Nel frattempo emerge un retroscena curioso del presidio organizzato sabato di fronte alla sede della Lega dei ticinesi dal centro sociale di Lugano. Giuliano Bignasca in persona qualche giorno prima della manifestazione ha telefonato agli autonomi del Molino. Nulla di clamoroso, per carità. Solo una chiamata esplorativa, dai toni paternalistici, per conoscere le intenzioni dei promotori del presidio. E per invitare alla calma. Non è noto l’effetto di tale telefonata. Sta di fatto che la manifestazione si svolta senza disordini particolari.

Pure i liceali criticano Bignasca

Intanto, gli studenti del Liceo Lugano 1, a maggioranza, hanno diramato una presa di posizione con cui « denunciano sgomenti l’imbarbarimento del dibattito politico a cui assistono schifati da ormai troppo tempo. Razzismo e xenofobia, denigrazioni e intimidazioni personali sono gli strumenti fatti propri da un movimento politico (la Lega dei ticinesi, ndr) che si vuole vicino alla gente ma che, di fatto, ne stimola gli istinti peggiori a meri fini elettorali ». Tale sistema di fare politica viene condannato e, nel contempo sono censurati « gli atti vandalici che, in modo quasi inevitabile, esso genera » perché « contrari ai fondamenti della democrazia e all’etica che ci vengono insegnati nelle nostre aule e nelle nostre case ».

I giovani del Liceo Lugano 1 chiedono alla società civile e ai « movimenti politici seri di distanziarsene pubblicamente, isolando chi propugna ideali contrari alla dignità dell’Uomo ». Ci si appella inoltre all’economia affinché interropa « il sostegno a tutti i mezzi di diffusione di queste pericolosissime idee ». Non si dichiarano né buonisti né estremisti.

Secondo i liceali, « non devono esistere rom ladri, albanesi violenti, africani spacciatori, ticinesi riciclatori… esistono individui che per gli imperativi della storia e per le necessità dell’economia si spostano in un mondo sempre più globale. Alcuni di questi individui sono dei criminali e come tali vanno trattati. Nel rispetto delle nostre leggi, della loro e della nostra dignità ».

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