalismi, quello che colpisce nelle ele­zioni appena terminate non è tanto il risultato della Lega (è dal 1992 che a Lugano gira sempre sulle medesime per­centuali; semmai è stato 4 anni fa che è arretrata, arrivando comunque quasi al 20% som­mando anche i voti dell’Udc). No, a impres­sionare, an­cora di più dello storico calo del Plr, a nostro giudi­zio è quel 50% di elet­trici ed elet­tori che se ne sono stati a casa. A Luga­no, in questo modo, ha vo­tato appena un terzo de­gli abitanti.
Cosa state per varare Nano per questo quadriennio: il Governo delle minoranze? « È una buona domanda. Mi sa che è un fenomeno a cui ci do­vremo abituare » . Risposta un poco meditata e poi subito via, con la fucina delle ‘ pronto- ri­cette’. « Per coinvolgere di più la gente vedo due soluzioni. Bi­sognerebbe togliere le antiche paure del galoppinaggio e per­mettere di votare anche per cor­rispondenza ».
Caspita, detto a Lugano dove i galoppini ancora ‘ tofignano’ le schede ai seggi…
La globalizzazione ha traumatizzato le persone « E come seconda cosa io pen­so che la gente ha vissuto la glo­balizzazione in modo così trau­matico che oggi è convinta che anche eleggendo persone valide che si danno da fare, pur nella loro diversità, alla fine cambia
Ci vorrebbero un paio di principi illuminati tipo Pietro Martinelli
poco. Ecco, in questo senso forse ci dobbiamo concentrare su po­che cose ma poi farle subito. Vedi, il mio vero proble­ma ormai è l’età. Ogni giorno, quan­do mi alzo, penso: ma chi saranno i miei delfini? Voglio assolu­tamente met­tere insieme un gruppo di persone, an­che miei av­versari, che pensi a cosa fare un doma­ni. L’impor­tante è che in questo nuovo Mu­nicipio si inizi con il piede giu­sto, senza litigare. Le ricette, sai, cambiano poco. Noi dob­biamo solo riuscire a metterle in atto. Ci vuole una capacità fatta metà di fantasia e metà di novità. Ci vorrebbero, per usare un modello tanto caro al mio amico Giovanni Cansani, un paio di principi del tipo Pietro Martinelli (per certe sue cose) ».
‘Giorgio, Erasmo, Paolo ed io’
Un gruppo stile think-tank e il principe illuminato. Sì, l’in­contro di stamattina al Nano deve essere proprio andato particolarmente bene. Dai, torniamo però al Governo del­le minoranze. In fondo in Ita­lia, dove la Lega ha sfondato, sono andati a votare in più dell’80%. « Ma sai, prima di tut­to in Italia sono più disperati di noi. Comunque sia, secondo me in realtà bisogna avere più fi­ducia negli Esecutivi, pur con tutte le difficoltà del caso. Nel­l’ultima legislatura Giorgio, Erasmo, Paolo ed io in verità abbiamo fatto tanto » . Le due donne invece no? « No, è che Ni­coletta negli ultimi tempi della campagna è stata proprio im­possibile. Giovanna, che è una testona però una grande lavo­ratrice, pensa invece che venen­domi contro fa il bene del suo partito ».
Dai, per favore, dammela questa benedetta risposta: che fare perché la gente torni a vo­tare? « Mah, mi sa che in verità sarà difficile andarli a prende­re ».
Chi vusa püsee la vaca l’è sua Veniamo a un secondo livel­lo di lettura. Che è quello del dire e del fare. Una nostra let­trice, fiera e battagliera figlia della terra del Mendrisiotto, ha commentato così l’esito di queste elezioni: ‘ Chi vusa pü­see la vaca l’è sua’.
È vero che tu, usando le ‘boc­che di fuoco’ del tuo giornale e della ‘tua’ televisione (Teletici­no), hai di nuovo fatto una campagna dai toni gridati, ag­gressivi, rivendicativi. Il tuo stile insomma. Roberto Beni­gni, in una sua bellissima can­zone (‘Quanto ti ho amato’) di­ceva che ‘ nell’amore le parole non contano niente’. In politica pare invece che sì, che contino. Anche più dei fatti. « Guarda, quando io dico del­le cose lo faccio perché penso di realizzarle. Il modo in cui le dico è un’altra cosa. Perché mi vedi spesso in televisione tutto scarmigliato, mal vestito, ma­gari con le zoccolette? Perché la gente mi guarda in faccia e sa che cerco di dare tutto quello che posso; magari non mi ascol­ta nemmeno. E questa è stata la grande novità della politica della comunicazione in Tici­no ».
‘Se vi faccio male con il giornale ditemelo’
Sicuramente, però questa novità passa anche dalle ag­gressioni verbali, dagli ‘Ach­tung’, dai ‘fuchi’ e semina sof­ferenza, dolori spesso ingiusti. Ti sembra normale che per molte persone la domenica debba trasformarsi in una sor­ta di incubo?
« Ma guarda che io sono la persona più aperta di tutte. Se dico cose sopra le righe che fan­no male dovete dirmelo. E poi dai, bisogna relativizzare le cose. Anche questa vittoria, pure lei relativa, della Lega: in verità in rapporto con il conte­sto macro- economico e politico possiamo fare ben poco. Vedi, credo che Lugano sia una città che non va così male. Abbiamo giusto lasciato indietro un po’ di gente che ora dobbiamo recu­perare. E con i soldi che abbia­mo credo lo si possa proprio fare. Non è mica una cosa solo da leghisti, sai? ».
Va bene, ma allora, Nano, le parole contano in politica? « Sì che contano, e conta anche come si dicono.
E valgono decisamente di più di quelle che uso per scrivere sul mio giornale ».
L’anarchico libertario e il consumo di coca
Nano, tu sarai la persona più aperta (anche se ti incazzi di brutto quando gli attacchi piovono addosso a te), ma talu­ni personaggi che ti son venuti dietro, e che spesso rappresen­tano il tuo movimento a livello istituzionale, non sono come te. Ci son figure francamente inquietanti, che le tue parole le trasformano davvero in sas­si e corpi contundenti. E am­mettilo, tu ci metti del tuo.
Dai prendiamo un esempio ‘in casa’. La questione spaccio­sicurezza a Besso. È vero che tu il tema l’hai cavalcato pochissi­mo, ma c’è chi l’ha fatto al posto tuo. Dentro e fuori la Lega. Ep­pure tu non fai mistero di esse­re un consumatore di cocaina. Come tanti ormai. Tralascia­mo il discorso sul proibizioni­smo e sulla legalità del consu­mo. Meriterebbe semmai un maggiore interesse la questio­ne della prevenzione, tema in verità preso molto poco in con­siderazione. Ma fammi capire: lo spaccio a Besso no e invece quello nelle discoteche (dove si narra di ragazzine che fanno sesso orale per una bola) o nei party privati o nel chiuso delle proprie case sì? Non è un di­scorso un po’ ipocrita?
Per me Besso non è un problema. E io sono un cattivo esempio
« Cominciamo con il dire che Besso per me non è un proble­ma. Secondo me un piccolo po­sto di polizia mobile è più che sufficiente. Io sono per una to­tale libertà. Sono contrario alla scena aperta perché è un cattivo esempio, perché disturba gli abitanti e perché è gestita da persone che non conoscono niente della nostra realtà. Ma per il resto, eliminate le scene aperte, ognuno faccia quello che vuole. È per questa ragione che non mi avete sentito su que­sto tema. E anche perché io stes­so sono un cattivo esempio. E sono d’accordo con te: bisogna lavorare sulla prevenzione. Già nelle famiglie ».
Rotolano, le parole rotolano Bene, sei un libertario. « Un anarchico libertario ». Ok, un anarchico libertario, ma i tuoi colonnelli sparano ad alzo zero su questi obiettivi, preconizza­no soluzioni di polizia e si tro­vano di fatto alleati con talune posizioni repressive e un po’ in­tegraliste. « E cosa posso farci? I miei colonnelli fanno quello che vogliono senza nemmeno chie­dermi niente ». È che di nuovo le parole poi rotolano, rotolano. Rischiando di finire in testa a qualcuno. Proprio come effetto del ‘ caso Besso’ domani pomeriggio si terrà una manifestazione con­tro il razzismo, contro la quale hanno già speso parole di fuo­co gli esponenti di Destra na­zionale. Dagli e dagli, da questi attriti un giorno rischierà di scaturire un incendio.
« Dammi retta dobbiamo cer­care di dare poca importanza a queste cose. Io sono un uomo per la pace. Pensiamo ad esem­pio al potenziale conflitto tra destra e autogestiti. Ai Molina­ri come Città abbiamo dato un punto fermo e personalmente farò di tutto perché lo rimanga sempre anche in futuro. Per me gli autogestiti devono restare dove sono e andranno riportati lì anche dopo che li avremo spo­stati per effettuare gli interven­ti di sicurezza al tetto che biso­gna fare ».
Un’era che volge al termine È ormai più di un’ora che stiamo parlando. Prima di par­tire però un’ultima cosa. A Lu­gano sta finendo un’epoca. Giorgio Giudici e tu affrontate quella che con ogni probabi­lità sarà la vostra ultima legi­slatura. Suggellando così un percorso comune che da un certo punto via si è fatto quasi indissolubile. La senti questa atmosfera? E come la vivi?
Stavolta ci pensa a lungo. Un silenzio che quasi ti spaventa. « Stavo per dire una parola troppo grossa. Sì, lo sento que­sto peso, troppo grande, sulle spalle. Un peso che devo cercare di scaricare. Lo faccio pensan­do continuamente a che tipo di maggioranza avremo in Muni­cipio. Sono convinto che le lotte interne ai liberali condizione­ranno tutto il quadriennio. In queste piccole diatribe io voglio cercare di incunearmi per por­tare a casa le cose che voglio ve­dere realizzate ».
Capito, la politica dentro e sopra ogni cosa, anche se poi questo personaggio così singo­lare, inclassificabile e, a modo suo, iperaffettivo lo senti che cerca altro. E forse ne ha pau­ra. Siamo in piedi, sulla soglia. Improvviso mi viene vicino; mi abbraccia. Ci abbracciamo. E, in un sorriso emozionato, mi dice: « Però, cicio, io ho vin­to ». Sì Nano, ancora una volta hai vinto. Certo, per chi verrà dopo di te però sarà molto dif­ficile ripetere tutto questo.
No. Sarà impossibile.

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