■ « Vi posso dire che Bellinzona – ha indicato in chiusura di dibattito
Renato Reichlin

– è campione mondiale nel non riconoscere ciò che ha. Malgrado le sue ricchezze storiche e architettoniche, la promozione della cultura si trova in grande difficoltà».« Ricordo che il Teatro di Bellinzona è nato contro una volontà politica che voleva abbatterlo. Grazie all’iniziativa privata si è potuto salvarlo e restaurare un monumento nazionale».«A Lugano – ha sottolineato – si respira un’atmosfera diversa, di fiducia e generosità, più coraggiosa. Chissà, forse è perché i primi giorni di matrimonio sono sempre i più belli » .
L’intervento di Reichlin ha voluto rispondere, seppur idealmente, alle preoccupazioni e ai desideri espressi dagli operatori del settore.

Francesco Niccolini
, autore e organizzatore teatrale di Livorno, richiamando la necessità di una paternità pubblica di un teatro cittadino, ha auspicato che le sale possano vivere non solo durante le rappresentazioni, ma anche prima e dopo. In questo senso un teatro dovrebbe essere un luogo di ritrovo e di incontro, con tanto di bar e di biblioteca.
Il direttore del Teatro Dimitri
Roberto Maggini
dal canto suo ha illustrato la « piccola impresa » che è riuscita a nascere e a svilupparsi in un paesino, a tal punto da essere oggi riconosciuta quale Scuola universitaria di teatro ( quarta in Svizzera, dopo Losanna, Berna e Zurigo).
Gestito dalla Fondazione creata da Dimitri, il teatro di Verscio conta 35 maestri, una quarantina di allievi, 190 spettacoli e 24 mila spettatori all’anno. Molto di più di un semplice « microcosmo » .
Il teatro – ha quindi osservato
Paolo Belli
, direttore artistico del Teatro di Chiasso – deve mettere in scena le proprie specificità. « Quando si piega a diventare un’appendice di un sistema di comunicazione mediatico ( sulla falsariga di quanto propone certa televisione), non acquista, ma perde pubblico » .

Vania Luraschi
, direttrice del Teatro Pan ( e ora presidente dei Teatri associati della Svizzera italiana) ha lamentato la scarsa considerazione di cui godono gli operatori che da anni propongono – senza che l’ente pubblico debba sborsare un centesimo – una quantità considerevole di spettacoli, corsi, workshop e quant’altro. « Oggi sento dire che Lugano vuole fare un Festival internazionale di teatro. Noi lo facciamo dal 1977. Il prossimo si terrà dal 23 al 30 ottobre. Il Teatro Pan ha inventato la rassegna teatro- ragazzi: ora ce la stanno mangiando. Perché? C’è un gran lavoro fatto da moltissime persone che non viene riconosciuto » .
Infine
Claudio Chiapparino
, direttore del Dicastero giovani ed eventi della Città di Lugano, ha lanciato un paio di sassi nello stagno. Perché – ha proposto – non considerare le compagnie di teatro come degli ambasciatori che danno lustro al nome del Ticino nel mondo? Perché non pensare a un « capannone » quale nuovo spazio da gestire in comune ( come deposito, sala prove, di produzione, di formazione, di scambio)? Chiapparino ha poi chiarito: « La programmazione del nuovo polo culturale non comporterà la riduzione di quanto si sta facendo allo Studio Foce » .

CAPO DICASTERO CULTURA

Ex macello? « Attività pedagogiche »

« Non vi do buone notizie: gli spazi dell’ex macello – ha dovuto chiarire la capo Dicastero cultura
Giovanna Masoni Brenni
, intervenuta sabato mattina alla conferenza su « Teatro e Città » organizzata dal PS cittadino – avranno dei contenuti diversi da quelli teatrali. La destinazione non è ancora ufficiale, ma il Municipio si sta orientando verso dei contenuti pedagogici, legati alla scuola » .
« Il teatro previsto nel polo culturale che sorgerà all’ex Palace – ha inoltre precisato Giovanna Masoni Brenni – non è stato pensato per una città che ha una compagnia stabile».« La discussione, fatta negli ultimi dieci anni, partiva da due presupposti: la Città aveva rinunciato al Teatro Apollo del Kursaal e non aveva una sala di musica con un’acustica confacente. Dunque l’esigenza non era quella di costruire un teatro, ma di creare un polo culturale » .
Il capogruppo del Partito socialista in Consiglio comunale
Martino Rossi
ha espresso l’auspicio che l’ex Palace diventi veramente un polo culturale, con tanto di mostre permanenti e temporanee, di videoteca e ristorante- bar, di rassegne cinematografiche e fotografiche. Gli spazi dell’ex convento – ha aggiunto – potrebbero essere pensati in questo senso. Rossi ha inoltre chiesto un uso più equilibrato delle risorse: « Non si possono dare 27 mila franchi per il Festival internazionale del teatro e 175 mila per festeggiare il giubileo della Civica Filarmonica di Lugano. Invito il Municipio a rivedere questi criteri » . luba

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