Tratto da PaesiBaschiLiberi

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Traduzione articoli GARA su proposta Ibarretxe

Data:
Sat, 27 Sep 2003 15:20:13 +0200 (CEST)

Dal quotidiano GARA del 27.09.2003

IBARRETXE ESCLUDE DI ESERCITARE LA LIBERA DETERMINAZIONE UNILATERALMENTE
Il progetto di nuovo Statuto anticipato ieri da Juan José Ibarretxe (presidente del Governo Autonomo Basco, N.d.T.) comprende, nel suo preambolo, il diritto dei baschi, come popolo, a decidere il loro futuro ma con una sfumatura fondamentale: «Si includono l’impegno di
non esercitare unilateralmente il diritto di autodeterminazione ed il riconoscimento esplicito
dell’obbligo di aprire un processo di negoziazione e accordo con lo Stato». Questa è la chiave di volta sulla quale si regge il progetto sviluppato dal lehendakari (presidente, N.d.T.) in un clima di grande attesa. Il riconoscimento della nazionalità basca ed il Potere Giudiziario proprio appaiono come i punti più vistosi.

Ramón SOLA

GASTEIZ

Juan José Ibarretxe ha ieri compiuto un nuovo passo con la sua proposta di nuovo Statuto con lo Stato spagnolo, presentando in Parlamento le basi e diversi punti del testo che si approverà il 25 ottobre prossimo. La pietra angolare dello stesso si può trovare nella «dichiarazione politica» iniziale, che stabilisce che i cittadini di Araba, Bizkaia e Gipuzkoa, «nell’esercizio della nostra volontà democratica e del rispetto ed attualizzazione dei nostri diritti storici raccolti nello Statuto e nella Costituzione», manifestano la loro volontà di formalizzare un «patto politico di convivenza» con lo Stato spagnolo «basato sulla libera associazione».

Il progetto di Juan José Ibarretxe sostiene questa idea con un’altra che estrae dalla sentenza del
Tribunale Supremo del Canada, emessa nel quadro del conflitto del Quebec e che «interpreta il Diritto internazionale vigente», secondo Lakua (sede del parlamento Autonomo basco, N.d.T.). Il progetto di statuto, dunque, comprende «l’impegno di non esercitare unilateralmente il diritto di
autodeterminazione» e riconosce come obbligatorio «aprire un processo di negoziazione e accordo con lo Stato».

L’accettazione di Euskal Herria (Paese Basco, N.d.T.) e dell’autodeterminazione, occupano il «preambolo» del testo anticipato ieri, nel quale si rimarca l’esistenza di un popolo insediato in sette territori e si ricorda che il diritto di decidere era già stato approvato a Gasteiz nel 1990 ed è riconosciuto internazionalmente, fra altre norme, nel Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. In pratica, tuttavia, il progetto delimita la sovranità e la condivide con lo Stato spagnolo. Nei suoi punti, il progetto corrisponde ad alcune indiscrezioni filtrate nelle ultime settimane. Uno degli aspetti più evidenti è l’impegno di riconoscere la nazionalità basca, ma condivisa con quella spagnola e solo per i cittadini che vivano in Araba, Bizkaia e Gipuzkoa e per i baschi della diaspora che abbiano avuto in queste province la loro residenza precedente.

Per quanto riguarda le relazioni con il resto dei territori baschi, si punta a «stabilire vincoli
politici e relazioni interne a livello municipale e territoriale» con Nafarroa, senza ostacoli legali da
parte dello Stato. In questo punto, Ibarretxe ha criticato la previsione di «incorporazione» di questo territorio nella Comunità Autonoma Basca (CAV) attraverso la Disposizione Transitoria della Costituzione: «Se decidiamo di costruire progetti politici o strutture politiche congiunte, sarà esclusivamente perché così abbiamo deciso, prima ciascuno in casa sua e, poi, tutti insieme», ha
riassunto.Spicca anche la scelta per un Potere Giudiziario proprio. Come ha spiegato il lehendakari, questo schema includerebbe le attuali prerogative della Audiencia Nacional (tribunale speciale spagnolo, N.d.T.), mentre si riconoscerebbe la competenza del Tribunale Costituzionale spagnolo in tema di diritti fondamentali e quella del Tribunale Supremo per «unificazione della dottrina» e «risoluzione dei conflitti di competenza».

Nell’ambito delle competenze, l’iniziativa di Ibarretxe comporta un avanzamento ma lascia allo Stato spagnolo, oltre alle competenze relative a Difesa, moneta e relazioni internazionali, la facoltà di continuare a legiferare in svariati campi, come quello penale e penitenziario.

Propone inoltre, in conclusione, di articolare un sistema di garanzie affinché nessuno possa modificare unilateralmente il patto, il che comporterebbe la creazione di una «Commissione Euskadi - Stato» che gestirebbe il capitolo relativo alle competenze.

APPELLI DI IBARRETXE

Al Partido Popular (PP): «Per favore, vi chiedo di essere coerenti. Se ciò che volete è mutilare il nostro autogoverno, non fatelo per vie traverse. Ciò che dovete fare è proporre con chiarezza una modifica dello Statuto»

Al Partido Socialista Obrero Español (PSOE): «Desidero salutare con rispetto l’iniziativa del PSOE come contributo al dialogo. Vi chiedo solo lo stesso rispetto e considerazione per la nostra proposta»

Alla sinistra indipendentista basca: «Non limitatevi alla risorsa demagogica e facile del “no”. Siate coraggiosi e presentate la vostra alternativa, avete la legittimità di 143.139 voti».

ESTRATTO DELLA PROPOSTA DEL GOVERNO DI LAKUA

Come parte integrante del Popolo Basco, noi cittadini
e cittadine dell’attuale Comunità Autonoma di Euskadi, composta dai territori di Araba, Bizkaia e Gipuzkoa, nell’esercizio della nostra volontà democratica ed in virtù del rispetto e dell’attualizzazione dei nostri diritti storici raccolti nello Statuto di Gernika e nella Costituzione spagnola, manifestiamo la nostra volontà di formalizare un nuovo Patto Politico per la Convivenza.

Questo Patto Politico si materializza nella proposta di un nuovo modello politico di relazione con lo Stato spagnolo, basato sulla libera associazione e compatibile con le possibilità di sviluppo di uno Stato composito plurinazionale ed asimmetrico (...)

Nella normazione articolata della proposta si contemplano, fra l’altro:

Articolazione del diritto di decidere:

(...) Si attribuisce al Parlamento Basco la facoltà di regolare e gestire la realizzazione di consultazioni democratiche tramite referendum (...)

Conformemente alla sentenza del Tribunale Supremo del Canada, che interpreta il Diritto internazionale vigente, si include l’impegno a non esercitare unilateralmente il diritto di autodeterminazione ed il riconoscimento esplicito dell’obbligo di aprire un processo di negoziazione e accordo con lo Stato.

A questo proposito, quando le consultazioni proponessero di alterare, integralmente o sostanzialmente il modello e regime di relazione politica con lo Stato spagnolo, come pure le relazioni con l’ambito europeo ed internazionale, regolamentate nel nuovo Statuto, ed i cittadini e cittadine baschi, nell’esercizio democratico della loro libera decisione, manifestassero la loro volontà chiara ed inequivocabile in proposito, le Istituzioni basche e quelle dello Stato spagnolo si intenderanno impegnate a garantire un processo di negoziazione per stabilire le nuove condizioni politiche che permettano di materializzare, di comune accordo, la volontà democratica della società basca.

Riconoscimento della cittadinanza basca:

Si riconosce formalmente la condizione di cittadinanza basca a tutte le persone che risiedano
amministrativamente in uno dei municipi della Comunità Autonoma di Euskadi (...)

Inoltre, si attribuisce al Parlamento Basco lo sviluppo costituzionale dei diritti fondamentali
relativi alla partecipazione ed alla rappresentatività della cittadinanza basca nella vita politica,
economica e sociale della Comunità di Euskadi, regolando a tale scopo la creazione ed il
riconoscimento di partiti politici, organismi sindacali ed associazioni imprenditoriali.

Riconoscimento della nazionalità basca:

(...) Si stabilisce ufficialmente il riconoscimento della nazionalità basca per tutti i cittadini e cittadine baschi, con la stessa validità della nazionalità spagnola (...)

La nazionalità basca sarà totalmente compatibile con la nazionalità spagnola, in modo che non sia
necessario rinunciare alla nazionalità spagnola per godere della cittadinanza basca e viceversa.

Partecipazione della società civile:

Fra i diritti della cittadinanza basca, si articola nel nuovo Statuto Politico la partecipazione della
società civile non solo nell’ambito socioeconomico, ma anche nel resto degli ambiti sociali, culturali ed educativi che conformano l’azione politica delle istituzioni basche. Inoltre, si regoleranno gli elementi essenziali dell’iniziativa legislativa popolare rispetto al Parlamento Basco (...)

Libertà di relazioni con la Comunità Forale di Navarra e con i Territori Baschi di Iparralde (Paese Basco settentrionale, sotto occupazione francese, N.d.T.):

Lo sviluppo di queste basi si fonda sul diritto che spetta ai cittadini e cittadine della Comunità Basca, a quelli della Comunità Forale di Navarra ed a quelli di Iparralde, come membri del Popolo Basco, di stabilire i vincoli politici e le relazioni interne che considerino più adeguate per il loro sviluppo e benessere, senza altra limitazione che la loro volontà.

(...) Proponiamo una cosa molto semplice:

Primo: Che la Comunità Basca e la Comunità Forale di Navarra possano stabilire i vincoli politici e le relazioni interne a livello municipale, territoriale che considerino più adeguate, senza altra limitazione che la volontà delle rispettive cittadinanze.

(...) Quarto: Quanto alle relazioni con Iparralde, si propone la facoltà di firmare trattati ed accordi
bilaterali che permettano di rafforzare le relazioni e gli strumenti di cooperazione, a livello municipale e territoriale, utilizzando le potenzialità della cooperazione transfrontaliera (...)

La configurazione di un Potere Giudiziario Basco Autonomo:

(...) La normazione di un Potere Giudiziario autonomo, comporta il riconoscimento del Tribunale Superiore di Giustizia di Euskadi come cuspide dell’organizzazione giudiziaria basca, riservando al Tribunale Supremo le competenze riguardanti l’unificazione della dottrina e la risoluzione dei conflitti di competenza e giurisdizionali. Questa riserva di competenze al Tribunale Supremo, insieme alla garanzia di applicazione delle stesse regole processuali e degli stessi diritti fondamentali che valgono per il resto dello Stato, assicurano, senza dubbio, il rispetto scrupoloso dell’unità e dell’indipendenza giurisdizionale, si dispone, inoltre, un ambito di coordinamento con il quadro statale ed europeo.

Sulla base di queste considerazioni, la normazione articolata della proposta contempla, fra l’altro, i
seguenti aspetti:

-L’organizzazione giudiziaria basca ha il suo culmine nel Tribunale Superiore di Giustizia di Euskadi, davanti al quale si esauriranno le successive istanze processuali.

-La competenza degli organi giurisdizionali nella Comunità di Euskadi si estende a tutti gli ordini,
istanze e gradi, indipendentemente dal diritto applicato e senza esclusioni, vale a dire comprese le
competenze che attualmente spettano alla Audiencia Nacional.

-Al Tribunale Supremo spetterà l’unificazione della dottrina e la risoluzione dei conflitti di competenza e giurisdizionali. Inoltre, si riconosce la giurisdizione che, a protezione e salvaguardia dei diritti fondamentali, spetta al Tribunale Costituzionale ed al Tribunale Europeo per i Diritti
Umani.

Garantire la nostra identità ed incrementare il nostro autogoverno:

Si propone la distribuzione dell’esercizio del potere pubblico fra lo Stato e le Istituzioni Basche nei
seguenti termini (...): Nell’ambito della Comunità di Euskadi restano riservate allo Stato, con carattere esclusivo, le seguenti politiche e materie:

-Nazionalità spagnola, legislazione per stranieri e diritto d’asilo, senza pregiudizio per il carattere
condiviso delle politiche di emigrazione ed immigrazione, in funzione della loro incidenza sulle
politiche sociali della Comunità di Euskadi.

-Difesa e forze armate.

-Regime di produzione, commercio, detenzione ed uso di armi ed esplosivi.

-Sistema monetario.

-Regime doganale.
-Marina mercantile, registrazioni navali ed immatricolazione di aeromobili, controllo dello spazio
aereo.

-Relazioni internazionali, senza pregiudizio delle azioni aventi ripercussioni all’estero che si
riconoscono alla Comunità di Euskadi nel presente Statuto.

Inoltre, nell’ambito della Comunità di Euskadi, spetta allo Stato stabilire la legislazione comune negli ambiti di seguito indicati:

-Legislazione penale, penitenziaria e processuale, senza pregiudizio per le particolarità del diritto
sostantivo basco (...)

La Comunità di Euskadi concorrerà agli oneri generali corrispondenti alle politiche esclusive dello Stato nel suo ambito territoriale, mediante il versamento di una quota globale nell’ambito dell’Accordo Economico.

Euskadi in Europa e nel mondo con voce propria:

(...) La Comunità di Euskadi, come parte integrante del Popolo Basco, ha diritto di partecipare con voce propria all’Europa e di sviluppare le relazioni sociali, economiche, politiche e culturali in ambito internazionale che siano necessarie alla difesa del suo autogoverno e come proiezione della sua identità nel mondo.

(...) Diaspora:

Il Nuovo Statuto Politico Basco riconosce come cittadini e cittadine baschi, con tutti i diritti
inerenti a questa condizione, compresa la nazionalità basca, tutte le persone residenti all’estero che abbiano avuto la loro ultima residenza amministrativa nella Comunità di Euskadi.

Insediamento di un sistema bilaterale di garanzie con lo Stato, che impedisca la modificazione unilaterale del patto sottoscritto: (...)

Insediamento di una Commissione Euskadi-Stato come foro di dialogo politico bilaterale per la prevenzione di conflitti e per l’armonizzazione delle politiche pubbliche (...)

-Un adeguamento del Tribunale Costituzionale, mediante la costituzione di una corte specifica che dirima i conflitti nei quali siano parte in causa le Istituzioni Basche.

-L’impegno di non applicazione da parte dello Stato di misure coercitive o che comportino la sospensione unilaterale di politiche o disposizioni adottate (...)

SOZIALISTA ABERTZALEAK ESPONE I PUNTI FONDAMENTALI PER UN ACCORDO, FRA I QUALI È COMPRESA LA FINE DELLA VIOLENZA
Il portavoce di Sozialista Abertzaleak (denominazione del gruppo parlamentare della sinistra indipendentista basca, N.d.T.) ha messo sul tavolo la necessità non di affrontare un dibattito sui piani “di uno o dell’altro”, ma di elaborare un piano per il superamento del conflitto politico con il contributo di tutti i soggetti dei sette territori. Tornando all’idea di sintesi di Ibarretxe, Arnaldo Otegi ha enumerato vari punti di base per l’accordo, fra i quali ha citato “la fine di ogni violenza: quella di ETA e quella strutturale”.

GARA

Arnaldo Otegi (portavoce della sinistra indipendentista basca, N.d.T.) ha riservato per il finale dei suoi trenta minuti di intervento l’enunciazione di una proposta di accordo tendente a cercare “il superamento del conflitto politico attraverso il riconoscimento dei diritti del popolo basco”.

Dopo aver ricordato che “noi siamo messi fuori legge, ci arrestano e addirittura ci chiudono, ci chiudete, voi, le nostre sedi”, Otegi ha considerato che “in un momento storico per il superamento del conflitto”, la sinistra indipendentista è pronta a dare il suo contributo per trovare l’accordo.

“Siamo pronti a cercare questa sintesi, della quale il lehendakari ha parlato in chiusura del suo
intervento”, ha affermato Otegi, per poi elencare le basi di questa sintesi.

Quelle che seguono e che Otegi ha estratto dalla proposta realizzata da Ibarretxe, sarebbero le basi per l’accordo:

.Esistenza di Euskal Herria.

.Euskal Herria è un popolo composta da sette territori.
.Euskal Herria ha diritto all’autodeterminazione.
.Difesa dei diritti civili e politici.
.Consultazione della cittadinanza.
.Assenza di violenza (*).

Su quest’ultimo punto, Otegi ha affermato che la sinistra indipendentista condivide la diagnosi del
lehendakari, secondo la quale l’eventuale consultazione del popolo basco -esercizio pratico
dell’autodeterminazione che non può essere limitato, a suo giudizio, ai baschi ed alle basche dei tre territori- dovrebbe realizzarsi in uno scenario di assenza della violenza.

“Senza la violenza di ETA e senza la violenza strutturale, senza l’ingerenza degli stati”, ha
affermato il portavoce di Sozialista Abertzaleak, per chiudere il suo intervento auspicando un dialogo fra tutti e senza esclusioni nella prospettiva di raggiungere un accordo che permetta di avvicinare Euskal Herria ad una soluzione democratica.

Otegi ha chiuso con questa proposta di sintesi un intervento che, al suo inizio, è stato brevemente
interrotto da un intervento del PP che pretendeva impedire che il portavoce di Sozialsta Abertzaleak parlasse.

Arnaldo Otegi, per questo, ha rivolto le sue prime parole in castigliano ai banchi del PP, dicendo, con un largo sorriso sulle labbra: “continuate pure a cercare di impedirci di parlare, che con il vostro comportamento ci compiacciamo ancora di più nel prendere la parola”.

OTEGI CHIEDE DI TROVARE UNA «SINTESI» CHE RISOLVA IL CONFLITTO
Arnaldo Otegi ha avanzato una proposta ai soggetti politici, sociali e sindacali di Euskal Herria per
«sedersi introno ad un tavolo ed esplorare, senza condizioni, una via che risulti efficace nella
risoluzione del conflitto», sulla base di «Euskal Herria, diritto di autodeterminazione e consultazione popolare».

Ha criticato il progetto di riforma dello Statuto «nella sua forma, nel suo contenuto e nei suoi
obiettivi»

Iker BIZKARGUENAGA

GASTEIZ

Il parlamentare di Sozialsta Abertzaleak alla Camera di Gasteiz (sede del Parlamento Autonomo Basco, N.d.T.) Arnaldo Otegi ha ieri manifestato che «i concetti che ci avvicinano ad una risoluzione democratica sono: Euskal herria, sette territori, diritto di autodeterminazione e consultazione popolare in condizioni democratiche» e ha assicurato che questi concetti costituiscono gli «elementi che possono fare da sintesi di tutte le proposte che auspicano una
risoluzione del conflitto in termini democratici».

Su queste basi, Otegi ha esposto una proposta a «tutti coloro che, come noi, credono che gli assi di risoluzione del conflitto politico e del conflitto armato si reggano su questi parametri» affinché «ci sediamo intorno ad un tavolo per parlare di questo, senza condizioni né fretta. Per esplorare una via che risulti realmente efficace nella risoluzione del conflitto».

Il parlamentare indipendentista ha iniziato il suo intervento ricordando che «23 anni fa, in Hego Euskal Herria (Euskal Herria meridionale, la parte di Paese Basco sotto occupazione spagnola, N.d.T.), si aprì un dibattito, nel quale alcuni sostennero che la via dello Statuto e della divisione territoriale sarebbe stata utile non solo per la risoluzione del conflitto, ma anche per dare soluzione ai problemi strutturali di questo paese», e ha segnalato che «la sinistra indipendentista già allora manifestò che da quelle premesse non si sarebbe potuta affrontare la risoluzione del conflitto, né trovare una soluzione ai problemi di questo popolo».

Per questa ragione e dopo aver constatato che «oggi redigiamo l’atto di morte ufficiale dello Statuto», si è rallegrato perché «abbiamo vinto il dibattito».

Dopo questa constatazione, Otegi ha fatto riferimento al progetto di riforma dello Statuto presentato dal lehendakari Ibarretxe, criticandolo «nella sua forma, nel suo contenuto e nei suoi obiettivi».

In relazione a questi ultimi, il parlamentare indipendentista ha manifestato che «in questo momento
storico, nel quale stiamo per dare inizio ad un nuovo ciclo politico, la base deve essere la risoluzione del conflitto», obiettivo che, secondo la sua opinione, non riflette il progetto di Ibarretxe, che «si limita a proporre il suo progetto politico per tre territori». Secondo la sua opinione, questo obiettivo «è legittimo», ma «non è il dibattito che si deve svolgere oggi». Secondo quanto affermato da Otegi, «il dibattito deve vertere su come andiamo a stabilire le condizioni affinché tutti i progetti politici possano presentarsi in condizioni di uguaglianza».

Rispetto ai contenuti del progetto, il portavoce indipendentista ha censurato «la lettura parziale che
fa del diritto di autodeterminazione», che «sebbene sia citato nel preambolo, successivamente si passa a dire che, questo diritto, si eserciterà forse un giorno, in tre ambiti di decisione differenti».

Otegi ha manifestato che «questo, in ogni caso, dovremo deciderlo fra tutti i baschi, perché ciò che non possiamo fare è, nel nome della facoltà di decisione dei cittadini di Navarra e Ipar Euskal
Herria (Paese Basco settentrionale, sotto occupazione francese, N.d.T.)dire loro quali siano le forme nelle quali, un giorno, potranno o non potranno integrarsi».

Editoriale del quotidiano GARA del 27.09.2003

ESERCIZIO DI AUTOLIMITAZIONE

Il lehendakari Juan José Ibarretxe ha ieri esposto davanti al Parlamento di Gasteiz le basi sulle quali il suo Governo propone la riforma dell’attuale Statuto di Autonomia per giungere a ciò che si definisce una Comunità Liberamente Associata con lo Stato spagnolo. Nonostante l’inesplicabile segretezza nella quale si è cercato di mantenere avvolti gli elementi delle basi esposte lo scorso anno, è certo che, come era prevedibile, il loro contenuto non è sostanzialmente diverso da quanto era trapelato già in luglio. Il progetto riformatore di Lakua comporta un avanzamento rispetto all’attuale Statuto, il che non è molto a questo punto, quando la maggioranza sociale lo
considera liquidato ma, venticinque anni dopo, torna a caratterizzarsi per una autolimitazione che lo castra fin dall’inizio. La proposta del Governo di Lakua è un esercizio di autolimitazione sul terreno della sovranità, dato che, benché formalmente riconosca il diritto di autodeterminazione, lo costringe in una formula concreta di associazione con lo Stato spagnolo, senza tenere conto della base essenziale del diritto di autodeterminazione, che è la possibilità di scegliere fra diverse opzioni, compresa l’indipendenza. Ma si autolimita ancora di più, dato che la volontà della società basca è sottomessa alla successiva negoziazione ed accordo con lo Stato. Risulta evidente che il giorno in cui noi basche e baschi potremo giungere ad un accordo sul nostro futuro, quasto dovrà essere negoziato con gli Stati spagnolo e francese, ma è necessario stabilire prima che la base è il rispetto della volontà della cittadinanza basca. Qui sta l’errore nella proposta dell’Esecutivo di Lakua, poiché si situa in una fase nella quale parrebbe che Euskal Herria si veda già giuridicamente riconosciuto il diritto di autodeterminazione o, almeno, nella quale sia chiara la decisione politica di difendere questo diritto contro lo Stato impositore, mentre ciò è ancora da
ottenere.

Il progetto riformatore del Governo si autolimita anche nella ricerca della risoluzione al conflitto,
dato che, contrariamente a quanto si era fatto nell’Accordo di Lizarra-Garazi, fa una lettura
astorica e meramente volontaristica della situazione di violenza multilaterale che si vive nel paese e pone condizioni per gli accordi.

Il dibattito istituzionale sulla riforma dello Statuto può risultare interessante sulla via del superamento dell’attuale quadro politico, ma per questo sarà necessario cercare basi generali di accordo con coloro che hanno questo obiettivo, senza autolimitarsi preventivamente e in un’ottica di paese, non di partito.

 

Vedere su Indymedia : http://italy.indymedia.org/news/2003/09/388003.php

 

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