Indipendenza e Socialismo
EUSKAL HERRIA
PASSO DOPO PASSO
Servizio informativo di ASKAPENA
Nº 86

Un conflitto lungo ed esasperato come quello che contrappone lo Stato spagnolo a Euskal Herria non poteva rimanere circoscritto all’ambito nel quale avviene lo scontro. Il conflitto si è internazionalizzato. Vi sono coloro che si schierano dalla parte spagnola, cercando di appoggiare la sua politica repressiva. Vi sono coloro che si identificano con la lotta del popolo basco perché la considerano giusta e le sue rivendicazioni legittime.
In questo periodo le prese di posizione internazionali nell’uno o nell’altro senso sono state continue.
Il Governo spagnolo ha utilizzato con successo tutte le risorse delle quali dispone a livello internazionale per perseguire il movimento indipendentista basco e tentare di soffocarlo:
Il 6 novembre si svolge un nuovo incontro al massimo livello fra i Governi di Parigi e Madrid. Compiono un nuovo passo nel coordinamento della politica repressiva. Concordano di creare squadre investigative congiunte e di aumentare il numero di poliziotti che partecipano a quella che essi chiamano lotta antiterrorista. Magistrati, procuratori e poliziotti di entrambi gli Stati lavoreranno insieme ad una stessa indagine, intervenendo liberamente nel territorio del paese vicino. Hanno concordato di incrementare i mezzi e le risorse destinati ad un’attività che entrambi gli Stati considerano prioritaria: farla finita con il movimento per la sovranità.
Anche il movimento indipendentista porta le sue rivendicazioni in ambito internazionale:
Lo stesso 6 novembre, la sinistra indipendentista porta alla Corte Europea per i Diritti Umani i 221 ricorsi presentati dalle liste che furono messe fuori legge dai tribunali spagnoli e che non poterono partecipare alle elezioni del 25 maggio scorso.
Le prese di posizione internazionali di fronte alle richieste nazionali basche sono state molto diversificate:
I governi, in generale, hanno fatto proprie le esigenze dell’esecutivo spagnolo e si sono piegati alla politica di estradizioni nonostante siano a conoscenza dell’utilizzo abituale della tortura da parte dei corpi di polizia spagnoli:
Il 23 ottobre, il Governo olandese estrada il rifugiato spagnolo Juanra Rodríguez.
Il 5 novembre, il Governo tedesco estrada l’avvocato basco Paulo Elkoro dopo che il Tribunale Costituzionale di questo paese aveva respinto il ricorso presentato da questo giovane basco arrestato in Germania nel 1998. Il detenuto ha fatto presente la pratica abituale della tortura, citando testimonianze di prestigiose organizzazioni internazionali. Il Tribunale Costituzionale tedesco, nella sua risoluzione, sostiene che "non tocca a loro accertare se nello Stato spagnolo si pratica la tortura sui detenuti".
Lo stesso 5 novembre, il Consiglio di Stato francese ha respinto il ricorso presentato da Juan Mari Olano, portavoce del Movimento delle Gestoras pro Amnistía e detenuto nello Stato francese dal 2001. Il 13 novembre Olano è estradato. La Francia ha compiuto un salto di qualità nella politica repressiva, dando per buona la teoria del giudice Garzón: qualsiasi attività politica è ETA.
A fronte di questo allineamento degli Stati, bisogna evidenziare la sensibilità di molte altre persone ed organizzazioni internazionali che stanno alzando la loro voce per difendere i diritti del popolo basco.
Il 25 ottobre ha svolto la sua convenzione l’Ordine Nazionale degli Avvocati degli USA, associazione che riunisce migliaia di giuristi di questo paese. In questa convenzione è stata adottata una risoluzione che riconosce e denuncia la conculcazione di diritti fondamentali in Euskal Herria da parte dello Stato spagnolo:
Pratica della tortura ("Esiste una prova ragionevole dell’utilizzo della tortura da parte delle autorità spagnole". "La politica del Governo spagnolo di mantenere la carcerazione preventiva per un periodo fino a quattro anni senza processo, e spesso in condizioni di isolamento, è contraria al diritto"),
Tagli alla libertà di espressione ("Il Governo spagnolo ha chiuso forzosamente quotidiani, radio, riviste e ha arrestato il loro personale di redazione e gli editori"),
Persecuzione contro il diritto di associazione ("È stato messo fuori legge il partito Batasuna")
La risoluzione comprende diversi appelli al Governo degli USA affinché chieda al Governo spagnolo rispetto per i diritti dei cittadini baschi.
Ai primi di novembre, la Plaza del Congreso di Buenos Aires è stata testimone di una toccante iniziativa per rivendicare la libertà immediata e l’asilo per il cittadino basco Josu Lariz Iriondo, che da un anno è detenuto a Buenos Aires. È stato denunciato il fascismo spagnolo e, precisamente, il giudice Garzón. L’iniziativa è stata organizzata dal Coordinamento per la Libertà dei prigionieri politici e dal gruppo di amici e famigliari di Lariz.
Fra le 2000 persone presenti si trovavano rappresentanti di organizzazioni politiche di sinistra, sindacali, per i diritti umani, movimenti popolari. Ne citeremo alcune: Movimiento Barrios de Pie, Movimiento Teresa Rodríguez, Movimiento 29 de Mayo, Coordinadora de Trabajadores Desocupados Aníbal Verón, Partido Comunista e Izquierda Unida, Organización Libres del Pueblo, Corriente Patria Libre, Madres de Plaza de Mayo, Asociación de Detenidos - Desaparecidos, HIJOS e la Lega Argentina per i Diritti dell’Uomo.
Non sono mancate le esibizioni artistiche: la cantante popolare Silvia Iriondo, il gruppo musicale andino Yaima, il cantautore uruguayo Jorge Guichón ed il direttore di teatro Norman Briski.
Sono state lette le adesioni del deputato nazionale Francisco Gutiérrez, del legislatore Alexis Lattendorf e della Federación Universitaria de Buenos Aires
Sono intervenuti direttamente all’iniziativa il giornalista Carlos Aznárez, la deputata nazionale Marcela Bordenave, il membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Roberto Vallarino, il dirigente sindacale Hector Carrica, il Segretario Generale di Patria Libre Humberto Tumini. In rappresentanza della Organización Libres del Pueblo, Roberto Perdía. Ha chiuso l’iniziativa l’avvocato Eduardo Soares, difensore del prigioniero.
Lo stesso Josu Lariz ha fatto giungere un messaggio dal carcere. Dalla sua cella ringraziava per la solidarietà anche Askapena.
Dal Messico, la Agrupación Genaro Estrada A.C. sta promuovendo una raccolta di firme di massa per chiedere la libertà dei baschi arrestati a luglio e che sono ancora detenuti. Le firme raccolte saranno inviate alla Segreteria per le Relazioni Estere del Governo messicano ed a tutto il popolo del Messico.
Non dimentichiamo Edith, la compagna ed amica venezuelana che si sta facendo eco delle nostre rivendicazioni e le sta socializzando.
Per tutta questa solidarietà internazionalista, molte grazie.