Sulla contestazione di lunedì alla “festa” del Pd e a sua maestà Cristina Giachi

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Pubblichiamo di seguito il resoconto di una partecipante alla contestazione di lunedì sera alla “festa democratica” del Pd, da queste parole possiamo avere (per l’ennesima volta) la conferma di come il “dibattito” serve proprio per prevenire la reale discussione, che è sempre fatta di scontri e incontri, mai di indifferenza, se sincera e paritaria. Ebbene, tutto ciò, nei talk show, nelle iniziative dei vari partiti istituzionali, delle associazioni studentesche ecc (di queste abbiamo moltissime esperienze dirette, e infatti gli esempi abbondano) non può che ricordarci come i “diritti” in realtà siano solo dei pezzi di carta, inservibili senza una contropartita, un reale valore. Esattamente come il denaro, che i signori del Pd ci succhiano assieme alla nostra linfa vitale, il tempo e l’energia. Fortuna che ci pensano i reali interessi, non gli ideali, a ricordare a questi aguzzini le loro responsabilità, pur blindati tra un box della porchetta e uno di Sky Cinema, con in mezzo la DIGOS.

Stanotte non riuscivo a dormire, il mio sonno era disturbato da qualcosa. Convinta che fosse colpa del greco sgranato a cena, alle cinque mi sono alzata e di fronte ad un bicchiere di acqua limone e citrosodina ho capito che c’era qualcosa di più pesante del greco ( che pure non scherza, eh!!).
Il dibattito di ieri sulla scuola, al cospetto di sua maestà la Giachi proprio non mi è andato giù. E soprattutto due punti sono stati più indigesti del greco:

1) L’organizzazione del dibattito – non è stato permesso di partecipare, se non dal pubblico, nè al comitato, nè alle maestre precarie, nè tantomeno alle RSU del comune. Se la sono cantata e se la sono suonata da soli, o almeno ci hanno provato. Ah, ad onor del vero hanno partecipato al dibattito una mamma e una professoressa precaria… Entrambe consigliere del PD.
Sono contenta di aver portato i miei figli a dissentire. Di fronte a tanta falsità, di fronte alle bugie dette tra sorrisi e gentilezze e all’esigenza di mostrarsi patinati in prima pagina, preferisco l’incazzatura di chi urla le proprie ragioni non ascoltate. Ieri l’organizzatrice dell’”evento” ci ha chiesto se è questa l’educazione che vogliamo dare ai nostri figli. Io non ho dubbi. Si. Quando vogliono chiuderti la bocca, non permetterlo mai.
Se avessimo potuto avere un portavoce sul palco, se ci fosse stata data dignità di relatori e non ‘concesso’ di fare domande dal pubblico, non avremmo urlato (forse)
2) la vicesindaca che ha detto che le maestre in appalto hanno avuto migliori condizioni di assunzione perché un meno specificato sindacato è intervenuto e ha contrattato per loro (non ancora assunte).

Qui il mio ‘io mamma’ è sparito per lasciare il posto all”io lavoratrice in appalto’.
Ogni volta questo strano senso di dèjà vu.

Ogni volta questo rumore di carta che viene stracciata e che la guardi meglio, e su quella carta cosa c’è? I diritti!! I diritti dei lavoratori che vengono minimizzati, ristretti, cancellati, venduti!! Diritti conquistati con sudore, con proteste, con lotte e che vengono cancellati da larghe intese. Larghe intese di sindacati, partito ‘di sinistra’ (lo so, PD e sinistra suonano come il gesso alla lavagna, ma tant’è) e cooperative. Larghe intese che legittimano gli appalti e umiliano i lavoratori, che in queste intese neanche hanno voce in capitolo.
Il greco con il suo tzatziki, le sue cipolle crude, i suoi cetrioli, ceci, polpette con tutto lo speziame del mondo è nulla in confronto a quello che una lavoratrice in appalto, mamma di bambini che dalla settimana prossima frequenteranno una scuola in appalto, ha dovuto digerire ieri al dibattito sul modello di scuola Toscana alla festa dell’umidità (più onesto di chiamarla festa dell’unità…)

Erica Massa

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