Andrea Bertagni / La Domenica – 12 settembre 2021

Sono passati quasi quattro mesi dal 30 maggio. Dal giorno in cui la sede degli autogestiti di Lugano è stata abbattuta. Sotti i colpi delle ruspe. Quattro mesi di stallo. Anche se c’è chi in Municipio vorrebbe muoversi politicamente. Fare un passo. O anche due. Perché una sede alternativa per i Molinari è sul tavolo da tempo. Già da prima dello sgombero e dell’abbattimento del tetto e poi dello stabile avvenuto all’una e trenta di mattina di domenica 30 maggio. È sul piano della Stampa. È nell’area dell’ex depuratore di Cadro.

Un passo. O anche due. Perché sul tavolo politico c’è ancora l’ipotesi non ancora finalizzata di aprire un dialogo con i Molinari. Un’ipotesi, anche questa, di cui si era iniziato a parlare nei giorni successivi alla ruspe. Ma anche un’ipotesi, come la prima, che oggi rimane sempre congelata. In stallo. Perché nell’Esecutivo c’è anche chi – ed è in maggioranza – preferisce aspettare. Non muoversi. Attendere. Magari una mossa degli autogestiti. Che con l’autunno alle porte potrebbero tornare ancora a farsi sentire. In strada.
Posizioni discordanti. Che in fondo erano già emerse nella notte di sabato 29 maggio. Quando non tutti i municipali erano stati della stessa idea quando si era trattato di decidere se sgomberare il centro autogestito. Roberto Badaracco e Cristina Zanini Barzaghi si erano opposti allo sgombero e non erano stati avvertiti da Karin Valenzano Rossi, quando la stessa Valenzano verso le 22 aveva telefonato a Marco Borradori, Michele Foletti e Filippo Lombardi della possibilità di abbattere il tetto dello stabile. Neppure Lorenzo Quadri era stato chiamato. Perché il suo sì alla demozione del tetto, ha sempre sostenuto Valenzano, era scontato, come il no di Badaracco e Zanini Barzaghi.

Uguale e al tempo stesso diverso. Perché nel frattempo il sindaco Marco Borradori è scomparso. In Municipio è entrato Tiziano Galeazzi, Udc. Partito che alle elezioni comunali si è presentato assieme alla Lega dei ticinesi. Ma anche partito che ha lanciato un’iniziativa contro l’autogestione dei Molinari in Città.
Udc e Ps su posizioni discordanti
«Il Municipio dovrebbe intervenire affinché non si tengano più manifestazioni non autorizzate a Lugano». Alain Bühler, consigliere comunale Udc a Lugano e vicepresidente cantonale democentrista, è convinto. Serve la linea dura. Ma non solo. «Il Municipio dovrebbe inoltre chiamare il Cantone alle sue responsabilità – precisa – perché l’autogestione non è solo una questione luganese, ma cantonale e come tale va trovata una soluzione definitiva». Una soluzione, ma non a Lugano. «Vent’anni di Molinari hanno dimostrato che per loro una soluzione va trovata altrove. A Lugano si può certamente discutere di attività giovanili e culturali alternative in uno spirito di autodeterminazione. Ma non c’è spazio per l’anarchia».

Non la pensa così Mattea David, consigliera comunale socialista in Città. «Il Municipio dovrebbe dimostrare più coraggio e fare il primo passo – dice – nello stesso tempo però anche i Molinari dovrebbero dimostrare di avere volontà di dialogare». E il Cantone? «Il Consiglio di Stato ha detto che il problema è luganese, quindi deve essere la Città a trovare una soluzione».

L’inchiesta della Magistratura
Quattro mesi. Sono passati quattro mesi dal 30 maggio. Quattro mesi di stallo politico. Ma non solo. Perché è ancora aperta l’inchiesta penale della Magistratura per abuso di autorità. Oltre che per violazione della legge edilizia e di quella relativa alla protezione dell’aria e dell’acqua, per i pericoli causati dalla presenza di amianto. Da chiarire ci sono infatti ancora alcuni interrogativi. Chi ha deciso l’abbattimento del centro sociale autogestito? Il Municipio ha sempre sostenuto di essersi limitato a dire sì allo sgombero attorno alle 21.30, e un’ora dopo ad autorizzare l’abbattimento del tetto. Come e perché all’una e mezza di quella notte si sia arrivati a distruggere l’ex Macello è ancora un mistero.

Cosa fanno i Molinari?
L’assemblea pubblica del Molino è iniziata da qualche minuto. È lunedì sera. Lunedì 6 settembre. I partecipanti parlano a turno. Seduti in cerchio. Così da guardarsi bene negli occhi. Il prato è quello vicino all’ex Macello.
Venerdì scorso, il 3 settembre, i Molinari sono tornati a manifestare e a urlare per le vie di Lugano. Prima con un presidio rumoroso davanti alla polizia, “per protestare contro la repressione”. Poi con un corteo che da via Bossi ha puntato al Municipio prima di essere deviato da agenti antisommossa sul lungolago e infine verso l’area dell’ex Macello. Non capitava dallo scorso 5 giugno. Quando in strada erano scese migliaia di persone a favore dell’autogestione. Ma stasera nessuno torna a venerdì 3. Stasera si discute di altro. Qualcuno vorrebbe organizzare una presentazione di libri. Qualcun altro una mostra. Le idee non mancano. Chi le ha le presenta. Se piacciono vengono portate avanti. Anche se l’ex Macello non c’è più. O meglio, c’è ancora. Perché i graffiti sui muri dello stabile sono proprio accanto al prato. Così come l’edificio semi distrutto. Inaccessibile eppure presente. Come un museo della memoria.
I Molinari dunque stasera sono qui. Dove è partito tutto. Sono qui dopo un’estate passata a organizzare concerti, assemblee, primi d’agosto, tornei di calcio, conferenze, presentazioni di libri, documentari, biciclettate e feste. Non all’ex Macello. Ma per le strade di Lugano. Sono qui dove è partito tutto. Ricominciano nel momento in cui l’estate sta finendo e molte questioni rimangono ancora sul tappeto.

Un autunno caldo
Quel che è certo è che più passano i giorni più a Lugano ci si interroga, ci si guarda negli occhi e ci si domanda se quello alle porte sarà un autunno caldo per l’autogestione. Tutto questo, quando l’ex Macello non è l’unico dossier scottante sul tavolo del Municipio di Lugano. Ma è in compagnia del Polo sportivo e degli eventi, sul quale si voterà e dell’aeroporto di Agno, per il quale non si intravvede ancora una via d’uscita, dopo l’impasse del concorso annullato.
Di sicuro, loro, gli autogestiti sono tornati in piazza. Venerdì 3 settembre. A urlare e a manifestare. Altrettanto certo è che non hanno mai smesso di riunirsi. Prima in piazza Manzoni, oggi, che l’estate è agli sgoccioli, vicino all’ex Macello. Discutono, si confrontano. Come hanno sempre fatto. C’è chi pensa di organizzare mostre. Chi presentazioni di libri. E chi vorrebbe semplicemente delle risposte. Che l’estate, oggi agli sgoccioli, ha solamente congelato.

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