Lo fa appunto sollecitando l’Esecutivo a voler rispettare le procedure, i regolamenti comunali e la legge edilizia presentando una domanda di costruzione per adempiere agli impegni assunti nella convenzione firmata tra i rappresentanti del Centro sociale autogestito (Matteo Casellini e Massimo Foletti), del Consiglio di Stato (la presidente Patrizia Pesenti ed il cancelliere Giampiero Gianella) e del Municipio di Lugano (il sindaco Giorgio Giudici ed il segretario Armando Zoppi).
La convenzione – sei articoli – fissa le regole fino al 30 giugno prossimo, quando al più tardi l’ex-macello dovrà essere sgomberato ed il centro trasferito nella sua sede definitiva (da individuare entro il 15 gennaio). Nel dettaglio: il Municipio mette a disposizione gratuitamente alcuni locali nell’ala ovest; i “molinari” si impegnano a non organizzare attività di forte richiamo e a non dormire all’ex-macello (eccezione per due persone incaricate della gestione del centro). Gli autonomi si preoccupano di stipulare le necessarie assicurazioni e sostenere tutte le spese vive (acqua, elettricità, riscaldamento).
Scrive Sanvido al Municipio (con copia al Dipartimento delle istituzioni – Ufficio degli enti locali): «Per trasformare alcuni locali dell’ex-macello in un centro autogestito, anche per un periodo provvisorio che va oltre i tre mesi, il Comune di Lugano non può sottrarsi alle procedure ed ai regolamenti comunali e nel rispetto della legge edilizia deve presentare una domanda di costruzione, da pubblicare all’albo comunale». Sanvido chiede dunque all’Esecutivo di confermare che tale procedura sia rispettata.
Nella convenzione, il Municipio cittadino autorizza a sue spese interventi strutturali e logistici atti a rendere agibili gli spazi e permette ai responsabili del Molino di dormire all’interno della struttura («ciò richiede il rilascio dell’abitabilità dalla competente autorità»). Per fare questo, sottolinea Paolo Sanvido, il Municipio non può sottrarsi alle norme delle legge edilizia e deve presentare una domanda di costruzione per questi lavori e per il cambiamento di destinazione.
La domanda deve essere pubblicata all’albo comunale per dare facoltà ad ogni vicino di presentare opposizione. «Se l’opposizione viene respinta dal Municipio, c’è facoltà di inoltrare ricorso al Consiglio di Stato; il ricorso avrà effetto sospensivo sulla decisione della Città. Questa è l’unica opportunità rimasta agli onesti cittadini di Lugano per opporsi democraticamente rispettando le leggi ed i regolamenti a questa decisione del Municipio».
(r.g.)

gdp 28 12 02

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