Il MdSV – è stato sottolineato – ha chiesto ripetutamente la collaborazione dello Stato e delle varie organizzazioni umanitarie, religiose e laiche nel tentativo di rendere un po’ più dignitosa la permanenza sul nostro territorio di questi migranti. «Alcuni hanno riconosciuto la gravità del problema e la completa mancanza di una struttura di emergenza che possa rispondere ai bisogni primari, indipendentemente dal tipo di documento che si possiede, ma nessuno ha dato la sua disponibilità, né scrivendo alle autorità né dando un aiuto concreto, per togliere queste famiglie dalla strada». Ecco quindi che il MdSV ha deciso di creare un primo Centro di prima accoglienza. Contemporaneamente viene creata e ampliata la rete sociale giuridica e sanitaria nel tentativo di dare una risposta globale agli innumerevoli problemi affrontati dai migranti. «La vergognosa risposta dello Stato è stata, insieme allo sgombero del Molino, la chiusura forzata del Centro e la deportazione forzata in Italia di oltre cinquanta ecuadoriani. Ma questi migranti che partono da un paese oramai dollarizzato e ridotto in miseria dalle politiche neoliberiste, continuano a lottare per la loro vita e quella dei loro figli e non conoscono alternative se non quella di ritentare la sorte. Così sono ritornati e si sono nuovamente ritrovati a passare le notti al gelo».
Le autorità hanno poi concesso l’utilizzo del centro della Croce Rossa di Cadro per le festività natalizie «ma solo al fine di placare le pressioni del MdSV e dell’opinione pubblica». Espellere gli equadoriani – sempre secondo il MdSV – sarebbe sbagliato: «Li rivedremo tutti davanti ai supermercati; l’appello alla popolazione è quello di aiutarli offrendogli un pasto, una doccia, una notte al caldo, degli indumenti puliti e una chiacchierata accompagnata da un sorriso, manifestando alle autorità il proprio dissenso e spingendole a trovare una soluzione umana». Le alternative? Eccone una: «Istituire un centro di prima accoglienza sullo stile di quelli già funzionanti a Friborgo, Ginevra, Losanna. Basti pensare a strutture quali il previsto centro securizzato per asilanti “recalcitranti” fortemente criticato oppure l’ex-grotto al Maglio a Canobbio, unico luogo dove la comunità ecuadoriana ha trovato ospitalità negli ultimi sei anni grazie agli autogestiti». Il MdSV sta intanto preparando un progetto per un Centro permanente di prima accoglienza per tutti i senzatetto presenti in Ticino, sulla base di quelli esistenti in altri Cantoni. «Un centro che funga anche da riferimento per le questioni legali e sanitarie e che possa garantire delle condizioni di vita dignitose a tutti». (gab)

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