■ Cesserà il 31 dicembre la permanenza del centro sociale autogestito all’ex macello di Lugano. Questa, almeno, é l’interpretazione del Municipio alla risoluzione approvata ieri sera ( con 26 sì, 12 no e 7 astenuti) dal Consiglio comunale.
Dopo aver scartato altre tre proposte più morbide – fra le quali quella di portare al voto consultivo i cittadini di Lugano sull’opportunità di dare in gestione l’ex macello al centro sociale autogestito – il legislativo ha infatti aderito alla risoluzione proposta da Paolo Sanvido ( Ppd), Umberto Marra ( Udc), Mario Borradori ( Lega) e Luciano Fornara ( Plr) che chiede di « ripristinare sull’area dell’ex macello la completa legalità il più presto possibile, ma al più tardi entro il 31 dicembre 2003 » . Che per l’esecutivo significa sgombero immediato. Conclusa la votazione, il sindaco ha precisato che il Molino dovrà lasciare l’ex macello entro fine mese. Irritato, Giorgio Giudici ha anche espresso parole di disapprovazione verso il Consiglio comunale accusato di « ipocrisiatotale». Un giudizio pesante accolto con un applauso dalla folta delegazione dei molinari che ha assistito alla seduta e dal gruppo socialista favorevole alla linea del dialogo con il Molino. Le considerazioni del sindaco non sono cadute nel vuoto. Il capogruppo della Lega dei ticinesi, Michele Foletti, ha rimproverato alla compagine municipale di non aver mai raccolto le sollecitazioni avanzate dai banchi del Consiglio comunale in merito alla presenza dell’autogestione sul territorio comunale. In sostanza, Foletti ha accusato Palazzo civico di aver trascinato la situazione per le lunghe e ora « ne paga le conseguenze » .
I molinari presenti al palazzo dei congressi erano piuttosto disorientati, come d’altra parte gli stessi consiglieri, molti dei quali probabilmente non hanno valutato a fondo le conseguenze della loro scelta. Esattamente un anno fa, l’ex macello pubblico era stato offerto dalla Città come soluzione provvisioria dopo che il centro sociale era stato sloggiato senza tanti complimenti dal Consiglio di Stato dalla sede precedente al Maglio di Canobbio. I giovani si erano riversati nelle strade del centro dando vita a manifestazioni di protesta sempre più numerose, ma mai violente. In questo clima, l’autorità cittadina aveva indicato la soluzione del macello, in attesa di trovare con il Cantone una soluzione definitiva. Per contratto, la presenza del Molino nel vecchio stabilimento industriale in viale Cassarate si sarebbe dovuta concludere il giugno scorso, invece, in mancanza di sedi alternative, di proroga in proroga, la permanenza del centro sociale si è trascinata fino all’autunno inoltrato con la prospettiva di ulteriori rinvii.
Giudici ha sfogato la sua delusione anche verso il Consiglio di Statoei« suoi portaborse » che, risolto il problema del Maglio, « se ne sono lavati le mani » . Un giudizio largamente condiviso dal Consiglio comunale.
La scelta del ripristino della legalità ha prevalso su tre altre soluzioni. Quella del Municipio è stata formulata solo ieri pomeriggio dopo la consegna delle 4 mila firme a sostegno della petizione del Molino tesa ad ottenere l’ex macello almeno per altri 5 anni. L’idea dell’esecutivo era far votare i cittadini di Lugano su questa ipotesi per avere una doppia verifica. La proposta ha ottenuto solo 11 voti. Solo quella del PS ( eposta da Nicoletta Mariolini) di proseguire sulla via dialogo con l’obiettivo di giungere – anche a tappe – ad una soluzione che contempli una sede definitiva per il Molino, ha raccolto meno preferenze ( 7). I capigruppo Ppd e Plr, Simonetta Perucchi Borsa e Rocco Olgiati, hanno invece difeso invano una via intermedia: il Molino resta all’ex macello fino al 30 giugno 2004 in un quadro di legalità, in attesa di individuare un’alternativa. La Lega era daccordo per il voto popolare purché riguardasse il principio dell’autogestione.
In tarda serata, il Consiglio comunale ha approvato con 31 sì ( Plr e Ppd) e 14 no ( Lega e Ps) il progetto per la trasformazione in SA dell’azienda aeroportuale.
Inizialmente, il pacchetto azionario sarà interamente detenuto dalla Città, poi una parte verrà ceduta al Cantone che ha manifestato l’interesse per una sua partecipazione nella società che assumerà la gestione dello scalo. Via libera, infine, anche ai conti 2002 di un’altra società anomina partecipata, la AIL SA.

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