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	<title>Un giardino per Renato &#187; Renato Biagetti</title>
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	<description>Per la realizzazione di uno spazio dedicato alla memoria di Renato Biagetti nella facoltà di Ingegneria della Sapienza</description>
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		<title>Serata ad Acrobax a sostegno del progetto &#8211; Cena, concerto e dancehall</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2012 10:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zion</dc:creator>
				<category><![CDATA[Renato Biagetti]]></category>
		<category><![CDATA[Renato vive!]]></category>

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		<description><![CDATA[Partecipa, condividi e invita i tuoi amici all&#8217;evento su FB! &#8220;Il Giardino per Renato è un percorso di progettazione partecipata e autocostruzione nato all&#8217;interno di Ingegneria della Sapienza dall&#8217;incontro di diversi studenti nel comune intento di ricordare un amico, un &#8230; <a href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/serata-ad-acrobax-a-sostegno-del-progetto-cena-concerto-e-dancehall/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inventati.org/giardinoperrenato/serata-ad-acrobax-a-sostegno-del-progetto-cena-concerto-e-dancehall/gpr-progressiva/" rel="attachment wp-att-875"><img class="alignnone  wp-image-875" title="Locandina - Un giardino per Renato @Acrobax" src="http://www.inventati.org/giardinoperrenato/wp-content/uploads/GpR-progressiva.jpg" alt="" width="584" /></a></p>
<p>Partecipa, condividi e invita i tuoi amici all&#8217;<a href="http://www.facebook.com/events/436569733057252" target="_blank">evento su FB</a>!</p>
<p>&#8220;Il Giardino per Renato è un percorso di progettazione partecipata e autocostruzione nato all&#8217;interno di Ingegneria della Sapienza dall&#8217;incontro di diversi studenti nel comune intento di ricordare un amico, un compagno. Ricordare Renato nel luogo in cui aveva studiato, far conoscere la sua storia, gli ideali che ha difeso fino alla fine. Non una commemorazione, non una targa. Fare memoria attraverso la conoscenza e la riappropriazione di spazi per costruire relazioni, confronti, esperienze. Diffondere la cultura della tolleranza e del rispetto e combattere ogni forma di fascismo. Insieme a chi gli voleva bene e ha lottato sempre al suo fianco.&#8221;</p>
<p>serata a sostegno del progetto con la collaborazione di All Reds Basket &amp; Renoize</p>
<p><strong>Programma</strong><br />
<span id="more-874"></span></p>
<p>- dalle 20: Cena sociale a cura di All Reds Basket</p>
<p>- dalle 22: Live set con</p>
<p><strong>QUARZO</strong>, rock da Roma</p>
<p><strong>MALACRJANZA</strong>, reggae da Napoli</p>
<p>- dalle 23.30: live on the mic</p>
<p><strong>La Mina &amp; Lalla</strong> (outta Wogiagia)</p>
<p><strong>Pavese</strong> ( Baracca Sound )</p>
<p><strong>Jimmy</strong> ( outta Inna Cantina )</p>
<p>- dalle 00.30: dancehall powered by</p>
<p><strong>REAL ROCK HI-FI SOUND SYSTEM</strong> + <strong>COUNTRY</strong></p>
<p>ingresso a sottoscrizione 3 euro</p>
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		<title>Renoize 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Aug 2012 12:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpr</dc:creator>
				<category><![CDATA[Renato Biagetti]]></category>
		<category><![CDATA[Renato vive!]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Anche quest&#8217;anno, a 6 anni di distanza dall&#8217;omicidio di Renato, appuntamento a Parco Schuster&#8230;ci vediamo lì. Di seguito, ripubblichiamo il comunicato che chiama la due giorni (31 agosto &#8230; <a href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/renoize-2012/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inventati.org/giardinoperrenato/renoize-2012/renoize2012manifesto/" rel="attachment wp-att-818"><img class="alignleft size-full wp-image-818" title="renoize2012manifesto" src="http://www.inventati.org/giardinoperrenato/wp-content/uploads/renoize2012manifesto.jpg" alt="" width="400" height="560" /></a></p>
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<p>Anche quest&#8217;anno, a 6 anni di distanza dall&#8217;omicidio di Renato, appuntamento a Parco Schuster&#8230;ci vediamo lì.</p>
<p>Di seguito, ripubblichiamo il comunicato che chiama la due giorni (31 agosto &#8211; 1 settembre) in memoria di Renato, tratto dal sito del <a href="http://acrobax.org/">LOA Acrobax</a>.<span id="more-814"></span></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/giardinoperrenato/renoize-parco-schuster/">Qui</a>, invece, le locandine delle precedenti edizioni.</p>
<p>***</p>
<p><em>27 Agosto 2006 – 27 agosto 2012.</em><br />
<em> Il 27 agosto 2006 Renato veniva accoltellato ed assassinato in un’aggressione di natura fascista.</em></p>
<p>Ma la storia di Renato non è solo la sua storia.<br />
Non è solo un ricordo dell’intimità dei suoi parenti o amici, non è il privato dolore o la solitudine che può rendere impotenti. La storia di Renato è la storia di tutti/e noi che abitiamo questa metropoli e che, nelle sue vene, vediamo scorrere il sangue sempre più avvelenato della paura che genera diffidenza, intolleranza e odio.</p>
<p>E’ la storia di Valerio Verbano, Dax, Carlos; ma anche di Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi e di una lista ancora troppo lunga di nomi.<br />
E’ il veleno delle parole mortifere del neo-fascismo, sono le aggressioni dell’intolleranza omofoba, l’arroganza della violenza di apparati dello Stato.</p>
<p>La nostra storia è un ingranaggio collettivo, in cui le dinamiche sviluppano legami solidali, in cui i sogni di Renato hanno costruito progetti collettivi e le lacrime per la sua morte si sono unite alla passione delle battaglie di verità e giustizia. L’ingraneggio collettivo è la capacità di leggere il passato e il presente per immaginare il futuro, come è avvenuto a Genova 2001; quello che sapevamo allora è quello che si avvera oggi.</p>
<p>Per questo abbiamo deciso di anticipare Renoize con una giornata in cui proietteremo un film che racconta una parte di Genova2001 ma, soprattutto, ci confronteremo su come si rilancia di fronte al monito dello Stato che, con le condanne di devastazione e saccheggio, lancia un avvertimento a chi prova a costruire prospettive diverse. Chi prova a far girare quell’ingranaggio.</p>
<p>E poi ci saranno il sudore per allestire Parco schuster, ci sarà la musica compagna di viaggio di Renato, ci saranno le parole e i video: ci saranno le relazioni, i sogni e la cooperazione che si faranno politica costituente.<br />
Quella che immagina un futuro diverso, con Renato per mano.<br />
E naturalmente contro il fascismo.</p>
<p><strong>Venerdì 31 agosto</strong><br />
Ex-Cinodromo<br />
“Genova 2001 non è finita”<br />
ore 19 Aperitivo x fagiolino<br />
ore 21 Proiezione del film “Diaz”</p>
<p><strong>Sabato 1°Settembre</strong><br />
Parco Schuster [Basilica San paolo]<br />
dalle 17<br />
Spazio giochi/Diretta audio du ROR-87.9/Bar/ristoro/mostre/info point</p>
<p>Sul Palco:</p>
<div>Monkey Cheers</div>
<div>Rapnoize &amp; Artemigrante/mangrovie</div>
<div>Rancore</div>
<div>Elio Germano</div>
<div>Squartet</div>
<div>Bestie Rare</div>
<div>Funkallisto</div>
<p>Canto d’inizio_Piccola orchestra di musica popolare</p>
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		<title>L&#8217;omicidio di Focene. Perizie e testi: «Aggressione non rissa»</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 12:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpr</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focene, 27/08/2006]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Biagetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Non fu una rissa ma un&#8217;aggressione a freddo quella che causò la morte di Renato Biagetti: sua madre Stefania e suo fratello Dario, gli avvocati, i suoi amici dell&#8217;Acrobax sono certi, a questo punto delle indagini preliminari, che gli atti &#8230; <a href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/lomicidio-di-focene-perizie-e-testi-aggressione-non-rissa/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non fu una rissa ma un&#8217;aggressione a freddo quella che causò la morte di Renato Biagetti: sua madre Stefania e suo fratello Dario, gli avvocati, i suoi amici dell&#8217;Acrobax sono certi, a questo punto delle indagini preliminari, che gli atti di indagine sono più chiari della manipolazione mediatica che tentò di rubricare il fatto alle voci &#8220;rissa tra balordi&#8221;.<span id="more-376"></span> Il punto è stato fatto ieri con una lunga conferenza stampa a Palazzo Valentini all&#8217;indomani dell&#8217;ultima udienza dell&#8217;incidente probatorio. Con loro Haidi Giuliani, Massimiliano Smeriglio, segretario romano del Prc; Pina Rozzo e Nando Simeone, vicepresidenti, rispettivamente, della giunta e del consiglio provinciale. Convinti, tutti, che ci sia bisogno di «un cono di luce sul processo» (Smeriglio) che si svolge mentre a Roma la cultura violenta e intollerante fa breccia «nelle aree di disagio e disgregazione» (Simeone).<br />
Perché è in quella cultura che è maturata l&#8217;aggressione di stampo fascista. «La violenza è altro da noi &#8211; ripete Haidi Giuliani &#8211; e viene sempre dalla stessa parte, che vesta abiti civili o una divisa o ostenti gli stessi gagliardetti e le croci celtiche viste perfino nella folla della Cdl che ha sfilato a Roma».<br />
Renato si beccò otto coltellate da due giovanissmi (18 e 17 anni) all&#8217;alba del 27 agosto mentre usciva da una dance-hall sulla spiaggia di Focene. Gridavano: «Che ci fate qui?! Tornatevene a Roma!». Le indagini, spiega un&#8217;avvocata, Luisa D&#8217;Addabbo, sono «a uno snodo delicato». Le perizie sono state effettuate: c&#8217;è il sangue di Renato sulla lama, sull&#8217;auto, sulla scena del crimine, perfino sui documenti di uno degli indagati per concorso in omicidio volontario. Finora, sono state fornite confessioni parziali, confuse e contraddittorie al punto che il pm ha disposto l&#8217;incidente probatorio. Ma il confronto all&#8217;americana è andato a vuoto visto che i due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L&#8217;autopsia, continua un altro componente del collegio difensivo, Luca Mancini, «ha riscontrato un&#8217;elevata volontà omicida». Due i colpi che hanno raggiunto il cuore in profondità e gli altri avrebbero colpito altri organi se Renato non si fosse protetto col braccio. Perizie e testimonianze vanno tutte in un&#8217;unica direzione. E nulla, sul corpo di Renato, fa pensare a una sua attività aggressiva, non c&#8217;è nulla neppure sotto le unghie. Elementi, per i difensori di parte civile, «sufficienti a delineare lo svolgersi dei fatti».<br />
Dagli indagati non giunge alcun segno di ripensamento. Prima s&#8217;è cercato di occultare le prove, poi è stato messo in atto un maldestro tentativo di espatrio. Sarebbero stati acquistati in contanti due biglietti per i Caraibi proprio all&#8217;indomani dell&#8217;aggressione. Le loro famiglie, intanto, ostentano un&#8217;assoluta indifferenza che sconvolge Stefania, la mamma di Renato. «Pensavo fossero come me», dice emozionata ripensando anche a cosa è successo la settimana scorsa durante la prima udienza alla quale è stata ammessa. Nel cortile del Tribunale dei minori, Stefania e Laura, la ragazza di Renato, hanno assistito al rumoroso comitato d&#8217;accoglienza che acclamava gli indagati al loro arrivo. Bene, a rischiare di essere allontanate sono state proprio Stefania e Laura. Quest&#8217;ultima stava per essere portata fuori dall&#8217;aula con la forza dai cc, senza l&#8217;ordine del pm, mentre chiedeva di rilasciare una dichiarazione: la foto del coltello, negli atti, le ha sbloccato la memoria. A preoccupare è la vicinanza tra indagati e investigatori su cui verrà presentata un&#8217;interrogazione parlamentare: le indagini sono state svolte dai colleghi del padre di uno degli indagati, maresciallo dei cc. «Conflitto di interessi che appanna la cultura della legalità» (Rozzo). Intanto, gli amici hanno fondato un&#8217;associazione (I sogni di Renato) e aperto un blog, raccolgono fondi per le spese processuali con le serate della Roma reggae coalition e coltivano un progetto, &#8220;Il silenzio dei colpevoli&#8221;, per un&#8217;etichetta indipendente, la Renoize, il nome che Renato usava nelle dance-hall.</p>
<div>
<div style="text-align: justify;">Fonte: Liberazione, 16 dicembre 2006</div>
</div>
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		<title>Lettera aperta a Roma e ai giornalisti: «In questa città dove c&#8217;è chi va a ballare e c&#8217;è chi sta in agguato con un coltello» &#8211; Gli amici e le amiche di Renato</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 12:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpr</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focene, 27/08/2006]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Biagetti]]></category>

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		<description><![CDATA[31 agosto 2006 Leggiamo gli articoli su Renato ma sembra che non parlino di lui né di quello che è realmente accaduto. Allibiti e sconcertati dai mezzi di informazione nazionale abbiamo sentito la necessità di parlarvi davvero di Renato e &#8230; <a href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/lettera-aperta-a-roma-e-ai-giornalisti-in-questa-citta-dove-ce-chi-va-a-ballare-e-ce-chi-sta-in-agguato-con-un-coltello-gli-amici-e-le-amiche-di-renato/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">31 agosto 2006</p>
<p style="text-align: justify;">Leggiamo gli articoli su Renato ma sembra che non parlino di lui né di quello che è realmente accaduto. Allibiti e sconcertati dai mezzi di informazione nazionale abbiamo sentito la necessità di parlarvi davvero di Renato e di quello che ha vissuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-341"></span>Su &#8220;l&#8217;Unita&#8221; del 29 agosto 2006 una giornalista ha scritto un articolo sconcertante che fornisce una ricostruzione erronea dei fatti, non capiamo come la verità possa essere travisata in questo modo: non è stata una rissa è stata un&#8217;aggressione. Su &#8220;la Repubblica&#8221; del 28 agosto 2006 è stato scritto «rissa tra balordi»: non è stata una rissa, è stata un&#8217;aggressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando li abbiamo incontrati a casa di Renato, abbiamo chiesto ai giornalisti di non parlare di rissa, ma hanno deciso ugualmente di interpretare la storia a modo loro; Renato aveva il valore della non violenza: non è stata una rissa è stata un&#8217;aggressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno si preoccupa invece di sottolineare che c&#8217;erano due ragazzi armati di coltello, alle cinque di mattina, parcheggiati in macchina fuori da una dance hall al termine di una strada chiusa, senza neanche essere andati alla festa: questa non è stata una rissa, è stata un&#8217;aggressione. Renato non ha nemmeno cercato di difendersi, ha chiesto al suo aggressore soltanto di «levare quella lama», di rendersi conto di cosa stesse facendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è stato un tentativo di rapina, non è stata una rissa tra balordi, è stata un&#8217;aggressione.</p>
<p style="text-align: justify;">I testimoni e le deposizioni confermano, lo stesso Renato prima di morire ha raccontato cosa gli è accaduto: è stato aggredito.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi non c&#8217;eravamo ma sappiamo, abbiamo le testimonianze che è stata questa la reazione di Renato, ce lo raccontano gli anni di vita passati insieme che sono l&#8217;unica vera testimonianza che noi possiamo offrire.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche anno fa, ad Acrobax, un ragazzino gli ha lanciato un posacenere in fronte causandogli una ferita da 5 punti e nonostante ciò non eravamo noi a calmare lui ma lui a calmare noi: «Vabbé dai non è successo niente, l&#8217;importante è questo» ci ha detto.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi sappiamo di Renato che odiava la violenza, aveva il valore della vita e la sua scelta politica è stata sempre quella di rispettarla ad ogni condizione nelle sue azioni di tutti i giorni. Non era un attivista politico né era un militante ma sceglieva di frequentare posti in cui il suo impegno sociale era condiviso e poteva esprimersi con la collaborazione partecipata cosi come con il divertimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vogliamo che il suo ricordo venga strumentalizzato, non vogliamo che il suo ricordo sia utilizzato cioè come uno strumento di potere. Vogliamo che tutti sappiano che quello che è successo a Renato sarebbe potuto capitare a chiunque. Vogliamo che l&#8217;assurdità della realtà in cui viviamo vi colpisca come una pugnalata in petto senza possibilità di nascondersi dietro generalizzazioni di circostanza utilizzate dai media del tipo «era un frequentatore di centri sociali». Renato era anche, anzi sopratutto, qualcos&#8217;altro. E noi lo sappiamo. E sabato sera era andato a ballare al &#8220;Buena Onda&#8221; a Focene con Laura e Paolo a differenza di quei due ragazzi che stavano fuori dalla dance hall con un coltello in tasca.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò ci lascia disorientati, siamo arrivati ad un punto in cui la violenza gratuita ti aspetta in macchina per non farti ritornare a casa mai più. Gli amici di una vita, quella di Renato, qui attorno al tavolo della tristezza, se lo ricordano sempre sorridente e si domandano addirittura se qualcuno l&#8217;abbia mai visto incazzato. Partecipando con lo stesso entusiasmo ai momenti tragici come a quelli di gioia estremi ci ha insegnato come incanalare la nostra rabbia, affinché ci scorra attraverso le vene e ci renda più consapevoli. Perché la nostra risposta non sarà violenta; la sua non lo è mai stata.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli amici e le amiche di Renato</p>
<div style="text-align: justify;">Fonte: Liberazione</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Sabato 1 settembre. Un fiore per Renato, per non dimenticare. (2007)</title>
		<link>https://www.inventati.org/giardinoperrenato/sabato-1-settembre-un-fiore-per-renato-per-non-dimenticare-2007/</link>
		<comments>https://www.inventati.org/giardinoperrenato/sabato-1-settembre-un-fiore-per-renato-per-non-dimenticare-2007/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 12:03:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpr</dc:creator>
				<category><![CDATA[Renato Biagetti]]></category>
		<category><![CDATA[Renato vive!]]></category>

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		<description><![CDATA[Erano le 5 del mattino del 27 agosto 2006 quando all&#8217;uscita da una festa reggae presso il Buena Onda sul litorale di Focene, veniva aggredito e ucciso con 8 coltellate, da due giovani del luogo, Renato Biagetti. Un&#8217;aggressione premeditata avvenuta &#8230; <a href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/sabato-1-settembre-un-fiore-per-renato-per-non-dimenticare-2007/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Erano le 5 del mattino del 27 agosto 2006 quando all&#8217;uscita da una festa reggae presso il Buena Onda sul litorale di Focene, veniva aggredito e ucciso con 8 coltellate, da due giovani del luogo, Renato Biagetti. Un&#8217;aggressione premeditata avvenuta in pochi secondi. Pochi secondi e tanta ottusa e insensata follia, per infliggere otto coltellate dirette a punti vitali che hanno ucciso uno di noi&#8230;tutti noi. La sua unica colpa: essere lì, a quella festa, con la sua compagna e i suoi amici. La sua unica colpa essere considerato diverso, altro, estraneo a quel territorio. E&#8217; con quella frase &#8220;è finita la festa? e allora che cazzo ce state a fa qua! tornatevene a Roma!&#8221; che sono iniziati gli attimi più sconvolgenti e violenti della vita di Renato e di chi quella sera era insieme a lui. <span id="more-349"></span>Da subito i giornali hanno parlato di rissa tra balordi, da subito la verità è stata manipolata da omissioni e depistaggi, da subito in molti hanno tentato di raccontarci che la politica non c&#8217;entrava niente. Da subito noi, familiari, amici, fratelli e sorelle di Renato abbiamo lottato per far emergere con forza la verità: che Renato non era un balordo e che quella era stata un&#8217;aggressione, che la politica c&#8217;entra perchè chi esce di casa armato di lama per aggredire chiunque venga considerato diverso, di sinistra, omosessuale o di colore è comunque un fascista. La verità purtroppo la conoscevamo già, forse anche prima di quella terribile notte. Conoscevamo i mandanti, lo sfondo e le motivazioni politiche delle imboscate, la viltà e l&#8217;infamità dell&#8217;intolleranza tramandata come valore familiare e che invece genera mostri, conoscevamo la stupidità e l&#8217;arroganza degli autori materiali di raid e aggressioni, conoscevamo i disegni della destra, i doppiopetto in primo piano e le squadracce nella notte. Dopo la morte di Renato non si può più tornare indietro. Per tutto questo lungo anno, nell&#8217;indifferenza della politica, delle istituzioni e dell&#8217;opinione pubblica, abbiamo continuato a denunciare questo clima. Le aggressioni a Villa Ada e alla casa occupata di Casalbertone sono altri gravissimi episodi che dimostrano che tale estremismo non può essere trattato con una becera equidistanza o con la semplice indignazione, legittimando di fatto la presenza di covi neofascisti nella nostra città e nelle nostre periferie. E&#8217; passato un anno da quella maledetta notte, un anno che ha visto tantissimi compagni e compagne, amici e amiche, la gente comune attivarsi, ognuno a suo modo. Manifestare insieme il rifiuto della violenza fascista, raccontare la storia di Renato, gridare a gran voce la verità su quella notte, organizzare iniziative in giro per l&#8217;Italia, continuare a far vivere nei progetti in cui lui credeva, i sogni di Renato. Tutte le iniziative organizzate hanno comunicato messaggi di vita, di entusiasmo, hanno rimesso al centro dell&#8217;attenzione l&#8217;antifascismo e il rifiuto della cultura del coltello come valori fondanti della nostra storia che devono essere ribaditi ancora oggi, tutti i giorni, con forza e convinzione. Il 1 settembre saremo a Focene, un anno dopo quella tragica notte, con la forza e la determinazione di chi non ha dimenticato e ha ancora voglia che anche gli abitanti di quella zona ascoltino il suono della verità. Per portare un fiore a Renato, per raccontare a tutti quelli che vivono quell&#8217;estremo territorio periferico solo d&#8217;estate o tutti i giorni dell&#8217;anno ciò che è accaduto un anno fa. Contro il silenzio e l&#8217;omertà che rende colpevoli e conniventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il 2 settembre inoltre proponiamo un&#8217;assemblea nazionale antifascista a cui invitiamo a partecipare tutti coloro che saranno a Focene il 1 settembre, per ragionare insieme come continuare a far vivere la storia di Renato nelle lotte e nei percorsi che ognuno di noi porta avanti e come dare un respiro nazionale al percorso antifascista. Invitiamo tutti e tutte a costruire insieme la giornata del 1 settembre a Focene, a portare il proprio contributo, le proprie idee, i proprio rumori, i propri percorsi di lotta quotidiani, in questa manifestazione che ci stiamo immaginando fortemente comunicativa e determinata, fatta di musica e parole, di rabbia e amore. Con Renato nel cuore</p>
<p style="text-align: justify;">1 SETTEMBRE 2007 CON RENATO NEL CUORE<br />
MANIFESTAZIONE A FOCENE</p>
<div style="text-align: justify;">
<div>Fonte: <a href="http://web.archive.org/web/20071216111506/http://www.ecn.org/antifa/">http://www.ecn.org/antifa/</a></div>
<div>8 agosto 2007</div>
</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">
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<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">
<div>
<h2>A Fiumicino un anno dopo, per ricordare Renato Biagetti</h2>
<div>di Giacomo Russo Spena</p>
<div>1 settembre 2007</div>
</div>
</div>
</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Tornare sul luogo dell&#8217;aggressione. A distanza di un anno. Per combattere il silenzio e l&#8217;omertà dei molti, per sconfiggere ogni forma di fascismo. Nessuno a Roma ha dimenticato l&#8217;uccisione di Renato Biagetti, giovane ingegnere di 26 anni e frequentatore del centro sociale Acrobax. Nessuno vuole far cadere quell&#8217;episodio nel dimenticatoio. «Porta il tuo fiore per Renato» è l&#8217;iniziativa organizzata per oggi a Focene, dalle 17 al tramonto di fronte al locale Buena Onda, lo stesso dove il giovane aveva trascorso la serata prima di essere ucciso. L&#8217;hanno voluta i suoi amici e familiari, e tutta la galassia dei centri sociali e dell&#8217;associazionismo romano, ma anche nazionale. L&#8217;invito è a una partecipazione attiva, «a costruire &#8211; si legge sull&#8217;appello &#8211; insieme la giornata del primo settembre, a portare le proprie idee, i propri percorsi di lotta quotidiani, la propria testimonianza in questa manifestazione che immaginiamo fortemente comunicativa e determinata, fatta di musica e parole, di rabbia e amore». Un presidio per denunciare la violenza fascista e sperare di evitare nel futuro un altro Renato, altre morti premature di giovani rei di essere «alternativi, di sinistra». Come è avvenuto quel 27 agosto 2006 quando Biagetti era andato insieme alla sua fidanzata e a degli amici a divertirsi come tanti in una dance-hall reggae sulla spiaggia. Questa la sua unica colpa. Lì è stato aggredito da due giovani, vicini all&#8217;estrema destra (uno dei due aveva una celtica tatuata), di 17 e 19 anni, che hanno scagliato su di lui la propria intolleranza. Gli hanno sferrato 8 coltellate tutte dirette a punti vitali, con l&#8217; evidente intenzione di uccidere. «È finita la festa? E allora che cazzo ce state a fa qua! Tornatevene a Roma!», queste le uniche parole dette dagli aggressori prima di infliggere i colpi. Frasi che manifestano odio per chiunque venga considerato «diverso» o estraneo al territorio.<br />
Dopo l&#8217;assassinio di Biagetti buona parte di media e opinione pubblica hanno supportato l&#8217;ipotesi di una rissa tra balordi escludendo qualsiasi movente politico. Uno dei tanti litigi che avvengono sul litorale laziale nel periodo agostano. Magari per uno sguardo di troppo alla ragazza dell&#8217;altro. Ma l&#8217;associazione «I sogni di Renato» si è battuta quest&#8217;anno per ristabilire la verità ribadendo l&#8217;importanza dell&#8217;antifascismo e il rifiuto della cultura del coltello: «Renato non era un balordo e quella è stata un&#8217;aggressione». Inoltre l&#8217;associazione ha fatto emergere il ruolo della politica nella vicenda: «Anche se non avevano tessere di partito, i due giovani provengono da un brodo culturale fascista, facendo propria anche la violenza squadrista».<br />
In effetti l&#8217;istruttoria, divisa in due tronconi visto che uno dei due aggressori è minorenne, ha supportato questa tesi. Il 12 luglio è arrivata la sentenza di primo grado per il diciannovenne a cui è stata inflitta una pena di 15 anni per omicidio volontario.<br />
Purtroppo a Roma dopo il «caso Biagetti» non sono finite le scorribande di neofascisti: le aggressioni a Villa Ada (dove solo per caso non c&#8217;è scappato il morto) e all&#8217;occupazione abitativa di Casal Bertone hanno dimostrato il vero volto di una città che non riesce a estirpare la violenza squadrista. Cristiana, una attivista di Acrobax, è consapevole di questo e non risparmia frecciate a Veltroni: «Da lui sono giunte solo dichiarazioni e non fatti concreti. Dopo l&#8217;omicidio di Renato speravamo che la città prendesse una posizione forte e chiara contro ogni forma di fascismo, cercando di capire le responsabilità e le coperture politiche, invece niente».<br />
Intanto la Ram (rete antifascista metropolitana), che sarà presente oggi alla manifestazione, ha indetto un&#8217;assemblea nazionale per domani nello spazio occupato Acrobax. Un filo diretto tra le due mobilitazioni, che Dario, il fratello di Renato, può spiegare meglio di chiunque altro: «Sono due giornate per condividere le modalità di lotta antifasciste e per creare un unico fronte democratico. A dispetto di chi si dimentica, troppo spesso, che il fascismo è vivo nella nostra società».</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Fonte: Il Manifesto</div>
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		<title>Corteo per ricordare Renato: «Usa il cervello, butta il coltello» (settembre 2006)</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 12:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpr</dc:creator>
				<category><![CDATA[Renato Biagetti]]></category>
		<category><![CDATA[Renato vive!]]></category>

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		<description><![CDATA[24 settembre 2006 Ieri pomeriggio a Focene si è tenuta la manifestazione in memoria del 26enne romano ucciso a coltellate lo scorso 27 agosto mentre con due amici lasciava la festa reggae organizzata sulla spiaggia per la fine della stagione &#8230; <a href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/corteo-per-ricordare-renato-usa-il-cervello-butta-il-coltello-settembre-2006/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>24 settembre 2006</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;"><em>Ieri pomeriggio a Focene si è tenuta la manifestazione in memoria del 26enne romano ucciso a coltellate lo scorso 27 agosto mentre con due amici lasciava la festa reggae organizzata sulla spiaggia per la fine della stagione balneare</em></div>
<div></div>
<div>di Davide Varì</div>
<div></div>
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<p style="text-align: justify;"><span id="more-345"></span>Sono gli occhi di Dario Biagetti, il fratello di Renato, ad aprire il corteo. Due occhi sereni e un sorriso dolce, pieno di gratitudine, per i compagni, i suoi compagni e i compagni di Renato. Ieri erano tutti lì, tutti a Fiumicino, per dare l&#8217;ennesimo saluto all&#8217;amico morto ammazzato a due passi dal luogo del corteo: «Sono arrabbiato, disperato, stanco, svuotato e commosso &#8211; ci dice Dario -. Ho passato gli ultimi cinque giorni a giocare a rugby, il mio sport e lo sport di mio fratello. L&#8217;unico modo per non pensare al fatto che Renato non c&#8217;è più. Per non pensare a quella notte maledetta».<br />
Renato è stato accoltellato la notte del 27 agosto. Neanche un mese è passato da quella &#8220;notte maledetta&#8221;. Sulla spiaggia di Focene è appena finita una festa. Sono le 5 del mattino e quasi tutti sono andati via. Non Renato, lui è lì, &#8220;stravaccato sulla spiaggia&#8221;, come dicono gli amici che erano con lui, a godersi gli ultimi momenti di quella serata. E&#8217; ora di andare. Lungo la strada si avvicina una Golf grigia. Due voci brusche ed aggressive chiedono a Paolo, l&#8217;amico di Renato, se la festa è finita. Un pretesto per cercare la rissa: «Siete di Roma? Tornatevene a casa». I due escono dalla macchina e iniziano a colpire Renato e Paolo con un bastone. Arriva anche Laura, richiamata dalle grida. Non appena cerca di difendere gli amici, viene colpita al volto. Renato allora interviene ma poco dopo cade colpito da tre pugnalate al petto. Alle 11.30 del 28 agosto Renato muore.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, per questa aggressione, ieri Fiumicino è stata invasa dai compagni di Renato. Anche da chi non lo conosceva. Per questo è qui anche Dario, suo fratello, che è sul furgone che regala musica e parole a Renato e a tutti quelli che oggi sono qui. E&#8217; sul furgone impegnato a mettere a posto fili, cavi e microfoni. Proprio quello che faceva Renato in queste occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutt&#8217;intorno c&#8217;è una Fiumicino sonnacchiosa. La cittadina sul litorale romano non capisce bene cosa succede. Gli abitanti sono stati avvertiti, allarmati, da quest&#8217;invasione. Molti negozianti, la gran parte purtroppo, hanno tenuto le serrande abbassate. Arrivano i no-global, dicono in città. Arrivano per quel ragazzo morto, morto per quel litigio.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ma Renato non è morto per un semplice litigio». Non ci sta Luca di Acrobax, uno dei compagni piu vicini a Renato. «Non è morto per una rissa tra balordi, come hanno titolato molti giornali. Dobbiamo avere il coraggio di guardarle in faccia le cose; il coraggio di capire cosa sta succedendo intorno a noi. Certo non è un&#8217;aggressione fascista organizzata. Ma allora mi chiedo cosa siano, quali siano, le aggressioni fasciste. Se due idioti con la celtica stampata sul braccio ammazzano un ragazzo a coltellate solo perché è diverso da quello che vedono tutti i giorni, solo perché viene da un concerto delle &#8220;zecche&#8221;, allora, cosa abbiamo di fronte? Io so solo che Renato non c&#8217;è più e non ci sarà mai più. Non me ne importa niente &#8211; continua Luca &#8211; se a quei due staranno due anni o vent&#8217;anni in galera. Oggi Renato non è qui.»</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è questo il senso di questa manifestazione, sbattere in faccia la realtà dei fatti a chi fa finta di non voler capire, di non voler vedere. E sono le parole dello striscione che apre il corteo a dare il senso della presenza di tutti questi ragazzi: «Usa il cervello, butta il coltello. Rifiuta la sottocultura del fascismo». «Bisogna capire il brodo in cui nasce e in cui si moltiplica quest&#8217;ideologia dell&#8217;odio &#8211; continua Francesco Caruso di Rifondazione, anche lui qui a dare la propria testimonianza &#8211; capire e contrastare questa intolleranza e nello tesso tempo non rinunciare agli spazi di agibilità politica». C&#8217;è anche Daniele tra i tanti ragazzi presenti a Fiumicino. «Sono qui con mia madre e mio padre. Conoscevo Renato, e sono qui per lui». «E&#8217; importante esserci &#8211; sottolinea suo padre Claudio -. Continuiamo a far finta che tutto va bene, che tutto è tranquillo e poi, invece, succedono queste cose. Non è stata una rissa, è ridicolo darsi questa spiegazione. C&#8217;è molto di più, sotto. C&#8217;è una tensione che trova sfogo nella violenza. Io non ce la faccio a far finta di niente. Per il resto, che dire? Ognuno se la vedrà con la propria coscienza».</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, il corteo sfilava lungo le vie di Fiumicino. Ben presto, la gran parte dei cittadini si confonde con i &#8220;violenti dei centri sociali&#8221;. Una sconfitta per chi aveva seminato paura per chi, in modo grottesco e in mala fede, aveva messo in guardia i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">«Io proprio non capisco &#8211; ammette anche un funzionario di Polizia di Fiumicino &#8211; questo posto è sempre stato un posto tranquillo. Un&#8217;isola di pace. Dobbiamo stare attenti a non sottovalutare questi segnali. Sono campanelli d&#8217;allarme che devono mantenerci vigili. Quel ragazzo lì, Renato, poteva essere mio figlio. Non dobbiamo abbassare la guardia».</p>
<div style="text-align: justify;">Fonte: Liberazione</div>
</div>
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		<title>Renoize @ Parco Schuster</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 13:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpr</dc:creator>
				<category><![CDATA[Renato Biagetti]]></category>
		<category><![CDATA[Renato vive!]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni anno si svolge, nella cornice di Parco Schuster (di fronte la basilica di San Paolo), una giornata di musica, socialità ed antifascismo, in ricordo di Renato. Qui sotto trovate alcune locandine delle varie edizioni e foto di quella del &#8230; <a href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/renoize-parco-schuster/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni anno si svolge, nella cornice di Parco Schuster (di fronte la basilica di San Paolo), una giornata di musica, socialità ed antifascismo, in ricordo di Renato.</p>
<p><span id="more-266"></span>Qui sotto trovate alcune locandine delle varie edizioni e foto di quella del 2008.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Renoize</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 11:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gpr</dc:creator>
				<category><![CDATA[Renato Biagetti]]></category>
		<category><![CDATA[Renato vive!]]></category>

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		<description><![CDATA[///////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// Renoize è un progetto che realizza uno dei sogni di Renato, messo in piedi negli anni grazie all&#8217;impegno ed al sudore dei suoi compagni. E&#8217; una sala prove / studio di registrazione che porta il suo nome, ma non &#8230; <a href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/renoize/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inventati.org/giardinoperrenato/renoize/renoize/" rel="attachment wp-att-222"><img class="alignleft size-full wp-image-222" title="Logo RENOIZE" src="http://www.inventati.org/giardinoperrenato/wp-content/uploads/RENOIZE.jpg" alt="Renoize" width="180" height="168" /></a>/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////</p>
<p style="text-align: justify;">Renoize è un progetto che realizza uno dei sogni di Renato, messo in piedi negli anni grazie all&#8217;impegno ed al sudore dei suoi compagni. E&#8217; una sala prove / studio di registrazione che porta il suo nome, ma non solo. Qui sotto trovate la descrizione del progetto, estratta dal sito ufficiale che trovate linkato in fondo all&#8217;articolo.</p>
<p>//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////<br />
<span id="more-219"></span></p>
<div style="text-align: justify;">Alla fine di Agosto 2006 Renato Biagetti è stato ucciso con 10 coltellate di cui 2 al cuore da due ragazzi del litorale romano; quei ragazzi, come altre centinaia dei territori più o meno periferici di Roma, vivono in spazi altamente degradati, soggetti a propagande di una<br />
cultura dell’odio verso le differenze.<br />
La sopraffazione diviene così il linguaggio che si parla nelle strade, cultura dell’intolleranza.<br />
Ma la questione centrale è che le parole di questa cultura possono attecchire perché trovano un terreno fertile, fatto di emarginazione, mancanza di sicurezze sociali a cui troppo spesso si risponde solo con il controllo delle forze dell’ordine.<br />
La mancanza endemica di risposte radicali che possano offrire una possibilità di trasformazione e cambiamento è una delle cause principali per cui molti giovani, in qualunque periferia, e non solo, della metropoli romana, si sentono lasciati nella solitudine e quindi fanno appello alla legge del più forte.</p>
<p>Il progetto di una sala prove / sala registrazioni all’interno del Cinodromo era nata da un gruppo di persone di cui faceva parte Renato.<br />
Quando è stato assassinato, abbiamo sentito che una possibilità di continuare a far splendere il suo sorriso fosse quella di portare avanti proprio quel progetto fatto di musica che della sua vita era il sale.<br />
La scelta di costruire uno spazio culturale significa dare una risposta chiara e diretta a quella stessa cultura che viene prodotta da gruppi neofascisti e che costituisce un vero e proprio cancro per il tessuto sociale di Roma.</p>
<p>Lo spazio realizzato è un’azione di antifascismo.<br />
Il laboratorio musicale porta il nome di “RENOIZE” proprio perché a Renato si ispira ed a lui è dedicata.</p>
<p><em>“… Scegliere di costruire un laboratorio musicale è una scommessa al buio poiché investire sul linguaggio, qualunque esso sia, comporta l’enorme incertezza dell’interpretazione personale.</em><br />
<em> Questa incertezza si crea quando più soggetti provano a ricercare un vocabolario comune coscienti che le sfumature saranno dominanti e determinanti; questi soggetti scelgono di utilizzare un linguaggio sonoro che, sicuramente, si riferisce all’ingegno intellettuale ma si </em><br />
<em> rivolge fortemente al gusto, alle passioni, alle “pulsioni della pancia” rischiando di fraintendersi e non comprendersi.</em><br />
<em> Ma questa incertezza, quest’ansia, questo salto nella commistione e nella sperimentazione, come anche la prodotta “confusione”, creano la pulsione necessaria alla genesi e all’ascolto.</em></p>
<p><em> Il desiderio costruisce contaminazioni e solidifica legami impensabili costituendo l’elemento primario dell’innovazione e del voler fare, ascoltare e vivere la musica.</em><br />
<em> Per questo abbiamo costruito (e proponiamo a quanti più possibile) un laboratorio musicale. Uno spazio fisico nel quale realizzare un intreccio di espressioni musicali differenti, nell’intento di costruire un meticciato culturale che faccia convivere e mescolare </em><br />
<em> generi differenti in una condizione generale che è quella della condivisione e dell’inclusione. (…)”</em></p>
<p><strong> Renoize Project</strong></p>
<p><em>“Musica come costrutto sociale: Le teorie post-moderne asseriscono che, </em><em>come l’arte, la musica è definita innanzitutto nel suo contesto sociale. </em><br />
<em> Da questo punto di vista la musica è ciò che ognuno chiama musica, che </em><em>sia fatta di silenzio, di suoni, o di performance … “</em></p>
<p>//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////</p>
<p><strong>CONTATTI e MAGGIORI INFORMAZIONI</strong></p>
<p><a href="http://www.renoize.it/">http://www.renoize.it/</a></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/Renoize-Project-Studios/152384874876837">http://www.facebook.com/pages/Renoize-Project-Studios/152384874876837</a>
</div>
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		<title>L&#8217;angoscia degli amici: chi ha ucciso Renato?</title>
		<link>https://www.inventati.org/giardinoperrenato/langoscia-degli-amici-chi-ha-ucciso-renato/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 10:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zion</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focene, 27/08/2006]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Biagetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Checchino Antonini Fonte: Liberazione, 29 agosto 2006 Chi ha ucciso Renato è sceso da una macchina grigia con il coltello in mano. E ha mirato direttamente al petto. Poi ha ferito chi era con lui. La sua ragazza e l&#8217;amico &#8230; <a href="https://www.inventati.org/giardinoperrenato/langoscia-degli-amici-chi-ha-ucciso-renato/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Checchino Antonini<br />
Fonte: Liberazione, 29 agosto 2006</p>
<div style="text-align: justify;">Chi ha ucciso Renato è sceso da una macchina grigia con il coltello in mano. E ha mirato direttamente al petto. Poi ha ferito chi era con lui. La sua ragazza e l&#8217;amico di sempre. Erano le cinque del mattino di domenica. Renato Biagetti aveva 26 anni ed era stato a un concerto reggae sul litorale romano, a Focene, una frazione di Fiumicino. Una serata tranquilla, come tante altre. Fino all&#8217;alba quando sta per tornare a Roma, nel quartiere di Grotta Perfetta. Proprio fuori dal chiosco, sulla spiaggia, una macchina grigia metallizzata accosta la vettura dove Renato e i suoi amici sono appena saliti. «E&#8217; finita la festa?». «Sì? E allora perché non ve ne andate a Roma?!», ha detto uno dei due che era a bordo prima di scendere con la lama tra le dita. Tre colpi al cuore e ai polmoni di Renato. E ferite più lievi per i suoi compagni di sventura.<span id="more-95"></span><br />
Lei ha trent&#8217;anni, l&#8217;altro 29. Saranno loro e qualcuno accorso dal chiosco a fornire ai carabinieri le prime notizie sull&#8217;accaduto. Poi ieri sera, quella che sembra una svolta nelle indagini. E, mentre Liberazione va in stampa, una colonna di cronisti si avvia verso la questura di Fiumicino.<br />
Ma parlerà coi carabinieri anche Renato. Lo farà al Grassi di Ostia mentre aspetta un paio d&#8217;ore, pare, prima di entrare in sala operatoria. E&#8217; lì che morirà, intorno a mezzogiorno. «Dopo un&#8217;attesa inspiegabile e inaccettabile», scrivono gli amici e le amiche di Acribax. Perché Renato era un compagno, dei tanti che si riconoscono nelle attività del Laboratorio occupato che una volta era il Cinodromo di Ponte Marconi.<br />
Renato era un ingegnere fresco di laurea e faceva il precario nel rutilante mondo della musica. Tecnico del suono. Un ragazzo come tanti, dolcissimo, amato da tutti. Che altro possono dire di lui alla Montagnola, il suo quartiere, attraversato dai cronisti per tutta la domenica, fino a buio.<br />
Passava ad Acrobax tutti i giorni. Per amicizia, per politica. Suo fratello Dario, &#8220;Darione&#8221;, è proprio uno degli occupanti e animatore della squadra di rugby, gli All Reds, palla ovale e impegno politico per sfatare il brutto mito che avvolge quello sport, un mito che lo vorrebbe macista e fascisteggiante e non denso di lealtà, socialità, rispetto. Renato, invece, gli stessi principi li applicava nel calcio con la maglia tutta rossa. E gli piaceva la musica, il reggae specialmente.<br />
Oggi è attesa l&#8217;autopsia, domani o dopodomani, probabilmente, i funerali, anzi «un ricordo di Renato ne suo spazio, Acrobax», dicono i suoi compagni che da 48 ore cercano di capire, di trovare testimoni. Solo ieri sera un primo comunicato: «Non si è trattato di una rissa tra balordi all&#8217;uscita di una delle discoteche del litorale ma di uno dei tanti episodi che si iscrive dentro un clima sociale, politico e culturale di intolleranza determinato dalle destre in Italia. Non sappiamo chi sono questi delinquenti ma queste pratiche ci ricordano da vicino le tante aggressioni agli spazi sociali e alle persone che li attraversano che si sono ripetute a Roma e altrove».<br />
«So come la pensava Renato», ha detto la mamma del ragazzo, morto, ai compagni di Acrobax, chiedendo loro di ospitare l&#8217;ultimo saluto a suo figlio. Renato era rimasto impressionato da altri funerali, pochi mesi fa nell&#8217;ex Cinodromo. Quelli di Antonio, giovane come lui e come lui morto al Grassi di Ostia. Lo stesso annuncio, la famiglia lo ha fatto a Massimiliano Smeriglio, segretario romano di Rifondazione che, prima di essere eletto deputato è stato presidente del Municipio dove vivono i Biagetti e dove ha trovato casa Acrobax. «Il suo assassinio &#8211; dice Smeriglio &#8211; oltre a costringerci a prendere atto di un&#8217;immensa tragedia, ci condanna a troppe domande al momento senza risposta. L&#8217;assurdità delle dinamiche in cui sembra essersi consumato sta dando adito a varie ipotesi che vanno dall&#8217;atto casuale di &#8220;balordi&#8221; a quella dell&#8217;agguato politico premeditato; ma forse quello che non viene indagato è il terreno esistente tra questi due estremi, un luogo dove l&#8217;intolleranza si trasforma in violenza inaudita, in sé già sproporzionata per qualsiasi movente. In questo clima sconcertato, i compagni e gli amici di Renato meritano un plauso per il grande senso di responsabilità e civiltà con cui stanno gestendo la loro rabbia sacrosanta. Ma ciò non significa che dobbiamo rassegnarci tutti a convivere con l&#8217;ipotesi di poter morire per aver partecipato ad una dance hall su una spiaggia».<br />
La serata di sabato a Focene era promossa dalla cooperativa sociale che gestisce il chiosco sulla spiaggia, il &#8220;Buena Onda&#8221;. Ieri pomeriggio c&#8217;era poca gente, come tutti i lunedì. Ma non c&#8217;era la solita musica. «Per rispetto», spiegano Piero ed Ennio. L&#8217;altro socio, Vladimiro, è in caserma per la testimonianza. Da quattro anni gestiscono il chiosco, forniscono servizi a chi frequenta la spiaggia libera e organizzano feste con musica. Dal reggae all&#8217;elettronica al jazz. Dopo un avvio un po&#8217; difficile per la diffidenza dei residenti tutto sembra filare liscio. Focene, 2mila abitanti, è solo un vialone stretto schiacciato tra il recinto dell&#8217;aeroporto e il mare. A nord c&#8217;è Fregene, a sud, oltre la foce del Tevere, ci sono Fiumicino e poi Ostia. Non c&#8217;è nemmeno una vera e propria piazza. Ma certo non è un ghetto. Piuttosto è un classico paese di mare nato alla rinfusa ma sostanzialmente tranquillo. Certe sere d&#8217;inverno anche troppo. Si dice che anche la &#8220;mafia dei chioschi&#8221;, virulenta soprattutto sotto Roma, non sia ancora arrivata. «Con Gela, quello di Fiumicino è il posto più abusivo d&#8217;Italia anche se negli ultimi anni la situazione sembra cambiare. Non crediamo alla pista politica, altrimenti non sarebbero venuti in due», spiegano al cronista i gestori del Buena Onda. Una signora che abita proprio di fronte indica i cerchi di gesso che segnano le tracce di sangue e i tratteggi della scientifica intorno al corpo di Renato. Sembrano scarabocchi di un ragazzino. Qualcuno ha sentito e visto, è sceso attirato dall&#8217;aria strana denunciata dai cani irrequieti dietro i recinti delle villette. Ci sarebbe un identikit e, in serata, si sparge la voce di un nuovo teste che confermerebbe la testimonianza di Laura e Paolo che erano con Renato quando sono arrivati i due della macchina grigia: «Alti, sul metro e ottanta, corpulenti». E italiani.<br />
La frase chiave potrebbe essere quella che rimbomba da ore nella loro testa: «Andatevene perché Focene non è un posto per voi». Un&#8217;altra voce che circola sul tardi a Ostia dice che potrebbero essere già sotto la custodia dei carabinieri. Al momento di andare in stampa non esiste conferma. Vicinanza alla famiglia e ad Acrobax è stata manifestata anche dal successore di Smeriglio al Decimo Municipio, Andrea Catarci, dall&#8217;assessora regionale al Lavoro, Alessadra Tibaldi, da Anna Pizzo, giornalista di Carta e consigliera per il Prc alla Pisana.</div>
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