Sabato 12 – “Mare Nostrum”
20’30 Proiezione con la presenza del regista Stefano Mencherini

Il film inchiesta censurato dalla Rai e dal Festival di Locarno, che mette a nudo l’anticostituzionalità della recente legge sull’immigrazione e dei CPT
> www.stefanomencherini.org

Mare nostrum è un film inchiesta che mette a nudo l’anticostituzionalità
della recente legge sull’immigrazione: la Bossi-Fini-Mantovano. Dalle
storie denunciate nel film sono almeno sette gli articoli della
Costituzione calpestati dalla legge 189 del 30 luglio 2002. Alcune
immagini di Mare nostrum hanno dato il via a 4 inchieste della
magistratura su un “Centro di permanenza temporanea” gestito dalla Curia
arcivescovile di Lecce. Il documentario è un viaggio in presa diretta
nell’Italia dei diritti negati agli stranieri. A denunciare “la vergogna
della Bossi-Fini-Mantovano e dei Centri di permanenza temporanea” è don
Luigi Ciotti, fondatore di Libera, associazione contro le mafie. Il film
inizia con le lacrime del premier Berlusconi a Brindisi, all’indomani
della “Strage del Venerdì Santo”, dove morirono in mare a causa di una
collisione con una corvetta della Marina militare 108 albanesi che
tentavano di raggiungere le nostre coste con l’ennesima carretta del
mare, la Kater I Rades. Era il 1997. Poi un inseguimento tra scafisti e
Guardia di Finanza italiana tra la baia di Valona e il canale di otranto
tre anni dopo, durante il periodo “dei respingimenti” a colpi di
kalashnikov.

Mare nostrum continua raccontando l’arrivo dei “clandestini” nel “Centro
di permanenza temporanea” Fondazione Regina Pacis, San Foca, Lecce. Una
specie di Guantanamo nostrana dove le immagini di questo film, insieme
ad un esposto presentato da alcuni cittadini leccesi, hanno dato il via
a 4 inchieste aperte dalla Procura salentina che farà luce su sevizie e
torture che sarebbero state inflitte da 7 operatori e 11 carabinieri
agli internati “clandestini”. Il film continua tra la negazione del
diritto alla difesa e di quello alla salute. A cagliari, una ragazza
nigeriana di 24 anni viene violentata da tre italiani, li denuncia e sul
letto d’ospedale si vede arrivare il “decreto d’espulsione”. Nell’Unità
spinale dell’ospedale pubblico di carreggi (Firenze), un reparto modello
nel mondo, alcuni lavoratori stranieri colpiti da gravi paralisi durante
incidenti stradali o sul lavoro, rischiano l’espulsione e quindi la
morte. Perché nei loro paesi non potrebbero avere le cure necessarie con
cuo vengono assistiti da noi. Ma nel film-denuncia c’è anche un affresco
della quotidianità dei “regolari”, quelli che il permesso di soggiorno
possono averlo, ma che di fatto vivono come clandestini a causa
dell’iniquità e dei ritardi applicativi di legge. Si tratta di un
progetto completamente autoprodotto, realizzato con diverse tecnologie
digitali nell’arco di oltre cinque anni e costato oltre 25 mila euro.

Stefano Mencherini (Arezzo 1961) vive e lavora a Lecce. Per circa dieci
anni è stato autore ed inviato, in programmi di informazione, per le tre
reti RAI. Nel 2000 scrive un lavoro teatrale sugli incidenti sul lavoro
dal titolo Il pane e loro. È socio fondatore insieme ad altri
giornalisti del Coordinamento Nazionale Informazione e Giustizia nel
Sociale. Attualmente collabora ad alcune testate quali; Specchio, Max.
ed altri.

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