Il presidio denunciava inoltre il violento sgombero della polizia italiana operato nel corso della notte di lunedi (03.00). Una trentina i partecipanti che hanno distribuito volantini e hanno consegnato un comunicato di denuncia al console italiano: “Dopo i massacri di Genova e la dura repressione subita dal movimento italiano, iniziata dal governo D’Alema e proseguita dal governo Berlusconi, quello odierno è un ennesimo tentativo di placare la protesta civile di buona parte della popolazione che si ribella e intralcia gli interessi neoliberisti – si legge sul documento di denuncia – lo stravolgimento della rete di collegamento della valle significa la dispersione dell’amianto presente in grande quantità nel terreno, nonché la divisione della stessa e un costante inquinamento acustico causato dai vent’anni di lavoro previsti e dal successivo traffico ferroviario, giustificati unicamente in nome di un’ingannevole libertà di consumo e di spostamento”.

I molinari hanno spiegato i motivi per cui la lotta degli abitanti della Val Susa va intesa come una lotta da parte anche degli autogestiti ticinesi: “Mentre barricano le frontiere in nome della sicurezza, ci illudono che il nostro futuro sarà di facili spostamenti e di fasulla libertà di circolazione, omettendo però che solo pochi privilegiati del piccolo mondo occidentale potranno beneficiarne, a scapito di una grande maggioranza. Queste politiche trovano spazio anche alle nostre latitudini: l’abolizione del divieto di circolazione dei camion di 40 tonnellate, i tagli previsti al personale delle FFS cargo, il mancato rispetto dell’indicazioni popolari che volevano lo spostamento del traffico pesante su ferrovia entro il 2004 (iniziativa delle Alpi), la costruzione della superstrada Stabio Giaggiolo, della galleria Vedeggio Cassarate e la variante 91 sul Piano di Magadino sono esempi di nefaste politiche dei trasporti, che privilegiano unicamente l’aspetto monetario rispetto alla conservazione del patrimonio ambientale”.

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