Nessun ordine di sgombero dell’assembramento era stato intimato dalle forze dell’ordine, come previsto dalla procedura di polizia in questi casi. Risultato dell’operazione, contusioni ed ematomi a diverse persone, un braccio rotto con una manganellata ad un operatore indipendente che stava filmando la scena e cinque fermi. Non lascia dubbi il filmato presentato dagli attivisti del Coordinamento precari esistenziali (Cpe) sulle dinamiche della carica avvenuta domenica nel tardo pomeriggio fuori dalla centrale della polizia cantonale in via Bossi a Lugano. Tre filmati da tre angolature diverse, dimostrano la stessa dinamica dei fatti della carica.
Nel corso della conferenza stampa, i portavoce del Cpe hanno riepilogato quanto avvenuto durante le giornate dell’esercito a Lugano, dal 20 al 26 novembre. Patrick, membro della Clown army, ha spiegato il senso delle loro azioni: «Non avevamo come obiettivo quello di impedire la parata militare. Una ventina di persone non possono fermare i carri armati. Il nostro scopo è ridicolizzare militari e forze dell’ordine, assumendone in toni clowneschi i loro atteggiamenti. Evitiamo di avere contatti fisici con i militari. Manteniamo sempre un comportamento pacifico e di resistenza passiva». Non è la prima volta che la Clown Army propone delle performance in occasione di avvenimenti militari o polizieschi in Svizzera «ma è la prima che c’è una reazione tanto violenta da parte delle forze dell’ordine».
Lio, anche lui membro della Clown army, ha raccontato come è avvenuto il suo fermo dopo l’inchino irriverente ai poliziotti. Manganellate e calci mentre era per terra al momento del fermo, che sono proseguiti all’interno del cortile del posto di polizia. La tregua è finalmente arrivata quando è stato preso in consegna da altri poliziotti che non avevano partecipato alla carica, piuttosto arrabbiati con i colleghi per quanto stava succedendo. «Mentre aspettavo di essere interrogato ho visto forti attriti tra i poliziotti. Litigavano tra loro sulla carica. Alcuni poliziotti erano visibilmente arrabbiati dell’inutile carica violenta».
Anche Olmo, il ragazzo a cui è stato rotto un braccio mentre effettuava delle riprese con la sua telecamera, ha testimoniato l’accaduto. «Al momento della carica mi trovavo leggermente distante dal cordone di polizia. Quando è partita la carica, ho visto un poliziotto venirmi incontro con il manganello. Con il primo colpo mi ha rotto la telecamera, con il secondo il braccio».
Tobia Schnebli, membro del Gruppo per una Svizzera senza esercito, ha invece voluto contestualizzare l’impiego dell’esercito nella gestione dell’ordine pubblico, precisando che si tratta di «un’attività pericolosa, perché non permette la necessaria distinzione tra il ruolo delle forze di polizia e l’esercito che invece per sua natura si oppone ai nemici».
«A Lugano, ha proseguito Schnebli, si sono verificati tre esempi di questa confusione di ruoli». Venerdì sera, al termine della conferenza presso il centro sociale il Molino durante la quale rappresentanti dei movimenti italiani hanno raccontato le loro battaglie antimilitariste (Vicenza, Aviano e Novara), due conferenzieri sono stati fermati e perquisiti per oltre un’ora sulla strada del ritorno da una pattuglia “mista” composta da due poliziotti e due militari. Secondo esempio: sabato sera. Durante un’azione della Clown Army una fotoreporter francese che stava scattando fotografie, viene colpita al volto da un militare, subendo una contusione al labbro. La fotoreporter sporge denuncia e con sorpresa, si scopre che la questione sarà trattata dalla giustizia militare. Ultimo esempio illustrato da Schnebli, sempre il sabato sera. Mentre sta rientrando da un’azione pacifica, il piccolo corteo della Clown army si trova a contatto con sei militari a cavallo, chiamati verosimilmente per disperderli. Tre esempi che secondo Schnebli provano la confusione di ruoli dei militari sulla spinta della rivalutazione dei compiti dell’esercito svizzero. Una rivalutazione che sul piano federale già conosce una discussione verso un non meglio precisato Dipartimento della sicurezza che dovrebbe comprendere militari e poliziotti. Cynthia ha concluso riassumendo il bilancio del gruppo antirepressione (organismo che si occupa di fornire aiuto giuridico agli arrestati) il pesante bilancio delle giornate antimilitariste. 16 fermi in totale nel corso di domenica, di cui 5 deferiti al Ministero pubblico per impedimento di atti pubblici e sommossa. Il gruppo antirepressione ha però preannunciato l’inoltro di 5 denunce nei confronti del corpo di polizia e una denuncia per colpi e lesioni all’autorità militare nel caso della fotografa francese.

Media attaccati

Comedia, Il sindacato dei media, ha denunciato gli attacchi a cui sono stati sottoposti i giornalisti nello svolgimento del loro lavoro durante le giornate dell’esercito e le conseguenti manifestazioni contrarie.
Durante l’azione della Clow Army sul lungolago di Lugano di domenica, Comedia deplora che «ad un cameraman della Tsi è stato manifestamente impedito lo svolgimento del suo lavoro dai militari e allontanato con il divieto di riprendere».
In secondo luogo, il sindacato condanna fermamente «quanto accorso ad un ragazzo, che nel riprendere gli scontri avvenuti domenica in via Bossi, e che dunque evidentemente non poteva partecipare a qualsiasi tafferuglio, ha subito un attacco da parte della polizia che gli ha causato la rottura della videocamera e lesioni corporali di una certa gravità (braccio rotto)».
Comedia ricorda che l’informazione non è una proprietà esclusiva degli operatori dei media ma è prerogativa di tutta la popolazione, sancita dall’articolo 16 della Costituzione che recita: «Ognuno ha il diritto di ricevere liberamente informazioni, nonché di procurarsele presso fonti accessibili a tutti e diffonderle».

Pedrazzini risponda

Il Partito socialista ha inoltrato un’interpellanza al Consiglio di Stato per chiedere spiegazioni su quanto avvenuto domenica davanti alla sede della polizia cantonale di via Bossi. Nel preambolo il Partito socialista sottolinea come le forze dell’ordine «senza essere state messe in pericolo e/o senza dover intervenire per sedare alcun pericolo per nessuno, hanno caricato violentemente dei manifestanti causando la frattura del braccio ad una persona ed il ricovero in ospedale per altre». I socialisti ritengono particolarmente grave quanto successo in quanto connesso alla libertà di espressione. Considerano quindi doveroso che Luigi Pedrazzini, Direttore del Dipartimento delle istituzioni riferisca sull’accaduto al Gran Consiglio, rispondendo alle seguenti domande:
1. Se il Consiglio di Stato è a conoscenza dell’esatta dinamica dei fatti avvenuta il 25 novembre.
2. Come valuta l’intervento delle forze dell’ordine in questa occasione.
3. Se intende procedere o è a conoscenza di procedimenti in atto per la definizione delle varie responsabilità per quanto accaduto.

Informazione virtuale

La polizia cantonale ha diffuso un comunicato stampa per dare la sua versione dei fatti. In sostanza sostiene di essersi comportata correttamente a seguito delle provocazioni dei manifestanti. Alla luce dei filmati presentati nella conferenza stampa del Cpe avremmo voluto avere ulteriori chiarimenti sull’accaduto dal capo gendarmeria di Lugano, Decio Cavallini. Non è stato possibile. Contattato da area, l’ufficio stampa della polizia cantonale ha risposto che la loro prassi prevede l’inoltro delle domande via mail.
Le risposte sarebbero giunte successivamente sempre via internet. Riteniamo parziale questa scelta di comunicazione, in quanto l’intervista “virtuale” non permette di approfondire le domande, snaturando in parte il lavoro d’informazione.
Naturalmente, sarebbe stato nel diritto dell’intervistato poter leggere il testo, chiedere di apportare eventuali modifiche, e in ultima istanza dare o meno il consenso alla pubblicazione. Nella sua prassi attuale, il corpo di polizia non facilita il lavoro d’informazione.

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