Per la costruzione di un percorso condivisibile per la realizzazione di un’autentica alternativa collettiva, degna, solidale.


RECLAMA LA STRADA!
LOTTIAMO CONTRO IL PRECARIATO DELLE NOSTRE ESISTENZE!

Contro un sistema che ci hanno imposto, una condizione in cui ci hanno messo!
Esprimiamo il dissenso contro una vita che non è quella che vogliamo!
Scendiamo uniti in strada per gridare che non ci riconosciamo nelle scelte di chi sta al potere… anche in Ticino c’è un abisso fra NOI e loro…
Organizziamo la rabbia di chi È contro chi ha


:: SAPERE ::
scuola impresa e privatizzazione dei saperi

Numerus clausus, livelli attitudinali, selezione sociale, selezione finanziaria,… tutto questo caratterizza il sistema formativo che ci dobbiamo sorbire: una precarietà nell’accesso al tanto sbandierato diritto allo studio che non rimane però isolata. A tale precarietà materiale se ne aggiunge un’altra: quella che concerne il diritto alla partecipazione, all’autorganizzazione dei ragazzi, i cui movimenti rappresentativi non sono presi in considerazione, il cui diritto di
assemblea nelle scuole si sta riducendo a un mero esercizietto istituzionale privo della capacità di influenzare decisioni in realtà
già pianificate, calate dall’alto, guardando più agli interessi del mercato che non ai bisogni culturali dei giovani. Senza parlare della mortificazione totale del protagonismo studentesco nella didattica e nei contenuti. La lotta per una scuola partecipata, emancipata e libera si inserisce quindi in un discorso ben più ampio che riguarda tutta la società

Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)


:: PERCEPIRE ::
controllo, sicurezza e disinformazione

Considerando la situazione del pianeta terra al limite di ogni sopportazione e applicando l’espressione creativa come scopo di vita e di resistenza, tento di contribuire a diffondere il sentimento che l’arte non teme nè arroganze nè soprusi. Mi autorizzo a dichiarare che l’arte promuove la contro-informazione e evidenzia i dubbi sulle certezze sbandierate da altoparlanti telegenici che fanno dell’essere umano materiale di lucro. Mi piace la vita perchè è una precarietà sicura, sono un po’ fuorilegge e mi addestro a vivere il meglio possibile.

Nando Snozzi

Proprio nella continuazione di tutta una serie di misure (es. promozione del precariato che mette in crisi le associazioni sindacali) che mirano allo smantellamento degli acquisiti sociali e, in definitiva, a quello del concetto di solidarietà fra la gente per privilegiare la cosiddetta responsabilizzazione individuale, gli ambienti politico-economici forti stanno cercando di colpevolizzare chi si ammala e/o chi è a beneficio di una rendita AI (soprattutto per motivi psichici) e preconizzano massicce riduzioni sia di prestazioni che di contributi. Il pretesto per tutto questo, oltre alla solita litania sulle casse vuote, è il presunto enorme abuso che gli assicurati eserciterebbero. Se la stessa virulenza fosse applicata agli abusi fatti dai vari finanzieri e imprenditori forse più nessuno aprirebbe un conto bancario o si fiderebbe di queste categorie. Inoltre non viene troppo menzionato l’uso spregiudicato dell’AI da parte padronale per estromettere le persone non più considerate redditizie dal circuito lavorativo. Ma la nuova minaccia che ci preoccupa è quella che seguendo questo trend di limitazione dei diritti, le varie compagnie assicurative abbiano, prima o poi, il diritto di accedere ai dati del DNA di ognuno di noi; cosa che, in nome del profitto, permetterebbe loro di decidere se e in che misura assicurare le persone in base alla lettura delle eventuali predisposizioni a malattie (genetiche, diabete, depressione, ecc.) rilevabili dal DNA.

Club ’74 – Club socioterapeutico, culturale e ricreativo OSC

 


:: FARE ::
pazzi di lavoro

Quando in modo subdolo ti viene negata, con prepotenza, la sovrana libertà d’espressione e di critica da chi, infastidito, esercita una funzione di “potere” nei tuoi riguardi!
Quando ci si sente “incatenati” e viene meno “l’indipendenza” dei movimenti e la “libertà” di pensiero e di parola! Quando prevale la paura di perdere il posto di lavoro e non si sa bene quello che ci è permesso dire o fare, perciò si decide di starsene zitti e non fare niente per difendere con dignità i propri “diritti”! Quando il posto di lavoro traballa sotto l’incalzare minaccioso delle riorganizzazioni aziendali! Quando si rientra a casa dal lavoro frustrati e apatici a tal punto da non più condividere, con i propri cari, i piaceri della vita! Quando si é di “proprietà” di un ufficio interinale e occorre abbassare la testa per “assicurarsi”, e “garantire” alla propria famiglia il minimo sostentamento esistenziale! Quando ammalarsi o infortunarsi può costituire una minaccia per il proprio futuro occupazionale! Quando si viene dopo la produttività; i risultati economici; le esigenze aziendali; il mercato e i clienti! Quando ci si sente trattati, dal manager di turno, come le foglie secche in balia del vento! Quando e fintanto – come nella “fattoria degli animali” di Gorge Orwell – avrà il sopravvento il comandamento che stabilisce che “Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri”!

Comitato sindacale SEV RM Ticino (Officine)

Lottare contro precarietà significa lottare contro l’uso capitalistico del nostro essere naturalmente flessibili, significa rifiutare il lavoro come miseria, rifiutare l’umiliazione del nostro corpo e della nostra anima. Significa mobilitarci come cervello collettivo che vuole trasformare la flessibilità in ricchezza sociale. Una società che precarizza i giovani, li incatena ai rischi del capitale, non è una società ma una terra di nessuno. Precarietà deriva dal latino prex, precis, cioè preghiera. Non vogliamo più pregare per le briciole di sicurezza. Vogliamo costruire un movimento sicuro della propria salvezza.

Christian Marazzi, economista


:: POTERE ::
guerre e nuovo
ordine mondiale

Spezzare il dominio del Nuovo Ordine Mondiale
Il Nuovo Ordine Mondiale si è sviluppato enormemente soprattutto dopo la guerra dei Balcani del 1999 (intervento NATO). Qui, gli Stati – anche se “democraticamente eletti” – hanno perso realmente la loro vera o presunta autonomia. Ma il NOM sbandiera un grande mito: la Democrazia. Questa, svuotata dal suo significato originario (benché già dalle origini sia stata totalitaria in quanto dittattura della maggioranza sulla minoranza, e per di più assurdamente ha da sempre operato unicamente per l’uguaglianza politica dei cittadini e non per la loro uguaglianza economica), è diventata ormai uno dei peggiori sistemi politici di dominio. Un “valore” da esportare e da imporre, non molto diverso dalle precedenti globalizzazioni culturali/economiche: le Crociate o il Colonialismo. Come spezzare la naturale evoluzione del sistema che è tendenzialmente totalitario? Come rendere desiderabile una società indipendente dallo Stato e dal capitalismo, fondata su valori non prettamente economici, non gerarchica, egualitaria? Con nicchie, spazi a debole intensità normativa, come i centri autonomi, le cooperative di consumo e di produzione autogestite, con la controinformazione, l’obiezione/disubbidienza civile, i boicottaggi, i sabotaggi …
In questo momento importanti, essenziali come elementi e azioni di rottura, come trampolini, come partenze.
Ma a volte, purtroppo, rimangono isolati, ghettizzati. Che fare? Come uscirne?

Circolo Carlo Vanza, Locarno

Finché le scarpe saranno un privilegio voglio camminare scalza!
L’epoca della guerra permanente. Guerra che avvolge, che condiziona, che ritma le nostre vite. Imposta. Da coloro che si arrogano il diritto di decidere per noi!
Dal Chiapas alla Palestina. Dall’Irak al Nepal. Dal Sudan alla Cecenia.
Morti e dolore. Miseria e disperazione. Sangue e carne umana. Brandelli di libero mercato che trafficano denso petrolio. Farine transgeniche e coca cola. Avvoltoi lacerano cadaveri senza scarpe. Società di guerra che divora i suoi figli. Decidono sulle montagne. Nelle zone rosse. Su isole lontane. In basso, la guerra. Tra bombe intelligenti e guerre preventive, qualcuno sobilla, qualcuno contesta. A Davos come a Seattle. A San Pietroburgo come a Genova. E mentre esportano democrazia, costruiscono muri. Quello della vergogna. In Palestina. Per evitare, dicono, l’infiltrazione di terroristi. (Da dove vengono?, Chi li ha creati?).
Altri muri. Messico. Tijuana. Texas. Marocco. Spagna. Ceuta e Medilla. Orde disperate in cerca di una crepa di libertà. Di un lavoro. Precario. Sottopagato. Indegno. Alt! Respinti! Un brasiliano troppo simile ad un arabo disteso in piena City. Un mantello. Un’estate rubata. Bang!! C’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek.
La guerra mediatica. Torture e abusi. Deportazioni. Corpi mutilati, sfregiati, umiliati. Immagini che si ripetono, stufano. Necessità di nuove emozioni. Uno snuff movie globale. Del terrore. Dove violenza genera violenza. Instabilità. Disagio. Precarietà. La disperazione usata per difendere i propri confini, per invadere altri confini. Sconfiggere l’intolleranza per la vittoria della civiltà superiore. La nostra. L’occidente. La Palestina laica. La Palestina fondamentalista. Quale la migliore per soddisfare la fame di potere, di conquista, di dominio. La creazione di un nemico. Il bisogno di un avversario a noi incomprensibile per giustificare il fuoco assassino! Chi sono i veri terroristi?

Collettivo Zapatista di Lugano

 


:: AVERE ::
consumi e falsi bi-sogni

Oggi, ogni minuto della Vostra esistenza l’abbiamo trasformato in consumo.
Noi di No-Clone, il consumo lo dividiamo in 4 categorie. Diretto, indotto, preventivo e inconscio.
È considerato consumo diretto, l’esercitare il rito dell’acquisto. È consumo passivo, ogniqualvolta assumete informazione pubblicitarie, siccome, più ne assumete più consumate. È consumo preventivo, pagare a credito, perché in questo modo ipotecate il vostro futuro. È consumo inconscio, sognare, perché noi di No-Clone i Vostri sogni li controlliamo. Buoni consumi a tutti!
Omus NoK art director NO-CLONE

Omus Nok, ArtDirector NOCLONE

Sapere. Di non sapere. Percepire. È già un po’ capire. Fare. È sempre un po’ servire. Potere. Dell’impotenza. Avere. O essere, non ci si pone neanche più la questione. Stare. Precariamente. Andare. Barcollando nel buio. Desiderare?

In un mondo contraddistinto da profonde ingiustizie, il nostro equilibrio è costruito sul mantenimento del disequilibrio di una parte del mondo sulle altre. Le regole sono che non ci sono regole se non quelle del profitto massimo. Il profitto per il profitto non ammette deroghe. I piatti della bilancia cedono. Utili record, stipendi stellari, guerre preventive cancellano posti di lavoro, solidarietà sociali, culture. L’economia non è più “la regola della casa”, perché la casa non è più il valore. Non più fine, ma mezzo. La casa non esiste più. La macchina/sistema è sfuggita al controllo di chi la governa. Flessibilità, mobilità, accessibilità costituiscono i parametri della società del rischio. L’equilibrio del mondo è l’equilibrio dell’equilibrista. Perenne disequilibrio, senza pace, né gioia. Come non scorgere la tirannia (dell’oggetto) dietro i veli della seduzione? Telefonini dell’ultima generazione, monovolumi fonoassorbenti, autostrade informatiche, idromassaggi agli oli essenziali, cocktail di psicofarmaci, alcolpop per tredicenni nevrotici. Sopravviviamo dopati. Completamente assuefatti nel design (anche verbale). Il design è ideologia, il design è il nostro oppio. La carta da pacco del nostro vuoto esistenziale. C’è più (falsa) speranza in uno spot che nel discorso di un politico, che è spot a sua volta. Perché le cose non possono cambiare? È questo lo specchio del nostro tempo? Non più desiderio, né speranza? “Il commence à faire très noir, c’est comme si on devenait aveugle!”

Marco Galli, sociologo

L”Affare Masoni” ha rivelato in modo esemplare la regressione e la caduta della politica, e con essa del grado di cultura che la esprime, in epoche arcaiche, dove prevale l’istinto animalesco e bestiale che prevarica ed annienta la ragione. Le visioni dell’età classica precristiana, il Rinascimento, la Riforma protestante, l’Umanesimo, l’Illuminismo, il progresso portato dalle rivoluzioni francese e russa, hanno dato alla donna e all’uomo la coscienza di un’etica personale e collettiva positive, ritenute intangibili. Lo stile e il modo di fare dei Masoni, quale imitazione di bassa provincia del berlusconismo imperante in Italia e del precedente fascismo che lo ha ispirato, ha retrocesso l’uomo e la donna nel mondo dove conta esclusivamente la forza rozza dell’organizzazione tribale e dove vige il cannibalismo più spietato, esercitato dalla famiglia chiusa e ripiegata su se stessa, che annienta l’individualità e sopprime persino l’anima dei suoi stessi componenti per essere solidale quel tanto che basta al benessere materiale dei suoi membri e a saziare una infinita avidità, nell’indifferenza più assoluta per i depredati che soffrono. Le fondazioni di famiglia sono allora stracolme di brandelli di carne decomposta e fetida che la volpe nasconde, nell’oscurità della notte, sottoterra, per tornare a riprenderseli quando la gola sarà sollecitata da un’ improbabile, ingorda fame.

Arnaldo Alberti, scrittore

 


:: STARE ::
ambiente e
urbanizzazione selvaggia

Precario? Hai detto precario?
Umanità: siamo un po’ più di 6 miliardi e, nonostante il calo demografico nei paesi ricchi, la popolazione oscillerà fra gli 8 e gli 11 miliardi entro il 2050. Avessimo tutti uno stile di vita occidentale, ci vorrebbero
3 pianeti per sostentarci. Ne abbiamo uno solo. Su questo pianeta, circa 800 milioni di persone soffrono la fame, una persona su cinque sopravvive con meno di un dollaro al giorno. Le persone obese sono oltre 300 milioni, per due terzi nei paesi benestanti.
Ambiente: Stiamo assistendo a un’estinzione di massa. Al ritmo attuale, entro la fine del secolo la metà delle specie viventi sul pianeta rischia l’estinzione (1,7 milioni di specie conosciute, ca. 1 milione ancora da scoprire, secondo le stime). Non sappiamo se la natura che resterà sarà sufficiente a garantire la nostra sopravvivenza. La foresta pluviale scompare a un ritmo del 2% all’anno. I mari sono sempre più vuoti: il 75% degli stock ittici sfruttati commercialmente è minacciato o sfruttato eccessivamente. Il clima cambia, il ghiaccio polare si sta sciogliendo, le barriere coralline muoiono.
Risorse: Un’élite di nemmeno un miliardo di persone controlla l’80 % delle risorse dell’umanità. Se persistono le tendenze attuali, un individuo su tre nel mondo non avrà neppure più abbastanza acqua per vivere nel 2025. Le riserve petrolifere si esauriranno nei prossimi 40 anni. Per il gas e l’uranio le stime variano tra 50 e 120 anni. Carbone ce n’è ancora tanto dai 250 agli 850 anni sempre ammesso che l’effetto serra non imponga molto prima la fine dello sfruttamento delle energie fossili.
Sono solo alcuni dati. Se ne possono citare altri. Inoltre,variano a seconda delle fonti. Ma il quadro generale non cambia granché. È, come dire, precario?

Werner Herger, dell’ATA

Qualcuno ha scritto che oggi i lavoratori devono essere flessibili, ubiqui e revocabili.

Flessibili: vuol dire che dovrebbero conoscere tutti i mestieri (quindi, in pratica, nessuno) ed accettare tutti i lavori che vengono loro affidati.
Ubiqui vuol dire che devono poter andare dappertutto, oggi qua domani là; gente cioè senza fissa dimora, meglio senza fisso luogo di lavoro.
Revocabili vuol dire che si devono poter mettere alla porta in ogni momento, senza motivazioni.

Queste regole caratterizzano ormai anche la città di oggi. I nuovi edifici devono essere flessibili, cioè adatti e adattabili a tutto: abitazioni, uffici, depositi, commerci. Cioè in pratica sono adatti a niente, non hanno qualità per nessuna delle funzioni indicate.
I nuovi edifici devono anche essere ubiqui, cioè devono poter sorgere ovunque, qua o là, su o giù, dove più conviene al momento per la massima rendita. E devono anche essere revocabili, cioè demolibili in ogni momento se non rendono più. Hanno vita breve, brevissima: il tempo di essere intensamente sfruttati. Poi:… giù.
È chiaro che con simili regole non può nascere una città di qualità, una città civile, ospitale, bella. Può nascere solo un ammasso di metri cubi costruiti, quelli che in termini tecnici si chiamano metri cubi banalizzati. E come vengono banalizzati e sfruttati gli ambienti e gli spazi urbani, così vengono banalizzati e sfruttati anche coloro che sono costretti a utilizzarli: abitanti, inquilini, lavoratori, studenti, anziani, bambini, malati, animali domestici e così via.
Una città degna d’essere abitata non può essere flessibile, ubiqua, revocabile.

Tita Carloni, architetto


:: ANDARE ::
migrazione e xenofobia

Con l’avvento dell’economia globalizzata e del neoliberismo selvaggio, anche quelle poche e minime sicurezze che lo stato nazione sembrava offrire stanno svanendo. Sempre più spesso ci si ritrova come individui soli nell’affrontare i rischi della giungla urbana. Contro l’indifferenza delle istituzioni e contro il razzismo dilagante occorre autorganizzarsi! Ci sono periodi della vita in cui, più che in altri, è necessario
vivere in maniera collettiva questi imprevisti: durante il percorso migratorio, nei momenti in cui ci si ritrova senza lavoro e senza denaro, all’uscita dalla clinica psichiatrica, a causa di una dipendenza. Il Movimento dei Senza Voce, cerca a suo modo di offrire un’alternativa al ?precariato esistenziale? mettendo a disposizione una casa e delle risorse per tutti coloro che necessitano, per un periodo, di un aiuto.È indispensabile che i bisogni fondamentali delle persone siano garantiti a tutti, senza discriminazione causata dalla provenienza o dallo stato sociale.

Movimento dei Senza Voce

Sorride Ninì. Quando ci siamo visti dopo un paio di mesi, è come sempre; affabile e disponibile. Ma è triste, preoccupato. Lo capisco dalla luce dei suoi occhi, dal tono della voce. Glielo chiedo..me lo conferma.
Fuggito dal Burundi circa sei anni fa quando tutta quella meravigliosa regione dei “Grandi laghi” bruciava dalla logica perversa delle guerre etniche, dei massacri, dei bombardamenti…Ninì ha trovato rifugio in Svizzera. Partendo ha lasciato dietro di sè oltre agli affetti più cari dei suoi famigliari, gli amici, i ricordi più belli e gli studi universitari che aveva da poco intrapreso.
Appena possibile si è messo a lavorare; cucine di alberghi, pulizie, fabbrica. Con serietà e rispetto. Ha messo a disposizione la sua cortesia, la sua disponibilità, la sua Storia, per animare giornate scolastiche dedicate al tema dell’immigrazione, dell’integrazione, del razzismo. Ora è preoccupato, tremendamente preoccupato. Mi sa tanto che la notte non riesce a regalargli il sonno. Anzi: teme di ricadere in quell’incubo di precarietà e disperazione che ha preceduto il suo arrivo in terra d’Elvezia. Le autorità mettono in dubbio le sue origini burundesi. Sono i burocrati di turno, quelli che seduti allo sportello non ti guardano negli occhi..ma solo attraverso i formulari. Quelli che..anche se vivi da sei anni in Svizzera e mai un problema..”non vuol dire niente..”. Quelli che a Chiasso respingono i fuggiaschi che cercano momentaneamente un rifugio, una possibilità di ritrovare pace e ignità..”perché non hanno i documenti in ordine..” (intanto sono delinquenti o criminali..vero Piazzini, vero Blocher?). Mentre sono in città questa storia mi occupa parecchio; nei bar si parla molto di reti, di stranieri, di delusioni e di speranze… Ma cavoli, che dire a Ninì? Lui sa bene che significa finire oltre la rete.

OltreLaRete

Nel corso degli ultimi anni stiamo assistendo nelle nostre società ricche ed opulente ad un preoccupante aumento di atti di intolleranza, xenofobia e razzismo, le cui manifestazioni non si limitano soltanto agli episodi di violenza fisica (di cui veniamo a conoscenza dalla stampa parlata e scritta) ma si esprimono in mille altri modi: nel mondo del lavoro, nelle possibilità di accesso ai servizi pubblici e privati, in ambito scolastico e sanitario, nelle modalità di informazione praticate dai mezzi di comunicazione di massa, negli atteggiamenti e dichiarazioni di molti esponenti politici.
Uno degli ostacoli principali nell’affrontare i temi del razzismo e della xenofobia risiede nell’assenza di una forte volontà nel percepire in modo consapevole il grave rischio che corriamo. Ecco perché un primo, importante passo da compiere nella lotta a questi fenomeni deleteri è far emergere il problema, renderlo noto: solo così è possibile mantenere alta la vigilanza democratica e conservare la memoria dei tragici avvenimenti del passato comprendendone le cause affinché siano di monito per le generazioni future. Non dimentichiamo, tuttavia, che il razzismo non è un’opinione ma un reato.

Angelo Ciampi di Soccorso Operaio

Vignette di:
Lucio Negri,
Michino
Corrado Mordasini

 

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