<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Un giardino per Renato &#187; Focene, 27/08/2006</title>
	<atom:link href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/category/renato/focene/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.inventati.org/giardinoperrenato</link>
	<description>Per la realizzazione di uno spazio dedicato alla memoria di Renato Biagetti nella facoltà di Ingegneria della Sapienza</description>
	<lastBuildDate>Mon, 03 Jun 2013 16:39:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.2</generator>
		<item>
		<title>L&#8217;omicidio di Focene. Perizie e testi: «Aggressione non rissa»</title>
		<link>https://www.inventati.org/giardinoperrenato/lomicidio-di-focene-perizie-e-testi-aggressione-non-rissa/</link>
		<comments>https://www.inventati.org/giardinoperrenato/lomicidio-di-focene-perizie-e-testi-aggressione-non-rissa/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 12:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpr</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focene, 27/08/2006]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Biagetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inventati.org/giardinoperrenato/?p=376</guid>
		<description><![CDATA[Non fu una rissa ma un&#8217;aggressione a freddo quella che causò la morte di Renato Biagetti: sua madre Stefania e suo fratello Dario, gli avvocati, i suoi amici dell&#8217;Acrobax sono certi, a questo punto delle indagini preliminari, che gli atti &#8230; <a href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/lomicidio-di-focene-perizie-e-testi-aggressione-non-rissa/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non fu una rissa ma un&#8217;aggressione a freddo quella che causò la morte di Renato Biagetti: sua madre Stefania e suo fratello Dario, gli avvocati, i suoi amici dell&#8217;Acrobax sono certi, a questo punto delle indagini preliminari, che gli atti di indagine sono più chiari della manipolazione mediatica che tentò di rubricare il fatto alle voci &#8220;rissa tra balordi&#8221;.<span id="more-376"></span> Il punto è stato fatto ieri con una lunga conferenza stampa a Palazzo Valentini all&#8217;indomani dell&#8217;ultima udienza dell&#8217;incidente probatorio. Con loro Haidi Giuliani, Massimiliano Smeriglio, segretario romano del Prc; Pina Rozzo e Nando Simeone, vicepresidenti, rispettivamente, della giunta e del consiglio provinciale. Convinti, tutti, che ci sia bisogno di «un cono di luce sul processo» (Smeriglio) che si svolge mentre a Roma la cultura violenta e intollerante fa breccia «nelle aree di disagio e disgregazione» (Simeone).<br />
Perché è in quella cultura che è maturata l&#8217;aggressione di stampo fascista. «La violenza è altro da noi &#8211; ripete Haidi Giuliani &#8211; e viene sempre dalla stessa parte, che vesta abiti civili o una divisa o ostenti gli stessi gagliardetti e le croci celtiche viste perfino nella folla della Cdl che ha sfilato a Roma».<br />
Renato si beccò otto coltellate da due giovanissmi (18 e 17 anni) all&#8217;alba del 27 agosto mentre usciva da una dance-hall sulla spiaggia di Focene. Gridavano: «Che ci fate qui?! Tornatevene a Roma!». Le indagini, spiega un&#8217;avvocata, Luisa D&#8217;Addabbo, sono «a uno snodo delicato». Le perizie sono state effettuate: c&#8217;è il sangue di Renato sulla lama, sull&#8217;auto, sulla scena del crimine, perfino sui documenti di uno degli indagati per concorso in omicidio volontario. Finora, sono state fornite confessioni parziali, confuse e contraddittorie al punto che il pm ha disposto l&#8217;incidente probatorio. Ma il confronto all&#8217;americana è andato a vuoto visto che i due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L&#8217;autopsia, continua un altro componente del collegio difensivo, Luca Mancini, «ha riscontrato un&#8217;elevata volontà omicida». Due i colpi che hanno raggiunto il cuore in profondità e gli altri avrebbero colpito altri organi se Renato non si fosse protetto col braccio. Perizie e testimonianze vanno tutte in un&#8217;unica direzione. E nulla, sul corpo di Renato, fa pensare a una sua attività aggressiva, non c&#8217;è nulla neppure sotto le unghie. Elementi, per i difensori di parte civile, «sufficienti a delineare lo svolgersi dei fatti».<br />
Dagli indagati non giunge alcun segno di ripensamento. Prima s&#8217;è cercato di occultare le prove, poi è stato messo in atto un maldestro tentativo di espatrio. Sarebbero stati acquistati in contanti due biglietti per i Caraibi proprio all&#8217;indomani dell&#8217;aggressione. Le loro famiglie, intanto, ostentano un&#8217;assoluta indifferenza che sconvolge Stefania, la mamma di Renato. «Pensavo fossero come me», dice emozionata ripensando anche a cosa è successo la settimana scorsa durante la prima udienza alla quale è stata ammessa. Nel cortile del Tribunale dei minori, Stefania e Laura, la ragazza di Renato, hanno assistito al rumoroso comitato d&#8217;accoglienza che acclamava gli indagati al loro arrivo. Bene, a rischiare di essere allontanate sono state proprio Stefania e Laura. Quest&#8217;ultima stava per essere portata fuori dall&#8217;aula con la forza dai cc, senza l&#8217;ordine del pm, mentre chiedeva di rilasciare una dichiarazione: la foto del coltello, negli atti, le ha sbloccato la memoria. A preoccupare è la vicinanza tra indagati e investigatori su cui verrà presentata un&#8217;interrogazione parlamentare: le indagini sono state svolte dai colleghi del padre di uno degli indagati, maresciallo dei cc. «Conflitto di interessi che appanna la cultura della legalità» (Rozzo). Intanto, gli amici hanno fondato un&#8217;associazione (I sogni di Renato) e aperto un blog, raccolgono fondi per le spese processuali con le serate della Roma reggae coalition e coltivano un progetto, &#8220;Il silenzio dei colpevoli&#8221;, per un&#8217;etichetta indipendente, la Renoize, il nome che Renato usava nelle dance-hall.</p>
<div>
<div style="text-align: justify;">Fonte: Liberazione, 16 dicembre 2006</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.inventati.org/giardinoperrenato/lomicidio-di-focene-perizie-e-testi-aggressione-non-rissa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lettera aperta a Roma e ai giornalisti: «In questa città dove c&#8217;è chi va a ballare e c&#8217;è chi sta in agguato con un coltello» &#8211; Gli amici e le amiche di Renato</title>
		<link>https://www.inventati.org/giardinoperrenato/lettera-aperta-a-roma-e-ai-giornalisti-in-questa-citta-dove-ce-chi-va-a-ballare-e-ce-chi-sta-in-agguato-con-un-coltello-gli-amici-e-le-amiche-di-renato/</link>
		<comments>https://www.inventati.org/giardinoperrenato/lettera-aperta-a-roma-e-ai-giornalisti-in-questa-citta-dove-ce-chi-va-a-ballare-e-ce-chi-sta-in-agguato-con-un-coltello-gli-amici-e-le-amiche-di-renato/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 12:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpr</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focene, 27/08/2006]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Biagetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inventati.org/giardinoperrenato/?p=341</guid>
		<description><![CDATA[31 agosto 2006 Leggiamo gli articoli su Renato ma sembra che non parlino di lui né di quello che è realmente accaduto. Allibiti e sconcertati dai mezzi di informazione nazionale abbiamo sentito la necessità di parlarvi davvero di Renato e &#8230; <a href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/lettera-aperta-a-roma-e-ai-giornalisti-in-questa-citta-dove-ce-chi-va-a-ballare-e-ce-chi-sta-in-agguato-con-un-coltello-gli-amici-e-le-amiche-di-renato/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">31 agosto 2006</p>
<p style="text-align: justify;">Leggiamo gli articoli su Renato ma sembra che non parlino di lui né di quello che è realmente accaduto. Allibiti e sconcertati dai mezzi di informazione nazionale abbiamo sentito la necessità di parlarvi davvero di Renato e di quello che ha vissuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-341"></span>Su &#8220;l&#8217;Unita&#8221; del 29 agosto 2006 una giornalista ha scritto un articolo sconcertante che fornisce una ricostruzione erronea dei fatti, non capiamo come la verità possa essere travisata in questo modo: non è stata una rissa è stata un&#8217;aggressione. Su &#8220;la Repubblica&#8221; del 28 agosto 2006 è stato scritto «rissa tra balordi»: non è stata una rissa, è stata un&#8217;aggressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando li abbiamo incontrati a casa di Renato, abbiamo chiesto ai giornalisti di non parlare di rissa, ma hanno deciso ugualmente di interpretare la storia a modo loro; Renato aveva il valore della non violenza: non è stata una rissa è stata un&#8217;aggressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno si preoccupa invece di sottolineare che c&#8217;erano due ragazzi armati di coltello, alle cinque di mattina, parcheggiati in macchina fuori da una dance hall al termine di una strada chiusa, senza neanche essere andati alla festa: questa non è stata una rissa, è stata un&#8217;aggressione. Renato non ha nemmeno cercato di difendersi, ha chiesto al suo aggressore soltanto di «levare quella lama», di rendersi conto di cosa stesse facendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è stato un tentativo di rapina, non è stata una rissa tra balordi, è stata un&#8217;aggressione.</p>
<p style="text-align: justify;">I testimoni e le deposizioni confermano, lo stesso Renato prima di morire ha raccontato cosa gli è accaduto: è stato aggredito.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi non c&#8217;eravamo ma sappiamo, abbiamo le testimonianze che è stata questa la reazione di Renato, ce lo raccontano gli anni di vita passati insieme che sono l&#8217;unica vera testimonianza che noi possiamo offrire.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche anno fa, ad Acrobax, un ragazzino gli ha lanciato un posacenere in fronte causandogli una ferita da 5 punti e nonostante ciò non eravamo noi a calmare lui ma lui a calmare noi: «Vabbé dai non è successo niente, l&#8217;importante è questo» ci ha detto.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi sappiamo di Renato che odiava la violenza, aveva il valore della vita e la sua scelta politica è stata sempre quella di rispettarla ad ogni condizione nelle sue azioni di tutti i giorni. Non era un attivista politico né era un militante ma sceglieva di frequentare posti in cui il suo impegno sociale era condiviso e poteva esprimersi con la collaborazione partecipata cosi come con il divertimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vogliamo che il suo ricordo venga strumentalizzato, non vogliamo che il suo ricordo sia utilizzato cioè come uno strumento di potere. Vogliamo che tutti sappiano che quello che è successo a Renato sarebbe potuto capitare a chiunque. Vogliamo che l&#8217;assurdità della realtà in cui viviamo vi colpisca come una pugnalata in petto senza possibilità di nascondersi dietro generalizzazioni di circostanza utilizzate dai media del tipo «era un frequentatore di centri sociali». Renato era anche, anzi sopratutto, qualcos&#8217;altro. E noi lo sappiamo. E sabato sera era andato a ballare al &#8220;Buena Onda&#8221; a Focene con Laura e Paolo a differenza di quei due ragazzi che stavano fuori dalla dance hall con un coltello in tasca.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò ci lascia disorientati, siamo arrivati ad un punto in cui la violenza gratuita ti aspetta in macchina per non farti ritornare a casa mai più. Gli amici di una vita, quella di Renato, qui attorno al tavolo della tristezza, se lo ricordano sempre sorridente e si domandano addirittura se qualcuno l&#8217;abbia mai visto incazzato. Partecipando con lo stesso entusiasmo ai momenti tragici come a quelli di gioia estremi ci ha insegnato come incanalare la nostra rabbia, affinché ci scorra attraverso le vene e ci renda più consapevoli. Perché la nostra risposta non sarà violenta; la sua non lo è mai stata.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli amici e le amiche di Renato</p>
<div style="text-align: justify;">Fonte: Liberazione</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.inventati.org/giardinoperrenato/lettera-aperta-a-roma-e-ai-giornalisti-in-questa-citta-dove-ce-chi-va-a-ballare-e-ce-chi-sta-in-agguato-con-un-coltello-gli-amici-e-le-amiche-di-renato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;angoscia degli amici: chi ha ucciso Renato?</title>
		<link>https://www.inventati.org/giardinoperrenato/langoscia-degli-amici-chi-ha-ucciso-renato/</link>
		<comments>https://www.inventati.org/giardinoperrenato/langoscia-degli-amici-chi-ha-ucciso-renato/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 10:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zion</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focene, 27/08/2006]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Biagetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inventati.org/giardinoperrenato/?p=95</guid>
		<description><![CDATA[Checchino Antonini Fonte: Liberazione, 29 agosto 2006 Chi ha ucciso Renato è sceso da una macchina grigia con il coltello in mano. E ha mirato direttamente al petto. Poi ha ferito chi era con lui. La sua ragazza e l&#8217;amico &#8230; <a href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/langoscia-degli-amici-chi-ha-ucciso-renato/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Checchino Antonini<br />
Fonte: Liberazione, 29 agosto 2006</p>
<div style="text-align: justify;">Chi ha ucciso Renato è sceso da una macchina grigia con il coltello in mano. E ha mirato direttamente al petto. Poi ha ferito chi era con lui. La sua ragazza e l&#8217;amico di sempre. Erano le cinque del mattino di domenica. Renato Biagetti aveva 26 anni ed era stato a un concerto reggae sul litorale romano, a Focene, una frazione di Fiumicino. Una serata tranquilla, come tante altre. Fino all&#8217;alba quando sta per tornare a Roma, nel quartiere di Grotta Perfetta. Proprio fuori dal chiosco, sulla spiaggia, una macchina grigia metallizzata accosta la vettura dove Renato e i suoi amici sono appena saliti. «E&#8217; finita la festa?». «Sì? E allora perché non ve ne andate a Roma?!», ha detto uno dei due che era a bordo prima di scendere con la lama tra le dita. Tre colpi al cuore e ai polmoni di Renato. E ferite più lievi per i suoi compagni di sventura.<span id="more-95"></span><br />
Lei ha trent&#8217;anni, l&#8217;altro 29. Saranno loro e qualcuno accorso dal chiosco a fornire ai carabinieri le prime notizie sull&#8217;accaduto. Poi ieri sera, quella che sembra una svolta nelle indagini. E, mentre Liberazione va in stampa, una colonna di cronisti si avvia verso la questura di Fiumicino.<br />
Ma parlerà coi carabinieri anche Renato. Lo farà al Grassi di Ostia mentre aspetta un paio d&#8217;ore, pare, prima di entrare in sala operatoria. E&#8217; lì che morirà, intorno a mezzogiorno. «Dopo un&#8217;attesa inspiegabile e inaccettabile», scrivono gli amici e le amiche di Acribax. Perché Renato era un compagno, dei tanti che si riconoscono nelle attività del Laboratorio occupato che una volta era il Cinodromo di Ponte Marconi.<br />
Renato era un ingegnere fresco di laurea e faceva il precario nel rutilante mondo della musica. Tecnico del suono. Un ragazzo come tanti, dolcissimo, amato da tutti. Che altro possono dire di lui alla Montagnola, il suo quartiere, attraversato dai cronisti per tutta la domenica, fino a buio.<br />
Passava ad Acrobax tutti i giorni. Per amicizia, per politica. Suo fratello Dario, &#8220;Darione&#8221;, è proprio uno degli occupanti e animatore della squadra di rugby, gli All Reds, palla ovale e impegno politico per sfatare il brutto mito che avvolge quello sport, un mito che lo vorrebbe macista e fascisteggiante e non denso di lealtà, socialità, rispetto. Renato, invece, gli stessi principi li applicava nel calcio con la maglia tutta rossa. E gli piaceva la musica, il reggae specialmente.<br />
Oggi è attesa l&#8217;autopsia, domani o dopodomani, probabilmente, i funerali, anzi «un ricordo di Renato ne suo spazio, Acrobax», dicono i suoi compagni che da 48 ore cercano di capire, di trovare testimoni. Solo ieri sera un primo comunicato: «Non si è trattato di una rissa tra balordi all&#8217;uscita di una delle discoteche del litorale ma di uno dei tanti episodi che si iscrive dentro un clima sociale, politico e culturale di intolleranza determinato dalle destre in Italia. Non sappiamo chi sono questi delinquenti ma queste pratiche ci ricordano da vicino le tante aggressioni agli spazi sociali e alle persone che li attraversano che si sono ripetute a Roma e altrove».<br />
«So come la pensava Renato», ha detto la mamma del ragazzo, morto, ai compagni di Acrobax, chiedendo loro di ospitare l&#8217;ultimo saluto a suo figlio. Renato era rimasto impressionato da altri funerali, pochi mesi fa nell&#8217;ex Cinodromo. Quelli di Antonio, giovane come lui e come lui morto al Grassi di Ostia. Lo stesso annuncio, la famiglia lo ha fatto a Massimiliano Smeriglio, segretario romano di Rifondazione che, prima di essere eletto deputato è stato presidente del Municipio dove vivono i Biagetti e dove ha trovato casa Acrobax. «Il suo assassinio &#8211; dice Smeriglio &#8211; oltre a costringerci a prendere atto di un&#8217;immensa tragedia, ci condanna a troppe domande al momento senza risposta. L&#8217;assurdità delle dinamiche in cui sembra essersi consumato sta dando adito a varie ipotesi che vanno dall&#8217;atto casuale di &#8220;balordi&#8221; a quella dell&#8217;agguato politico premeditato; ma forse quello che non viene indagato è il terreno esistente tra questi due estremi, un luogo dove l&#8217;intolleranza si trasforma in violenza inaudita, in sé già sproporzionata per qualsiasi movente. In questo clima sconcertato, i compagni e gli amici di Renato meritano un plauso per il grande senso di responsabilità e civiltà con cui stanno gestendo la loro rabbia sacrosanta. Ma ciò non significa che dobbiamo rassegnarci tutti a convivere con l&#8217;ipotesi di poter morire per aver partecipato ad una dance hall su una spiaggia».<br />
La serata di sabato a Focene era promossa dalla cooperativa sociale che gestisce il chiosco sulla spiaggia, il &#8220;Buena Onda&#8221;. Ieri pomeriggio c&#8217;era poca gente, come tutti i lunedì. Ma non c&#8217;era la solita musica. «Per rispetto», spiegano Piero ed Ennio. L&#8217;altro socio, Vladimiro, è in caserma per la testimonianza. Da quattro anni gestiscono il chiosco, forniscono servizi a chi frequenta la spiaggia libera e organizzano feste con musica. Dal reggae all&#8217;elettronica al jazz. Dopo un avvio un po&#8217; difficile per la diffidenza dei residenti tutto sembra filare liscio. Focene, 2mila abitanti, è solo un vialone stretto schiacciato tra il recinto dell&#8217;aeroporto e il mare. A nord c&#8217;è Fregene, a sud, oltre la foce del Tevere, ci sono Fiumicino e poi Ostia. Non c&#8217;è nemmeno una vera e propria piazza. Ma certo non è un ghetto. Piuttosto è un classico paese di mare nato alla rinfusa ma sostanzialmente tranquillo. Certe sere d&#8217;inverno anche troppo. Si dice che anche la &#8220;mafia dei chioschi&#8221;, virulenta soprattutto sotto Roma, non sia ancora arrivata. «Con Gela, quello di Fiumicino è il posto più abusivo d&#8217;Italia anche se negli ultimi anni la situazione sembra cambiare. Non crediamo alla pista politica, altrimenti non sarebbero venuti in due», spiegano al cronista i gestori del Buena Onda. Una signora che abita proprio di fronte indica i cerchi di gesso che segnano le tracce di sangue e i tratteggi della scientifica intorno al corpo di Renato. Sembrano scarabocchi di un ragazzino. Qualcuno ha sentito e visto, è sceso attirato dall&#8217;aria strana denunciata dai cani irrequieti dietro i recinti delle villette. Ci sarebbe un identikit e, in serata, si sparge la voce di un nuovo teste che confermerebbe la testimonianza di Laura e Paolo che erano con Renato quando sono arrivati i due della macchina grigia: «Alti, sul metro e ottanta, corpulenti». E italiani.<br />
La frase chiave potrebbe essere quella che rimbomba da ore nella loro testa: «Andatevene perché Focene non è un posto per voi». Un&#8217;altra voce che circola sul tardi a Ostia dice che potrebbero essere già sotto la custodia dei carabinieri. Al momento di andare in stampa non esiste conferma. Vicinanza alla famiglia e ad Acrobax è stata manifestata anche dal successore di Smeriglio al Decimo Municipio, Andrea Catarci, dall&#8217;assessora regionale al Lavoro, Alessadra Tibaldi, da Anna Pizzo, giornalista di Carta e consigliera per il Prc alla Pisana.</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.inventati.org/giardinoperrenato/langoscia-degli-amici-chi-ha-ucciso-renato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
