È questa la direzione presa da Cantone e Comune di Mendrisio all’indomani dello sgombero dell’edificio di proprietà dello Stato da parte del collettivo Fantasma del Mattirolo ( cfr.
Corriere di ieri). I giovani « autogestiti » hanno lasciato La Colonia entro i termini ingiunti dal Consiglio di Stato ( perché « l’illegalità non è la nostra bandiera e nemmeno il nostro fine » , hanno sottolineato) e hanno annunciato la costituzione di un’associazione, che rende possibile un dialogo « istituzionale » , attraverso interlocutori precisi, con le autorità. Autorità che dimostrano immediatamente di avere apprezzato il gesto del collettivo: il Dipartimento della sanità e della socialità ( DSS) ha comunicato ieri di avere raggiunto un accordo, sostenuto dall’intero Governo ticinese, con il Municipio del Magnifico Borgo, in base al quale il Cantone, attraverso un contratto di comodato valido fino al 30 giugno prossimo, concede l’uso della Colonia all’Esecutivo di Mendrisio. Quest’ultimo ha già dato disposizioni per le condizioni dello stabile « al fine di autorizzarne al più presto » l’utilizzo. Che sarà lo stesso Municipio a « regolare » , con l’obiettivo di organizzare attività concordate con « la neocostituita Associazione La Colonia ».E Cantone e Comune indicano già la loro disponibilità a organizzare un incontro con una delegazione dell’associazione. Nel frattempo l’Ufficio giovani del DSS, in collaborazione con la Sezione logistica del Dipartimento finanze ed economia, « continuerà a ricercare una soluzione definitiva per un centro di attività giovanili nel Mendrisiotto » . L’incontro dello scorso 3 dicembre ha avuto « esito positivo » : si approfondirà perciò l’ipotesi di utilizzare l’ex Foft, vicino alla stazione ferroviaria. A 40 giorni dalla prima occupazione della Colonia – intimato un primo sgombero, il Fantasma del Mattirolo aveva liberato lo stabile per rioccuparlo ( liberarlo una seconda volta, aveva precisato) immediatamente – la ricerca di spazi per i giovani nel distretto sembra dunque prendere una piega diversa rispetto a quanto accaduto nel Luganese. È possibile per un ritorno del dibattito entro termini istituzionali e di assoluta legalità ( il collettivo non si trova più senza autorizzazione all’interno di una proprietà « privata » ancorché, in sostanza, appartenente a tutta la popolazione). Entrambi gli interlocutori, ognuno a modo proprio, esprimono la loro « disponibilità » a dialogare per cercare una soluzione.

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